domenica 8 aprile 2012

BUONA PASQUA


AUGURI DI BUONA PASQUA, a tutti i lettori del blog!

CRISTO E' RISORTO! ALLELUIA!

venerdì 6 aprile 2012

SULLA VIA DEL CALVARIO SIMONE DI CIRENE INCONTRA GESU'- Riflessione per il Venerdì Santo


Ferrara- Via Crucis

"Mentre uscivanoincontrarono un uomo di Cirènechiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui".  (Mt 27,32)



"Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagnapadre di Alessandro e Rufo, a portare la croce".  
(Mc 15,21)




"Mentre lo conducevano viapresero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù"
(Mc 23,26)




Nei Vangeli sinottici ci si imbatte -lungo la via del Calvario- nella persona di Simone di Cirene: un tale, chiamato però per nome -quasi a simboleggiare il suo balzo dall'essere "un signor nessuno", ad uno che entra nella storia più bella dell'umanità: quella di Cristo!
Simone il Cireneo, padre di due figli, torna dalla campagna, luogo di lavoro e non certo di divertimento,  quando "incappa" in un corteo di soldati romani che stanno "accompagnando" un uomo (ma quell'Uomo è Dio!) verso la cima del monte su cui verrà crocifisso.
Quell'Uomo è sfinito, è già caduto tre volte (come narra la tradizione e non la Bibbia) e i soldati stanno perdendo quasi la pazienza con Lui.... rischia di non finire il tragitto, stremato dal dolore e dalla stanchezza.
Simone di Cirene diventa allora un "capro espiatorio": gli auguzzini tolgono la croce dalle spalle di Cristo non certo per pietà, ma per farlo arrivare "vivo" fino alla vetta e poi torturarlo nell'esecuzione capitale.

Simone di Cirene è un po' il prototipo dell'umanità peccatrice che si imbatte nella Croce, il modello di quell'uomo "decaduto" dopo il peccato mortale, che solo abbracciando il Legno su cui Cristo stesso è morto, può rinascere a vita nuova.
Anche Adamo incontrò la croce: il male da lui commesso lo costrinse ad abbandonare però non la campagna (da cui viene qui il Cireneo), bensì il Giardino, quello dell'Eden.
L'uomo, prima della caduta fatale, si trovava in un luogo di delizie, di riposo, di pace.
Cadendo ha incontrato la propria croce: è balzato nella "campagna", il luogo del lavoro e della fatica, anche fisica.

Simone di Cirene, dunque, veniva dalla campagna: lo si può immaginare stanco, perché se faceva ritorno già prima di mezzogiorno (Gesù fu crocifisso all'ora sesta, cioè alle 12.00....se ne deduce che con un certo anticipo percorse la via del Calvario), è facile supporre che fosse andato a lavorare i campi prestissimo; forse stava percorrendo la via verso casa, dove avrebbe trovato un pasto da consumare in famiglia, prima di rimettersi in marcia per il suo appezzamento di terra.

Che "beffa": il Cireneo rientra stanco morto dopo una mattinata di duro lavoro nel campo, magari sogna già di sedere per un momento, gustare un po' di cibo....riprendere le forze....quando ecco che si ritrova davanti dei minacciosi soldati romani, gente a cui, certamente, è meglio non dire "di no", per evitare guai peggiori.
Insomma....si potrebbe dire: finita una "croce", eccone un'altra!

Eppure....in quell'istante in cui Simone di Cirene viene caricato della Croce per "costrizione", magari bofonchiando internamente qualche mormorazione contro gli invasori romani, il suo sguardo si incrocia con quello di Gesù.
Sì, Gesù, forse ancora nemmeno rialzatoSi dopo la terza caduta, con i palmi delle mani poggiati sulla nuda terra, mani intrise di sangue, sudore, polvere.
Gesù che ha le ginocchia doloranti per gli schianti al suolo, Gesù che gronda sangue dai capelli -ormai ridotti ad una stoppa- da cui emergono gli aculei di legno della corona di spine; Gesù, i cui occhi sono arrossati, impolverati, affossati per la cattiveria e l'ingratitudine dell'uomo.
Quel Gesù che "non ha apparenza né bellezza per attirare" gli "sguardi" (Is 53, 2) guarda Simone di Cirene negli occhi.
Lo fissa, come fissò il giovane ricco (Mt 19, 16-22), ed in quel momento -attraverso gli occhi- gli spalanca la porta del Suo Cuore, un Cuore colmo di amore anche per lui, che fino ad un secondo prima ha borbottato per quella croce inattesa...
Nel fissarlo gli chiede di lasciare le sue "ricchezze" di quel momento, vale a dire la sua fatica da ristorare, l'aspettativa di un pasto caldo, di una camminata tranquilla dopo un mattino di lavoro.
Gli chiede di "vendere" queste sue ricchezze...e di seguirLo. 
Di seguirLo sulla Via del Calvario.
Di avere "COMPASSIONE" di Lui -di DIO!- nel più bello dei significati che ha questa parola: COM-PATIRE, patire assieme, condividere la pena, la fatica, il dolore.
Dio vuole che l'uomo abbia "compassione" di Lui....di Lui che è venuto per "compatire" con noi, per vivere una PASSIONE...DI COMPASSIONE.

Che dichiarazione d'amore, quella di Cristo a Simone di Cirene!

Chi ci vieta, allora, di pensare che in quell'attimo di "a tu per Tu" fra gli occhi di Cristo e quelli del Cireneo, il cuore di Simone si sia fatto incendiare dall'Amore del Cuore di Gesù?
Chi ci vieta di credere che il corso di quella mattinata , iniziata ordinariamente per il Cireneo, tra tante fatiche e che sembrava concludersi con un'altra -ennesima ed inattesa- batosta, termini invece con un gesto di affetto disinteressato, con la delicatezza di un uomo, venuto dalla campagna, stanco per il lavoro...che si addossa la Croce di Dio -caricatoSi della croce dell'uomo- per rispondere al Suo Amore!

Già....Simone di Cirene, nell'ordinario del suo quotidiano di croci, incontra lo "straordinario" dell'Unica Croce che è un "giogo soave" ed un "carico leggero" (Mt 11,30), della sola Croce che vale la pena di abbracciare, perché rende più sopportabile le fatiche quotidiane, in attesa dello scenario che, dopo la Crocifissione, la Pasqua ci spalanca: LA RISURREZIONE!

giovedì 5 aprile 2012

SUSSIDIO PER L'ADORAZIONE DEL GIOVEDI' SANTO



Condivido con voi uno splendido sussidio per l'Adorazione del Giovedì Santo, improntato alla spiritualità carmelitana.
La seguente guida è tratta da  "Teresa insegna l'orazione", ed è stata realizzata a cura dell' OCDS (ordine dei carmelitani scalzi secolari)  di Ss. Teresa e Giuseppe ai Ponti Rossi di Napoli.

Ringrazio per la disponibilità accordatami alla pubblicazione del testo.


Pietà- Torino, Real Chiesa di San Lorenzo

GUIDA ALL’ORAZIONE SILENZIOSA 
nella Settimana Santa 

Fai lentamente il segno della croce.
 E’ il gesto in cui ti metti alla presenza di Dio, Padre Figlio e Spirito Santo. E’ come se ti lasciassi abbracciare dalla Trinità. 
Cerca di rimanere in silenzio. Sei qui per parlare con Dio e per ascoltarlo. 
Non perdere quest’occasione: è nel silenzio che il Signore parla. Comincia la tua preghiera invocando l’aiuto dello Spirito Santo. “Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente 
domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi con gemiti inesprimibili e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di  Dio” (Rm 8, 26-27). 




L’ALTARE DELLA REPOSIZIONE 

L'altare della Reposizione è il luogo in cui viene riposta e conservata l'Eucaristia al termine della celebrazione eucaristica del Giovedì Santo. 
La Reposizione dell'Eucaristia si compie per invitare i fedeli all'adorazione del Santissimo Sacramento nella notte tra Giovedì e Venerdì Santo, in ricordo sia dell'istituzione del Sacramento dell’Eucaristia (Mt 26, 26-29; Mc 14, 22-25; Lc 22, 19-20) sia della veglia di preghiera di Gesù nel Getsemani (Mt 26, 36-44; Mc 14, 32-40; Lc 22, 39-46). 
Nella tradizione e nel linguaggio popolare gli altari della Reposizione sono impropriamente chiamati “sepolcri”. 
Tale terminologia è impropria perché il sepolcro sta ad indicare un luogo di morte e invece gli altari della Reposizione conservano l’Eucaristia che per la Chiesa cattolica è Gesù risorto. 
E’ piuttosto il luogo dell’adorazione silenziosa. 



A TU PER TU CON COLUI DAL QUALE SAPPIAMO DI ESSERE AMATI 
meditare come insegna S. Teresa di Gesù* 

Sei davanti a Gesù, realmente presente nell’altare della Reposizione. Ti aspettava. 
Se hai difficoltà nel pregarlo, aiutati con una immagine che lo raffigura e rendilo presente al tuo cuore. 
Oppure leggi un brano del Vangelo, leggi le pagine della sua Passione e rifletti: ha fatto tutto questo per te. “È cosa buona fermarsi per un momento a meditare sul mister di Cristo legato alla colonna, pensare alle sofferenze che ha patito, al perché le ha subite e con quale amore lo ha fatto” (Teresa di Gesù). 
Ripetilo al tuo cuore: l’ha fatto per me. 

Ascoltalo. «Il Dio della rivelazione biblica parla anche  senza parole:  "Come mostra la croce di Cristo, Dio parla anche per mezzo del suo silenzio. 
Il silenzio di  Dio, l’esperienza della lontananza dell’Onnipotente e Padre è tappa decisiva nel cammino terreno del Figlio di Dio, Parola incarnata. (…) Il silenzio di Dio prolunga le sue precedenti parole. In questi momenti oscuri Egli parla nel mistero del suo silenzio" (Esort. ap. postsin. Verbum Domini, 30 settembre 2010, 21).  
Nel silenzio della Croce parla l’eloquenza dell’amore di Dio vissuto sino al dono supremo. Dopo la morte di Cristo, la terra rimane in silenzio e nel Sabato Santo, quando "il Re dorme e il Dio fatto carne sveglia coloro che dormono da secoli" (cfr Ufficio delle Letture del Sabato Santo), risuona la voce di Dio piena di amore per l’umanità. 
Se Dio parla all’uomo anche nel silenzio, pure l’uomo scopre nel silenzio la possibilità di parlare con Dio e di Dio. 
"Abbiamo bisogno di quel silenzio che diventa contemplazione, che ci fa entrare nel silenzio di Dio e così arrivare al punto dove nasce la Parola, la Parola redentrice" (Omelia, 6 ottobre 2006)». 
Da “Parola e Silenzio” del Santo Padre, Benedetto XVI ,24 gennaio 2012. 

Guardalo. Santa Teresa di Gesù, maestra di orazione, diceva “Guardiamo Lui che ci guarda”. Proviamo a immaginare i suoi occhi nei nostri: “Immagina lo stesso Signore vicino a te, e guarda con quale amore ti sta guardando…. Mai lo Sposo distoglie i tuoi occhi da te … 
Lo troverai nella misura in cui lo desideri … se sei triste o in mezzo a qualche problema, guardano nell’Orto degli Ulivi … o sotto il peso della croce. 
Lui non attende che questo, che noi lo guardiamo. (…) 
Facciamogli compagnia, parliamogli, sollecitiamolo, umiliamoci”. (Teresa di Gesù) 

Amalo e lasciati amare. “Non solo lo guarderete, ma anche conforterete la vostra anima parlandogli; non dicendo preghiere precostituite, ma pronunciando delle parole sgorgate dal vostro cuore in pena, cosa che egli apprezza enormemente” (Teresa di Gesù)

Fagli compagnia.  Dal Vangelo secondo Matteo: “La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me”. 
Così disse agli apostoli nell’Orto del Getsemani. Ora che sei qui, prova a vegliare con Lui. “Mi trovavo molto bene con l’orazione dell'orto dove gli facevo compagnia. Pensavo al sudore e all'afflizione che vi aveva sofferto, e desideravo di potergli asciugare quel sudore così penoso. Ma ripensando ai miei gravi peccati, ricordo bene che non ne avevo il coraggio”. (Teresa di Gesù) 
Ringrazialo. “Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori” (Is. 53, 4) 
Nell’Orto degli Ulivi, Cristo rivive in sé, trasfigurandola, tutta la nostra tristezza. 
Anche oggi la tristezza risucchia il mondo e il Getsemani, con il Cristo agonizzante, è ancora l'unico luogo capace di vita. 
Prova a ricordare il momento in cui hai avvertito, forte, la sua presenza, il suo aiuto quand’eri triste o nell’angoscia. 
Ringrazialo per tutte le volte che il tuo cuore si è sentito consolato e digli: “So che ci sei, qui con me, anche quanto mi sembri silenzioso e lontano”. 
Ma soprattutto digli grazie per come ti ha amato fino al sacrificio della vita. 

Portalo con te. Dal Vangelo di Giovanni : “Rimanete nel mio amore” Pregava Teresa di Gesù: “Camminiamo insieme, Signore! Dovunque andrai, voglio venire; dove tu passerai, anch’io voglio passare”. 
La preghiera è un intimo colloquio di amicizia. Il vantaggio di avere un amico come Gesù è che è sempre con te e puoi parlargli e sentirlo vicino ogni volta che ne hai bisogno: “Dobbiamo ritirarci in noi stessi, anche in mezzo al nostro lavoro, e ricordarci di tanto in tanto, sia pure di sfuggita, dell'Ospite che abbiamo in noi, persuadendoci che per parlare con Lui non occorre alzare la 
voce”. ( Santa Teresa). 

L’ORAZIONE CONTINUA NELLA VITA 






“Il tuo desiderio sia di vedere Dio, 

il tuo timore di perderlo, 

il tuo dolore di non goderlo 

e la tua gioia 

ciò che potrà condurti alla vita eterna: 

solo così vivrai in una gran pace”. 










* Le citazioni sono tratte dalle Opere di Teresa di Gesù, la santa di Avila fondatrice dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, 
dottore della Chiesa: “Il Libro della Vita”, “Cammino di perfezione” “Il Castello Interiore”. 

lunedì 2 aprile 2012

SETTIMANA SANTA: dalla Croce alla Gloria...dalla Gloria alla Croce....e noi?




"Gesù prese con sé
Pietro, Giacomo e Giovanni 
e li portò 
sopra un monte alto, 
in un luogo appartato, 
loro soli. 

Si trasfigurò davanti a loro" .

(Mc 9,2)











"Prese con sé 

Pietro, Giacomo e Giovanni

 e cominciò a sentire 

paura e angoscia"

 (Mc 14,33)








 Pietro, Giacomo e Giovanni sono i tre discepoli di Gesù che -in anticipo rispetto agli altri -vedono sia la Gloria del Signore che la Sua Croce.
Sul Monte Tabor sono spettatori di quella che Padre Cantalamessa definisce "l'estasi di Gesù"  (Cantalamessa, Il mistero della Trasfigurazione-ed. Ancora), sul Monte degli Ulivi assistono invece alle angosce mortali che attanagliano il Figlio di Dio.
Un anticipo di Risurrezione in un caso, uno di Croce, nell'altro.
E i discepoli sono sempre gli stessi....in un certo senso i "privilegiati", ma quale differenza fra il loro modo di comportarsi durante il giorno della Trasfigurazione e poi nella notte della sudorazione di sangue!

Sembra strano: Gesù ha mostrato ai Suoi prima la Sua Gloria, quasi per incoraggiarli, per dare loro un saggio del "dopo" ed offrire quindi un sostegno, una speranza nel momento della prova.
Davanti ad un Gesù dalle vesti candide, bianchissime, rifulgente di luce, quei tre pescatori vorrebbero "piantare la tenda" e rimanere per sempre con il loro Maestro.
Sono affascinati da Lui, rapiti dalla Sua bellezza, dal Suo splendore.
Lo vedono come lo avrebbero rivisto dopo la Risurrezione....un Gesù "glorificato", quel Gesù che se avessero visto come lo vedranno poi i discepoli di Emmaus, forse nemmeno avrebbero riconosciuto, tanto sarebbe stato "diverso" rispetto a prima.

Ora, la Settimana Santa, si apre alla Domenica delle Palme con la presenza di questi stessi tre discepoli sul Monte degli Ulivi.
Gesù, che ha già mostrato loro la Sua gloria, li porta con sé: in questo voler stare con loro -o meglio, in questo volere che loro stiano con Lui- si può intravedere un doppio aspetto pedagogico.
Da una parte, è come se Gesù dicesse a quei tre: Vi amo così tanto da volervi con me non solo nel momento della gioia, ma anche in quello del dolore. 
Vi amo così tanto che VOGLIO AVERE BISOGNO DEL VOSTRO CONFORTO, DELLA VOSTRA PRESENZA AMICA, DEL VOSTRO SOSTEGNO. 
DIMOSTRATEMI LA VOSTRA VERA AMICIZIA, RIMANENDO CON ME!
Gesù, che in Marco è il Gesù del "segreto messianico", si rivela ai Suoi nella Sua Pienezza: di Dio fatto Uomo, che gioisce nell'incontro orante col Padre, ma che soffre come Uomo le pene atroci addossateSi per scontare il peccato umano.
Gesù vuole che i Suoi comprendano che il Verbo è anche veramente Uomo, pienamente Uomo: brama l'amore dei Suoi, li vuole accanto a Sé nel momento più difficile della Sua "storia" umana.
Anche gli altri discepoli sono con Lui, ma è anche squisitamente umano questo voler avere particolarmente vicini quelli ai quali è evidentemente legato da un affetto speciale (e pur sempre "giusto", perché ogni affetto divino è sempre fondato sulla giustizia, non esistono predilezioni ingiustificate...Dio sa quello che fa!).

Il secondo aspetto della "pedagogia" di Gesù sul Monte degli Ulivi è da vedere nell'ottica nella fede: il Cristo si è mostrato a quei tre discepoli (ed in quel caso a loro tre soli, non a tutti i dodici!) nel Suo momento di Gloria, ma prima e dopo h
a provato più volte (anche discendendo dal Monte Tabor) a spiegare a quale destino sarebbe andato incontro, secondo peraltro le profezie già contenute nell'Antico Testamento.
Ora chiede ai Suoi un atto...di coraggio, di vera fiducia, dicendo loro, implicitamente: CREDETE IN ME ANCHE ORA CHE MI VEDETE COSI', UN DIO UOMO CHE SOFFRE PIU' DI TUTTA L'UMANITA' MESSA INSIEME, CHE PATIRA' PENE ATROCI, CHE STA MALE PER L'INGRATITUDINE DEGLI UOMINI.
Credete in me anche se mi vedete non più nelle vesti di "re", ma in quelle di "servo".....

E come rispondono Pietro, Giacomo e Giovanni a questa richiesta di fiducia?
Alla prova della Trsfigurazione -anticipo del loro incontro con il Cristo Risorto- arrivano impreparati, ma si dimostrano pronti a rimanere con Gesù: è facile starGli accanto quando c'è da godere di un "beneficio", quando la vontemplazione del Cristo dona pace, gioia all'anima.
E' tale la confusione per il dono inatteso, che Pietro esplicita la propria felicità con quella frase famosa "Facciamo tre tende", vale a dire: rimaniamo qui, non muoviamoci, si sta bene!

Alla Passione, invece, sarebbero dovuti arrivare ben formati: tante volte Gesù li aveva avvisati.
Vengono invece colti alla sprovvista e al momento delle "prove generali" della Croce, cioè sul Monte degli Ulivi, si addormentano, perché i loro occhi si fanno "pesanti".

Cosa dice a noi, discepoli di oggi, questa "pedagogia messianica"?
In primo luogo, ci insegna che la fede non è solo e sempre contemplazione del Cristo Risorto, della Gloria divina.
La fede non è solo uno stare con il Gesù delle Consolazioni; fede è contemplare il Cristo Crocifisso, nel momento delle nostre aridità di spirito, delle difficoltà materiali che sembrano toglierci la pace del cuore, nelle prove di fede, nelle tentazioni.
Più che mai in questi momenti, stare con Gesù solo sul Monte degli Ulivi, significa rispondere a quella Sua richiesta: "Vegliate e pregate per non entrare in tentazione"!

La scena del Monte degli Ulivi ci ricorda però anche un'altra cosa: Gesù, Capo del Corpo Mistico che è la Chiesa, soffre ancora oggi nelle Sue membra sofferenti.
A noi tocca lo splendido (se pur arduo!) compito di consolarlo, sostenerlo, aiutarlo.
Con la preghiera e con la vicinanza fisica operosa.

Infine, l'ultima cosa che il Monte Tabor ci ricorda è la seguente: solo nella preghiera di Gesù la nostra preghiera diventa "possibile", "forte", capace di smuovere le montagne.
Nel Vangelo di Luca, l'Ultima Cena mostra infatti un Gesù che a San Pietro dice: 
"Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli ".  (Lc 22,32-33)
E sul Monte degli Ulivi, vedendo i suoi vinti dal sonno, dalla stanchezza, dice infine: "Dormite pure e riposatevi"!
Gesù è il Verbo fatto Carne che comprende le debolezze umane, e Lui che chiede a noi consolazione...consola l'uomo fragile!
Lui che chiede a noi fede e preghiera, si fida di Dio Padre e Lo invoca incessantemente anche per ciascuno di noi!

Ecco che allora la nostra fragilità, consegnata a Lui, acquista un valore: a noi tocca l'impegno, la volontà nello stare con Lui, nel vigilare, nel pregare.
Lui supplirà alle nostre mancanze con la Sua preghiera -una preghiera che è stata rivolta al Padre in anticipo rispetto alle nostre cadute-; Lui supplirà alla nostra scarsa vigilanza, alla nostra sonnolenza spirituale.

E con San Paolo potremo dire: "Quando debole, è allora che sono forte" (2Cor 12,10) perché Cristo "apporta" tutto quello che manca alla mia preghiera!


BUONA SETTIMANA SANTA A TUTTI VOI!

domenica 1 aprile 2012

TRIDUO A SAN FRANCESCO DI PAOLA- Terzo giorno

TRIDUO A SAN FRANCESCO DI PAOLA
Terzo giorno : il silenzio come elemento fondamentale della preghiera e della penitenza
Genova, Convento dei frati minimi



O Dio, con la vita povera di Cristo,

ci hai voluto 

arricchire dei beni celesti: 

concedici che, sull'esempio del nostro 

protettore san Francesco, 

possiamo vivere col cuore distaccato 

dai beni di quaggiù e 

rivolto sempre ai beni del tuo Regno.

AMEN





"Vuole la regola che i religiosi Minimi attendano incessantemente alla pratica dell'orazione, perché essa sola si eleva là, dove non può giungere la carne.
Essi vi si tratterranno tutte le mattine e più volte durante il giorno; e per rendere più agevole questo salutare esercizio osserveranno il silenzio evangelico.
Il silenzio è prescritto in ogni tempo, nella chiesa e nel dormitorio; durante la prima e la seconda tavola, nel refettorio; e ovunque da Compieta fino a Prima.
Negli altri luoghi è lecito parlare, purché si faccia senza clamore e a voce bassa".

Il silenzio che san Francesco ha lasciato come "consegna" ai suoi religiosi ha lo scopo di favorire un clima di raccoglimento interiore, che stimoli maggiormente la preghiera.
San Paolo dice che nel molto parlare non manca la colpa: quanti parole inutili, superflue o, peggio ancora, quante mormorazioni, quante calunnie, quante frasi maliziose....
Il silenzio non è solo quello delle parole, per noi oggi è anche quello dalle troppe immagini che rischiano di "sporcare" la nostra fantasia, i nostri pensieri...e poi, appunto, le nostre parole.
Il silenzio è anche quello da certe letture non propriamente edificanti, da certe compagnie non sincere e non buone....
Non siamo chiamati alla particolare "rigidità" della disciplina dei francescani minimi, ma possiamo trarne uno spunto per custodire meglio il silenzio esteriore e quindi quello interiore.
Solo facendo silenzio è possibile ascoltare Dio....che parla, appunto, nei segnali più deboli, come nel vento leggero che ascoltò il profeta Elia.

Che San Francesco ci aiuti a imparare l'arte del silenzio come coadiuvante e collante della mortificazione e della preghiera e come "megafono" della voce di Dio!