lunedì 8 novembre 2010

TRIDUO ALLA BEATA ELISABETTA DELLA TRINITA', CARMELITANA SCALZA. Terzo giorno:se agiamo in Dio, niente è banale!



O Dio, che ami tanto gli uomini da fare in essi la tua dimora,
Ti ringraziamo dei doni concessi a Suor Elisabetta della Trinità,
alla quale hai fatto comprendere e gustare l'ineffabile tua presenza nell'anima.

Se Ti piace glorificare questa tua serva fedele, 
per i suoi meriti concedici la grazia che ti domandiamo.

3 GLORIA PATRI



Da una lettera della beata Elisabetta a Francesca de Sourdon:

"Per arrivare alla vita ideale dell'anima credo che bisogna vivere nel soprannaturale, cioè non agire mai naturalmente.
Bisogna prendere coscienza che Dio si trova nel più intimo di noi ed affrontare tutto con lui.
Allora non si è mai banali, neppure facendo le azioni più ordinarie perché non si vive in queste cose, ma si va al di là di esse.
Un' anima soprannaturale non tratta mai con le cause seconde, ma solo con Dio.
Com'è semplificata così la sua vita, come si avvicina alla vita degli spiriti beati, com'è resa libera da se stessa e da ogni cosa!
Tutto per lei si riduce all'unità, quest'unico necessario di cui il Maestro parlava alla Maddalena.
Allora è veramente grande, veramente libera, perché essa ha incluso la sua volontà in quella di Dio".

Ci sono poi tanti di noi, che non vivono circondati da cose preziose, ma che, giorno dopo giorno, si dedicano a semplici attività: mamme di famiglia, casalinghe, spazzini, operai...e tanti altri ancora...non da ultimo, i disoccupati. che pur possedendo competenze e capacità, sono spesso "costretti" ad una vita  diversa da quella cui aspiravano.

Ci sono poi persone che si dedicano ad attività più "intellettuali" o "artistiche", ma anche per loro, giunge il quotidiano e irrinunciabile appuntamento con i gesti e le azioni più semplici: dal pranzo da preparare, alla pulizia necessaria della casa; dal compilare la lista della spesa al riposare nelle ore notturne...

Finché non si "vive" in Dio, si potrebbe essere portati a fare differenze fra i due stili di vita, nonostante la comunanza di mille azioni quotidiane, si potrebbe pensare che l'intellettuale o l'artista conducano un'esistenza più "piena", intensa, importante anche agli occhi di Dio, mentre la casalinga, la madre di famiglia, la donna di servizio, lo spazzino, siano "inferiori" sul piano sociale e umano.
Quanti complessi di inferiorità, che si scatenano in molte persone, per questo motivo, e quante manie di protagonismo, nascono invece in tante altre!

La beata Elisabetta della Trinità, ci dice oggi che questi atteggiamenti sono sbagliati, non corrispondono all'ottica di un Dio-Amore che ha creato questo nostro mondo, questa nostra esistenza fatta sia di cose elevate, artistiche, intellettuali, sia di cose apparentemente umili, semplici...piccole.

Nel pensiero divino  ciascuna cosa, ciascuna attività, hanno una loro specifica "importanza", rientrano in un'economia che consente alla vita umana di essere bene organizzata, di...funzionare!
Pensiamo, per un attimo, a cosa accada nel laboratorio di un grande artista, che produca veri capolavori: per arrivare al risultato finale, anche lui dovrà sporcarsi le mani con i materiali che utilizza, dovrà impastare, o tagliare, sudare per ottenere l'esito finale.
Dovrà ripulire il piano di lavoro più volte, per evitare che lo sporco "contamini" la sua produzione....
Alla fine, noi ne ammireremo il risultato finale, e loderemo quell'artista solo per quel capolavoro, ma quante azioni, apparentemente più umili, ma necessarie, ci sono dietro!

Ecco, nell'ottica di Dio, tutta la nostra vita può essere (se anche noi lo vogliamo!) un CAPOLAVORO e per giungere a farne un'opera d'arte, dobbiamo anche noi compiere molteplici piccoli gesti quotidiani, che a prima vista sono "inferiori" rispetto al valore finale dell'opera, ma senza i quali, quell'opera non potrà mai venire alla luce!

Così, accudire una persona anziana, sarà il nostro semplice lavoro per fare della nostra vita un capolavoro di carità e amore; lavare con amore le verdure che useremo per preparare i nostri pasti, servirà a creare un capolavoro di servizio che si manifesta anche nelle attenzioni per i bisogni materiali dei nostri cari....e via dicendo....

Se riversiamo ogni azione in Dio, vedendo in essa un'occasione per dimostrare la nostra gratitudine per il dono della vita, ed un'opportunità per farne una meraviglia, nell'ottica divina che ci ha CREATI, VOLUTI immersi anche nei piccoli gesti, potremo realmente superare la "materialità" delle attività e vivere nel soprannaturale, già in questa terra!

Allora, preghiamo la beata Elisabetta, affinché ci aiuti in questo nostro impegno, guardando al modello dell'umile Gesù, figlio di un falegname di Nazareth e di una "casalinga", vissuto in una piccola e povera casa, affaccendato anche lui fra mille azioni quotidiane di una "semplicità" sorprendente....
...quell'umile lavoratore, quell'umile uomo, è il Figlio di Dio e ha fatto della sua esistenza terrena, un CAPOLAVORO DI AMORE! 
Che anche la nostra vita, possa divenire un'opera d'arte, della quale il Signore possa compiacersi per l'Eternità!

domenica 7 novembre 2010

TRIDUO ALLA BEATA ELISABETTA DELLA TRINITA', CARMELITANA SCALZA. Secondo giorno: ritroviamoci tutti in Dio!


O Dio, che ami tanto gli uomini da fare in essi la tua dimora,
Ti ringraziamo dei doni concessi a Suor Elisabetta della Trinità,
alla quale hai fatto comprendere e gustare l'ineffabile tua presenza nell'anima.

Se Ti piace glorificare questa tua serva fedele, 
per i suoi meriti concedici la grazia che ti domandiamo.

3 GLORIA PATRI



Dalle lettere della beata Elisabetta alla madre:

"Il buon Dio non ci ha affatto separate, nulla è cambiato e la tua piccola Elisabetta viene come un tempo a farsi acquietare e a dirti con un bel bacio che ti ama totalmente, totalmente!
Dunque nessuna tristezza, oggi; se tu sapessi quanto ti sono vicina!
E' così bello ritrovarsi vicino al buon Dio, mi sembra che lì non vi sia più nessuna separazione, nessuna distanza.
In Lui abbiamo tutto!
[...]
Nel cielo e sulla terra gli assenti sono tanto vicino a te, non lo senti?
Stasera, nel silenzio di questa piccola cara cella, sola con colui che amo, l'anima mia e il mio cuore vengono a trovarti e credo che se realmente fossi vicino a te con la mia persona, ti sarei meno presente perché, tu lo sai bene, per i cuoi non ci sono distanze e quello della tua Elisabetta è sempre tuo".

Non di rado, i nostri affetti sono molto "umani" e poco spirituali: non che ci sia nulla di male nel volere bene anche sul piano "terreno", preoccupandoci delle necessità concrete dei nostri amici, familiari, conoscenti, ma c'è una forma di amore superiore che è di gran lunga migliore a questo tipo di legame e che è l'unica che realmente ci può far rimanere uniti per l'eternità a coloro che amiamo.

L'amore spirituale, di cui ci parla oggi anche la beata Elisabetta, è un affetto in grado di superare anche la prova più dura: quella del distacco fisico.

Bisogna fare attenzione: non c'è solo il distacco dovuto alla lontananza, o alla morte, ma anche una forma di salutare "autonomia", che a volte non riusciamo a ritrovare nelle nostre relazioni affettive.
Diventiamo così "attaccati" agli affetti, che, a volte, vorremmo stare sempre in compagnia di qualcuno, fare ogni cosa assieme, tanto da diventare gelosi se la persona cui vogliamo bene, abbia altri amici, o familiari cui sia particolarmente legato.
Non sono poi cose così difficili da riscontrare: suocere gelose delle nuore che "portano" via i loro figli e viceversa; amici che non vogliono condividere con altre persone l'amico del cuore; fidanzate che pretenderebbero di rimanere sempre in compagnia del ragazzo; mariti così gelosi delle proprie mogli, da essere infastiditi da chiunque le avvicini, anche per semplici e leciti contatti di lavoro, conoscenza, vicinato.
Dalle piccole alle grandi gelosie, spesso nessuno di noi è esente.

Il distacco, che ci consente di amare veramente, lasciando "libertà" all'altro, e soprattutto accordando fiducia alla persona e a Dio, è l'unica cosa che ci può aiutare nel passaggio da un amore puramente umano a quello spirituale.

In questo modo, anche la lontananza fisica diventa più facilmente sopportabile, e alla fine, in un certo senso, si annulla: se viviamo in Dio, che ci "contiene" tutti, allora riusciremo a sentirci realmente vicini anche ai nostri cari lontani, e la stessa cosa accadrà con il distacco più duro, quello della morte.

Pensiamo all'esempio di due persone che si amino molto e che, pur in una stessa casa, si trovino in stanze diverse, a sbrigare dei lavori.
A separarle c'è un muro, eppure, anche al di là della distanza fisica, dei mattoni che impediscono loro di vedersi fisicamente, quelle due persone sentono la presenza l'uno dell'altra, perché si amano e rimangono come in un "cuore a cuore", pensandosi e amandosi anche nella separazione.

Immaginiamo ora che la casa sia il Cuore di Gesù, che ci "contiene" ed in cui vogliamo depositare, far custodire, tutti i nostri affetti.
Il muro di separazione sono invece le varie vicende della vita, gli interessi, le occupazioni che portano ciascuno di noi lontani dagli altri, per tempi diversi, o, ancora, la stessa morte.
Se abbiamo la certezza di abitare nella stessa casa, che è Dio, ci sentiremo realmente sempre uniti a coloro che amiamo, anche quando non riusciremo a vederci con gli occhi fisici.
Sapremo di essere tutti nello stesso "rifugio sicuro" (il Cuore di Gesù), e avremo la speranza di poterci incontrare anche realmente, di nuovo, quando anche noi raggiungeremo il Paradiso.

Chiediamo alla beata Elisabetta, che ci ottenga la grazia di amare gli altri in maniera puramente spirituale, per annullare le distanze fra di noi, pure quando esse, materialmente, sembreranno separarci!


sabato 6 novembre 2010

TRIDUO ALLA BEATA ELISABETTA DELLA TRINITA, CARMELITANA SCALZA. Primo giorno: possiamo sempre rimanere uniti a Dio!



O Dio, che ami tanto gli uomini da fare in essi la tua dimora,
Ti ringraziamo dei doni concessi a Suor Elisabetta della Trinità,
alla quale hai fatto comprendere e gustare l'ineffabile tua presenza nell'anima.

Se Ti piace glorificare questa tua serva fedele, 
per i suoi meriti concedici la grazia che ti domandiamo.

3 GLORIA PATRI



Da una lettera della beata Elisabetta della Trinità alla sorella Margherita:

"Non turbarti quando sei presa dal lavoro come ora, e non puoi fare tutti i tuoi esercizi di pietà.
Si può pregare il buon Dio lavorando: basta pensare a lui.
Allora tutto diventa dolce e facile perché non si è soli ad agire, vi è Gesù".

A volte, siamo convinti che l'unica forma di preghiera esistente sia quella fatta con le parole, per cui si crede che, senza far ricorso a formule, giaculatorie, preci scritte da altri, non si possa pregare.

La beata Elisabetta, in conformità alla spiritualità carmelitana, ci mette in guardia da questa concezione errata.
E' vero, a volte abbiamo bisogno di ricorrere alla preghiera "preconfezionata", magari perché siamo incapaci, in un dato momento, di parlare spontaneamente a Gesù, presi da un grande dolore, da una forte preoccupazione, da una certa infermità fisica o spirituale, anche solo e semplicemente dalla stanchezza.

Ma, anche in quei casi, la preghiera, se fatta solo a parole, senza unire il cuore o la forza di volontà (qualora il cuore fosse stretto dalle aridità), non sarebbe vero colloquio con Dio....

Se entriamo nell'ottica di una preghiera come "dialogo d'amore", allora possiamo ben capire quello che ci invita a fare la beata Elisabetta: pregare sempre, pregare quella preghiera che è lo stare in compagnia di Gesù e il farGli compagnia....rimanere con il cuore collegato al Suo Cuore, col pensiero in Lui.

Questa è la preghiera più bella, quella più spontanea, più amorosa che possiamo rivolgere a Nostro Signore, perché ci impegna totalmente, pur lasciandoci liberi di agire nei nostri doveri quotidiani.

Non è così difficile come potrebbe apparire, dobbiamo semplicemente imparare a lasciarci guidare dall'amore, ad amare veramente Gesù!
Allora, tutto verrà di conseguenza!

Pensiamo all'esperienza dell'innamoramento umano: la persona di cui ci innamoriamo finisce per essere il centro dei nostri pensieri e non ci lascia mai, sia che stiamo lavorando, studiando o trafficando fra le faccende domestiche; sia che ci troviamo fuori casa, che siamo da soli o in compagnia di altre persone.
Noi continuiamo a vivere come avevamo sempre fatto, presi tra mille impegni, eppure qualcosa è diverso, il centro dei nostri pensieri, il centro "nascosto" cui solo noi abbiamo accesso, è diventato l'oggetto del nostro amore. 
E quel centro ci "illumina", ci rende più allegri, più volenterosi, più amabili....

Ecco, se ci "innamoriamo" di Dio, e se vogliamo amarLo sempre (anche nelle apparenti freddezze del nostro cuore), possiamo fare con Lui la stessa cosa, renderLo il centro del nostro pensiero, in modo da portarLo sempre in noi e con noi, da rimanere sempre con Lui, qualsiasi cosa stiamo facendo!
Se staremo in Dio, accadrà anche per noi quello che ci dice oggi la beata Elisabetta: sarà più facile agire, perché il Signore sarà con noi, ci donerà coraggio, forza, amabilità, dominio sulla volontà....e tutto ciò di cui avremo bisogno, di volta in volta, per comportarci da veri cristiani!


Chiediamo alla beata Elisabetta, di aiutarci a prendere la bella e santa "abitudine" di rimanere sempre, in qualunque circostanza, in compagnia di Gesù, elevando a Lui il nostro pensiero, per fare della nostra giornata, una preghiera ininterrotta, specie in quei casi in cui non riusciremo ad avere il tempo per ricorrere alla preghiera "classica"!


Buon fine settimana a tutti!

giovedì 4 novembre 2010

MEDITIAMO IL SANTO ROSARIO. I misteri della luce

Qui potete leggere l'introduzione alla meditazione dei misteri luminosi




1° mistero
Il Battesimo di Gesù nel fiume Giordano

(Battesimo di Gesù, Chiesa di San Giovanni Battista- Yonkers New York) 
(foto di Robert Fertita)



In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: "Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?".
Ma Gesù gli disse: "Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia". Allora Giovanni acconsentì.
Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui.
Ed ecco una voce dal cielo che disse: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto".
(Mt 3, 13-17)

Nel meditare su questo primo mistero, pensiamo alla grande umiltà di Nostro Signore, che, pur non avendo bisogno di essere “purificato” da alcun peccato, Lui, Purezza Assoluta, volle “adempiere ogni giustizia”, e, facendosi umile nell'assumere la condizione umana e di servo, volle anche farsi altrettanto umile nel fare ciò che avrebbe poi comandato a tutti i suoi discepoli di ogni tempo.

Padre Angelo Bellon, riportando il pensiero di San Tommaso d'Aquino, scrive, sul sito amicidomenicani

Era conveniente che Cristo fosse battezzato.
Primo, perché, come dice S. Ambrogio, «il Signore fu battezzato
non per essere purificato, ma per purificare le acque, affinché queste, purificate dal corpo di Cristo che non conobbe peccato, acquistassero la virtù richiesta dal battesimo», e così «rimanessero consacrate per quelli che sarebbero stati battezzati in seguito», secondo l'espressione del Crisostomo.
Secondo, perché, come nota ancora il Crisostomo, «benché Cristo non fosse un peccatore, tuttavia aveva preso una natura peccatrice, e "una carne somigliante a quella del peccato". Quindi, anche se personalmente non aveva bisogno del battesimo, tuttavia
la natura carnale ne aveva bisogno negli altri». E così, come dice S. Gregorio Nazianzeno, «Cristo si fece battezzare per immergere nell'acqua tutto il vecchio Adamo».
Terzo, Cristo volle essere battezzato, dice S. Agostino, «
perché volle fare ciò che aveva comandato a tutti gli altri». E questo è il significato di quelle sue parole [Mt 3, 15 ]: «Conviene che così adempiamo ogni giustizia». Come infatti dice S. Ambrogio, «la giustizia è questa, che tu faccia per primo ciò che pretendi che facciano gli altri, esortandoli con il tuo esempio»” (Somma Teologica, III, 39,1).
San Tommaso poi sottolinea che Gesù si fece battezzare con il Battesimo di Giovanni e non con il suo battesimo (quel Battesimo che avrebbe portato nei credenti la grazia dello Spirito Santo). E anche questo per tre motivi:
Fu battezzato con il battesimo di Giovanni.
E ciò fu opportuno prima di tutto per la qualità del battesimo di Giovanni, il quale battezzava non nello Spirito, ma soltanto «nell'acqua» (Mc 3,11). Ora,
Cristo non aveva bisogno del battesimo spirituale, in quanto ripieno della grazia dello Spirito Santo fin dal principio del suo concepimento. E questa è la ragione invocata dal Crisostomo.
Secondo, come dice S. Beda, Cristo fu battezzato col battesimo di Giovanni «
per approvarlo ricevendolo».
Terzo, come scrive S. Gregorio Nazianzeno, «Gesù si fece battezzare da Giovanni
per santificare il battesimo» (Somma Teologica, III, 39,2).

Che il Signore ottenga a noi, povere creature, la vera umiltà, per non ritenerci, solo perché preghiamo, adempiamo al precetto domenicale e cerchiamo di agire da buoni cristiani, migliori degli altri che sono “apparentemente” o concretamente più lontani di noi da Dio, ma ci riteniamo sempre e comunque peccatori che abbisognano della Misericordia divina! 

lunedì 1 novembre 2010

60 ANNI DALLA PROCLAMAZIONE DEL DOGMA DELL'ASSUNZIONE DI MARIA SANTISSIMA. Buona festa di tutti i Santi!


"Poiché la chiesa universale nella quale vive lo Spirito di verità e la conduce infallibilmente alla conoscenza delle verità rivelate, nel corso dei secoli ha manifestato in molti modi la sua fede, e poiché tutti i vescovi dell'orbe cattolico con quasi unanime consenso chiedono che sia definita come dogma di fede divina e cattolica la verità dell'assunzione corporea della beatissima vergine Maria al cielo - verità fondata sulla s. Scrittura, insita profondamente nell'animo dei fedeli, confermata dal culto ecclesiastico fin dai tempi remotissimi, sommamente consona con altre verità rivelate, splendidamente illustrata e spiegata dallo studio della scienza e sapienza dei teologi - riteniamo giunto il momento prestabilito dalla provvidenza di Dio per proclamare solennemente questo privilegio di Maria vergine".

(Pio XII- Bolla Munificentissimus Deus-)

(Statua dell'Assunta- Portofino)

Era l'anno 1950 quello in cui, Papa Pacelli -Pio XII- proclamava solennemente il dogma dell'Assunzione in Cielo di Maria Santissima, un dogma, questo, che "coronava" quanto da tempo era già, in un certo senso,   ben conosciuto dalla fede anche dei più semplici, festeggiato dalla Chiesa intera, meditato da mistici e studiosi.
Leggiamo infatti,  nella bolla papale:


"Il fatto poi che la sede apostolica, erede dell'ufficio affidato al Principe degli apostoli di confermare nella fede i fratelli (cf. Lc 22, 32), con la sua autorità rese sempre più solenne questa festa, stimolò efficacemente i fedeli ad apprezzare sempre più la grandezza di questo mistero. Così la festa dell'Assunzione dal posto onorevole che ebbe fin dall'inizio tra le altre celebrazioni mariane, fu portata in seguito fra le più solenni di tutto il ciclo liturgico". 


Padri della Chiesa, teologi, Santi, hanno scritto fiumi di parole su questo immenso gesto d'amore di Dio, che amò tanto Maria, Madre della Chiesa, Sposa dello Spirito Santo, Tabernacolo del Dio vivente, da volerla condurre fino al Cielo, preservandola dalla corruzione della morte, lei che era già stata preservata dalla macchia del peccato originale.

Leggiamo ancora nella bolla:

"Noi, che abbiamo posto il Nostro pontificato sotto lo speciale patrocinio della santissima Vergine, alla quale Ci siamo rivolti in tante tristissime contingenze, Noi, che con pubblico rito abbiamo consacrato tutto il genere umano al suo Cuore immacolato, e abbiamo ripetutamente sperimentato la sua validissima protezione, abbiamo ferma fiducia che questa solenne proclamazione e definizione dell'assunzione sarà di grande vantaggio all'umanità intera, perché renderà gloria alla santissima Trinità, alla quale la Vergine Madre di Dio è legata da vincoli singolari. 


Vi è da sperare infatti che tutti i cristiani siano stimolati da una maggiore devozione verso la Madre celeste, e che il cuore di tutti coloro che si gloriano del nome cristiano sia mosso a desiderare l'unione col corpo mistico di Gesù Cristo e l'aumento del proprio amore verso colei che ha viscere materne verso tutti i membri di quel Corpo augusto. 


Vi è da sperare inoltre che tutti coloro che mediteranno i gloriosi esempi di Maria abbiano a persuadersi sempre meglio del valore della vita umana, se è dedita totalmente all'esercizio della volontà del Padre celeste e al bene degli altri; che, mentre il materialismo e la corruzione dei costumi da esso derivata minacciano di sommergere ogni virtù e di fare scempio di vite umane, suscitando guerre, sia posto dinanzi agli occhi di tutti in modo luminosissimo a quale eccelso fine le anime e i corpi siano destinati; che infine la fede nella corporea assunzione di Maria al cielo renda più ferma e più operosa la fede nella nostra risurrezione".

Le parole del Santo Padre sono chiare e non hanno certo bisogno di aggiunta alcuna, ma possiamo soffermarci su qualche pensiero, per meditare in questo giorno di festa, su quello che può dire anche a noi il mistero dell'Assunzione in Cielo di Maria, in corpo e in anima.
Anche noi, infatti, siamo chiamati a "partecipare alla sorte dei Santi nella luce" (Col 1, 12)

Quando usiamo il termine "assumere", spesso lo facciamo riferendoci ad una medicina, ad un atteggiamento...insomma, a qualcosa che dobbiamo "assimilare", indossare, in maniera tale da prendere un po' di quello che stiamo "assumendo" e farlo nostro.
Solo così, ciò che stiamo assumendo, potrà "trasformarci"....

Così, assumere una medicina significa ingerirla affinché produca l'effetto desiderato sul nostro organismo, perché essa rilasci nel nostro corpo i suoi principi attivi; assumere un'atteggiamento implicherà "rivestirci" di certi sentimenti o di una certa espressione del volte, di certi modi di fare nei confronti degli altri....

Quando parliamo con riferimento al dogma dell'Assunzione di Maria, diciamo :"Maria assunta in Cielo".... dunque, è il Cielo che ha assunto la Vergine Maria, è il Cielo che, in un certo modo, ha voluto "assimilarla", prendere qualcosa, i tratti caratteristici, che solo Maria Santissima possedeva.
Pensiamo, allora, al Cielo prima e dopo l'arrivo, in corpo e anima, di questa nostra buona e santa Madre.

Indubbiamente il Paradiso era già Paradiso e godeva della presenza del Cristo Risorto.
Ma, con l'arrivo di Maria, quel Paradiso che era già così bello, così maestoso, così dolce, ha assunto anche tutti i tratti caratteristici, le qualità, la maestà di Nostra Signora.
E, potremmo dire, si è fatto ancora più bello, soave, profumato.
Il Paradiso reca, ora, come l'impronta, la scia, di questa Vergine, Madre di Gesù, che, per benevolenza divina, non solo è stata creata esente dal peccato, ma è andata ad abbellire, ad ingentilire ancora di più, proprio quel Cielo che era già perfezione, splendore, dolcezza senza fine.
Che grande mistero!

Sembra difficile da comprendere, ma, pensiamo ad una bella dimora, come potrebbe essere una reggia, in cui vi sia il re, in abiti sontuosi, un re mite, buono con i suoi sudditi, giusto nei suoi giudizi. 
Intorno a lui, si muove una corte di amici e servitori fedeli, ben trattati dal sovrano e amabili verso tutti.
Ogni cosa è già perfetta, ma quale incanto si andrebbe ad aggiungere al tutto, se arrivasse una splendida regina, delicata, gentile, non eccessiva nello sfoggiare la propria bellezza e ricchezza, ma bella proprio nella sua umile maestà!

Quella scena, quella dimora reale, già splendida, già ricchissima, acquisterebbe un tocco di maggiore bellezza.

Quella dimora reale, assumendo la regina in sé, acquisterebbe, si rivestirebbe della sua dolcezza, bellezza, leggiadria.

Che anche noi, possiamo "assumere", nella nostra vita e nel nostro cuore, la Regina delle regine, affinché, portando la Vergine Maria sempre con noi, impariamo da lei ad esercitare le virtù di cui fu ed è ornata, e possiamo farci più belli agli occhi di Dio, grazie al tocco leggiadro e soave di questa nostra Madre Santa, che ci farà compagnia, eternamente, anche in Cielo!

Buona festa di tutti i Santi, con l'augurio di conoscerci tutti in Paradiso!