martedì 17 settembre 2019

Pensieri per lo spirito

LA VITA E LA PAROLA

A colloquio con Dio per parlare con i fratelli



Jean Baptiste Vicar, Cristo risuscita il figlio della vedova di Nain (XIX sec.), Roma, Accademia di San Luca

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, 
e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. 
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, 
unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. 
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: 
«Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. 
Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». 
Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. 
Ed egli lo restituì a sua madre. 
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: 
«Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». 
Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.
(Lc 7,11-17)




È curioso il modo in cui prende forma questo straordinario miracolo di Gesù. Curioso perché la prima cosa che accade dopo che il giovane viene riportato alla vita non è un pianto di gioia, un grido di liberazione o stupore, un abbraccio fra madre e figlio. No, la prima cosa che accade è che il ragazzo “rinato” si mette a parlare. Luca non ci tiene a riportare le sue parole, il dato rimane però importante così come l’Evangelista ce lo presenta, nella sua asciuttezza e concretezza: colui che ritorna alla vita ritorna alla parola; colui che è stato richiamato dalla Parola risponde con la parola. Ecco che allora quel senso di stranezza che forse di primo acchito si prova nel meditare su questo brano, svanisce. Sì, perché la vita e la parola sono strettamente collegate: è attraverso la parola che la vita si esprime. La parola, si potrebbe dire, è un dono per tutti, un’arte concessa a ogni essere vivente. Il bambino piccolo, pur non riuscendo ad articolare ancora vocaboli e frasi, emette suoni a volte così allusivi che spesso si dice che “Gli manca solo la parola” o che “Sembra che parli”. E crescendo, e finalmente impossessandosi totalmente del grande dono della parola, l’uomo riesce ad esprimere attraverso di essa tutta la gamma dei propri sentimenti, dall’amore… all’odio. La parola può trasmettere affetto, comprensione, solidarietà, vicinanza, amicizia, amore, passione, così come pure invidia, gelosia, sarcasmo, disprezzo, odio. La parola umana può far vivere, rinascere, morire. Lo dice bene il libro del Siracide, quando sentenzia che «La spada uccide tante persone, / ma ne uccide più la lingua che la spada» (Sir 28,18). Non è da meno il Nuovo Testamento, in cui è soprattutto san Giacomo a invitare i credenti a tenere a freno la lingua, per non rendere vana la propria fede (Gc 1,26), perché la lingua «è piena di un veleno mortale» (Gc 3,8).
"Riletto" da questa prospettiva, il silenzio di Luca sulle parole precise pronunciate dal giovane di Nain diventa un interrogativo per ciascuno di noi: come rispondiamo – giorno per giorno – a quella Parola (il Verbo di Dio, per usare la terminologia del prologo giovanneo) che già fin dal principio era presso il Padre, attraverso la quale tutte le cose sono state create e vivono, e, dunque, grazie alla quale anche noi siamo stati chiamati all’esistenza?
La nostra parola esprime lode, ringraziamento, amore totale per quella Parola che ci ha gratuitamente chiamati alla vita e ci ha rivelato il volto misericordioso del Padre?
Da questo rapporto tra vita e Vita, tra la nostra parola e Lui che è Parola, dipende la nostra relazione con gli altri. Infatti, soltanto dopo l’alternanza di Parola di Gesù e parola del ragazzo, quest’ultimo viene restituito a sua madre.
Non ci può essere vera parola ai fratelli se non c’è prima vera parola con Dio, perché è esclusivamente nel colloquio con Lui e nell’ascolto della sua Parola, che possiamo imparare ad amare. E se sapremo amare veramente sapremo suscitare anche noi negli altri, con la nostra testimonianza, parole di lode e di ringraziamento per le grandi cose che Dio, ogni giorno, compie in noi e nelle nostre vite.

giovedì 23 maggio 2019

Triduo a Maria Ausiliatrice /3

DONNA DELLA GIOIA





In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».
(Gv 15, 9-11)





Maria, donna "beata": beata perché piena di grazia, beata per aver creduto alle promesse divine, e per aver portato in grembo il Figlio di Dio. Ma, al di là di questo primo "ritratto" di Maria ricolma di beatitudine, anche ognuno di quei profili che proprio Gesù traccia nel Vangelo ci dice qualcosa di Maria, della sua pienezza in questa e nell'altra vita. Povera in spirito, pura di cuore, misericordiosa, affamata e assetata di giustizia, solo per dirne alcune: tutte le beatitudini Maria le ha vissute, lasciandosi così ricolmare di quel "di più" che solo Dio può e sa concedere. Beata, allora, Maria lo è stata già nel dolore, nella prova di una vita travagliata, nel portare i pesi quotidiani di un'esistenza straordinaria nell'ordinario e ordinaria nello straordinario; quella vita che secondo i canoni mondani è poco riuscita mentre nell'ottica divina è  un'esistenza ricolma, sovrabbondante, in cui la gioia scaturisce dalla sua stessa fonte originaria: Dio. Maria è donna della gioia perché certamente sa riconoscere e ringraziare sempre per il dono gratuitamente ricevuto, per l'essere stata scelta per prima, per l'aver potuto vedere e ascoltare, toccare con mano l'avvento del Regno. Ecco, riconoscere, saper vedere, saper ascoltare: sono i primi passi per poter gioire. Se non vediamo non possiamo rallegrarci, se non riconosciamo i segni di Dio che passa nella nostra vita non possiamo sentirci beati, graziati, amati. Nell'umiltà di sentirsi non primi, ma amati per primi e salvati in Cristo anche noi possiamo sperimentare la gioia ed essere beati nelle esperienze quotidiane, in attesa di quella beatitudine piena, di quella felicità eterna che ora Maria già vive, accanto a suo Figlio. 



PREGHIERA A MARIA AUSILIATRICE
composta da San Giovanni Bosco ​

O Maria, Vergine potente,
Tu grande illustre presidio della Chiesa;
Tu aiuto meraviglioso dei Cristiani;
Tu terribile come esercito schierato a battaglia;
Tu sola hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo;
Tu nelle angustie, nelle lotte, nelle strettezze
difendici dal nemico e nell'ora della morte
accogli l'anima nostra in Paradiso!

Amen

mercoledì 22 maggio 2019

Triduo a Maria Ausiliatrice /2

DONNA CHE PORTA FRUTTO






In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
(Gv 15,1-8)





Maria, donna che ben conosce le potature che nella vita declinate sotto forma di progetti stravolti, di fughe last minute, di distacchi dolorosi. E forse proprio il distacco è la potatura più violenta, più sanguinosa, più sofferta, nell'esistenza di Maria, Madre che assiste al delirio dell'onnipotenza altrui sulle carni del proprio del Figlio e lo vede agonizzare e morire – senza nessuna colpa – sotto i propri occhi. Ma Maria fa anche esperienza delle piccole e grandi potature di ogni vita... e in questo ci assomiglia. La sua pienezza di grazia non la esenta da tagli,  strappi e "rapine" feriali dell'esistenza. Sono gli "scippi" quotidiani che anche noi sperimentiamo quando la superficialità, le incomprensioni, la cattiveria altrui vorrebbero privarci della rispettabilità, dell'onore, della dignità umana, dei beni materiali e finanche degli affetti. Sono i furti del tempo che qualcuno o qualcosa ci chiede di indirizzare ad altro diverso da noi stessi e dai nostri interessi; sono le privazioni involontarie di intenzioni e progetti che altri pensano di poter interpretare a modo loro; sono le mancanze di successo nei piccoli sogni coltivati in silenzio. Ma sono anche potature dell'io interiore, quando posti davanti al mistero e alla presenza di Dio si disvela la chiara necessità di lasciarci plasmare, perdendo ciò che non serve, lasciando che il vestito vecchio sia trasformato in  vestito nuovo, che il vino cattivo faccia spazio al vino nuovo, saporito, gioia per gli occhi e per il cuore. Ecco: le potature ci fanno belli, più belli già in questa vita, perché più capaci di mostrare Dio in noi. Proprio come Maria, bella della sua bellezza che rifrange la bellezza di Dio. 


PREGHIERA A MARIA AUSILIATRICE
composta da San Giovanni Bosco ​

O Maria, Vergine potente,
Tu grande illustre presidio della Chiesa;
Tu aiuto meraviglioso dei Cristiani;
Tu terribile come esercito schierato a battaglia;
Tu sola hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo;
Tu nelle angustie, nelle lotte, nelle strettezze
difendici dal nemico e nell'ora della morte
accogli l'anima nostra in Paradiso!

Amen

martedì 21 maggio 2019

Triduo a Maria Ausiliatrice /1

DONNA DELLA PACE






In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.
Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».
(Gv 14, 27-31)





Maria, donna di pace, in cui tutto ha sapore di armonia, equilibrio, accordo. Maria, donna in pace con se stessa, con gli altri e con l'Altro. Non fa guerra all'angelo dell'annunciazione, non si ribella ai progetti di Dio, non entra in combutta con il Figlio che prende una strada inattesa e difficile. Maria è in pace finanche sotto la croce: il suo dolore si fa pianto e silenzio, ma non abbandono, non offesa, non protesta. Maria non fiata neppure quando Gesù l'affida alle cure di un altro e affida un altro alle sue cure. Perché, si potrebbe dire, Maria è in pace anche con la vita, con quell'esistenza che per sua natura presenta alti e bassi, gioie e dolori, giustizie e ingiustizie.
Siamo tanto distanti, noi, dall'atteggiamento di Maria. Piccoli imprevisti, semplici contrattempi, banali divergenze di opinioni... tanto poco basta a metterci in ansia, a disturbarci e magari a farci prorompere in tante, troppe, inutili parole.
Guardiamo a Maria perché il suo esempio ci aiuti a custodire la pace interiore, l'unica che può renderci veramente uomini e donne di pace nei gesti, nelle parole, nei silenzi, nei pensieri, nei progetti. Quella pace che non è follia e nemmeno stupidità; che non è rassegnazione e neanche apatia, ma è serenità che viene dal sapere che Dio è con noi, che Egli sa, vede... e provvede, ricompensa e risana al momento opportuno, secondo vie e tempi che solo Lui conosce. 



PREGHIERA A MARIA AUSILIATRICE
composta da San Giovanni Bosco ​

O Maria, Vergine potente,
Tu grande illustre presidio della Chiesa;
Tu aiuto meraviglioso dei Cristiani;
Tu terribile come esercito schierato a battaglia;
Tu sola hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo;
Tu nelle angustie, nelle lotte, nelle strettezze
difendici dal nemico e nell'ora della morte
accogli l'anima nostra in Paradiso!

Amen


martedì 19 marzo 2019

Solennità di san Giuseppe









Se poni san Giuseppe 
dinanzi a tutta la Chiesa di Cristo, 
egli è l'uomo eletto e singolare,
per mezzo del quale e sotto il quale 
Cristo fu introdotto nel mondo in modo ordinato e onesto.
Se dunque tutta la santa Chiesa è debitrice alla Vergine Madre,
perché fu stimata degna di ricevere Cristo per mezzo di lei,
così in verità dopo di lei deve a Giuseppe 
una speciale riconoscenza e riverenza.
Infatti egli segna 
la conclusione dell'Antico Testamento
e in lui i grandi patriarchi e i profeti 
conseguono il frutto promesso.
Invero egli solo poté godere della presenza fisica
di colui che la divina condiscendenza aveva loro promesso.

(San Bernardino da Siena)