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sabato 12 dicembre 2020

Nuova pubblicazione

COME UN SOLE CHE SORGE IN ETERNO

Novena di Natale







I passi del Vangelo che ci accompagnano ogni giorno dal 16 al 24 dicembre offrono l’occasione, attraverso diverse figure ed espressioni, per riflettere su come Dio ha scelto di manifestarsi agli uomini, dando al mondo la vera luce, 
il sole che sorge, l’astro che rifulge: Gesù, il Salvatore.
Questi brani, però, non ci parlano solo del Bambino nato in una grotta, o dei personaggi che lo attorniano nella storia che lo precede, ma raccontano anche qualcosa di noi, credenti in cammino verso di lui che, a sua volta, procede verso di noi.
L’incontro fra noi e Gesù ci narra, infatti, anche del credente, di come egli possa vedersi alla luce di questo Bambino che viene per portare a compimento il progetto di salvezza di Dio. Se ci lasceremo veramente toccare da questo incontro il nostro amore verso Dio sarà eterno e fedele come il suo. In questo modo sarà Natale tutti i giorni: compimento della promessa antica e sorgere del sole che ci illuminerà qui, ora e per sempre.

N.B. La novena, pensata per una celebrazione comunitaria, può comunque essere facilmente adattata anche per uso personale.

La novena è disponibile in formato E-book su Amazon.

venerdì 27 gennaio 2017

«Viveva come se vedesse l'Invisibile». Novena a don Bosco 2017/ 6

PER ARRIVARE ALLA SANTITÀ
La ragione 

La Famiglia Salesiana quest'anno è invitata a riflettere sul tema «Maestro, dove abiti? Con te o senza te non è la stessa cosa». Tema affascinante per ogni cristiano, perché porta alla ribalta l'argomento della sequela di Cristo: l'essenza dell'essere cristiani. 
Don Bosco ha scoperto dove dimora Dio. 
E ha dimorato con Lui. 
Ma per arrivare alla santità, l'eterno abitare nella casa di Dio, tre sono i mezzi indicati da don Bosco: la ragione, la religione, l'amorevolezza.


PREGHIERA A SAN GIOVANNI BOSCO

O San Giovanni Bosco, padre e maestro della gioventù,
che tanto lavorasti per la salvezza delle anime,
sii nostra guida nel cercare il bene delle anime nostre
e la salvezza dei prossimo;
aiutaci a vincere le passioni e il rispetto umano;
insegnaci ad amare
 Gesù Sacramentato,
Maria Ausiliatrice
e il Papa;
e implora da Dio per noi una buona,
affinché possiamo raggiungerti in Paradiso. 

Amen.



È noto che il metodo educativo di don Bosco si fonda su tre pilastri: ragione, religione, amorevolezza, ma questi sono anche i tre mezzi attraverso cui egli mira allo sviluppo integrale della persona e, quindi, oltre alla formazione dell'«onesto cittadino», pure al raggiungimento della santità, intesa come piena maturazione spirituale dell'uomo, sua realizzazione totale e definitiva.
Ragione, religione e amorevolezza possono dunque considerarsi come «i fattori del progresso nella ricerca di Dio» [1], nella risposta alla domanda «Maestro, dove abiti?». 
«La ragione assumeva un aspetto di primo piano nella sua pedagogia religiosa e, per ciò stesso, nell'insieme della sua spiritualità. Con questo termine, egli designava, in un linguaggio spesso impreciso, la capacità umana di giudicare e di riflettere. L'educatore, raffigurato nel trattato sul metodo preventivo e in diverse sue lettere, fa appello alla ragione dell'allievo, perché gli spiega il regolamento della sua istituzione, gli prodiga i suoi consigli e giustifica i suoi rimproveri. Quando l'impetuoso Michele Magone, dopo aver separato alcuni ragazzi che si picchiavano, esclamava: "Noi siamo ragionevoli, dunque in noi deve comandare la ragione e non la forza", non faceva altro che ripetere Don Bosco. Questi, in materia religiosa, non ammaliava sistematicamente i suoi giovani; preferiva svelar loro quello che Dio, per mezzo suo, attendeva da essi: la formazione di Domenico Savio è tipica al riguardo. Il suo spirito lo portava, a volte, a dissertare su punti di morale o di ascetica, a presentare degli esempi edificanti, ma non a indugiare sulle speculazioni dogmatiche. Egli ha praticato, per tutta la vita, la lezione ricevuta, lo sappiamo, nella notte del sogno dei nove anni: "Mettiti adunque immediatamente a far loro un'istruzione sulla bruttezza del peccato e sulla preziosità della virtù". D'altra parte, un apostolo del XIX secolo non aveva che da lasciarsi trasportare per agire a quel modo. Le sue cognizioni hanno risentito dello spirito moralista dell'epoca che il convitto aveva ulteriormente sviluppato in lui. Egli però era certamente capace di ragionare sulle proprie convinzioni. Malgrado certe frasi che bisognerà star attenti a non esagerare — ad esempio: "Fede e preghiera, ecco le nostre armi e i nostri sostegni" — egli non aveva assolutamente nulla di un fideista. Alcuni suoi opuscoli contengono anche piccole gare dialettiche sui problemi controversi tra cattolici e riformati: la Chiesa visibile, i sacramenti, il purgatorio, le reliquie o il culto di Maria Vergine. Le ragioni vi sono spulciate una dopo l'altra. Il cattolico attacca, fa delle concessioni marginali, discute l'essenziale e infine conclude con sicurezza, forte di un ragionamento che smonta o convince il proprio avversario. Nel 1870, il nostro apologista non ebbe certamente nessuna difficoltà ad accogliere le lezioni del primo Concilio Vaticano sul compito attivo della ragione nell'ordine delle verità soprannaturali. Al di là della fede comune, gli sembrava che gli sviluppi della santità dovessero articolarsi su una conoscenza sempre più approfondita della dottrina cristiana. Alcune frasi contenute nella sua biografia di Domenico Savio, rimaste intatte nelle successive edizioni, sono chiarissime al riguardo: "Udendo qualcosa che non avesse ben inteso, tosto facevasi a dimandarne la spiegazione. Di qui ebbe cominciamento quell'esemplare tenore di vita, quel continuo progredire di virtù in virtù, quell'esattezza nell'adempimento de' suoi doveri, oltre cui difficilmente si può andare"» [2]. 

NOTE

[1] Francis Desramaut, Don Bosco e la vita spirituale, Elledici, 1967, p. 62.
[2]  Ibidem, pp. 63-64.

mercoledì 6 luglio 2016

Notizie


UNA NUOVA PUBBLICAZIONE

Sul sito di Amazon Italia è disponibile il sussidio cartaceo che contiene la novena e il rosario meditato dedicati alla Madonna Assunta.
Cliccando sull'immagine troverete la sinossi e tutte le informazioni per l'acquisto. 


lunedì 21 dicembre 2015

Novena di Natale 2015 / 6


ALLA SCOPERTA DELLA

FEDELTÀ DI DIO *
Il mistero del Natale alla luce della misericordia




Dalla Lettera di san Paolo apostolo ai Galati

«Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto  la  Legge,  per  riscattare  quelli  che  erano  sotto  la  Legge,  perché ricevessimo l'adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: «Abbà! Padre!». Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio». 
(Gal 4, 4-7)
_______________ 

Dal Magistero di Benedetto XVI

«L’intero cammino dell’anno della Chiesa è orientato a scoprire e a vivere la fedeltà del Dio di Gesù Cristo che nella grotta di Betlemme si presenterà a noi, ancora una volta, nel volto di un bambino. Tutta la storia della salvezza è un percorso di amore, di  misericordia  e  di  benevolenza:  dalla  creazione  alla  liberazione del popolo di Israele  dalla  schiavitù  d’Egitto,  dal  dono  della  Legge  sul  Sinai  al ritorno   in  patria dalla schiavitù babilonese. Il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe è stato sempre il Dio  vicino,  che  non  ha  mai  abbandonato  il  suo  popolo.  Dio entra nel tempo dell’uomo nel  modo  più  impensato:  facendosi  bambino  e  percorrendo le tappe  della  vita umana, affinché tutta la nostra esistenza, spirito, anima e corpo - come ci ha ricordato san  Paolo  -  possa  conservarsi  irreprensibile  ed  essere  elevata alle  altezze  di  Dio».

(Benedetto XVI, Omelia nei Primi Vespri della I Domenica di Avvento
1 dicembre 2012)


* Il testo pubblicato è uno stralcio della novena di Natale «Il grande tempo della Misericordia», disponibile in formato ebook nei principali store on line, tra cui Sanpaolostore.it

sabato 19 dicembre 2015

Novena di Natale 2015/ 4


I CIELI APERTI *
Il mistero del Natale alla luce della Misericordia




Dal Libro del profeta Isaia

«Guarda dal cielo e osserva 
dalla tua dimora santa e gloriosa.
Dove sono il tuo zelo e la tua potenza,
il fremito delle tue viscere
e la tua misericordia?
Tu, Signore, sei nostro padre,
da sempre ti chiami nostro redentore.
Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie
e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema?
Ritorna per amore dei tuoi servi,
per amore delle tribù, tua eredità.
Perché gli empi hanno calpestato il tuo santuario,
i nostri avversari hanno profanato il tuo luogo santo?
Siamo diventati da tempo
gente su cui non comandi più,
su cui il tuo nome non è stato mai invocato.
Se tu squarciassi i cieli e scendessi!
Davanti a te sussulterebbero i monti».
(Is 63, 15-19)
_______________ 

Dal Magistero di papa Francesco

«Se  i  cieli  rimangono  chiusi,  il  nostro orizzonte in questa vita terrena è buio, senza speranza. Invece, la  fede  ancora  una  volta  ci  ha  dato  la certezza  che  i  cieli  si sono  squarciati  con  la venuta  di  Gesù.  La  manifestazione del  Figlio  di  Dio  sulla terra  segna  l’inizio  del grande tempo della misericordia, dopo che il peccato aveva chiuso i cieli, elevando come una barriera tra l’essere umano e il suo Creatore. Con la nascita di Gesù i cieli si aprono!  Dio  ci  dà  nel  Cristo  la garanzia  di  un  amore indistruttibile».
(Francesco, Angelus, 12 gennaio 2014)


* Il testo pubblicato è uno stralcio della novena di Natale «Il grande tempo della Misericordia», disponibile in formato ebook nei principali store on line, tra cui Sanpaolostore.it

venerdì 18 dicembre 2015

Novena di Natale 2015 / 3


GESÙ È PAZIENTE *
Il mistero del Natale alla luce della misericordia




Dal Vangelo di Giovanni

«Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi».
(Gv 1, 9-14)
_______________ 

Dal Magistero di papa Francesco

«Nel  mistero  dell’Incarnazione  del  Figlio  di  Dio  c’è  un  aspetto  legato  alla libertà umana.  Infatti,  il  Verbo  di  Dio  pianta  la sua tenda tra noi, peccatori e bisognosi di misericordia. E tutti noi dovremmo affrettarci a ricevere  la  grazia  che  Egli  ci  offre. Invece,  “i suoi  non  lo  hanno  accolto”.  Anche  noi  tante  volte  lo rifiutiamo, preferiamo rimanere nella chiusura dei nostri  errori e nell’angoscia dei nostri peccati. Ma Gesù non  desiste  e  non  smette  di offrire  se  stesso  e  la  sua grazia  che  ci salva! Gesù  è paziente, Gesù sa aspettare, ci aspetta sempre. Questo è un messaggio di speranza, un  messaggio  di  salvezza,  antico  e  sempre  nuovo».

(Francesco, Angelus, 5 gennaio 2014)



* Il testo pubblicato è uno stralcio della novena di Natale «Il grande tempo della Misericordia», disponibile in formato ebook nei principali store on line, tra cui Sanpaolostore.it

mercoledì 15 luglio 2015

LA SAPIENZA DEI SANTI: UNA LAUREA «HONORIS CAUSA» IN TEOLOGIA

La sapienza che viene dall'Alto
- Riflessioni a margine del Vangelo di oggi -




In quel tempo, Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
(Mt 11,25-27)


PREGHIERA E TEOLOGIA

C'è una connessione tra preghiera e sapere che il Vangelo di oggi ci spinge a scandagliare.
Se intendiamo la preghiera come colloquio d'amore con Dio, allora possiamo dire che intessere un discorso da e fra innamorati equivale a "conoscersi". Ecco perché il Padre si rivela e lo fa per mezzo di Gesù.


Gesù, nostro unico intermediario nella preghiera
La nostra preghiera ha un unico e solo intermediario: Cristo, Verbo Incarnato. 
Ogni nostra orazione sale a Dio Padre in Lui e per mezzo dello Spirito. 
Attraverso Gesù, che prega in noi, con noi e per noi (il Padre Nostro da Lui recitato ne è un mirabile esempio!), riusciamo a cogliere qualcosa delle bellezze divine, che nel dialogo della preghiera ci vengono comunicate.

Teologo è chi sa pregare bene!
Evagrio Pontico scrisse nel suo libro "De Oratione": "Se sei teologo pregherai veramente, e se preghi veramente sei teologo".  
Torniamo così al punto di partenza: la teologia, etimologicamente, è il "discorso" su "Dio".
Nella preghiera "vera" (quella che si accompagna ad una vita di costante impegno ascetico) noi discorriamo con Dio e Dio discorre con noi di Sé Stesso, facendosi conoscere per mezzo dello Spirito Santo che ci illumina e che viene a noi da Gesù Cristo, fedele alla sua promessa di farci comprendere ogni cosa tramite il Paraclito (cfr. Gv 14,26).

Quale teologia? Per pochi o per tutti?
Il nesso tra preghiera e teologia non deve spingerci a ritenere che la sapienza di cui parla oggi Gesù nel Vangelo sia riservata a pochi.
La "sapienza" che viene da Dio si trova spesso nelle anime semplici, e la parabola del fariseo e del pubblicano in preghiera (cfr. Lc 18,9-14) ce ne offre un esempio mirabile.
Il primo si ritiene giusto e il suo atteggiamento fisico rivela questa sua convinzione: prega in piedi, avanzando dentro al Tempio, elencando una serie di presunte "opere buone e sante" e disprezzando il suo simile; il secondo rimane indietro, con gli occhi bassi, non enumera nessuna buona azione, ma semplicemente, con la vera sapienza del cuore, la sua preghiera si fa "teologica" e va al nucleo dell'essenza di Dio: l'Amore. Il pubblicano riconosce l'infinita miseria dell'uomo e la sconfinata misericordia dell'Altissimo, che, pur conoscendo i limiti della creatura, la ama e la vuole salvare.

La teologia dei santi
La teologia non è solamente quella che noi intendiamo come "scienza accademica". C'è anche una teologia più "feriale", quella che hanno ricevuto i santi (e santi privi di studi specialistici in materia!), e che Giovanni Paolo II definì nella Novo Millennio Ineunte (n. 27),  proprio come "la teologia vissuta dai santi", una teologia che, "accanto all'indagine teologica", può offrirci "un aiuto rilevante" e "indicazioni preziose che ci consentono di accogliere più facilmente l'intuizione della fede, e ciò in forza delle particolari luci che alcuni di essi hanno ricevuto dallo Spirito Santo".
Poiché tutti siamo chiamati alla santità, allora tutti possono accedere - impegnandosi nella vita cristiana - a questa "teologia" come conoscenza amorosa di Dio.
Insomma, tutti possiamo, in teoria, arrivare ad ottenere una "laurea honoris causa" in teologia...



Dal "De oratione" (60-89) di Evagrio Pontico:


Purità e visione di Dio
Se sei teologo pregherai veramente, e se preghi veramente sei teologo.  

Oltre le frontiere dell'impassibilità
Quando il tuo intelletto, nell'ardente desiderio di Dio, comincia poco alla volta come ad uscire dalla carne, e riesce a scacciare tutti i pensieri causati dai sensi o dalla memoria oppure dal temperamento, via via raggiungendo la pienezza della riverenza e della gioia, puoi allora ritenere di esserti avvicinato ai confini della preghiera. 

Compassione e soccorso dello Spirito Santo 
Lo Spirito Santo, che ha compassione della nostra debolezza, viene a visitarci pur se ancora non siamo purificati. Nel caso in cui trovi che il nostro intelletto lo prega anche soltanto col desiderio della verità, Egli viene su di esso e dissipa tutta la torma dei ragionamenti e dei pensieri che l'accerchia, volgendolo all'amore della preghiera spirituale.  

La scienza spirituale purificatrice 
Mentre gli altri fanno nascere nell'intelletto ragionamenti o pensieri o speculazioni per via dei mutamenti del corpo, Dio invece agisce al contrario: viene direttamente sull'intelletto per conferirgli - come a Lui piace - la scienza; e attraverso l'intelletto placa l'intemperanza del corpo. 

Sanità mentale 
Chi ama la vera preghiera, e però si abbandona alla collera o al rancore, non può non essere tocco nel cervello. E', infatti, simile ad uno che, per volere aguzzare la vista, strabuzza gli occhi.  

In cammino con Dio 
Se desideri pregare, non fare nulla di ciò che è in antitesi con la preghiera, perché Dio, accostandosi a te, si faccia tuo compagno di viaggio.  

Dio al di là di ogni forma 
Quando preghi, non raffigurarti il Divino dentro di te, e non permettere che qualche forma si imprima nel tuo intelletto; ma va', immateriale, incontro all'Immateriale, e comprenderai. 

Dio al di là di ogni quantità 
Sta' in guardia dai lacci degli avversari. Accade infatti che, mentre preghi con purità e senza agitazione, ti si presenti subito una forma, strana ed estranea per indurti alla presunzione di localizzare in essa il Divino: per farti credere che quel che all'improvviso ti è apparso nella quantità sia il Divino. Ma il Divino non ha né quantità né figura. 

Violenza del demonio all'equilibrio fisico 
Quando il demonio invidioso non riesce a sollecitare la memoria durante la preghiera, allora fa violenza alla costituzione del corpo, per provocare qualche strana fantasia nell'intelletto e dargli, così, una forma. Questo, abituato com'è ai pensieri, facilmente cede: invece di tendere alla scienza immateriale e senza forma, si lascia ingannare prendendo fumo per luce.  

Al posto di guardia 
Sta' al tuo posto di guardia, custodendo il tuo intelletto dai pensieri nel tempo della preghierasì che esso resti nella tranquillità che gli è propria, perché Colui che ha compassione degli ignoranti venga a visitare anche te: allora riceverai un dono di preghiera davvero glorioso.  

Soppressione dei pensieri 
La tua preghiera non potrà essere pura se ti lasci coinvolgere da faccende materiali e turbare da continue preoccupazioni. Preghiera, infatti, vuol dire rimozione dei pensieri.  

Dirittura dell'intelletto 
Non può correre chi è stretto da legami, né può vedere il luogo della preghiera spirituale un intelletto schiavo delle passioni, poiché viene trascinato e portato di qua e di là dal pensiero contaminato da passioni, e non può mantenersi inflessibile. 

Azione fisiologica dei demoni 
Non appena l'intelletto è pervenuto alla preghiera pura, stabile e vera, allora i demoni non giungono più da sinistra, ma da destra. Gli presentano infatti un'apparenza illusoria di Dio sotto qualche figura gradevole ai sensi, così da fargli credere di avere perfettamente raggiunto lo scopo della preghiera. Ma ciò - secondo il detto di uno gnostico degno di ammirazione - ha origine dalla passione della vanagloria, e dal demonio che si attacca alla sede sottostante al cervello scuotendone le vene. 

Manovre del demonio attraverso il cervello 
Penso che il demonio che si attacca alla suddetta sede volga come vuole la luce che circonda l'intelletto, e che così la passione della vanagloria si muova verso un pensiero che forma l'intelletto a localizzare, con leggerezza, la divina ed essenziale scienza. Tale intelletto però, poiché non è molestato da passioni carnali e impure ma prega veramente con purità, ritiene che nessuna azione nemica si eserciti più in esso. Per cui suppone sia un'apparizione divina quella in esso prodotta dal demonio, il quale è assai uso alla sua terribile scaltrezza: attraverso il cervello àltera, come abbiamo detto, la luce ch'è congiunta all'intelletto, al quale dà così una forma. Intervento dell'angelo L'angelo di Dio, al suo sopraggiungere, con una sola parola distorna da noi ogni azione ostile, e muove la luce dell'intelletto ad operare senza errore. 

L'incenso dell'Apocalisse 
L'espressione dell'Apocalisse, dov’è detto che l'angelo prende dell'incenso per metterlo nelle preghiere dei santi, penso significhi questa grazia operata per mezzo dell'angelo. Egli suscita, infatti, la conoscenza della vera preghiera, in modo che l'intelletto stia ormai fuori da ogni sorta di turbamento, accidia e negligenza. 

Sacerdozio spirituale 
I profumi delle coppe sono detti essere le preghiere dei santi offerte dai ventiquattro anziani. 

Contemplazione nella perfetta carità 
Per coppa si deve intendere l'amore verso Dio, cioè la carità perfetta e spirituale nella quale la preghiera passa all'atto, in spirito e verità.  

Rimedio contro l'alienante orgoglio 
Se ti sembra di non aver bisogno di lacrime per i peccati nella tua preghiera, considera quanto ti sei allontanato da Dio, mentre dovresti essere sempre in Lui, e allora verserai più calde lacrime. 

Misura: l'originaria purità 
Certamente, se hai consapevolezza del tuo metro, ti sarà più gradita la compunzione: chiamerai misero te stesso - come Isaia -; poiché impuro, con labbra impure e in mezzo a un tale popolo, cioè di nemici, tu osi presentarti al Signore degli eserciti.  

Familiarità con Dio e insegnamento degli angeli 
Se preghi veramente, troverai una grande sicurezza, e gli angeli ti scorteranno - come Daniele - e ti illumineranno sulle ragioni degli esseri creati. 

Protezione e intercessione degli angeli 
Sappi che i santi angeli ci esortano alla preghiera, e ci stanno accanto, parimenti rallegrandosi e pregando per noi. Se dunque siamo negligenti e accogliamo pensieri contrari, molto li sdegniamo: essi, infatti, lottano tanto per noi, mentre noi neppure per noi stessi vogliamo supplicare Dio, ma, disprezzando il loro servizio e abbandonando il loro Dio e Signore, andiamo incontro ai demoni impuri. 

I canti dei salmi, ali per la purificazione 
Prega come si conviene e senza turbamento, e canta i salmi con arte ed euritmia: sarai come un aquilotto che vola in alto. 

Oltre la salmodia 
Il canto dei salmi placa le passioni e fa quietare l'intemperanza del corpo; la preghiera invece dispone l'intelletto ad esercitare la sua propria attività.  

La migliore attività 
La preghiera è un'attività che conviene alla dignità dell'intelletto, ossia la migliore e adeguata utilizzazione di esso. 

Dalla sapienza multiforme alla scienza dell'Uno 
Il canto dei salmi è proprio della sapienza multiforme; ma la preghiera è preludio alla scienza immateriale e non molteplice.  

La scienza spirituale, svegliarino della potenza noetica 
Stupenda è la scienza, poiché è collaboratrice della preghiera svegliando la potenza noetica dell'intelletto alla contemplazione della scienza divina. 

Insistenza 
Se non hai ancora ricevuto il dono della preghiera o della salmodia, insisti, e lo riceverai. 

Sollecitudine divina 
"Quanto al loro dovere di pregare sempre, senza stancarsi, disse ad essi anche una parabola". Frattanto, dunque, non stancarti e non scoraggiarti per non avere ottenuto; poiché in seguito otterrai. E concluse la parabola con l'espressione: "Anche se non temo Dio e non ho riguardo per nessuno, almeno per le noie che mi dà questa donna, le farò giustizia". Così, dunque, anche Dio farà giustizia, sollecitamente, a coloro che gridano verso di Lui notte e giorno. Sta', perciò, di buon animo, e persevera infaticabilmente nella santa preghiera. 

Abbandono in Dio 
Non volere che le tue cose vadano come sembra bene a te, ma come piace a Dio. Così sarai senza turbamento e riconoscente nella tua preghiera.


venerdì 10 aprile 2015

UNA PICCOLA NOVITA' IN LIBRERIA


Cari amici del blog, da qualche giorno è disponibile in libreria un Rosario meditato dedicato al Sacratissimo Cuore di Gesù.
Il libretto è stato pubblicato dall'Elledici, ed è il frutto di alcuni lavori che ho preparato - negli anni precedenti - per la parrocchia, e che per l'occasione ho rivisitato ed integrato,  affiancando il tutto ad una parte completamente nuova.
Lo trovate nelle librerie cattoliche e a questo link, insieme alla scheda di presentazione.


Per ogni mistero vengono proposte tre brevi meditazioni, tratte dal Magistero e dagli scritti degli ultimi tre Pontefici: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco.
Al lettore la possibilità di scelta tra una delle sole meditazioni o, disponendo di più tempo, anche di tutte e tre.
La peculiarità di questo trittico è data dall'emersione della sinergia tra i pensieri di tre papi diversi, in cui è molto forte l'idea della Misericordia che scaturisce dal Cuore di Gesù, tema che è particolarmente caro a Papa Francesco, ma che in realtà tutti i pontefici hanno sempre sottolineato. 
Non va dimenticato che fu Giovanni Paolo II ad istituire la Festa della Divina Misericordia (che celebreremo Domenica prossima) secondo le indicazioni date da Gesù nelle Sue apparizioni a Santa Faustina Kowalska e che Benedetto XVI toccò più volte questo argomento.
Già nella breve introduzione al libretto troverete, in una bella successione di scritti magisteriali dei tre papi, un continuum ideale sull'argomento della Misericordia.
A dimostrazione che, come ebbe a dire Benedetto XVI, "Il Cuore di Dio freme di compassione" (Solennità del Sacratissimo Cuore, 19 giugno 2009) e tutti i Sommi Pontefici hanno voluto ribadirlo, ciascuno con le proprie peculiarità e modalità.
Se vogliamo avere il cuore grande, mettiamoci alla scuola di Gesù (cfr. Benedetto XVI, Incontro con i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i giovani, 21 giugno 2009).
Essere devoti del Sacro Cuore è infatti amare, imitare, riparare!

Un grazie sentito all'Editrice Elledici che ha creduto in questo progetto;
a tutti gli amici che mi hanno incoraggiata in vario modo, specialmente con la preghiera;
a don Bosco, infaticabile apostolo del Sacro Cuore, che raccomandava a tutti caldamente questa devozione, vedendo in essa la devozione che tutte le racchiude;
al Sacratissimo Cuore di Gesù, che ha reso possibile questa opportunità di apostolato!

martedì 1 aprile 2014

TRIDUO A SAN FRANCESCO DI PAOLA - terzo giorno: l'ascetica è riequilibrio nel rapporto con la natura

TRIDUO A SAN FRANCESCO DI PAOLA, IL SANTO DELLA QUARESIMA
 
Terzo giorno: "L'ascetica è riequilibrio nel rapporto con la natura"


O Dio, con la vita povera di Cristo, 
Santuario di San Francesco di Paola,  Paola (Cs)




ci hai voluto arricchire dei beni 
celesti: 

concedici che, 
sull'esempio del nostro protettore
san Francesco, 

possiamo vivere col cuore distaccato 
dai beni di quaggiù 

e rivolto sempre ai beni del tuo Regno.

AMEN
 
 
 
 
 Dal libro "Scritti su San Francesco di Paola" di Mons. Giuseppe Morosini:
 
"L'ascesi non è disprezzo della natura, ma riequilibrio d'un rapporto che riporta l'uomo, che prende le distanze dai beni di questo mondo, al vero dominio sulle cose voluto da Dio per l'uomo, che è il rispetto e la cura di quanto ha ricevuto in dono.
L'uomo per rispettare la natura e custodirla deve sacrificare qualche suo desiderio di utilizzo sfrenato di essa; ma è un sacrificio necessario, che ritorna a benefecio dell'uomo stesso.
In questo senso l'ascesi riconcilia l'uomo con la natura". 
 
San Francesco è un santo "modernissimo", come il suo omonimo d'Assisi, sotto il profilo della "custodia del creato", tema tanto caro anche agli ultimi pontefici.
Senza rapporto con Dio, senza distacco dalle cose, non è possibile imparare la difficile arte della "conservazione", della custodia della natura.
E' interessante sottolineare alcuni versetti della Genesi: 
 
"Dio li benedisse e Dio disse loro:
«Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra e soggiogatela,
dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente che striscia sulla terra»".
 
(Gen 1,28)
 
In quel "siate fecondi e moltiplicateli" si trova nascosta una chiave interpretativa della creazione che forse da sempre l'uomo ha sottovalutato.
In questo "invito" divino, all'uomo è consegnato anche l'obbligo morale di custodire il creato, di dominarlo non nel senso di distruggerlo, ma di sfruttarlo "conservandolo" funzionante nei suoi ritmi naturali imposti da Dio, per preservarlo come fonte di vita materiale anche per le future generazioni.

Santi come san Francesco di Paola ci ricordano esattamente questo, con la loro scelta radicale di vivere, ad esempio, rinunciando in perpetuo alla carne e ai suoi derivati; salvando finanche degli animali dalla morte o richiamandoli in vita; vivendo di molta preghiera e poco cibo.

L'insegnamento per l'uomo di oggi è quello a rendersi attento ad evitare lo spreco dei beni, anche nelle piccole attenzioni giornaliere con beni che sempre di più si fanno "preziosi", come l'acqua;
a non accumulare scorte di cibo che poi verranno cestinate;
a non pretendere di "trasformare" finanche i meccanismi che regolano la natura, per trarne profitto economico: Dio stesso ha regolato con delle leggi precise ogni cosa, mutare quelle leggi significa compromettere il buon "andamento globale" del tutto, spezzare l'equilibrio di un ecosistema.
Quanto oggi si vive, dagli effetti disastrosi dei trivellamenti per l'estrazione del petrolio in alcune zone all'eccessiva esposizione a radiazioni presenti nell'atmosfera, dall'inquinamento delle falde acquifere alla modificazione genetica degli alimenti, è una forte spia che indica la necessità di recuperare anche questa dimensione "cristiana" del rispetto della natura.
 
Il distacco dai beni che San Francesco ha realizzato nella sua vita, è un invito anche per noi, per recuperare un rapporto più equilibrato con la natura che ci circonda.