giovedì 12 gennaio 2012



Pubblico con gioia una nuova testimonianza vocazionale, che mi è stata inviata dalla mia cara amica Suor Paolisa Teresa Falconi, Ancella della Carità.
Lo scritto riguarda la zia di Suor Paolisa, sua omonima, anche lei consacrata nella stessa congregazione religiosa e recentemente tornata alla casa del Padre.


Leggendo questa testimonianza, tornano alla mente le parole di Nostro Signore, che invita alla sequela...anche radicale, quella che molte volte costa la fatica "umanissima" del distacco dagli affetti più cari, nella certezza che occorra mettere mano all'aratro e non voltarsi indietro, per essere "adatti" al Regno di Dio! (cfr Lc 9,62)
Solo così si può ottenere il centuplo in questa vita ed anche nell'altra!


Preghiamo per questa cara sorella, certi che anche lei ci ricorderà davanti all'Onnipotente!

Un grande grazie alla carissima Suor Paolisa, per aver voluto condividere con noi il suo ricordo personale della zia e soprattutto la sua sincera testimonianza di sequela appassionata di Cristo, fino all'ultimo!







Suor Paolisa, appartenente a una famiglia numerosa, saldamente ancorata ai principi e ai valori cristiani, è stata la preziosa collaboratrice di mamma Teresa, donna saggia e integerrima, dalla fede robusta, cresciuta alla scuola del sacrificio e con lo spirito mariano di Sant’Alfonso Maria De’ Liguori, che le ha trasmesso la gioia di fare e vivere scelte concrete e dignitose nell’ambito familiare, sociale, parrocchiale e poi religioso.

Apostola in famiglia, catechista tra la gioventù, prima testimone di una solida vita cristiana corroborata dalla grazia sacramentale, intensamente vissuta e trasmessa ai fratelli, con delicata fermezza e signorilità di tratto invidiabile, semplice, umile, modesta ha irradiato la luce della bontà e riscaldato il cuore di molte persone che l’hanno avvicinata.

La sua scelta vocazionale, è stata ostacolata specie dal papà, Cav. Paolo, uomo apparentemente rude, ma anche se non lo dimostrava, tenero verso i suoi figli, che non si rassegnava a vedersi partire da casa una figlia tanto amabile, saggia, capace di unire i cuori. 
La perdita era poi sentita irreparabile dai suoi fratelli e dalle sorelline che ha seguito e fatto crescere, e la consideravano la loro seconda mamma.

Noi, suoi parenti, abbiamo una testimonianza chiara, trasparente della vita di donazione totale di suor Paolisa alla Chiesa e al suo Istituto. 
Le ha sempre cantato in cuore l’entusiasmo e la gioia della sua appartenenza a Cristo attraverso la consacrazione vissuta con fedeltà, entusiasmo e gioia e dedizione sino alla fine.
Stimava le sue Superiore, era obbediente fino allo scrupolo e ne assecondava anche i desideri, aveva il culto della sua Regola che viveva fin nei minimi particolari confrontandosi con serietà anche quando, dopo molti anni, veniva in famiglia per qualche giorno l’anno.
Non l’abbiamo mai sentita fare rimarchi o dare giudizi sfavorevoli verso qualche membro dell’Istituto, anzi ha donato tutte le sue energie spirituali e fisiche per settantatré anni, senza risparmiarsi, senza rivendicare diritti o pretendere qualche cosa di diverso. 
Si è lasciata forgiare l’anima e il cuore dal mistero della GRAZIA e della MISERICORDIA del Signore e, in ogni comunità dove è stata, in varie Regioni d’Italia, lontane o vicine a Verona, ha saputo mantenere con coerenza quello che ha promesso con serietà e consapevolezza all’inizio della sua vita religiosa.

Non so descrivere la gioia dell’incontro e il fascino che la zia esercitava su me, non solo per la sua straordinaria bellezza fisica ma più di tutto per il suo candore spirituale che era angelico.
Le sue erano parole di Cielo che le sgorgavano dal cuore e lasciavano una traccia in me. 
Ricordo con nostalgia il giorno in cui le ho comunicato la mia decisione di entrare in Convento tra le Ancelle della Carità. Ho notato in lei un momento di sgomento, poi con padronanza e pacatezza mi ha detto: «Nella Chiesa c’è posto per tutti. Si può fare del bene ovunque, ricordati però che prima di tutto bisogna diventare sante». 
Mi ha poi presentato alla sua Superiora generale che mi ha rivolto queste testuali parole: «Auguri, signorina, sia una mammoletta come la sua zia». 
E una viola nascosta e profumata solo dalla virtù è stata la vita della zia che avrebbe amato diventare una suora infermiera, invece è rimasta felice e radiosa nei vari servizi di parecchie cucine. 
Ha servito, ha sfamato molte persone ammalate, anziane, giovani con il suo spirito gioviale, vivace, raggiungendo spesso le anime e spezzando loro non solo il pane ma anche la ricchezza della Parola che sapeva comunicare con tanta semplicità.
L’ansia della santità e di raggiungere le persone lontane da portare a Cristo e lo spirito di riparazione fanno parte delle caratteristiche spirituali della zia e tutto faceva convergere a questo scopo: preghiere, sacrifici, mortificazioni, rinunce, specie le adorazioni, le giaculatorie che, come frecce ardenti, diceva, raggiungono il Cuore misericordioso dello Sposo Gesù.
La sua era una preghiera semplice, mai superficiale, ben localizzata e motivata, aveva un volto preciso: ogni persona, specie i parenti erano ricordati singolarmente con i loro problemi, le loro ansie, le loro attese. 
Lei, dotata di grande sensibilità e innata saggezza, sapeva vedere con occhio buono e vigile, scorgendo i bisogni più urgenti di ciascuno.

E quanti ne ha visti nella sua lunga vita! A tutti noi lascia il ricordo di una vita “bella”, serena, entusiasta, aperta al divino, ricca di un’umanità affinata dal contatto con l’Eucaristia, con il Crocifisso servito e amato con tenerezza di sposa sempre presente e partecipe, capace di autentica condivisione.
La sua entrata tra le Sorelle della Casa di Riposo, lasciando il servizio che amava, l’ha fatta soffrire, ma la sua missione non era finita, ha continuato per anni, finché le forze l’hanno sostenuta, a mondare la verdura, oppure a dare due punti nel guardaroba e stirandosi gli indumenti che indossava con tanta soddisfazione, perché si sentiva ancora utile.
La zia, che ha sgranato centinaia e centinaia di Rosari, dimostrando il suo tenero amore alla Vergine, della quale ha cantato giuliva le melodie e la ninna nanna a Gesù sino alle ultime ore di vita, ora continua dal Cielo a pregare per noi.
Suor Paolisa ha terminato il suo pellegrinaggio terreno, ha raggiunto ciò che le è stato promesso.

Suor Paolisa Teresa Falconi A.d.C.
Brescia

domenica 8 gennaio 2012

CRISTIANOFOBIA.....dall'arte "teatrale" all'...arte politica!

Penso che tanti di voi avranno letto, in questi giorni, delle polemiche (giustificatissime!)intorno allo spettacolo (....) di Romeo Castellucci -dal titolo "Sul concetto del volto del Figlio di Dio"-.

Innanzitutto, come premessa e per chi non fosse a conoscenza di questa blasfema rappresentazione, che andrà in scena a Milano dal 24 gennaio, ecco un estratto dal sito del Comitato San Carlo Borromeo, Basta Cristianofobia, che descrive brevemente il contenuto della pièce teatrale":

"Sul concetto di Volto nel Figlio di Dio

La rappresentazione teatrale ruota attorno allo sfondo che la accompagna: il Volto di Gesù dipinto da Antonello da Messina. 
Davanti al Volto di Cristo, però, si svolgono delle scene ambigue, morbose e disgustose: si mostra il rapporto tra un padre anziano e suo figlio che svolge le mansioni di infermiere e di domestico.
L’odio anticristiano si rivela nel momento in cui entrano in scena alcuni bambini che cominciano a lanciare granate contro il volto di Gesù. 
Verso la fine della rappresentazione, l’uomo anziano va dietro l’immagine di Cristo e, mentre il Volto viene deformato, l’anziano copre l’immagine di un liquido nero, simbolo degli escrementi dell’anziano (tanto che in qualche passata rappresentazione – a questo punto – un odore nauseabondo ha invaso la sala). 
La conclusione della rappresentazione è di inequivocabile rifiuto di Cristo: «Tu non sei il mio Pastore»".


Chiaramente, davanti ad una simile porcheria che viene spacciata per arte, come cattolici non possiamo rimanere con le mani in mano.
Invito pertanto i lettori del blog a sottoscrivere l'appello di protesta, che trovate proprio sul sito del Comitato San Carlo Borromeo -Basta Cristianofobia oppure potete inviare una mail a Mons. Scola, all'indirizzo webmaster@chiesadimilano.it copiando il testo sempre già disponibile sullo stesso sito.

Consentitemi ora di spaziare un po', prendendo spunto dall'argomento oggetto di questo articolo odierno.
La "cristianofobia", se bene analizziamo il termine, altro non è che...la paura dei cristiani.
Fobia significa infatti paura, ma anche "ripugnanza".
Certo, il cristiano è un soggetto scomodo per molti, perché se se veramente si mette ad essere quello che è chiamato ad essere -sale della terra e luce del mondo- capiamo bene che per malpensanti, oziosi, viziosi, egoisti e malvagi, rimane poco spazio di azione sulla terra.
Detto proprio in termini crudi e spiccioli, se i topi vogliono ballare, devono eliminare il gatto di cui hanno paura.
Per realizzare questo piano "mangiagatto" finiscono con il rivelare la loro visione del cristianesimo come di una "odiosa minaccia", riversando sulla persona di Cristo e su tutto quello che la riguarda (Chiesa e suoi strumenti inclusi) l'odio che nutrono nei confronti di quello che considerano...nemico.

Ultimamente rifletto spesso su quello che da circa uno, due anni a questa parte si sta verificando in Italia, a livello non sociale o culturale, ma prima di tutto politico.
Sì, politico!
La politica -tanto di destra quanto di sinistra- sta attuando una serie di misure volte a far "scomparire" lentamente proprio gli strumenti di cui la Chiesa si serve a fin di bene (detto ancora in termini spiccioli), per la propria opera di apostolato e di cura anche della persona umana nella sua totalità.
Il fine ultimo è naturalmente far scomparire la Chiesa stessa come istituzione non politica o sociale, ma SPIRITUALE, nella sua parte più "interiore"...

Analizziamo le due cose che maggiormente evidenziano la piega presa dalla politica italiana degli ultimi anni:
  • l'aumento spropositato delle tasse di spedizioni delle riviste
  • la bagarre -montata quanto l'albume dell'uovo- intorno al pagamento dell'ICI da parte degli enti ecclesiastici
In merito al primo elemento, è facile comprendere come questo spropositato (e senza senso) rimedio scelto dalla politica italiana per "sanare" le finanze non sanate dello Stato, abbia colpito quasi esclusivamente le pubblicazioni cattoliche.
Lasciamo stare i sedicenti report che blateravano -sempre anni fa- di presunti "supporti economici" alla stampa cattolica.
Se questi supporti (ammesso che ci fossero!) avessero concesso lunga vita ai giornali cattolici, vorrei sapere come mai, a seguito della STANGATA sulle tariffe di spedizione, quasi tutti i periodici no profit cattolici sono stati drasticamente DANNEGGIATI, costretti a ridurre il numero di uscite annuali, o a limitare le spedizioni solo ed esclusivamente a quanti siano in regola col pagamento degli abbonamenti....
E' ovvio che il problema non riguarda riviste dall'abbonamento notoriamente elevato o che, per il loro taglio e per il tipo di argomentazione trattata, possono usufruire di avalli economici differenti, come quelli provenienti dagli sponsor pubblicitari.

A prescindere poi dalla qualità eccelsa o meno di tutta la stampa cattolica (perché è ovvio che le riviste sono molto varie fra di loro!), c'è da dire che di certo esse possono essere un valido ausilio per molte persone, specie per quelle più anziane o meno "acculturate", che non vanno in giro in rete per documentarsi sulle cose di fede, che non comprano libri di spiritualità....che non possono permettersi abbonamenti troppo cari, ma si spingevano volentieri a ricevere le riviste di parrocchie, opere come quella del Sacro Cuore di Bologna e via dicendo...magari inviando un'offerta anche ben più bassa dell'indicativa quota di abbonamento.
Naturalmente, da parte dello Stato, tagliare le gambe alla stampa cattolica è il tentativo di AFFIEVOLIRE LA VOCE che prima entrava nelle case, parlando di Cristo e della Chiesa.... cercare di stringere il cerchio della formazione cristiana di molte persone che non vanno a formarsi fuori dalle proprie case....

Il secondo aspetto, quello dell'Ici, rientra sempre in questa stessa logica: far credere che la Chiesa sia contro lo Stato, che sia quindi bugiarda rispetto al Vangelo (date a Cesare quel che è di Cesare, no?)....ed un DOMANI SPINGERE ADDIRITTURA A CHIUDERE LE CHIESE PERCHE' I LUOGHI DI CULTO NON PAGANO LE TASSE!
E ditemi, se pure la stampa cattolica ha letteralmente "i numeri contati"...dove si dovrebbe difendere e con quale tempismo?

Insomma, la "cristianofobia" -molto spesso- si nasconde dietro atteggiamenti che all'apparenza dovrebbero mostrarsi come "criteri di equità per tutti", ma che celano la verità effettiva per cui in realtà sono delle ingiustizie.... e noi, tante volte disinformati cattolici, rimaniamo muti davanti a certe "imposizioni politiche" perché non conosciamo, perché non vogliamo conoscere, perché ....eh, forse perché ci fa anche comodo!

Meditiamo, in questo giorno in cui si festeggia il Battesimo di Gesù: il Signore non ci invita a vivere solo una vita di fede nel chiuso del proprio IO, ma ad andare a cambiare il mondo con la nostra testimonianza concreta e fattiva....
salare la terra ed illuminare il mondo richiedono un impegno anche pratico, di parola di verità: una denuncia contro quello che oggi offende il volto di Cristo, e quindi anche di noi cristiani.... una denuncia contro l'arte cristianofobica, sia essa teatrale...o politica!

BUONA DOMENICA A TUTTI!

venerdì 6 gennaio 2012

EPIFANIA DEL SIGNORE




La festa dell'Epifania ci presenta nel Santo Vangelo la scena dell'offerta dei doni che i Re Magi consegnano a Gesù Bambino (Mt 2,1-12), doni per altro simbolici, in quanto rimandano alla regalità, alla divinità ed alla Passione di Nostro Signore Gesù Cristo.
Il concetto del "dono" è presente anche nella Liturgia delle Ore di questo giorno: già nei primi vespri, si fa memoria di come il Signore "diede la loro terra in eredità a Israele, a Israele suo popolo" (Sal 134).

Ora, il nome "ISRAELE" altro non è che il nome nuovo concesso da Dio a Giacobbe, figlio di Isacco, nipote di Abramo.
La storia di quest'uomo che faticosamente (ma con l'aiuto divino!) riesce a diventare grande da piccolo che era, ci dimostra come in verità non sia l'uomo a donare qualche cosa a Dio, ma tutto il contrario: è Dio che si dona all'uomo, in uno scambio d'amore senza pari!
E l'essere umano è invitato a fare altrettanto: donare al proprio fratello, anzi, donarsi all'altro!
Il capitolo 32 della Genesi, presenta infatti Giacobbe finalmente sfuggito allo "sfruttamento" del suocero Labano che voleva egoisticamente trattenere presso di sè beni materiali e le proprie figlie; il figlio di Isacco si è finalmente arricchito -riuscendo così a recuperare quanto Labano stesso gli aveva sottratto- ed è in cammino verso la terra promessa.
A quel punto accade però....l'imprevedibile: egli viene a sapere che gli viene incontro il fratello Esaù, esacerbato per la perdita della primogenitura e della benedizione paterna, che proprio Giacobbe gli aveva "carpito"...la prima in cambio di un piatto di lenticchie, la seconda con una "tranello" organizzato con la complicità della madre Rebecca (Gn, capitoli 25 e 27).

A quel punto...Giacobbe, dopo aver riconosciuto che ogni cosa ottenuta fino ad allora era puro dono gratuito di Dio, agisce sotto l'impulso di un'idea che oggi diremmo "geniale", ma potremmo anche definire di certo ispirata dal Signore: mandare avanti, prima di lui, ed incontro al fratello, i propri servitori con vari beni, per placarne l'ira.
Il dono diventa lo strumento del...perdono: è vero che Giacobbe agisce anche per paura, ma nonostante questo continua a chiamare ancora Esaù con il titolo di "fratello"!
Il dono diventa quindi un espediente di...riconciliazione!

Quella stessa notte avviene la lotta di Giacobbe con Dio, apparsogli in forma umana.
E' una lotta in cui, apparentemente, Giacobbe perde, perché gli viene slogata l'articolazione del femore, ma proprio qui si verifica "l'assurdo", la "follia dell'amore di Dio" per l'uomo.
Dio gli dice: "Non ti chiamerai più Giacobbe,  ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto"! (Gn 32,29)

In che cosa ha vinto, Giacobbe?
Ha vinto prima di tutto con Dio perché...Dio si è fatto vincere! IL SIGNORE SI E' FATTO...CONQUISTARE DALL'AMORE DEL SUO SERVO!
  • Giacobbe, preso dalla paura del fratello non ha rinnegato la propria fede, non ha accusato Dio dell'ennesimo rovescio della propria vita avvenuto subito dopo un momento di sollievo; al contrario, ha invocato, pregato l'Onnipotente affinchè lo liberasse dal pericolo!
  • Giacobbe ha vinto perché ha resistito a quella "lotta" contro Dio, o meglio, alla tentazione della sfiducia...la parte più psicologicamente umana della creatura, davanti a certe sventure, a certe sofferenze, prenderebbe facilmente il sopravvento....travolgerebbe la fede se l'uomo non si consegnasse totalmente al Signore, in una sorta di "martirio" interiore che slega le ossa, ma lo rende docile nelle mani di Dio.

Apparentemente, quindi, l'uomo "perde" qualcosa nel darsi: le proprie passioni, anche i propri beni materiali, ma soprattutto quel modo di ragionare puramente umano, soltanto razionale, per cui, davanti a certe difficoltà si sarebbe tentati di dire che Dio non esiste, che Egli non ci protegga.

Giaccobbe accetta questa sfida: si dona a Dio offrendo la propria umanità come dono, rinuncia alla parte più debole del proprio io, si lascia "lavorare" dal Signore attraverso la prova e Gli accorda fiducia.
A quel punto Dio lo benedice e gli concede il buon esito della sua iniziativa di inviare i doni ad Esaù.
E' dunque Dio che si dona a Giacobbe, superando di gran lunga l'offerta che l'uomo fa di sé stesso all'Altissimo!

In questa Epifania di Gesù, in questa "manifestazione" del Bambino Divino, accade la stessa cosa: come Dio si rivelò a Giacobbe in forma umana, qui Dio si rivela nelle sembianze di un Bambino....quel Bimbo, cui offriamo i nostri poveri doni, fatti di preghiera, sacrifici, ci chiede soprattutto una cosa: FEDE VIVA IN LUI, FEDE CHE VADA OLTRE LA RAGIONE CHE A VOLTE VORREBBE SPINGERE L'UOMO A DIRE CHE UN BAMBINO NON POSSA PORTARE SALVEZZA!

  • Quel Bambino ci benedice, come Dio benedisse Giacobbe; 
  • quel Bambino ci dice: "Abbiate fede, io ho vinto il mondo"(Gv 16,33) ed invita noi a vincere il male che popola questa terra!; 
  • quel Bambino ci dice: fatevi, da piccoli che siete, miei coeredi di un Regno immenso, che non avrà mai fine, come Dio promise ad Abramo e poi ancora a Giacobbe che il suo nome sarebbe stato quello di Israele, la generazione numerosa come le stelle del cielo!
Quel Bambino che oggi si manifesta in tutto il Suo splendore ci dona un regalo incommensurabile: Sè Stesso nella Santissima Eucaristia!
E' Lui il dono che va incontro al Padre, la cui Giustizia avrebbe motivo di essere esacerbata per le tante mancanze umane.... 
E' Lui il dono che placa l'ira divina e ci fa riconciliare con il Padre!
Noi siamo Giacobbe, che mandiamo avanti, come nostro dono, L' UNICO MEDIATORE, L' UNICO SALVATORE,L' UNICO RICONCILIATORE COL PADRE: il Figlio Suo, Gesù Cristo!

"Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo"! (Mt 28.20)
Se questo "dono" di Dio all'umanità è sempre con noi....allora ogni giorno può essere "epifania del Signore", manifestazione del volto di un Dio buono e misericordioso, che non si fa vincere in generosità, perché ci ha dato il dono più bello: il Suo Figlio Unigenito!

Buona Epifania a tutti!


martedì 3 gennaio 2012

OGNI ATTIMO E' CARICO DI ETERNO..... -introduzione al lavoro del blog sul tema dei Novissimi-



"Da quando il Salvatore è disceso dal Cielo, 
l'uomo non è più schiavo di un tempo
 che passa senza un perché,
 o che è segnato dalla fatica, dalla tristezza, dal dolore. 

L'uomo è figlio di un Dio 
che è entrato nel tempo per riscattare il tempo 
dal non senso o dalla negatività
 e che ha riscattato l’umanità intera,
 donandole come 
nuova prospettiva di vita 
l’amore, che 
è eterno". 

(Benedetto XVI -primi vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio)



Qualche mese fa, l'Arcivescovo della mia diocesi (Catanzaro Squillace) ha pubblicato la sua prima lettera pastorale, dal titolo "Ogni attimo è carico di eterno".

Si tratta di un lavoro incentrato sul tema dei "NOVISSIMI", argomento di cui oggi si sente sempre meno spesso parlare...anche dal puplito delle Chiese.
L'invito di Mons. Bertolone è quindi quello di riproporre una pastorale incentrata anche su questo tema, e nel suo piccolo, anche il blog vorrebbe lavorare quest'anno in questa direzione, attraverso un contributo che, spaziando dal Magistero della Chiesa a scritti e rivelazioni di santi, possa un po' riprendere in mano il discorso su Paradiso, Purgatorio ed Inferno...i novissimi, per l'appunto.

Nella sua lettera pastorale, il nostro arcivescovo si è così espresso: "nell'uomo di ogni tempo esistono due visioni: conoscere il presente per trarne direttive di vita, oppure cercare risposte nel trascendente per trarne indicazioni di senso di pensiero e per la vita.
La prima visione la si fa risalire all'Illuminismo e ha portato alla massima fiducia nei poteri della scienza, ritenuta capace di risolvere ogni problema e dare risposta ad ogni dubbio; la seconda appartiene a chi, come la Chiesa, contrariamente a quanto postulato dal positivismo e dallo scientismo, offre e promuove modelli improntati a valori trascendenti ed eterni".

Papa Benedetto XVI, nella sua enciclica SPE SALVI, bene riassume la prima di queste due visioni....in un excursus storico che, a partire da Bacone, trasforma la speranza in "fede nel progresso".

Tuttavia, non è la fede nel progresso che libera l'uomo dai mali,  dalle paure, dalle insicurezze e dalla morte.
Solo la speranza cristiana "non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori" (Rm 5.5).


Questa speranza, che come dice anche il Papa è strettamente collegata alla fede, ci fa veramente credere che Dio si è fatto carne, è morto e risorto per noi, per aprirci le porte della VITA ETERNA!
Solo la certezza della vita eterna rende l'uomo...libero dalle paure!


Pavel Evdokimov, nel suo testo "La novità dello Spirito", così si esprime, parlando dell'uomo di fede: "Egli è colui che cammina sui serpenti, comanda a ogni malattia, rimuove le montagne e risuscita i morti, se tale è la volontà di Dio.
Non ha che da vivere semplicemente la sua fede fino in fondo, ponendosi incrollabilmente ai suoi termini estremi.
E' anche un uomo che la fede libera dalla grande paura del secolo XX: paura della bomba, del cancro, del comunismo, della morte; la sua fede è sempre una certa maniera di amare il mondo, seguendo il suo Signore fino alla discesa nell'inferno".


Paradiso, Purgatorio ed Inferno sono le "vie" che possiamo percorrere al termine di questa esistenza terrena, e non sono le vie a "scegliere noi", ma noi a scegliere, giorno dopo giorno e nel momento dell'ultimo incontro con "colui che viene" quale strada percorrere.
Dipende tutto da come decidiamo di vivere, realizzare la nostra fede...o non realizzarla!
Liberamente possiamo optare per un cammino di bene e dunque instradarci verso il Paradiso, magari passando attraverso la via di purificazione del Purgatorio...così come -purtroppo- liberamente possiamo imboccare la strada del male e dunque "autocondannarci" all'inferno, alla lontananza eterna da Dio!
L'unica nostra salvezza che può spingerci alla santità, darci il gusto del farci santi, scegliere la vita eterna piena in Dio, è Cristo Signore.


Papa Benedetto XVI ci ha lasciato delle parole stupende nel messaggio Urbi et Orbi del Santo Natale appena trascorso:
"Così lo invoca un’antica antifona liturgica: -O Emmanuele, nostro re e legislatore, speranza e salvezza dei popoli: vieni a salvarci, o Signore nostro Dio-. 
Veni ad salvandum nos!
 Vieni a salvarci! 

Questo è il grido dell’uomo di ogni tempo, che sente di non farcela da solo a superare difficoltà e pericoli.
Ha bisogno di mettere la sua mano in una mano più grande e più forte, una mano che dall’alto si tenda verso di lui.
Questa mano è Cristo, nato a Betlemme dalla Vergine Maria.
Lui è la mano che Dio ha teso all’umanità, per farla uscire dalle sabbie mobili del peccato e metterla in piedi sulla roccia, la salda roccia della sua Verità e del suo Amore". 


Vieni a salvarci Signore, liberaci da quel male, radicato nella fragile umana natura, che rischia di farci perdere il senso dell'attimo che viviamo, dimenticando che, nella sua tensione escatologica, anche quest'attimo è già carico di eterno e ci proietta, con le nostre scelte personali, verso l'incontro con il Signore che viene!

domenica 1 gennaio 2012

DIVINA MATERNITA' DI MARIA SANTISSIMA -il concetto di fedeltà e genitorialità dall'Antico al Nuovo Testamento




Il mistero della maternità -più in generale della "genitorialità"- è forse uno dei più grandi fra quelli "contemplabili" sulla terra.

Rispecchia quella che è la paternità divina, un concetto che riempie tutta la Parola fin dall'inizio, fin da quando Dio afferma "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza" (Gn 1, 26), fin da quando la Genesi presenta il Padre che dice alle Sue creature: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra" (Gn 1, 28).

Tutta la Bibbia è un "approfondimento" di questo mistero....la discendenza assume un ruolo così importante fin da subito, tanto che, anche dopo il peccato originale, Adamo loda il Signore per avergli dato un altro figlio in seguito all'uccisione di Abele e  all'esilio di Caino (Gn 4,25).
Proseguendo oltre, ecco che ad Abramo viene promessa una discendenza numerosa quanto le stelle del cielo (Gn 22, 17)....e via via, fino al mistero di una paternità divina che si svela completamente con la nascita del Verbo Incarnato.

L'essere umano, nel percorso biblico che conduce dal'Antico al Nuovo Testamento, dimostra di essere in cammino verso una comprensione "corretta" del modo in cui Dio intende la paternità e la "concreazione" cui chiama l'uomo, Suo collaboratore nel generare alla vita altri esseri umani.

In effetti, la storia iniziale della Genesi presenta l'uomo legato indissolubilmente ad una sola donna, dalla quale avrebbe dovuto avere dei figli...ma dopo la caduta, anche questo legame si distorce e Dio -in un certo senso- lascia fare all'uomo un cammino progressivo  verso una nuova comprensione del progetto sulla fedeltà sponsale e sulla "genitorialità" responsabile.
Dio...aspetta che l'essere umano arrivi alla giusta "dimensione" dell'essere padre, madre, marito, moglie....a quella dimensione non solo "umana, carnale"....ma spirituale...DIVINA!

Ecco, infatti, che Abramo, secondo il diritto dell'epoca, si unisce alla schiava Agar (Gn, 16), con il consenso (anzi, dietro suggerimento!) della moglie Sara, sterile ed incapace quindi di assicurargli una discendenza.
Da un lato, se questo "diritto" umano sottolinea ancora l'incapacità dell'uomo di comprendere il vero significato della paternità, dall'altro, evidenzia proprio l'importanza, nella vita dell'uomo, della "figliolanza".
Ed anche quello che accade ad Agar, evidenzia lo stesso aspetto della questione.

Lei, schiava, senza diritti....nel momento in cui concepisce Ismaele, il figlio del suo padrone, improvvisamente si sente RICCA, non più senza diritto di parola, non più "colei che obbedisce"... e si concede la "libertà" di non prestare più fede alle richieste della sua padrona. 
La Genesi dice: "quando si accorse di essere incinta, la sua padrona non contò più nulla per lei" (Gn 16,4).
Agar si rende conto che, in virtù del figlio di Abramo che porta in grembo...può godere di una certa "autorità" finanche sul proprio padrone...
In effetti, questo "potere" deriva dal figlio che porta in grembo, infatti, quando Sara finalmente darà un discendente ad Abramo e vedrà giocare insieme Ismaele ed Isacco...chiederà al marito di allontanare il figlio della schiava...ed egli se ne dispiacerà, "per riguardo a suo figlio" (Gn     21,11).

Qui si interpone però anche la reazione di Sara: lei, che per prima aveva invogliato Abramo a fare uso del diritto umano -per l'uomo- di unirsi ad una schiava per generare una prole, si sente  adesso"offesa" nell'amor proprio e nel suo  "diritto interiore, spirituale, affettivo" di moglie legittima....chiede dunque che la schiava venga nuovamente...messa al suo posto! 

L'atteggiamento di Sara non è incomprensibile, il diritto prevedeva  una cosa, perché l'uomo percepiva nell'intimo l'importanza della paternità; ma d'altro canto il cuore comprendeva già che questo diritto era un po'....contorto, contrario alla "sete di amore fedele, unico, esclusivo" che alberga nell' uomo.
Il cuore umano sentiva già che era invece possibile una paternità al di dentro di un solo rapporto sponsale, caratterizzato dalla fedeltà al coniuge.

In Maria Santissima, in maniera totalmente straordinaria e splendida, questi elementi trovano finalmente la loro armonica fusione:

  • Maria, l'umile serva del Signore, la Vergine di Nazareth, viene resa MADRE DI DIO!
  • Pur mantenendo sempre la sua umiltà, ella, molto più di Agar....diviene RICCHISSIMA: IL FIGLIO DI DIO E' LA SUA STESSA RICCHEZZA! Lei, che era donna, all'epoca quindi priva di diritti, lei che non era profetessa, quindi senza...voce, lei che non era regina, quindi senza beni e poteri terreni....diviene colei che tutte le genti diranno beata, perché grandi cose ha fatto in lei l'Onnipotente!


Ora, se Agar, schiava, si sentiva dotata di una certa "autorità" verso il padrone, padre del figlio che portava in grembo...quale POTERE DIO HA CONCESSO A MARIA....DAL MOMENTO IN CUI NEL SUO GREMBO E' VENUTO A DIMORARE IL VERBO INCARNATO?
Si badi bene, qui non è Maria Santissima che si "autoattribuisce" l'autorità: nella sua umiltà non lo farebbe mai; tuttavia Dio stesso gliela concede....proprio perché è la Creatura umana che ha meglio risposto alla chiamata, che è stata pensata fin dall'eternità, progettata, creata per dare carne umana al Figlio dell'Altissimo!


E Maria, in un certo senso, sempre rimanendo umilissima, sottomessa a Dio, si rende conto di questo LEGAME INTENSIFICATO fra lei SPOSA E MADRE e DIO SPOSO E PADRE....tanto che al momento delle Nozze di Cana interviene per sollecitare il miracolo del Figlio...sente che l'AMORE che lega lei alla Santa Trinità le offre anche l' "ardire" di una tale richiesta....


Quale sarà dunque il "potere" di cui ora gode in Cielo Maria, Regina non solo del Cielo stesso, ma anche della terra?
E quanto si sarà intensificato il rapporto d'amore fra Dio e la Vergine, nel momento in cui l'Increato e la Creatura sono stati mirabilmente uniti da...un Figlio!


Chi ha fatto l'esperienza della paternità/maternità ripete spesso che un figlio genera un legame "unico" tra gli sposi; 
non di rado questa unicità e l'intensità crescente dell'amore trova anche manifestazione concreta in quello che viene considerato...il regalo alla futura mamma.... o nei fiori che vengono portati in ospedale....quasi per dimostrare tangibilmente la "gratitudine", il senso di dignità altissima che conferisce un figlio ad un genitore....


E Dio non ha colmato Maria di doni immensi? E non continua a farlo?
Ma questi doni sono tutti a nostro vantaggio, la Vergine vuole spenderli per tutti noi, che siamo figli di Dio!

L'Onnipotente, infatti, pur avendo un Figlio Unigenito nel quale si è compiaciuto, non dimentica noi altri....per noi uel Figlio si è incarnato, è morto e risorto.



Noi siamo come...Ismaele, figlio della schiava Agar, ma pur sempre prole di Abramo: pur non potendo rimanere in casa con lui, assieme al figlio "unico che egli amava", cioè Isacco, anche ad Ismaele viene assicurato ogni bene ed ogni protezione....Dio stesso si occupa di lui (Gn 21,18)!
Anche di noi si occupa il Padre Nostro che è nei Cieli, di noi che siamo "Ismaele", figli non unigeniti del Padre che è nei Cieli, ma pur sempre figli...
E Dio si prende cura delle Sue creature attraverso Maria, madre del genere umano, cui siamo stati affidati sotto la Croce!


Che la Vergine Maria, Madre buona e vigilante, ci guidi in questo nuovo anno, conducendoci sempre di più al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo!

BUON 2012!