domenica 15 maggio 2016

Novena a Maria Ausiliatrice 2016/1


MARIA AUSILIATRICE
DONNA MISERICORDIOSA
Alloggiare i pellegrini


L'Anno Santo della Misericordia diventa occasione propizia per riflettere su Maria Ausiliatrice quale Madre di misericordia: proprio perché misericordiosa ella si fa aiuto dell'uomo. Così è possibile parlare della Vergine in correlazione alle opere di misericordia, in una mirabile sintesi di gesti e parole concrete che il Vangelo ci ha tramandato, analizzando anche i loro significati simbolici e spirituali.



PREGHIERA A MARIA AUSILIATRICE

(composta da San Giovanni Bosco)



O Maria, Vergine potente,
Tu grande e illustre difesa della Chiesa,
Tu aiuto mirabile dei cristiani,
Tu terribile come esercito schierato a battaglia,
Tu, che hai distrutto da sola
tutti gli errori del mondo,
Tu, nelle angustie, nelle lotte, nelle necessità
difendici dal nemico
e nell'ora della morte
accoglici nei gaudii eterni.
AMEN







«Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
 (Lc 1,31-33)

LA MADONNA OFFRE ALLOGGIO AI SUOI FIGLI

Maria si fa grembo per Dio venuto sulla terra, per quel Gesù che si è fatto "pellegrino", viandante che arriva da lontano, e che va verso un Oltre fino ad allora sconosciuto all'uomo, almeno nel suo significato pieno, totale, assoluto.
Gesù è un pellegrino che viene da Dio e a Dio ritorna. È un pellegrino che vuole invitare, trascinare, condurre in questo pellegrinaggio quelli che incontrerà sul suo cammino.
Per farlo ha bisogno dell'aiuto di una Donna, Maria - la Madre - che lo accoglie nella sua umanità e divinità, che diventa per lui primo tabernacolo, prima "casa" sulla terra.
Con l'Incarnazione, Cristo si mette in viaggio e trova dimora in Maria; questa sarà una casa che in realtà non l'ospiterà solamente per nove mesi, ma per sempre, per l'eternità, perché Maria sarà - è - madre per sempre. Lo è anche in senso spirituale, in quanto la sua maternità ai piedi della Croce diventa una maternità estesa a tutto il genere umano.

Pellegrini accolti da Maria per imparare ad accogliere

All'uomo di oggi questa madre continua a offrire una casa: «Maria ci genera e ci alleva» [1]. Dopo aver idealmente partorito l'uomo ai piedi della Croce, quando accettando Giovanni come figlio accetta tutto il genere umano da lui rappresentato, ella continua ad accogliere e riaccogliere i figli, accompagnandoli nel loro percorso spirituale, intercedendo per essi, specie nei momenti di allontanamento, e dimostrandosi madre sempre presente quando essi si riavvicinano.
Così facendo, Maria non solo aiuta l'uomo pellegrino offrendogli una casa, ma anche invitandolo a farsi casa per Dio e per i fratelli.
Ai piedi della Croce Maria ha preso Giovanni per figlio, ma anche Giovanni ha preso Maria per madre, l'ha presa nella sua casa. «La traduzione corretta dice: "la prese fra le sue cose care", tra tutte le sue cose proprie, come parte della sua identità. Non si tratta per Maria di ricevere protezione e ospitalità in casa dei discepoli: è lei che viene come ricchezza in deposito nelle case, come identità nella tua ricerca d'identità. Prendila tra le cose che ti dicono chi sei, lei è la tua definizione; prendila tra le cose più tue. Tu sei come Maria, persona annunciata; sei come Maria, casa di Dio; sei come lei, madre di Cristo e madre di infinito figli. Maria è tua madre perché dice e genera la tua identità di credente. Maria è donna di comunione. L'accoglienza di Maria si inserisce nell'accoglienza di Gesù. Accogliere Cristo e Maria sono in definitiva due atteggiamenti equivalenti» [2].


NOTE

[1] Papa Francesco, citato in don Roberto Carelli, Maria Madre della chiesa, Atti del Congresso di Maria Ausiliatrice, 2015.

[2] Ermes Ronchi, Le case di Maria, Paoline, 2010, pp. 122-123; 134-135.

martedì 3 maggio 2016

Una nuova pubblicazione


«SCELTA FRA TUTTE LE DONNE»
E-book per il mese mariano (e non solo)


Cari amici, è disponibile - nei principali store online - un nuovo sussidio per la preghiera del rosario. Può essere un'idea per il mese mariano, ma anche per quanti apprezzano il carisma di don Bosco. Le meditazioni dei misteri sono infatti tratti dai suoi scritti.
Nella parte introduttiva troverete un approfondimento sul rapporto tra don Bosco e il rosario, testo di ausilio per meglio comprendere cosa volesse dire, per il santo, esprimere la sua devozione mariana attraverso questa preghiera tanto antica quanto gradita alla Vergine Maria. Cliccando sull'immagine della copertina potete accedere a uno degli store, e visualizzare una breve sinossi dell'e-book.



domenica 1 maggio 2016

Pensieri per lo spirito


LA PACE DI DIO
Il dono «agli uomini di buona volontà»


Il Tempo di Pasqua offre l'opportunità di riflettere sul mistero della pace che Gesù dona ai suoi. Una pace che comincia già sulla terra - il Verbo Incarnato è infatti il «Principe della Pace» (Is 9,5) -, ma che troverà il suo compimento con la vittoria della vita sulla morte ad opera del Cristo Risorto, e che, per ogni uomo «di buona volontà» vedrà la sua realizzazione piena solo nella contemplazione eterna del Dio vivente.








IL DONO DELLA PACE

Il Tempo di Pasqua - nella VI Domenica - riporta l'attenzione sulle parole pronunciate da Gesù durante il suo "discorso di commiato", da lui tenuto nel corso dell'Ultima Cena.
Sono parole che sembrano gettare un ponte tra due momenti del mistero della Redenzione: l'incarnazione e la Risurrezione di Gesù: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: "Vado e tornerò da voi" (Gv 14, 27-28) - afferma Cristo nel suo discorso di addio - ; «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (Lc 2,14) - è la lode che gli angeli intonano in presenza dei pastori che, di lì a poco, troveranno il Bambino Gesù appena nato.
Nel «Gloria» queste stesse parole vengono formulate in altri termini: «Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà».
La venuta di Gesù sulla terra inaugura, dunque, un tempo "nuovo" di pace. Una pace che troverà compimento nella vittoria di Cristo sulla morte, e che si realizzerà pienamente nell'esistenza degli uomini al momento del loro ingresso nella vita dei beati.
Così il tempo liturgico della Pasqua diventa momento di riflessione non solo sulla pace che già è profferta su questa terra, ma anche - e soprattutto - sulla pace che si realizzerà in senso escatologico nella vita eterna.

domenica 10 aprile 2016

Pensieri per lo spirito


«POSSIAMO TRASFORMARE LA MORTE» 







«Nessuno ha ancora creduto in Dio e nel regno di Dio, nessuno ha ancora sentito del regno dei risorti, senza diventare da quel momento nostalgico, senza attendere e agognare d'essere gioiosamente liberato dall'esistenza terrena.
Vecchi o giovani, non fa differenza. Cosa sono venti, o trenta, o cinquant'anni al cospetto di Dio? E chi di noi sa fino a che punto può trovarsi già vicino alla meta? 
La vita inizia soltanto quando finisce qui sulla terra; e come tutto ciò che c'è qui non sia che il prologo prima che s'alzi il sipario... è qualcosa cui devono pensare allo stesso modo giovani e vecchi. 
Perché abbiamo tanta paura quando pensiamo alla morte... ? La morte è spaventosa solo per coloro che vivono avendone paura. La morte non è selvaggia e terribile, se solo si riesce a essere fermi e tenersi ben stretti alla Parola di Dio. 
La morte non è cattiva, se non siamo diventati noi stessi cattivi. 
La morte è la grazia, il più grande dono di grazia che Dio concede alle persone che credono in lui. La morte è mansueta, la morte è dolce e gentile; ci invita con la forza celeste, se solo comprendiamo che è la via d'accesso alla nostra patria, al tabernacolo della gioia, al regno eterno della pace.
Come sappiamo che morire è così terribile? Chi sa se, con le nostre umane paure e angosce, non facciamo che rabbrividire e fremere per l'evento più glorioso, celestiale e benedetto del mondo?
La morte è l'inferno, la notte e il freddo solo se non è trasformata dalla nostra fede.
Ma è proprio questo la cosa tanto meravigliosa, che possiamo trasformare la morte».

(Dietrich Bonhoeffer

domenica 3 aprile 2016

Pensieri per lo spirito


 DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA
Cristiani con uno stile pasquale






«L’Ottava di Pasqua, pervasa di luce e di gioia, si concluderà con la domenica in Albis, chiamata anche domenica della "Divina Misericordia". Si chiama in albis - domenica "bianca". È così perché secondo la tradizione liturgica in questo giorno coloro, che sono stati battezzati durante la Veglia pasquale si toglievano le vesti bianche del battesimo e indossavano le vesti quotidiane. Nello stesso tempo la stessa domenica è vissuta nella Chiesa come festa della Divina Misericordia. È una consuetudine recente, ma esprime bene la verità che tramite la grazia del Battesimo abbiamo parte nell’amore misericordioso di Dio». 

(Giovanni Paolo II, Udienza Generale, 23 aprile 2003)


LA VESTE DELLA TESTIMONIANZA

Ogni battezzato è invitato a vivere nello stile della Pasqua tutta la propria vita. Finita l'Ottava, in cui ancora, liturgicamente parlando, si prolunga la grande Domenica della Risurrezione, il cristiano è chiamato in senso metaforico - come lo erano i neofiti attraverso un gesto concreto - a indossare le vesti quotidiane, cioè a testimoniare nella vita di ogni giorno il Cristo Risorto.
Lasciate le vesti "visibili", occorre sentirsi sempre rivestiti di quelle invisibili e interiori che danno "senso" e "prospettiva" nuove a tutta l'esistenza, al mondo concreto in cui si vive, agli avvenimenti in cui ci si muove.
San Paolo scrive che «per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a» Gesù «nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6,3-4). 
La veste del battesimo permane nel cristiano per renderlo capace di dare «ragione della speranza»  (1 Pt 3,15) che è in lui, una speranza che è fortificata dalla prova delle prove: «Davvero il Signore è risorto» (Lc 24,34)!