domenica 26 agosto 2018

Pensieri per lo spirito

SCHIAVITÙ E LIBERTÀ
Chi serve non è incatenato





In quei giorni, Giosuè radunò tutte le tribù d’Israele a Sichem e convocò gli anziani d’Israele, i capi, i giudici e gli scribi, ed essi si presentarono davanti a Dio. Giosuè disse a tutto il popolo: «Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore, sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume oppure gli dèi degli Amorrèi, nel cui territorio abitate. Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore». Il popolo rispose: «Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi! Poiché è il Signore, nostro Dio, che ha fatto salire noi e i padri nostri dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; egli ha compiuto quei grandi segni dinanzi ai nostri occhi e ci ha custodito per tutto il cammino che abbiamo percorso e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati. Perciò anche noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio». 
(Gs 24,1-2.15-17.18)

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
(Gv 6,60-69)


Servire Dio è essere liberi, veramente liberi. Ma servizio e libertà sono concetti in antitesi, nel sentire comune che spesso associa il servire all'essere schiavi... e per l'uomo diventa difficile, complicato rendere concreta la libertà nel servizio. È un dilemma che alberga nel cuore dell'essere umano: servire Dio, se stessi o, ancora, gli idoli? 
Il problema è che più che servo... l'uomo spesso si fa schiavo. E finché ci si sente "schiavi" di qualcuno o qualcosa, non c'è libertà. Lo schiavo non fa di testa propria, lo schiavo esegue, ragionevole o meno, condiviso o meno che sia il comando ricevuto. Lo schiavo "deve" eseguire: è in balia delle proprie passioni, della persona che tiene in pugno le sue sorti lavorative o economiche, di una finta religione che lobotomizza la forza di volontà, degli estremismi religiosi o politici... Dove c'è schiavitù non c'è mai vita vera, libertà vera. Si è marionette nelle mani degli altri, delle cose, delle pulsioni, delle necessità materiali. Senza schiavitù lo schiavo non è, e finisce ai margini della storia, della società, dell'esistenza, consumato dall'assenza di finta vita.
L'orecchio dello schiavo, ma soprattutto il suo cuore, allucinati da questa sorta di droga della schiavitù, non possono subito percepire la bellezza della parola di vita vera che viene solo da Gesù, dal Figlio di Dio, dal servo per amore.... colui che offre un'alternativa reale al buio della schiavitù, al non essere di chi non ha più volontà.
A uno schiavo la parola di vita cagiona irritazione, sdegno, rigetto. È una parola dura perché afferma chiaramente che le schiavitù umane non conducono alla felicità eterna; che lo sballo che sembra derivare dal seguire le proprie passioni non fa approdare a niente di buono, mentre il servizio di Dio sì, ma passando per una strada disseminata di rinunce, di autocontrollo, di donazione agli altri. Una strada in cui il difficile non è tanto – e paradossalmente – il servire in sé, ma l'essere liberi! 
Nelle schiavitù umane, infatti, la volontà della creatura si annienta, per seguire quella di qualcosa o qualcun altro. Nel servizio di Dio, invece, nessuna volontà viene imposta, perché Egli aspetta una volontaria e libera risposta dell'uomo. Decidersi per la sequela vera, dunque, è fare una scelta di libertà, decidere di rompere le catene, e accettare di esercitarsi continuamente, quotidianamente, nell'essere liberi.
E tutti nasciamo un po' schiavi. Siamo fatti di carne e sangue, di desiderio e sentimento... ciascuno dovrà necessariamente passare attraverso una profonda, interiore, ma sanatrice, crisi di astinenza dalle proprie schiavitù. E alla fine, uscendo da questo tunnel si comprenderà che nella libera volontà di seguire Gesù è possibile servire liberamente. Amare, donarsi, rinunciare, perché si vuole amare Dio, perché si vuole amare il prossimo. 
«Volete andarvene anche voi?» è la domanda del Cristo ai dodici che già lo seguivano... è la domanda che giorno dopo giorno il Signore ripete ai discepoli di oggi, quando le vecchie o nuove schiavitù tentano di avere il sopravvento sulla vita dell'uomo. 
La tentazione di andarsene è la tentazione di chi segue liberamente... ma chi serve Dio non è incatenato, e se la libertà è una libertà di amore, allora i passi dell'uomo saranno passi d'amore, di servizio gioioso, anche nella sofferenza; allora la risposta dell'uomo sarà quella di Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio»!

martedì 26 giugno 2018

Pensieri per lo spirito

LA PORTA STRETTA
La gara dell'amore





Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano! (Mt 7, 13-14)



L'amore è una porta stretta; l'amore è una via angusta. Il Vangelo presenta senza mezzi termini il paradosso dell'amore, anche se Gesù lo dice indirettamente, quando invita a trovare quella strada che conduce alla vita, sottolineando che pochi riescono a scoprirla. Potremmo anche aggiungere: che ancor più pochi sono quelli che riescono a perseverare su di essa. 
Vale la pena, allora, amare? Se l'amore per Dio, per me stesso e per l'altro mi conduce a questa porta stretta, a una via angusta, conviene ancora darsi da fare in nome dell'amore? 
Amare è faticoso. Non si tratta dell'amore facile, veloce, egoista, materialista... quello a cui si accede attraverso porte larghe che immettono su vie che rovinano l'uomo, lo annientano, lo rendono sterile dopo aver promesso di spegnerne ogni sete. Amare è faticoso nel momento in cui non si mette il proprio "io" al primo posto, ma si scende dal piedistallo su cui ci si auto-idolatra, e si accetta di eseguire l'esercizio di vedersi piccoli, colmi di mancanze, di difetti, coltivatori di errori e seminatori di giudizi.
L'amore faticoso è l'amore vero, come quello di Gesù, che per questo amore ha dato tutto se stesso agli uomini, per arricchirli di ogni bene: di conoscenza sul Dio-Amore, di relazioni umane sane, di affetto, di guarigione interiore, di sollievo fisico, di speranza per la vita eterna, di "certezze" sul destino ultimo dell'uomo che segue Dio. 
E se Dio è Amore, allora Gesù stesso è "faticoso", nel momento in cui lo si prende  come "via". D'altronde, così Egli si definisce nel Vangelo: via, verità e vita (cfr. Gv 14,6). 
Fare di Cristo la nostra unica guida, la nostra luce, entrare in Lui, assimilarne i sentimenti (cfr. Fil 2,5), i modi di fare, la modalità di rapportarsi al Padre e agli altri, è difficile. È difficile sempre, in un certo senso, perché in ogni momento della nostra esistenza ci chiede di scendere ancora da quel famoso piedistallo, per innalzarci sopra Dio solo, e saper così guardare con occhi buoni, misericordiosi, caritatevoli, anche il fratello che ci sta dinanzi. In fondo, si tratta di passare da uno... sport a un altro: allenarsi a vedere la trave nel proprio occhio, anziché la pagliuzza in quello del prossimo (cfr. Mt 7,1-6). Gesù non è la scorciatoia per vincere barando. Gesù è la scorciatoia per raggiungere la meta con una marcia in più rispetto a chi non lo ha per modello, maestro e amico. Gesù è scorciatoia perché ci spiega il metodo infallibile: l'amore che si declina in mille sfaccettature: sorriso, perdono, pazienza...
Se seguendo Gesù entriamo in Lui quale "via" e "porta", accedendo alla Verità, allora Gesù entrerà in noi e ci trasformerà. Ci renderà capaci di fare di ogni situazione e persona una porta e una via, spesso strette, spesso anguste, ma sempre accessibili, se lo vogliamo veramente: la persona che ci infastidisce e quella che ci sta antipatica; il contrattempo e il problema; l'attesa; l'incomprensione; lo sfumare dei nostri progetti... tutto diventerà porta stretta da attraversare con l'amore, via angusta da percorrere senza giudicare, senza inveire, senza perdere la fiducia. L'amore vero ci renderà sottili, capaci di attraversare gli spazi più angusti. «Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?» (Rm 8, 35). E allora potremo dire, ancora, con san Paolo: «Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio» (At 20.24). Questo è la gara dell'amore.


mercoledì 23 maggio 2018

Novena a Maria Ausiliatrice 2018 /9

MADRE PER TUTTI, 
NESSUNO ESCLUSO


La novena di quest'anno prende le mosse dalla proposta pastorale salesiana per il 2018 sulla Chiesa, vista come "Casa per molti, madre per tutti, nessuno escluso".
Anche Maria Santissima, figura e modello della Chiesa (come la definisce il Vaticano II) è madre per tutti, senza eccezioni. Riflettiamo allora sulla figura di Maria Ausiliatrice in chiave salesiana, ma, prima ancora e soprattutto, "materna".
Buona novena a tutti!



PREGHIERA A MARIA AUSILIATRICE COMPOSTA DA DON BOSCO

O Maria, Vergine potente, 
Tu grande illustre presidio della Chiesa; 
Tu aiuto meraviglioso dei Cristiani; 
Tu terribile come esercito schierato a battaglia; 
 Tu sola hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo; 
Tu nelle angustie, nelle lotte, nelle strettezze 
difendici dal nemico 
e nell'ora della morte accogli l'anima nostra in Paradiso!  



Maria ci aiuta a ricordare, ad avere in noi la memoria delle grandi cose che Dio ha fatto. Non solo perché nel Magnificat prorompe in un canto di lode e di ringraziamento al Signore, ma anche perché, con la sua stessa vita, dopo la morte di Gesù testimonia la propria fedeltà alla Buona Novella annunciata da suo Figlio e rimane in attesa dello Spirito Santo (Colui che avrebbe insegnato ogni cosa e fatto ricordare ciò che Gesù aveva detto), assieme agli apostoli. Questo suo rimanere avvalora la sua fede e la Parola stessa di Gesù. Una Parola che meritava di essere accolta, custodita e propagata. Maria crede fermamente nelle promesse di Dio e crede nella missione che Cristo ha portato avanti, pagando con il prezzo della sua vita. Con questo atteggiamento, la Madonna ci sprona a rimanere saldi nella fede anche quando le aspettative umane sembrano disilluse, quando i ragionamenti troppo razionali ci vorrebbero allontanare da Dio, quando siamo derisi per la nostra vita cristiana o contrastati da chi la pensa diversamente da noi. L'esempio di Maria ci sprona a rinnovare la nostra adesione a Cristo, a riconoscere il valore e l'attualità dell'eredità lasciataci da Gesù. Un Gesù che, infatti, non è semplicemente morto, ma è anche risorto ed è vivo, vero, accanto a noi, «tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Quando la nostra memoria di fede comincia a vacillare, afferriamo la mano di Maria, poniamoci sotto il suo manto e troveremo la Madre che guida i suoi figli, l'Ausiliatrice che è «zattera» di salvezza che ci riconduce al porto sicuro (Memorie Biografiche, VIII, 274-282).

martedì 22 maggio 2018

Novena a Maria Ausiliatrice 2018 /8

MADRE PER TUTTI, 
NESSUNO ESCLUSO


La novena di quest'anno prende le mosse dalla proposta pastorale salesiana per il 2018 sulla Chiesa, vista come "Casa per molti, madre per tutti, nessuno escluso".
Anche Maria Santissima, figura e modello della Chiesa (come la definisce il Vaticano II) è madre per tutti, senza eccezioni. Riflettiamo allora sulla figura di Maria Ausiliatrice in chiave salesiana, ma, prima ancora e soprattutto, "materna".
Buona novena a tutti!



PREGHIERA A MARIA AUSILIATRICE COMPOSTA DA DON BOSCO

O Maria, Vergine potente, 
Tu grande illustre presidio della Chiesa; 
Tu aiuto meraviglioso dei Cristiani; 
Tu terribile come esercito schierato a battaglia; 
 Tu sola hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo; 
Tu nelle angustie, nelle lotte, nelle strettezze 
difendici dal nemico 
e nell'ora della morte accogli l'anima nostra in Paradiso!  



Maria è donna capace di condividere, non solo nella gioia, ma anche nel dolore. Ai piedi della Croce accetta infatti di diventare madre di Giovanni, il giovane amico di Gesù che era rimasto accanto a lei mentre Cristo veniva deriso e ucciso. È una consolazione, per noi, sapere che Maria non è una madre egoista, ma che il suo amore materno si dilata, fino ad abbracciare tutti gli amici di suo Figlio, tutti coloro che Egli porta nel proprio cuore e per i quali desidera ogni gioia, ogni consolazione, ogni supporto. Se Giovanni diventa "aiuto" di Maria e Maria "aiuto" per Giovanni, allora anche noi possiamo affidare alla Vergine tutti i nostri affetti più cari, affinché li protegga, vegli su di loro, li sostenga nel cammino della vita a volte fatto anche di percorsi in salita, dolorosi, che trafiggono i cuori e sconvolgono i progetti umani. Proprio come fece don Bosco, che mise sotto la protezione di Maria Ss. i suoi giovani, i suoi salesiani, i tanti benefattori che si rivolgevano a lui con richieste di preghiere per i propri parenti ammalati o afflitti da varie prove, invitandoli, non di rado, a pregare la novena all'Ausiliatrice, certo che la Madonna avrebbe operato miracoli.

lunedì 21 maggio 2018

Novena a Maria Ausiliatrice 2018 /7

MADRE PER TUTTI, 
NESSUNO ESCLUSO


La novena di quest'anno prende le mosse dalla proposta pastorale salesiana per il 2018 sulla Chiesa, vista come "Casa per molti, madre per tutti, nessuno escluso".
Anche Maria Santissima, figura e modello della Chiesa (come la definisce il Vaticano II) è madre per tutti, senza eccezioni. Riflettiamo allora sulla figura di Maria Ausiliatrice in chiave salesiana, ma, prima ancora e soprattutto, "materna".
Buona novena a tutti!



PREGHIERA A MARIA AUSILIATRICE COMPOSTA DA DON BOSCO

O Maria, Vergine potente, 
Tu grande illustre presidio della Chiesa; 
Tu aiuto meraviglioso dei Cristiani; 
Tu terribile come esercito schierato a battaglia; 
 Tu sola hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo; 
Tu nelle angustie, nelle lotte, nelle strettezze 
difendici dal nemico 
e nell'ora della morte accogli l'anima nostra in Paradiso!  



Maria non fugge nel momento del dolore, ma ci aiuta soprattutto allora, quando siamo tentati di abbatterci maggiormente, di abbandonare magari anche la fede. Per questo possiamo invocarla, come facciamo nell'Ave, Maria, affinché preghi per noi ogni momento e nell'ora della nostra morte. Maria prega per noi, cioè intercede presso Dio, si rivolge a Lui perché ci doni ciò di cui la nostra vita, la nostra anima, il nostro cuore hanno bisogno... momento per momento. Pregare, in questo senso, è rimanere vicino, stare con. Maria sta, è sempre con noi, nei momenti di gioia e in quelli di sofferenza, nel feriale e nel festivo della nostra vita. Nel Vangelo, infatti, Ella è presente a Cana, in un giorno di allegria per un matrimonio celebrato, ma è anche accanto a suo Figlio lungo il tragitto del Calvario e rimane con Lui fino alla fine, fino all'ora della sua morte. La presenza della Madonna si declina in un susseguirsi di attimi, in una continuità che è quotidianità, che è quell'adesso in cui ciascuno di noi esiste e porta in sé bisogni, desideri, speranze, ma anche pesi, dolori e angosce. 
«Fate quello che potete: Dio farà quello che non possiamo far noi. Confidate ogni cosa in Gesù Cristo Sacramentato ed in Maria Ausiliatrice» diceva don Bosco «e vedrete che cosa sono i miracoli» [1].
Dalle parole dobbiamo passare, quindi, ai fatti: che invocare Maria nella preghiera che quotidianamente le offriamo sia veramente un sentire la sua presenza momento per momento, di gioia in gioia, di dolore in dolore, di speranza in speranza. Fino alla fine Maria sarà con noi e ci aiuterà, come una messaggera che si faccia portavoce dei nostri bisogni e sentimenti più nascosti, come una Madre che farebbe di tutto per sollevare dalla pena i propri figli.

[1] Memorie Biografiche, XI, 395.

domenica 20 maggio 2018

Novena a Maria Ausiliatrice 2018 /6

MADRE PER TUTTI, 
NESSUNO ESCLUSO


La novena di quest'anno prende le mosse dalla proposta pastorale salesiana per il 2018 sulla Chiesa, vista come "Casa per molti, madre per tutti, nessuno escluso".
Anche Maria Santissima, figura e modello della Chiesa (come la definisce il Vaticano II) è madre per tutti, senza eccezioni. Riflettiamo allora sulla figura di Maria Ausiliatrice in chiave salesiana, ma, prima ancora e soprattutto, "materna".
Buona novena a tutti!



PREGHIERA A MARIA AUSILIATRICE COMPOSTA DA DON BOSCO

O Maria, Vergine potente, 
Tu grande illustre presidio della Chiesa; 
Tu aiuto meraviglioso dei Cristiani; 
Tu terribile come esercito schierato a battaglia; 
 Tu sola hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo; 
Tu nelle angustie, nelle lotte, nelle strettezze 
difendici dal nemico 
e nell'ora della morte accogli l'anima nostra in Paradiso!  



«Si dimentica forse una donna del suo bambino,
così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere?
Anche se costoro si dimenticassero,
io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49,15).
Dio parla del proprio amore per l'uomo ricorrendo al paradosso della madre che potrebbe, per assurdo, dimenticarsi del proprio bambino. Sembra che il Signore voglia sottolineare quanto sia forte e indistruttibile il rapporto che lega madre e figlio e quanto ancora più intenso ed eterno sia l'amore divino nei confronti delle creature umane. In un certo senso, letto fin nelle sue profondità, questo versetto è un elogio sublime all'amore materno, che non può scadere nell'oblio perché ogni bambino è frutto delle viscere della madre, frutto della sua carne, creaturina che ha riempito il suo grembo vivendo con lei in simbiosi per nove mesi. 
Noi tutti siamo figli di Maria. La Madonna ci ha assunto come tali perché siamo fratelli di Gesù, suo Figlio nella carne, e il Cristo stesso, dall'alto della Croce, ci ha affidati spiritualmente a lei, affinché si occupasse di noi. 
E come Madre, Maria rimane accanto ai suoi figli anche quando smarriscono la strada, come fece con Gesù, che si perse fra i dottori del Tempio. Non aveva capito, in quella circostanza, il perché del comportamento del piccolo Gesù, ma accortasi della sua mancanza, subito, assieme a Giuseppe, si mise a cercarlo. Lo rimproverò, sì, ma con dolcezza, con bonarietà. Ed è così che la Madonna rimane accanto a quanti intraprendono cammini che li portano lontani dal Signore. Maria li segue, Maria li cerca, Maria prova a convincerli, con calore materno, a ritornare sulla via di Dio, a ritornare a "casa" assieme a Lei. La Madonna è l'aiuto per non perdersi definitivamente, per avere speranza di vita eterna finché c'è vita. Maria Ausiliatrice ha fatto proprio questo con i tanti ragazzi "di strada" che attraverso don Bosco è riuscita a ricondurre all'ovile del gregge di cui Gesù è Pastore. E così continua a fare anche oggi, trovando per ognuno la parola giusta, il tasto attraverso cui accedere al bene che è presente, ma a volte nascosto, in ogni persona. Lasciamoci dunque aiutare da lei, anche nei piccoli smarrimenti quotidiani, in cui perdiamo il sorriso, la pace, la pazienza, la fiducia. Lasciamoci prendere per mano da Lei, affinché ci riporti accanto a Dio Padre e accanto a Gesù. 

sabato 19 maggio 2018

Novena a Maria Ausiliatrice 2018 /5

MADRE PER TUTTI, 
NESSUNO ESCLUSO


La novena di quest'anno prende le mosse dalla proposta pastorale salesiana per il 2018 sulla Chiesa, vista come "Casa per molti, madre per tutti, nessuno escluso".
Anche Maria Santissima, figura e modello della Chiesa (come la definisce il Vaticano II) è madre per tutti, senza eccezioni. Riflettiamo allora sulla figura di Maria Ausiliatrice in chiave salesiana, ma, prima ancora e soprattutto, "materna".
Buona novena a tutti!



PREGHIERA A MARIA AUSILIATRICE COMPOSTA DA DON BOSCO

O Maria, Vergine potente, 
Tu grande illustre presidio della Chiesa; 
Tu aiuto meraviglioso dei Cristiani; 
Tu terribile come esercito schierato a battaglia; 
 Tu sola hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo; 
Tu nelle angustie, nelle lotte, nelle strettezze 
difendici dal nemico 
e nell'ora della morte accogli l'anima nostra in Paradiso!  



Maria è donna dell'aiuto insperato, Colei che si fa presente quando tutto sembra senza via d'uscita, senza possibilità di buon esito, e non c'è umanamente nessuno in cui poter confidare. A Cana di Galilea si presenta esattamente così, intercettando il bisogno inespresso dei due sposi e richiedendo a Gesù un intervento radicale, decisivo, capace di cambiare il corso degli eventi. Da cosa si sarà accorta, Maria, che il vino buono si era finito? L'avrà letto negli sguardi preoccupati dei festeggiati e del maestro di tavola? Avrà ascoltato un bisbiglio concitato dei servi? Non possiamo rispondere a questa domanda, ma possiamo certamente dire che la Madonna ha avuto occhi per vedere, occhi capaci di captare dei segnali che a tutti gli altri – presi magari dalle chiacchiere, dalle pietanze e dal clima festoso – erano sfuggiti. La Madonna vede, comprende, agisce. È come una Madre che riesce a decifrare nei propri figli quei piccoli segni che a un estraneo sfuggono o non dicono niente. Una madre, invece, percepisce tutto, comprende e si mette all'opera; ma questo non avviene semplicemente per un meccanismo automatico, perché il legame madre-figlio va sempre curato e alimentato con l'amore. Quando si ama si può vedere e quando si ama si vuole con tutte le proprie forze intervenire in caso di bisogno. 
Don Bosco di questo era sicuro: la Madonna non l'avrebbe mai abbandonato, neppure quando la situazione fosse stata umanamente irrisolvibile. D'altronde, così aveva fatto con i sogni che lo avevano guidato nel suo cammino di salesiano. Maria era intervenuta, assieme a Gesù, dandogli ogni volta dei nuovi "indizi", nuovi consigli, nuove indicazioni per far procedere la sua opera a favore dei giovani.
«Asserisce il Can. Ballesio, D. Bosco era in fama di ottenere da Maria SS. Ausiliatrice molte grazie a favore di coloro, che a lui si raccomandavano. E questa fiducia aveva un fondamento sicuro, perché da quanto io ricordo, nel mio soggiorno di otto anni nell'Oratorio, ed in seguito tutte le volte che ebbi a trattare col Servo di Dio, conobbi che egli aveva nella Madonna piena fiducia e che col suo aiuto era certo di ottenere moltissimo, anche quello che umanamente parlando pareva impossibile. La Madonna fu sempre la sua tesoriera, la sua difesa ed il suo aiuto, sia a favore di quelli che a lei ricorrevano per mezzo del Servo di Dio, sia a favore delle opere Salesiane”».
(Memorie Biografiche, VI, 383).

venerdì 18 maggio 2018

Novena a Maria Ausiliatrice 2018 /4

MADRE PER TUTTI, 
NESSUNO ESCLUSO


La novena di quest'anno prende le mosse dalla proposta pastorale salesiana per il 2018 sulla Chiesa, vista come "Casa per molti, madre per tutti, nessuno escluso".
Anche Maria Santissima, figura e modello della Chiesa (come la definisce il Vaticano II) è madre per tutti, senza eccezioni. Riflettiamo allora sulla figura di Maria Ausiliatrice in chiave salesiana, ma, prima ancora e soprattutto, "materna".
Buona novena a tutti!




PREGHIERA A MARIA AUSILIATRICE COMPOSTA DA DON BOSCO

O Maria, Vergine potente, 
Tu grande illustre presidio della Chiesa; 
Tu aiuto meraviglioso dei Cristiani; 
Tu terribile come esercito schierato a battaglia; 
 Tu sola hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo; 
Tu nelle angustie, nelle lotte, nelle strettezze 
difendici dal nemico 
e nell'ora della morte accogli l'anima nostra in Paradiso!  



Maternità e sofferenza: un binomio purtroppo non scontato, non banale. Chi genera vita sperimenta, purtroppo, anche la sofferenza. Perché la vita è fatta non solo di momenti felici, ma pure di incomprensioni, di malattia, di dolore e di morte. E spesso una madre vede con i propri occhi e condivide sulla propria pelle le sofferenze di un figlio. Così Maria è passata attraverso le ordinarie (oltre che straordinarie) vicende della realtà umana e ricevendo non solo annuncio gioioso dell'angelo Gabriele, ma anche quello cupo di Simeone, che nel Tempio le aveva prefigurato il momento della tristezza accanto a Gesù, racchiudendolo nell'immagine della spada che le avrebbe trafitto l'anima (cfr. Lc 2,35). 
Essere madri e "aiutare" i propri figli si esprime anche nell'essere pronti a soffrire per loro, nelle diverse situazioni che giorno dopo giorno chiedono di essere affrontate. Per Maria molte sono state le sfide che l'hanno vista coinvolta a motivo di Gesù: l'imbarazzante situazione di essere incinta prima della coabitazione con Giuseppe; un parto lontano dalla propria casa e in condizioni che oggi definiremmo disumane; la minaccia rappresentata da Erode; la vita in una terra straniera; gli anni difficili della vita pubblica di Gesù, osteggiato da scribi, farisei e sacerdoti; la Crocifissione e la morte del Cristo. 
Maria non si è dileguata nei pericoli e nelle fasi dolorose della vita di suo Figlio. Non ha gettato la spugna, non se n'è lavata le mani. Ha continuato a stare, così come è stata ai piedi della Croce, in quello che certamente per lei deve aver rappresentato l'apice della sua sofferenza di donna e di madre, ma anche di credente, saggiata come «oro nel crogiuolo» (Sap 3,6) dinanzi all'apparente sconfitta del Figlio, all'apparente dissolversi in una bolla di sapone delle promesse di Dio. A volte anche una semplice presenza è di aiuto, di conforto, per chi soffre. Con questa consapevolezza, di avere accanto a noi una Madre che non scappa nel momento del nostro maggior bisogno, possiamo vivere i nostri personali dolori. Maria segue ciascuno di noi nel personale tragitto doloroso, quando scaliamo le montagne delle difficoltà, della solitudine, della malattia. Davanti alle difficoltà, la sua presenza deve incoraggiarci, nonostante tutto, alla speranza: Dio è più grande di ogni ostacolo, di ogni limite umano. La nostra fede non può vacillare. Possiamo fare nostra l'esperienza di don Bosco: «La sua fiducia  non si appoggiava sulle speranze umane, sibbene nella protezione di Maria SS.» [1], quella di cui il santo dirà, riguardando al passato e scorrendo tutta la propria vita: «Ha fatto tutto lei»!

[1] Memorie Biografiche, VI, 500.

giovedì 17 maggio 2018

Novena a Maria Ausiliatrice 2018 /3

MADRE PER TUTTI, 
NESSUNO ESCLUSO


La novena di quest'anno prende le mosse dalla proposta pastorale salesiana per il 2018 sulla Chiesa, vista come "Casa per molti, madre per tutti, nessuno escluso".
Anche Maria Santissima, figura e modello della Chiesa (come la definisce il Vaticano II) è madre per tutti, senza eccezioni. Riflettiamo allora sulla figura di Maria Ausiliatrice in chiave salesiana, ma, prima ancora e soprattutto, "materna".
Buona novena a tutti!



PREGHIERA A MARIA AUSILIATRICE COMPOSTA DA DON BOSCO

O Maria, Vergine potente, 
Tu grande illustre presidio della Chiesa; 
Tu aiuto meraviglioso dei Cristiani; 
Tu terribile come esercito schierato a battaglia; 
 Tu sola hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo; 
Tu nelle angustie, nelle lotte, nelle strettezze 
difendici dal nemico 
e nell'ora della morte accogli l'anima nostra in Paradiso!  


Maria è donna del servizio, capace di mettere gli altri al primo posto, sempre disponibile a venire incontro alle necessità di chi le è prossimo. 
Indubbiamente è così per un suo stesso modo di essere e per una sua spiritualità interiore che la rende particolarmente sensibile alle esigenze altrui, ma questa sua capacità si affina in lei ancora di più nel momento in cui riceve il dono della maternità, dono che non va tenuto solo per sé, ma condiviso con gli altri. Ogni vita che nasce, infatti, non è un "possesso" di chi la porta alla luce. Un figlio non va posto sotto chiave, non lo si può conservare sotto una campana di vetro. Ogni vita è sempre anche per gli altri, in una catena di relazioni che si stringono e di condivisioni che si generano. Se la maternità si esprime nella capacità non egoistica della madre di spendersi per il figlio, allora questo implica anche che solo dove non c'è chiusura c'è veramente maternità. E la non chiusura significa apertura verso il mondo, verso gli altri oltre il figlio, verso gli altri a cui portare il dono che quel figlio è. 
Maria ne è la prova vivente: piena di Spirito, arricchita dal Verbo che si è fatto carne nel suo grembo, si mette in cammino verso la montagna, per raggiungere Elisabetta. Una decisione che nasce dal desiderio di aiutare una parente anziana "miracolosamente" incinta, ma anche dall'impellente necessità di condividere con un'altra donna di famiglia, che sta sperimentando una gioia simile alla propria, il grande regalo ricevuto da Dio, quello della maternità. Nell'incontro tra le due nasce il Magnificat di Maria, un canto di esultanza, di felicità; nasce quel gioioso «benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo» che dopo due millenni preghiamo nell'Ave, Maria.
Quando la Madonna viene in nostro aiuto non può che farlo con gioia: è l'entusiasmo che in lei nasce dall'essere stata –  a sua volta – "aiutata" da Dio, che l'ha chiamata alla vita, l'ha scelta per uno stupendo progetto e l'ha benedetta e ricolmata di Grazie.
«C'è più gioia nel dare che nel ricevere» e se per noi questo è a volte solo un modo di dire, per Maria è una realtà. La Madonna continua ad aiutarci con il sorriso sulle labbra, senza stancarsi per le nostre richieste di aiuto. 
«Una cosa che abbiamo fra di noi in modo specialissimo» diceva don Bosco, «e non la conosciamo abbastanza, si è la protezione di Maria e quanto sia efficace il ricorrere a questa buona Madre. Recitate adunque e fatevi familiari quelle belle parole, che a Lei disse l'Angelo: Ave, Maria, gratia plena: e quelle che la S. Chiesa va ripetendo: Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis. Alla sera quando andate a coricarvi dite sempre: Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis. Al mattino appena siete svegliati ripetete sempre: Ave, Maria e vedrete il mirabile effetto di questa invocazione» [1].

[1] Memorie Biografiche, VI, 115.

mercoledì 16 maggio 2018

Novena a Maria Ausiliatrice 2018 /2

MADRE PER TUTTI, 
NESSUNO ESCLUSO


La novena di quest'anno prende le mosse dalla proposta pastorale salesiana per il 2018 sulla Chiesa, vista come "Casa per molti, madre per tutti, nessuno escluso".
Anche Maria Santissima, figura e modello della Chiesa (come la definisce il Vaticano II) è madre per tutti, senza eccezioni. Riflettiamo allora sulla figura di Maria Ausiliatrice in chiave salesiana, ma, prima ancora e soprattutto, "materna".
Buona novena a tutti!





PREGHIERA A MARIA AUSILIATRICE COMPOSTA DA DON BOSCO

O Maria, Vergine potente, 
Tu grande illustre presidio della Chiesa; 
Tu aiuto meraviglioso dei Cristiani; 
Tu terribile come esercito schierato a battaglia; 
 Tu sola hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo; 
Tu nelle angustie, nelle lotte, nelle strettezze 
difendici dal nemico 
e nell'ora della morte accogli l'anima nostra in Paradiso!  




La maternità è servizio, perché essere madri è essenzialmente questo: amare e dare la vita non solo nel senso di mettere una creatura al mondo, ma di spendere tutta la propria esistenza per i figli, rimanendo madre "a tempo indeterminato". 
Maria è stata Madre così, per Gesù, accompagnandolo lungo tutto il tragitto della vita, anche quando ormai il Cristo era adulto e stava seguendo la propria strada. I Vangeli ci presentano la Vergine a Cana di Galilea, ma ce la fanno intuire sempre e comunque sulle orme di Cristo, come quando Matteo annota: «Mentre egli parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli» (Mt 12, 16) o come quando gli Evangelisti la annoverano fra i pochi intimi che seguivano Gesù lungo il tragitto del Calvario e poi ai piedi della Croce. 
Mentre Gesù aiutava Maria a progredire nella fede, Maria aiutava Gesù, rimanendogli vicina mentre in molti lo consideravano un folle, un esaltato, un idolatra. Questa vicinanza, questo «prolungamento della maternità» [1], questo tacito incoraggiamento al Figlio a proseguire su un cammino tanto strano agli occhi del mondo, ma nella certezza che fosse voluto dal Padre, ci ricorda che la Madonna aiuta noi, suoi figli, nel fare la volontà di Dio, giorno dopo giorno, momento dopo momento. Ma bisogna anche credere che veramente Lei sia accanto a noi, che rimanga sempre presente nelle faccende ordinarie e straordinarie della nostra vita. 
Forse Gesù e Maria avranno trascorso dei momenti di dialogo, di confronto, durante gli anni della vita pubblica del Messia: una modalità che bisogna imparare a calare nel proprio quotidiano. Vivere con Maria, sentirla come presenza invisibile agli occhi, ma concreta per il cuore, per lo spirito; parlare con Maria dei propri problemi, affidarle le necessità, confidarle le gioie, chiederle consiglio. Come si fa con una mamma. 
E una madre non rifiuta il proprio aiuto a un figlio che la invoca, se è vero che san Bernardo di Chiaravalle ha scritto nel suo Memorare: «non si è mai udito al mondo che alcuno sia ricorso alla tua protezione, abbia implorato il tuo aiuto, abbia chiesto il tuo soccorso, e sia stato abbandonato» . E Don Bosco, ne Il giovane provveduto, narrava di come san Francesco di Sales, ancora giovane studente laico, recitando questa preghiera in un momento di grave sconforto spirituale, fosse stato immediatamente liberato da una tentazione [2]. 
E che Maria sia veramente vicina ai suoi figli, lo testimonia anche quanto don Bosco stesso vide e disse trovandosi a Nizza, in visita dalle Figlie di Maria Ausiliatrice: «La Madonna è veramente qui, qui in mezzo di voi! La Madonna passeggia in questa casa e la copre con il suo manto» [3].
Facciamo che anche nelle nostre case Maria passeggi, ci protegga, ci guidi, ci sorregga nel cammino della fede, fatto di momenti di gioia, ma anche di incomprensione, di dolore. Il suo amore materno sia per noi consolazione e speranza nell'Amore di Dio che non ci abbandona mai.



[1] Giorgio Gozzelino, Ecco tua Madre! Breve saggio di mariologia sistematica, Elledici, 1998, p. 87.
[2] Giovanni Bosco, Il giovane provveduto, OE XXXV,3, p. 264.
[3] Memorie Biografiche, XVII, 557.

martedì 15 maggio 2018

Novena a Maria Ausiliatrice 2018 /1

MADRE PER TUTTI, 
NESSUNO ESCLUSO


La novena di quest'anno prende le mosse dalla proposta pastorale salesiana per il 2018 sulla Chiesa, vista come "Casa per molti, madre per tutti, nessuno escluso".
Anche Maria Santissima, figura e modello della Chiesa (come la definisce il Vaticano II) è madre per tutti, senza eccezioni. Riflettiamo allora sulla figura di Maria Ausiliatrice in chiave salesiana, ma, prima ancora e soprattutto, "materna".
Buona novena a tutti!




PREGHIERA A MARIA AUSILIATRICE COMPOSTA DA DON BOSCO

O Maria, Vergine potente, 
Tu grande illustre presidio della Chiesa; 
Tu aiuto meraviglioso dei Cristiani; 
Tu terribile come esercito schierato a battaglia; 
 Tu sola hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo; 
Tu nelle angustie, nelle lotte, nelle strettezze 
difendici dal nemico 
e nell'ora della morte accogli l'anima nostra in Paradiso!  



Maria è donna dell'accoglienza: con prontezza aderisce al progetto di Dio su di lei, accettando di ospitare nel proprio grembo il Verbo che si fa Carne. 
Maria è dunque donna della disponibilità, dell'apertura mentale e spirituale: le possibilità impensate che Dio le prospetta attraverso l'angelo Gabriele non la atterriscono, non la impensieriscono per il futuro. Eppure ciò che le viene detto è nuovo, importante, e anche pieno di punti interrogativi. Cosa vuol dire essere coperti dall'ombra della potenza dell'Altissimo; che significa diventare "Madre del Figlio di Dio? Cosa comporta accogliere l'altro e cosa comporta anche l'essere accolti da Dio fino al punto di diventare strumento per una missione simile? 
Se lo sarà chiesto, Maria, in quell'istante o magari dopo, oppure in entrambi i momenti. Avrà riflettuto su quanto le stava accadendo, su quanto le sarebbe accaduto. Alla fine, però, quello che conta è solo una cosa: fidarsi. Per accogliere e per essere accolti occorre fiducia. Fidarsi perché l'altro sa quello che fa. Fidarsi perché se si è scelti, allora si ha la capacità di portare a compimento la propria missione. Ma il tutto avviene in una mutua relazione di aiuto: accogliere l'altro è accettare di aiutare e di essere aiutati. Maria, come madre, sarà aiuto del Figlio che metterà al mondo: lo nutrirà, lo crescerà, lo accompagnerà nella crescita spirituale di giovane ebreo e più in generale nel cammino della vita. Ma, proprio in quanto madre del Figlio di Dio, Maria si farà anche aiutare da Lui. Maria crescerà nella fede accanto a Gesù, ascoltandolo parlare del Padre, vedendolo operare negli anni della sua vita pubblica e rimanendo discepola fedele dopo la sua morte e risurrezione. 
Anche nei nostri confronti Maria fa questo: ci aiuta a generare in noi la fede, ci offre un modello da imitare, ci addita il Figlio suo da guardare per procedere sulla strada dell'amore e della santità, ci spinge  a credere in noi stessi quando siamo tentati dal lasciar perdere, credendo di non poter fare grandi cose nella vita. Ma Maria si fa anche aiutare dai suoi figli... e nella vita di don Bosco, il più grande apostolo dell'Ausiliatrice, lo si vede chiaramente. Giovanni Bosco fu uno strumento nelle mani di Dio e di Maria per realizzare una grande opera, che sotto il segno dell'Ausiliatrice fosse di aiuto per tanti ragazzi disagiati, bisognosi di tutto, dal pane all'affetto, dall'educazione al lavoro, dal vestito al nutrimento spirituale. Il ragazzo dei Becchi, il contadino povero e orfano, fu colui attraverso il quale Maria Ausiliatrice ebbe un monumento di mattoni (la Basilica torinese) e due viventi (le Figlie di Maria Ausiliatrice e l'Associazione di Maria Ausiliatrice), per diffonderne il culto in tutto il mondo e spronare i cristiani a ricorrere a lei specialmente nei tempi difficili.
È bello pensare, anche per noi, a un rapporto di questo tipo con Maria: noi ci fidiamo di lei e lei si fida di noi. Pedaliamo in tandem, corriamo una staffetta, ci aiutiamo a vicenda. Proprio come accade in un normale rapporto tra madri e figli, relazione fatta di confidenza, di fiducia, di ascolto e di mutuo soccorso.


giovedì 19 aprile 2018

Pensieri per lo spirito

ATTIRATI DA DIO





In quel tempo, disse Gesù alla folla: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». (Gv 6, 44-51)



Innamorarsi è sempre un essere vicendevolmente attirati. A volte per un colpo di fulmine, altre volte per un innamoramento lento. In certi casi ci si innamora contemporaneamente, in altri è uno dei due a farlo per primo. Ma l'amarsi richiede, alla fine, una relazione, un incontro, uno scambio, un'attrazione reciproca che determina vicinanza e unità.
Nella storia d'amore tra Dio e il cristiano è sempre il Signore a muovere il primo passo, a fare la prima mossa. È Dio che attira l'altro, perché è Lui che ama per primo, cercando di suscitare la risposta dell'uomo.
L'Antico Testamento risuona della lode al Signore per il suo amore «che è per sempre» (cfr. 1Cr 16,34; Sal 100,5; Ger 33,11), perché Dio non può mai abbandonare l'uomo (cfr. Is 49, 15) che ha amato «di amore eterno», continuando a essergli fedele (cfr. Ger 31,3). 
In Gesù l'amore divino si manifesta in un Dio di carne, umano come noi, tangibile, veramente "concreto" per i nostri occhi abituati a riconoscere (molto spesso) solo ciò che si può vedere realmente. E anche Cristo torna sul discorso dell'attirare: «E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32). Se possiamo volgere lo sguardo a colui che è stato trafitto (Gv 19,37) e glorificato alla destra del Padre è proprio perché Dio per primo ci ha amati (cfr 1Gv 4,19): la nostra capacità di amare (la nostra risposta) deriva proprio da questo saperci e sentirci amati da Lui, sorretti da qualcosa che non abbiamo meritato, ma che ci viene offerto gratuitamente, affinché ne possiamo attingere a piene mani.
«In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati» (1Gv 4,10 ).
Riconoscere l'amore di Dio nella propria vita è un primo passo nell'innamoramento dell'uomo nei confronti del Signore. Ma riconoscerlo non basta: chi si innamora deve fare spazio all'altro, permettendogli di intraprendere un cammino a due:

«Per poter essere perfetti, come a Lui piace, abbiamo bisogno di vivere umilmente alla sua presenza, avvolti nella sua gloria; abbiamo bisogno di camminare in unione con Lui riconoscendo il suo amore costante nella nostra vita. Occorre abbandonare la paura di questa presenza che ci può fare solo bene. È il Padre che ci ha dato la vita e ci ama tanto. Una volta che lo accettiamo e smettiamo di pensare la nostra esistenza senza di Lui, scompare l’angoscia della solitudine (cfr Sal 139,7). E se non poniamo più distanze tra noi e Dio e viviamo alla sua presenza, potremo permettergli di esaminare i nostri cuori per vedere se vanno per la retta via (cfr Sal 139,23-24). Così conosceremo la volontà amabile e perfetta del Signore (cfr Rm 12,1-2) e lasceremo che Lui ci plasmi come un vasaio (cfr Is 29,16). Abbiamo detto tante volte che Dio abita in noi, ma è meglio dire che noi abitiamo in Lui, che Egli ci permette di vivere nella sua luce e nel suo amore. Egli è il nostro tempio: "Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita" (Sal 27,4). "È meglio un giorno nei tuoi atri che mille nella mia casa» (Sal 84,11). In Lui veniamo santificati"» (Francesco, Gaudete et exultate, 51).

Diventando uno con Colui che amiamo e che ci ama non rischiamo di perdere noi stessi, ma, al contrario, di potenziarci, di portare al massimo sviluppo ogni talento ricevuto, ogni buona qualità, ogni virtù. 

«Solo a partire dal dono di Dio, liberamente accolto e umilmente ricevuto, possiamo cooperare con i nostri sforzi per lasciarci trasformare sempre di più. La prima cosa è appartenere a Dio. Si tratta di offrirci a Lui che ci anticipa, di offrirgli le nostre capacità, il nostro impegno, la nostra lotta contro il male e la nostra creatività, affinché il suo dono gratuito cresca e si sviluppi in noi: "Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio» (Rm 12,1). Del resto, la Chiesa ha sempre insegnato che solo la carità rende possibile la crescita nella vita di grazia, perché "se non avessi la carità, non sarei nulla" (1 Cor 13,2)» (Ibidem, 56).

Dio non chiede niente di più di ciò che noi siamo: vinte le resistenze che ci impediscono di donarci, di essere totalmente per l'Altro (proprio come in ogni vero rapporto d'amore deve accadere) saremo allora totalmente di Colui che è Amore. E a nostra volta diventeremo amore per Lui e per gli altri in ogni cosa che faremo, nelle singole e irripetibili circostanze della nostra vita, nelle esperienze quotidiane, nelle apparenti minuzie che affollano le nostre giornate.
Fare Eucaristia, fare Comunione con il Pane Eucaristico che ci chiama, che ci vuole attirare tutti a Sé, non può non portarci al farci eucaristia per gli altri.
E saremo allora anche noi lo strumento, semplice, povero, ma potente, attraverso cui Dio attirerà ancora a Sè quanti potranno sperimentare il suo amore attraverso di noi.