lunedì 23 giugno 2014

NOVENA AL SACRATISSIMO CUORE DI GESU' - Sesto giorno: "Cuore di Gesu',annientato dalle nostre colpe e trafitto dalla lancia" -



S.Cuore - Chiesa di San Giacomo, Roma
 
 
 
 
PREGHIERA AL SACRO CUORE
 
Dio, Padre buono,
nel Cuore di Tuo Figlio
celebriamo le meraviglie del Tuo amore:
da questa fonte inesauribile
riversa su di noi
l'abbondanza dei Tuoi doni. 

Amen


(dalla Liturgia) 










Ci sono due litanie al Sacro Cuore che ben si ricollegano al mistero della Croce: "Cuore di Gesù, annientato dalle nostre colpe" e "Cuore di Gesù, trafitto dalla lancia".
Il mistero del Cuore di Dio che "soffre" è grande, apparentemente difficile da comprendere, ma è proprio un Dio che Si fa Carne che può soffrire e patire fino alla morte per amore degli uomini.
In questa sofferenza umana e "divina" del Verbo trova espressione tutta la gamma dei sentimenti (se così volessimo dire in termini umanissimi) di un Dio che, secondo le parole di Benedetto XVI "freme di compassione" (secondi Vespri della Solennità del Sacro Cuore di Gesù, 19 giugno 2009).

Il Cuore di Cristo è un Cuore annientato dalle colpe dell'uomo perché il mistero della redenzione Lo carica di tutti i nostri peccati; perché la sofferenza che che questo Cuore vive e sopporta è la conseguenza dell'allontanamento dell'uomo da Dio; ma è un Cuore che patisce anche per la mancanza di comprensione da parte degli uomini del Suo e di ogni tempi; per il non-amore che riceve da essi.

“Ecco il cuore che tanto ha amato gli uomini e che dagli uomini è così poco riamato"! : sono le parole rivelate proprio dal Sacro Cuore a Santa Margherita Maria Alacoque.
Il Cuore di Gesù è un Cuore annientato dalle nostre colpe nel vedere la cattiveria con cui gli uomini trattano i propri simili; nell'ascoltare giudizi frettolosi e maliziosi; nel constatare i dolori morali, fisici, sociali dell'umanità.

Questa sofferenza interiore del Cuore di Cristo (nelle sue sfumature psicologiche e spirituali) trova uno "sfogo" anche fisico.
Sebbene il Cuore di Gesù sia un Cuore dotato di grande "fortezza", dono dello Spirito Santo che in Esso palpita, già nell'Orto degli Ulivi la sudorazione di sangue ci immette nel mistero di un Dio che soffre un dolore umanissimo e divinissimo allo stesso tempo.
L'angoscia che Gesù vive nel Suo Cuore, per il prossimo tradimento di Giuda, per l'arresto, per il rinnegamento di Pietro, per la Crocifissione e per quelle anime ingrate che nonostante tutto questo non Lo accoglieranno nelle loro anime, si traduce in questo fenomeno scientificamente spiegabile.
Si spezzano dei capillari ed il Suo sudore appare frammisto al Suo Sangue.
La sofferenza toccherà il vertice nel momento del dolore supremo: sulla Croce.
Il dolore del Cuore di Cristo sarà acutissimo: patimenti fisici strazianti; l' abbandono da parte di quasi tutti i Suoi discepoli, il tradimento dell'amico più caro e lo sconforto di una notte oscura in cui si sente privato anche del Padre; il pensiero di una Madre che sta patendo pene indescrivibili e dei due amici più cari (Giovanni e la Maddalena) che sono lì con Lei; il rifiuto, di uno dei due ladroni che non vuole accogliere quel perdono che anche a lui viene offerto.
La scena "globale" di tutta la porzione di umanità che, a dispetto di quel sacrificio, non vorrà amarLo...non vorrà amare Dio...
Il Cuore di Gesù è al culmine della sopportazione: sopraggiunge l'infarto e si spacca.
E' la morte, cui fa seguito, ancora prima della trafittura della lancia, la raccolta del sangue dal pericardio.
Quando il soldato colpisce il Costato di Cristo e Lo trafigge, si verifica quella che Giovanni descrive come fuoriuscita di "sangue ed acqua": il siero ed il plasma.
Il Cuore di Gesù ha versato per gli uomini tutto il Suo Sangue, fino all'ultima goccia.

domenica 22 giugno 2014

SOLENNITA' DEL CORPUS DOMINI - meditando con Papa Francesco -



Processione del Corpus Domini, Roma


Nella Solennità del Corpus Domini vorrei tracciare una pista di riflessione prendendo spunto da tre interventi del Santo Padre:

Dei primi due mi ha colpita l'idea comune di "memoria":
 
"Dobbiamo recuperare la memoria, la memoria della Chiesa che è popolo di Dio. 
A noi oggi manca il senso della storia. 
Abbiamo paura del tempo: niente tempo, niente percorsi, niente, niente! Tutto adesso! Siamo nel regno del presente, della situazione. 
Recuperare la memoria nella pazienza di Dio, 
che non ha avuto fretta nella sua storia di salvezza, 
che ci ha accompagnato lungo la storia,
 che ha preferito la storia lunga per noi, di tanti anni, 
camminando con noi". 
 
 (Discorso al convegno diocesano)



"Una volta stabilito nella terra, il popolo eletto raggiunge una certa autonomia, un certo benessere, e corre il rischio di dimenticare le tristi vicende del passato, superate grazie all’intervento di Dio e alla sua infinita bontà. 
Allora le Scritture esortano a ricordare, 
a fare memoria di tutto il cammino fatto nel deserto,
 nel tempo della carestia e dello sconforto. 

L’invito è quello di ritornare all’essenziale, all’esperienza della totale dipendenza da Dio, quando la sopravvivenza era affidata alla sua mano, perché l’uomo comprendesse che «non vive soltanto di pane, ma … di quanto esce dalla bocca del Signore» (Dt 8,3). 

Se ci guardiamo attorno, ci accorgiamo che ci sono tante offerte di cibo che non vengono dal Signore e che apparentemente soddisfano di più. 
Alcuni si nutrono con il denaro, altri con il successo e la vanità, altri con il potere e l’orgoglio. 
Ma il cibo che ci nutre veramente e che ci sazia è soltanto quello che ci dà il Signore! 
cibo che ci offre il Signore è diverso dagli altri, e forse non ci sembra così gustoso come certe vivande che ci offre il mondo. 
Allora sogniamo altri pasti, come gli ebrei nel deserto, i quali rimpiangevano la carne e le cipolle che mangiavano in Egitto, ma dimenticavano che quei pasti li mangiavano alla tavola della schiavitù. 

Essi, in quei momenti di tentazione, avevano memoria, 
ma una memoria malata, una memoria selettiva. 
Una memoria schiava, non libera. 

Ognuno di noi, oggi, può domandarsi: e io? Dove voglio mangiare? A quale tavola voglio nutrirmi? Alla tavola del Signore? O sogno di mangiare cibi gustosi, ma nella schiavitù? 

Inoltre, ognuno di noi può domandarsi: qual è la mia memoria?
 Quella del Signore che mi salva, o quella dell’aglio e delle cipolle della schiavitù? 
Con quale memoria io sazio la mia anima?

Il Padre ci dice: «Ti ho nutrito di manna che tu non conoscevi».

 Recuperiamo la memoria. 

Questo è il compito, recuperare la memoria. 
E impariamo a riconoscere il pane falso che illude e corrompe, perché frutto dell’egoismo, dell’autosufficienza e del peccato".  

(Omelia nella Solennità del Corpus Domini) 


Recuperare la memoria di una storia d'amore: quella tra Dio e il Suo popolo.
Tra Dio e ciascuno di noi.
Recuperare la memoria di una lunga serie di attese, pazienti e misericordiose, di un Signore Uno e Trino che, innamorato della Sua creatura, sempre "sta alla porta e bussa" (cfr Ap 3,20).
Recuperare la memoria di ciò che è bene e male nell'esistenza dei fedeli, in quella personale, affinchè "l'identità dell'esperienza" ci aiuti a non ricadere negli errori del passato.
Recuperare la memoria della "scoperta di Dio" o meglio, del momento in cui abbiamo lasciato che Dio irrompesse nella nostra vita: quell'attimo in cui siamo stati capaci di abbracciare la Sua volontà, di lasciarci toccare nel profondo dal Suo Amore, rinunciando ai compromessi con il male.

Il rischio della società "liquida", del relativismo, dell'attimo, è di portarci ad adorare idoli che non sono il vero pane.
Il pericolo che si corre è di adagiarci nella situazione di tranquillità e abbassare la guardia, diminuire le resistenze, in poche parole, far entrare in noi, poco per volta, quello che ci allontana dalla capacità di sentirci appagati solo dal Pane di Vita.

 
"E’ più difficile lasciarsi incontrare da Dio che incontrare Dio, 
perché in noi c’è sempre una resistenza. 
E Lui ti aspetta, Lui ci guarda, Lui ci cerca sempre".  


Incontrare il Vero Pane potrebbe essere solo un atto esteriore, potrebbe fermarsi al mangiare una Particola senza "comprendere" CHI si sta ricevendo e QUALE IMPEGNO comporta nella vita quotidiana.
Lasciarsi incontrare da Dio significa invece lasciarsi trasformare da Lui, recuperare la memoria del Suo Amore eterno (cfr Ger 31,3) e dello spartiacque che il Suo ingresso nella storia collettiva del Suo popolo e personale di ognuno di noi, ha tracciato tra il nostro "prima" ed il "dopo".

Avere fame di Eucaristia è avere fame di Vita Vera, ma la Vita Vera ci disseta solo quando noi consentiamo al Signore di vincere in noi le tendenze all'incallimento nel peccato, alla tentazione di cercare soddisfazione in ciò che non è Lui, alla pigrizia nello sforzo di "cambiare" modo di agire, di pensare, di rapportarci agli altri.

Lasciarsi incontrare da Dio è non solo incontrarLo, "adorarLo", ma anche "camminare con Lui, dietro a Lui e con Lui.
Adorare e camminare: un popolo che adora è un popolo che cammina! Camminare con Lui e dietro a Lui, cercando di mettere in pratica il suo comandamento, quello che ha dato ai discepoli proprio nell’Ultima Cena: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34).
 Il popolo che adora Dio nell’Eucaristia è il popolo che cammina nella carità. Adorare Dio nell’Eucaristia, camminare con Dio nella carità fraterna".  

Chiediamo al Signore che ci renda capaci di compiere queste due tappe del percorso e di viverle come realtà quotidiane nella nostra realtà spirituale e materiale: adorarLo e camminare nella carità! 

BUONA SOLENNITA' DEL CORPUS DOMINI A TUTTI VOI! 

 

NOVENA AL SACRATISSIMO CUORE DI GESU' - Quinto giorno: "Cuore di Gesu', casa di Dio e porta del Cielo" -


S.Cuore - Chiesa di San Giacomo, Roma 
 
 
 
 
 
PREGHIERA AL SACRO CUORE
 
 
Dio, Padre buono,
nel Cuore di Tuo Figlio
celebriamo le meraviglie del Tuo amore:
da questa fonte inesauribile
riversa su di noi
l'abbondanza dei Tuoi doni.
Amen
 
(dalla Liturgia) 








 
Tutte le litanie su cui abbiamo meditato fino ad ora possono essere riassunte e "simboleggiate" da un' espressione, tratta dalla medesima preghiera litanica : "Cuore di Gesù, casa di Dio".
L'immagine della casa è molto bella, perché ci da' l'idea di una realtà in cui si vive in un clima di familiarità e di amore ed è in effetti quanto per noi deriva dal chiamare Dio Padre "Abbà-Papà" secondo le parole che Gesù ci insegna nel Padre Nostro e dall'essere noi "figli" di Dio per mezzo del Santo Battesimo.
Nel Vangelo, Cristo stesso ricorre al concetto di "casa" quando definisce il Regno simile ad "un padrone di casa" (Mt 20,1) e quando afferma:
"ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche". (Mt 13,52)
In quest'ultima citazione, si rintraccia un concetto ancora più forte di quello contenuto nella prima: non solo il Regno di Dio è un padrone di casa, ma anche l'uomo, alla sequela Christi, può diventare "padrone", comproprietario dei beni immensi della casa del Padre.
Gesù è contemporaneamente Padrone (perché Figlio del Padre!, perchè Dio Egli stesso!) e "casa", poiché in Lui non solo l'Umanità è unita alla Divinità, ma Dio Padre e Dio Spirito vengono ad abitare nel Suo Cuore.

"Entrare" nel Cuore di Cristo, lasciarsi avvolgere dal Suo Amore, ma anche sforzarsi di comprenderne i sentimenti, il Suo modo di esprimere la vicinanza ai fratelli , il Suo zelo per la salvezza degli uomini ed il Suo legame con il Padre; conoscerLo ed imitarLo attraverso il Vangelo ed i Sacramenti, implica allora "accedere" alla casa di Dio.
Ecco perché la stessa litania che definisce il Cuore di Gesù come "casa di Dio" Lo contempla anche come "porta del Cielo".
Solo in Gesù vi è salvezza, solo nel Suo Amore Misericordioso che ha assunto connotati anche umani; solo per opera dello Spirito Santo si può dire che "Gesù è Signore" (1 Cor 12,3), l'inviato del Padre per la salvezza del mondo.
Penetrare nel Cuore di Cristo è quindi immergersi nella volontà del Padre e lasciarSi plasmare dallo Spirito Santo che Egli ci invia.

E' quasi spontaneo pensare a quell'esortazione di Gesù: "Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano". (Mt 7,13)
Il Cuore di Gesù è questa porta: stretta non nel senso che il Suo non sia un Amore Misericordioso (al contrario!), ma perché vivere secondo questo Cuore significa vivere da veri cristiani, con coerenza evangelica, con radicalità evangelica...e perché la Misericordia di Dio trova spazio solo attraverso la libertà della scelta umana, attraverso l'accettazione della mano divina sempre tesa verso l'uomo.
"Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo". (Gv 10,9)

Che il Cuore Sacratissimo di Gesù ci ottenga - per opera dei doni dello Spirito Santo - la capacità di conoscerLo, amarLo, imitarLo e la fortezza per entrare nella volontà del Padre anche quando ci appare come una porta "stretta" che richiede sacrificio e perseveranza.

Il Cuore di Maria, che in tutto è imitazione del Cuore del Figlio, ci sostenga e ci guidi.
 

sabato 21 giugno 2014

NOVENA AL SACRATISSIMO CUORE DI GESU' - Quarto giorno: "Cuore di Gesu', Tabernacolo dell'Altissimo" -


 
S.Cuore - Chiesa di San Giacomo, Roma 
 
  
 
 
PREGHIERA AL SACRO CUORE
 
Dio, Padre buono,
nel Cuore di Tuo Figlio
celebriamo le meraviglie del Tuo amore:
da questa fonte inesauribile
riversa su di noi
l'abbondanza dei Tuoi doni.
Amen
(dalla Liturgia) 








 
 
"Cuore di Gesù, Tabernacolo dell'Altissimo" e come un'altra litania afferma, in questo Cuore "abita tutta la pienezza della Divinità".
Il Cuore di Cristo è un "sancta sanctorum". Così ce Lo descrivono anche le litanie ad Esso dedicate.
In questo Cuore umano troviamo la pienezza del Verbo Divino, troviamo lo Spirito Santo, troviamo la Comunione col Padre che "abita" in Gesù.
La Scrittura stessa ce lo attesta. Il Figlio stesso che parla lo afferma:
 
"Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. 
Se non altro, credetelo per le opere stesse". (Gv 14,11)

"Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso"! (Lc 12,49)
 
Ad imitazione del Cuore di Gesù, siamo chiamati a fare anche dei nostri cuori una dimora per la Santa Trinità.
Il Signore ce ne assicura la possibilità, è il Padre che lo vuole, è lo Spirito Santo che rende possibile la comunione!
 
 "Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 
Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto". (Gv 12,26)
 
"Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me". (Ap 3,20)
 
"Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui". (Gv 14,23)
 
Invochiamo il Cuore di Gesù, affidiamoci ad Esso, imitiamoLo: possano diventare, anche i nostri cuori, piccoli tabernacoli della Santa Trinità, fari di luce e di amore nel mondo!

venerdì 20 giugno 2014

NOVENA AL SACRATISSIMO CUORE DI GESU' - Terzo giorno: "Cuore di Gesu' Tempio santo di Dio" -

S.Cuore - Chiesa di San Giacomo, Roma



PREGHIERA AL SACRO CUORE
 
Dio, Padre buono,
nel Cuore di Tuo Figlio
celebriamo le meraviglie del Tuo amore:
da questa fonte inesauribile
riversa su di noi
l'abbondanza dei Tuoi doni.
Amen

(dalla Liturgia) 












"Cuore di Gesù, tempio santo di Dio", leggiamo nella quinta litania del Sacro Cuore e il pensiero corre ad un testo paolino, la Prima Lettera ai Corinzi, in cui anche noi veniamo definiti "Tempio di Dio", perchè "lo Spirito di Dio abita" in noi.  
"Santo è il tempio di Dio, che siete voi". (cfr 1 Cor 16,17)

Il parallelo è impressionante: il Cuore di Cristo è il tempio santo di Dio ed anche l'uomo è tempio santo di Dio.

E' solo nell'umanità redenta da Gesù che questo straordinario miracolo può verificarsi.
La nostra è una "carne nuova" nel nuovo Adamo, la nostra è una vita nuova nella Vita Vera che riceviamo entrando nella schiera dei figli di Dio attraverso il Battesimo e proseguendo questo cammino con i vari Sacramenti.

L'umanità di Gesù, il Suo Cuore Umano e divino è il primo Tempio Santo di Dio che la storia conosca.
Solo a partire da Lui in poi, "primizia di coloro che sono morti" (1 Cor 15,20), i credenti possono diventare tempio santo di Dio.

E' interessante l'etimologia della parola TEMPIO, da TEMPLUM, che taluni ricollegano al termine greco TEMENOS.
Il vocabolo latino rimanda a "sezione", quello greco a "recinto, luogo separato".
In senso prettamente religioso, e oserei dire simbolico, nel Tempio di Dio non vi è soltanto Gesù presente realmente nella Santa Eucaristia in Corpo, Sangue, Anima e Divinità.
Nel Tempio di Dio è Dio stesso che invita l'uomo a varcare la soglia, portando sè stesso, con tutto ciò che è di buono per offrirlo al Signore, di meno buono per convertirlo in migliore (attraverso il Sacramento della Confessione); 
ciò che è motivo di gioia, per lodare Dio, ciò che è causa di sofferenza, per trovare in Lui conforto e speranza;
ciò che sono i talenti ricevuti per metterli a servizio della comunità.

Nel Tempio, l'uomo si sforza di "convergere" tutto in Dio, per ordinare rettamente ogni cosa.
Se Gesù è Tempio di Dio e se anche l'uomo lo è, allora la creatura è chiamata a "ricapitolare in Cristo tutte le cose" (Ef 1,10), ogni giorno della sua vita.
Siamo invitati a vivere dando a Dio la priorità; ad agire, pensare, amare da cristiani coerenti che mettono in pratica la Parola; a fare la volontà del Padre.

Il Cuore di Cristo, ripieno di Spirito Santo, ha fatto esattamente così: ci ha amato secondo il progetto del Padre, quello che prevedeva la Croce come strumento di salvezza.
Ci ha amati non anteponendo al nostro vero bene la Sua comodità, gli agi, la ricchezza, ma dandoSi tutto in pienezza, come Cristo povero, umile e casto.

Lo Spirito Santo può donare a noi la stessa capacità, attraverso i Suoi Santi doni, affinchè possiamo vivere orientando tutta la nostra vita a Dio e amando gli altri come Egli desidera.

Preghiamo il Cuore Sacratissimo di Gesù perché ci aiuti ad accogliere in noi questo Spirito che vuole colmarci di tutti i Suoi preziosi regali.