sabato 9 agosto 2014

NOVENA A MARIA ASSUNTA - Quarto giorno: trasfigurare la Verginità nella Sponsalità eterna






O Dio onnipotente ed eterno, 

che hai innalzato alla gloria del cielo

 in corpo e anima l'immacolata Vergine Maria, madre di Cristo tuo Figlio, 

fa' che viviamo in questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni, 

per condividere la sua stessa gloria. 

 
AMEN
(Murillo, Assunta)


Quest'oggi la Liturgia ci presenta la Festa di Santa Teresa Benedetta della Croce - al secolo Edith Stein - vergine e martire carmelitana, e questo ci consente di affrontare il quarto giorno della novena a Maria Assunta gettando uno sguardo sul mistero della Verginità consacrata e della Sponsalità.
Tutta la Parola odierna è centrata sul tema della sponsalità: nella prima Lettura, il profeta Osea ricorda la ferma certezza del Signore-Sposo, che sposerà il Suo Popolo "nella giustizia e nel diritto, nell'amore e nella benevolenza, nella fedeltà'".
E' un canto d'amore di un Dio innamorato che attende con pazienza e perseveranza che la Sposa sempre si innamori di Lui, sempre Lo conosca, sempre Gli sia fedele, per l'eternità.
Il Salmo ci riporta maggiormente nella dimensione mariana, parlandoci delle vergini spose condotte al Re (Cristo Sposo), tra cui spicca la Vergine Madre e Sposa di Dio, Maria Santissima, Regina delle Vergini.
Il Vangelo catalizza l'attenzione sull'incontro finale tra la Sposa e lo Sposo: le Vergini sagge hanno preparato tutto per questo faccia a faccia ravvicinato; quelle stolte non hanno saputo fare tesoro dell'attesa e si ritrovano messe alla porta, perché lo Sposo non le conosce più.
Collegando queste idee al tema della nostra novena, lo spunto di riflessione di oggi è che la verginità consacrata è un bene che va necessariamente vissuto in una chiave di "trasfigurazione", visto al di là del suo essere - materialmente - solo un'astensione dai rapporti carnali.
Se la verginità rimane sul piano puramente materiale non necessariamente è in grado di condurre alla meta; se la verginità non è "verginità per il regno dei Cieli" non è capace di fruttificare come in Maria; se la verginità non è unita all'umiltà, essa rischia di non essere vera verginità.

Scrive Sant'Agostino: 
"Tutti i cristiani, dunque, debbono praticare l'umiltà. 
Essi infatti si chiamano " cristiani " da Cristo; e il Vangelo di Cristo nessuno lo scruta con diligenza senza trovarvi Gesù che si presenta come maestro di umiltà. 
Poiché la continenza perpetua, e soprattutto la verginità, è negli eletti di Dio un grande favore della sua munificenza, si deve vigilare con la massima cura perché non sia rovinato dalla superbia. 
La prima preoccupazione della vergine di Dio sia pertanto quella di rivestirsi di umiltà
Non creda che, quello che è, lo sia per suo merito, ma piuttosto che questo dono sublime le provenga dall'alto, dal Padre della luce, presso il quale non esiste cambiamento od ombra di variabilità.
Se unita alle altre virtù, la verginità offre un'immagine della vita celeste".
(S.Agostino, La santa verginità)

"L'umiltà può piacere quando piange la verginità perduta;

ma senza umiltà, oso dire che a Dio non sarebbe piaciuta neppure la verginità di Maria.

«Su chi riposerà il mio Spirito, egli dice, se non sopra chi è umile e inerme?»

Sopra chi è umile - ha  detto -, non sopra chi è vergine.

Se Maria non fosse umile, lo Spirito Santo non avrebbe riposato su di lei.

Se non avesse riposato su di lei, non l'avrebbe fecondata.

E' perciò evidente, che, perché concepisse dallo Spirito Santo,

Dio «guardò l'umiltà della sua serva» come ella stessa disse, piuttosto che la sua verginità.

E se piacque per la sua verginità, tuttavia la Vergine ha concepito per la sua umiltà.

Si deve concludere: è l'umiltà senza dubbio ad aver reso possibile

che anche la verginità piacesse a Dio".
(S. Agostino, In Laudibus Virginis Matris)
Maria ha saputo scegliere la verginità per il Regno dei Cieli e l'ha vissuta umilmente: in lei si è pienamente attuata la "trasfigurazione" della verginità nella sponsalità della vita celeste.
La verginità di Maria non è stata una "sottrazione" al suo essere donna, ma la "pienezza" di questa sua femminilità.
La Vergine ha colto la sua ricchezza spirituale: la sponsalità con Cristo Sposo, realizzata attraverso la verginità, l'ha resa Madre...madre di Cristo e di tutto il genere umano.
In tutto questo mi piace sottolineare due aspetti:
  • La verginità di Maria è così "addizionale" e non sottrattiva, tanto che Dio concede alla Vergine anche uno sposo terreno vergine come lei. In questo mistero delle nozze verginali di Maria, che pure è Sposa vergine dello Sposo celeste, c'è un intreccio di umano e divino che solo il fatto che Dio sia Amore permette di comprendere;
  •  La capacità di Maria di "trasfigurare" la verginità la si apprezza ancora meglio alla luce delle convinzioni religiose del suo tempo. Gli ebrei non concepivano la verginità come possibile scelta di vita permanente. Essa era qualità preziosa nella donna prima del matrimonio, ma non era apprezzata come valore a sé stante, in ottica di fede. Maria opera una scelta controcorrente. Può farlo perché - illuminata di certo dallo Spirito Santo di cui era ricolma - ha compreso anzitempo il valore ben più grande della verginità consacrata al Signore.
 Santa Teresa Benedetta della Croce ha vergato pagine stupende sul ruolo della donna e ne ha scritte di ancor più belle sul mistero della femminilità coniugato a quello della "sponsalità" a Cristo Sposo.
Le sue riflessioni sono innanzitutto un invito a tutti i cristiani: tutti sono chiamati ad essere sposi di Cristo Sposo.
Ma c'è poi la sublime vocazione dei vergini che si consacrano in modo particolare a Lui. E tra questi primeggia Maria Santissima. 
Meditando su questi pensieri, possiamo fare della riflessione di oggi un invito ad imitare Maria: a saper trasfigurare la realtà delle nostre vite (nelle scelte di verginità o di castità coniugale secondo la Dottrina ed il Magistero) per vivere già fin d'ora il mistero della "Sponsalità" delle nostre anime a Cristo Sposo.
Solo così sapremo generare gesti di maternità e paternità spirituale e non solo materiale; solo così saremo capaci di amore sponsale, cioè totalmente oblativo, verso il Signore Gesù.
 
"Non vi è vocazione più eccelsa della sposa di Cristo, e colei cui Egli apre questa via non deve certo desiderarne altre.
Essere tutti di Dio, donarsi a lui, al suo servizio, per amore, è questa la vocazione non solo di alcuni eletti, ma di ogni cristiano; o consacrato o non consacrato, o uomo o donna. 
Ognuno è chiamato alla sequela di Cristo.
E più ciascuno avanza su questa via, più diventerà simile a Cristo e poiché Cristo personifica l'ideale della perfezione umana libera da ogni difetto e unilateralità, ricca dei tratti caratteristici sia maschili che femminili, libera da ogni limitazione terrena, i suoi seguaci fedeli vengono sempre più elevati al di sopra dei confini della natura.
Per questo vediamo in uomini santi una bontà e una tenerezza femminili, una cura veramente materna per le anime loro affidate; e in donne sante un'audacia,  una prontezza e decisione veramente maschili.
Così la sequela di Cristo porta a sviluppare in pieno l'originaria vocazione umana: essere vera immagine di Dio.
La sposa di Cristo ha consacrato la sua vita al Signore e si è legata a Lui con un vincolo indissolubile.
Ella sta al suo fianco come la Chiesa, anzi come la Madre di Dio, che è il prototipo e la cellula germanlinale della Chiesa, quale collaboratrice alla sua opera, la redenzione.
Il dono pieno del suo essere e di tutta la sua vita, la fa vivere con Cristo e con lui collaborare; ma ciò significa con Lui soffrire e con Lui morire di quella morte fruttuosa, da cui sgorga la vita di grazia per tutta l'umanità.
E così la vita della sposa di Dio si arricchisce della maternità spirituale per tutta l'umanità redenta; e non c'è differenza se ella lavori direttamente tra le anime o se con il sacrificio porti quei frutti di grazia, di cui né ella stessa, Nè forse nessun altro essere umano è a conoscenza.
L'unione nuziale dell'anima con Dio - fine per cui essa fu creata - è stata acquistata mediante la croce, consumata sulla croce e sigillata con la croce per tutta l'eternità.

Approfondendo la mariologia si approfondisce anche l'idea della sponsa Christi.
E compimento della formazione cristiana è prender coscienza della propria eccelsa vocazione di stare al fianco del Signore e condurre la propria vita in unione con Lui.
Nessuna  vita di donna è povera e vuota, quando è irradiata da questa letizia soprannaturale".
(Santa Teresa Benedetta della Croce)




venerdì 8 agosto 2014

NOVENA A MARIA ASSUNTA - Terzo giorno: trasfigurare la Croce per arrivare al Cielo

NOVENA A MARIA ASSUNTA

TERZO GIORNO - Trasfigurare la Croce per arrivare al Cielo

 


(Murillo, Assunta)


O Dio onnipotente ed eterno, 

che hai innalzato alla gloria del cielo

 in corpo e anima l'immacolata Vergine Maria, madre di Cristo tuo Figlio, 

fa' che viviamo in questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni, 

per condividere la sua stessa gloria. 

 

AMEN

  









Il Vangelo di oggi (Mt 16, 24-28) è la prosecuzione di quello ascoltato ieri, in cui Pietro "rinnegava" l'idea di un Cristo crocifisso, seppure destinato a risorgere.
Se ieri la meditazione mariana ci ha portati a riflettere sul mistero di Maria capace di "trasfigurare" la realtà per vedere Dio anche negli apparenti paradossi della sconfitta (specie della morte in Croce), quella di oggi ci porterà in una direzione che non è più proiettata su Dio, ma sul Dio che vive in noi e quindi che ha vissuto anche in Maria.
Ieri Gesù diceva a Pietro (e a tutti noi!) che è necessario accettare l'idea di un Dio che ha scelto la Croce come via di redenzione, senza che questa strada di umiliazione terrena ci scandalizzi.
Maria questo lo ha fatto, senza mai perdere di vista la realtà più profonda e trasfigurata delle cose: quella di un Dio VERO anche se umanamente crocifisso.
Oggi Gesù ci dice di dovere anche noi caricarci di una croce, quella che in realtà è una parte del legno pesante di cui Egli si è già caricato prima di noi.
Se vogliamo conservare la "vita" dobbiamo perderla nell'ottica del mondo, rinunciare ai desideri contrari a Dio, alle strade di male, alle passioni disordinate e praticare invece la via dell'ascesi. 
La parola ascetica significa etimologicamente "esercitarsi": la Croce è fare esercizio, è esercitarsi a "salire verso l'alto", verso il Cielo.
La Croce va dunque "trasfigurata" e Maria è stata capace di farlo, per vivere nell'ottica di quel Paradiso in cui è stata assunta in corpo ed anima.
La Madre non ha visto nella Croce del Figlio (e quindi nella sua di Madre del Crocifisso) soltanto uno strumento di tortura, ma anche un trampolino di lancio.
Maria Assunta è arrivata al Cielo ergendosi anche lei sul Legno del dolore: intimamente unita al Cristo sofferente, la redenzione che il Figlio ha operato ha visto la partecipazione della Madre a tutti i dolori di Gesù, fino al culmine della Sua morte.
San Giovanni Paolo II, con alcune parole della Dives in Misericordia (n. 9) ci aiuta a centrare meglio questo grande mistero:
"Nessuno ha sperimentato, al pari della Madre del Crocifisso, il mistero della croce, lo sconvolgente incontro della trascendente giustizia divina con l'amore: quel «bacio» dato dalla misericordia alla giustizia. Nessuno al pari di lei, Maria, ha accolto col cuore quel mistero: quella dimensione veramente divina della redenzione che ebbe attuazione sul Calvario mediante la morte del Figlio, insieme al sacrificio del suo cuore di madre, insieme al suo definitivo «fiat»".
Se il Cielo ci vedrà definitivamente liberi dal peccato e dalle sue pulsioni, l'ascetica della Croce, purificandoci come "oro nel crogiuolo" (Sap 3,6) ci distacca già progressivamente dalla terra, e rende più leggera la nostra anima; ci aiuta a valutare le cose "dall'alto" cioè da quella prospettiva in cui veramente le proporzioni cambiano ed è più facile distinguere l'importante dal futile...
In Maria questa ascetica della Croce è stata trasfigurazione quotidiana del dolore, che ha reso la sua persona ancora più cristallina, ancora più trasparente, ancora più preparata - giorno dopo giorno - per arrivare in Paradiso arricchita di nuovi meriti, lei che era già Santa e Pura fin dal concepimento.
Lei aveva compreso la massima paolina che solo più tardi sarebbe stata vergata: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20)...quel Cristo sofferente che nella sofferenza ha visto non una sconfitta personale, ma lo strumento per debellare la "morte" causata dal peccato.

Il capitolo 3 del Libro della Sapienza la descrive in maniera sublime e così come vale in maniera eccelsa per il Signore e per Sua Madre, allo stesso modo, nell'imitazione di Maria, possa divenire un giorno realtà anche per noi che siamo suoi figli e fratelli in Cristo.
 "Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio,
nessun tormento li toccherà.
Agli occhi degli stolti parve che morissero,
la loro fine fu ritenuta una sciagura,
la loro partenza da noi una rovina,
ma essi sono nella pace.

Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi,
la loro speranza resta piena d'immortalità.
In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici,
perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé;
li ha saggiati come oro nel crogiuolo
e li ha graditi come l'offerta di un olocausto.

Nel giorno del loro giudizio risplenderanno,
come scintille nella stoppia correranno qua e là.
Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli
e il Signore regnerà per sempre su di loro.
Coloro che confidano in lui comprenderanno la verità,
i fedeli nell'amore rimarranno presso di lui,
perché grazia e misericordia sono per i suoi eletti".
(Sap 3, 1-9)

giovedì 7 agosto 2014

NOVENA A MARIA ASSUNTA - Secondo giorno: trasfigurare la realtà per incontrare Cristo


Prosegue la novena a Maria Assunta e - come anticipato nella riflessione di ieri - il tema di quest'anno sarà "La trasfigurazione silenziosa di Maria in terra che culmina nella sua assunzione".
Gli spunti per le meditazioni quotidiani saranno tratti per lo più dalla Liturgia, in base a ciò che le Letture  o le memorie liturgiche ci offriranno giorno per giorno.

Assicuro in modo speciale, in questi giorni "mariani" una preghiera per tutti gli amici del blog, ai quali chiedo di contraccambiare il ricordo orante, magari anche solo con un'Ave Maria.


NOVENA A MARIA ASSUNTA
SECONDO GIORNO - Trasfigurare la realtà per incontrare Cristo
 


(Murillo, Assunta)

O Dio onnipotente ed eterno, 
che hai innalzato alla gloria del cielo
 in corpo e anima l'immacolata Vergine Maria, madre di Cristo tuo Figlio, 
fa' che viviamo in questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni, 
per condividere la sua stessa gloria. 
 
AMEN
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il Vangelo di oggi (Mt 16, 13-23) ci propone la scena di un dialogo particolare tra Gesù e Pietro, in cui appare la "contraddittorietà" dell'essere umano nel porsi alla sequela.
Inizialmente l'apostolo riconosce Gesù come il Figlio di Dio, seguendo l'ipirazione dello Spirito che parla al suo cuore e che gli rivela il piano del Padre; successivamente rinnega però l'annuncio prospettato dal Maestro, quella della morte in Croce del Messia, previsione tuttavia "mitigata" dalla risurrezione che sarebbe avvenuta il terzo giorno.
In questo atteggiamento di Pietro ci possiamo ritrovare un po' tutti: finché il Signore ci dona le Sue consolazioni spirituali e finquando la vita quotidiana si svolge senza troppi scossoni ci è facile gettarci tra le Sue braccia, riconoscerLo come Dio giusto e buono, bello e santo.
Quando invece si avvicinano le croci, le difficoltà, le delusioni, gli apparenti rovesci materiali o interiori, ecco che diventa difficile "accettare" l'idea di un Dio che ci faccia passare attraverso il crogiolo della prova, dell'apparente ingiustizia umana, delle umiliazioni, della malattia e della morte.
In un certo senso qui si rivela la natura dell'uomo incline alla felicità, che ripugna il dolore, ma si evidenzia anche il lato negativo della superbia nel non accettare il piano di Dio e l'impazienza, nel volere "tutto e subito".
Vi è poi la sfiducia: se si credesse realmente, totalmente e profondamente che Dio assicura la "risurrezione", anche se lontana ancora nel tempo, la paura del dolore non dovrebbe avere il sopravvento.
 
 
Maria, in questo senso, appare invece capace di rispondere giorno per giorno alla sua professione di fede: riconosce in Gesù il Figlio di Dio e Lo considera come tale anche nelle situazioni di "contrasto" con la ricchezza totale che è per Lui l'essere Dio Figlio.
Potrebbe Dio nascere in una stalla?
Potrebbe l'Onnipotente dover fuggire da un "semplice" re della terra che vuole ucciderLo?
Potrebbe esserGli annunciata una morte infame?
Potrebbe - Colui che è Somma Sapienza - esser considerato come pazzo dai Suoi parenti e da quelli che dicono di adorare Suo Padre?
Potrebbe - Dio che è Vita e Autore della Vita - morire in croce come il peggiore dei malfattori?
 
Maria crede che Gesù è Dio anche in tutte queste ed in molte altre circostanze umanamente e razionalmente paradossali.
Lei è capace di "trasfigurare" la realtà terrena delle cose, vedendo oltre la figura della sua apparenza materiale e fidandosi della Parola di Dio.
Maria sa cogliere i significati, la portata degli eventi nella loro dimensione spirituale; quando ancora non vi riesce totalmente, si affida al volere del Padre, alla Sapienza del Suo progetto e serba tutto nel suo cuore, per meditarlo e comprenderlo a tempo opportuno.
 
Solo se sapremo vivere come lei, andando oltre le apparenze delle situazioni e rimanendo ancorati saldamente alla Parola, in Cielo potremo godere della visione di Dio "faccia a faccia" (cfr 1 Cor 13,12) dopo averLo contemplato in terra nonostante i paradossi delle nostre storie personali e delle grandi vicende del mondo.

mercoledì 6 agosto 2014

NOVENA A MARIA ASSUNTA - Primo giorno. La vita di Maria come una Trasfigurazione silenziosa


(Murillo, Assunta)

O Dio onnipotente ed eterno, 
che hai innalzato alla gloria del cielo
 in corpo e anima l'immacolata Vergine Maria, madre di Cristo tuo Figlio, 
fa' che viviamo in questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni, 
per condividere la sua stessa gloria. 
AMEN












 
La novena a Maria Assunta comincia nel giorno in cui la Liturgia festeggia la Trasfigurazione di Nostro Signore.
Il Vangelo sottolinea il particolare della "luminosità" di Cristo trasfigurato nella Sua preghiera, e lo stupore dei  tre apostoli che sono con Lui.
Tale è la gioia, il gaudio interiore, il piacere di stare con quel Gesù così luminoso e bello, da far chiedere a Pietro di rimanere sul Monte Tabor, in una pregustazione del Paradiso.

La parola TRASFIGURAZIONE, etimologicamente, si compone di due parole: "TRANS" e "FIGURARE " che deriva a sua volta da "FIGURA".
"AL DI LA"' dell' "ASPETTO" esteriore, ecco cosa vuol dire "trasfigurare".
Contemplando Cristo trasfigurato, Pietro, Giacomo e Giovanni "vedendo" scoprono in Lui qualcosa che è al di là del semplice aspetto fisico, della Sua figura.
Lo contemplano"nella gloria" e ne sono affascinati. Assaporano qualcosa della Sua interiorità, del Suo splendore più profondo e misterioso.

Se portiamo gli occhi sulla Madre di Cristo, possiamo dire che la vita di Maria è stata come una continua trasfigurazione, culminata nella sua assunzione al Cielo in corpo ed anima.
Questo perché in Lei, che è "figura e tipo della Chiesa" come ci insegna il Vaticano II, noi possiamo vedere - già meditando sulla sua vita terrena - come sarà la nostra natura umana in Cielo, dove saremo completamente liberi dal peccato e dalle sue scorie.
In questo senso la Trasfigurazione di Gesù e l'Assunzione di Maria sono collegate.
Guardando Cristo nella Sua splendente luminosità sul Tabor noi percepiamo qualcosa della Sua grandezza come Uomo-Dio; guardando alla vita di Maria - immacolata fin dal concepimento - noi possiamo scorgere una "trasfigurazione silenziosa" che impregna il suo agire, il suo pensare, il suo esistere, momento per momento.
La sua purezza, la sua immacolatezza infondono una lucentezza particolare a qualsiasi cosa lei faccia, pensi, dica. 
Al di là della sua vita apparentemente ordinaria di madre, sposa e donna che ora gioisce, ora soffre per il Figlio e per l'umanità, spetta a noi riuscire a cogliere la "TRASFIGURAZIONE" di tutto il suo essere e vederla nella sua dignità di Sposa dello Spirito Santo, Madre di Dio, Figlia del Padre, creatura concepita senza peccato originale.

E' da questo suo essere pienamente santa e liberamente docile al volere di Dio, alle ispirazioni dello Spirito, alla missione del Figlio, che la sua Assunzione diviene il coronamento della sua esistenza.

Guardiamo a Maria come modello di vita cristiana e proviamo ad operare anche nella nostra quotidianità quella trasfigurazione nascosta che rende ogni nostro gesto un atto di amore, di ascesi, di gloria al Dio Uno e Trino.

La Liturgia delle Ore di oggi, nell'Ufficio delle Letture, così ci esorta:
"ciascuno di noi sente di avere con sé Dio e di essere trasfigurato nella sua immagine. Allora esclami pure con gioia: «È bello per noi restare qui», dove tutte le cose sono splendore, gioia, beatitudine e giubilo. Restare qui dove l'anima rimane immersa nella pace, nella serenità e nelle delizie; qui dove Cristo mostra il suo volto, qui dove egli abita col Padre. Ecco che egli entra nel luogo dove ci troviamo e dice: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa» (Lc 19, 9). Qui si trovano ammassati tutti i tesori eterni. 
Qui si vedono raffigurate come in uno specchio le immagini delle primizie e della realtà dei secoli futuri".
(Anastasio sinaita, vescovo, «Discorso tenuto il giorno della Trasfigurazione del Signore»

L'Assunzione di Maria è stata "preparata" da una vita santa in cui la Luce di Dio ha rifulso.
Anche la nostra futura presenza in Cielo - in corpo e anima - sarà il frutto del nostro sforzo giornaliero di rendere ogni singolo momento molto più che un insieme di secondi, ma un tempo di grazia, trasfigurato dalla fede e dalla vita interiore, in cui farci "luce del mondo"(Mt 5,14), portatori di quella Luce di Dio, che è "lampada ai nostri passi" (cfr Sal 119,105).

BUONA NOVENA DELL'ASSUNTA!

domenica 3 agosto 2014

COME UN CUBO MAGICO - riflessioni a margine del Vangelo di oggi -



"In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. 
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla,
 sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: 
«Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». 
Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare».
 Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». 
Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, 
e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. 
Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, 
senza contare le donne e i bambini".


Il Vangelo di oggi (Mt 14,13-21) ci presenta una scena di certo a noi nota, quella della moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Il miracolo compiuto da Gesù richiede la collaborazione di molte persone: la folla che - nonostante l'ora, la fame, magari anche la stanchezza - decide di non andare via;
il ragazzo che ha i cinque pani e i due pesci (è un dettaglio che non ritroviamo in Mt, bensì in Gv 6,9);
i discepoli che "fidandosi" della parola di Gesù, prendono i pani e i pesci e li consegnano a Lui e poi li distribuiscono, nonostante vedano, inizialmente, "solamente" cinque pani e due pesci!
Sono quegli stessi discepoli che alla fine raccoglieranno dodici ceste di cibo avanzato, dopo aver sfamato cinquemila persone (senza contare donne e bambini).

Siamo messi dinanzi a qualcosa di molto più complesso rispetto ad un semplice prendere-benedire-distribuire-mangiare.
Questo miracolo ci potrebbe spiegare la "complessità" delle nostre esistenze, ma anche la capacità armonizzante della Provvidenza e della Sapienza di Dio.

Il miracolo qui non coinvolge solo un ammalato e Gesù.
Non riguarda un peccatore singolo ed il Figlio di Dio.
Qui ci troviamo davanti ad un palcoscenico più vasto, con molti più personaggi.
Qui la fame dell'uno dipende dai pani dell'altro, ma anche dalla disponibilità dei discepoli e, ovviamente, dalla Volontà Divina di realizzare il miracolo.
Già la stessa scena ci prospetta una sorta di dinamismo, nella concertazione tra Gesù ed i discepoli: il Vangelo di oggi è tutto un dialogo fatto anche di gesti, oltre che di parole, un discorrere in cui si rivela la necessità di andare da Dio portando il nostro "poco", per poi essere mandati da Lui verso gli altri ed infine ritornare da Lui con i talenti "moltiplicati".

L'interagire di tutti questi personaggi (i discepoli, la folla, il ragazzino, Gesù) mi fanno pensare alla Provvidenza di Dio come ad un cubo magico, il famoso cubo di Rubik.

Ogni faccia può diventare di uno stesso colore solo se tutti i singoli quadratini vengono incastrati nel modo giusto.
Ciascun colore e ciascun quadrato influiscono sull'armonia finale delle facce del cubo.
La vita del genere umano è fatta alla stessa maniera: anche se noi non ce ne avvediamo, accade esattamente la stessa cosa alle nostre esistenze.

Siamo come i discepoli, le folle ed il ragazzino del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Quel poco su cui io scommetto con Dio, perché Dio ha scommesso per primo su di me, è come la faccia di uno dei piccoli quadrati del cubo magico della storia della salvezza.
Dio lo usa per armonizzarlo con un altro piccolo quadrato del cubo e così via, in un incastro in cui la vita di ciascuno di noi diventa legata a quella degli altri.

Tante volte non ce ne rendiamo conto, se non nel corso dei grandi avvenimenti della storia, che coinvolgendo anche i piccoli, i semplici, i poveri, finiscono con il rendere evidente questa "interconnessione" del genere umano.
Eppure questo legame esiste: d'altronde, se così non fosse, come potrebbero essere legate la mia vita, la tua, quella delle persone che conosci, alla storia di Gesù Cristo, nato da una Vergine che ha detto il suo Sì più di duemila anni fa?
Come potremmo essere salvati da Cristo, se San Giuseppe - il falegname di Nazareth! - non avesse dato ascolto ad un angelo che gli parlava in sogno e che fece sfuggire il bimbo alla strage degli innocenti?
Come saprei che Gesù è Dio se non fossi fermamente convinta che è stato crocifisso realmente gente che non credeva in Lui, ma che poi è risorto?
L'esempio più lampante, l'applicazione più "pratica" nella nostra vita, potrebbe essere pensare all'efficacia della preghiera, che raggiunge e ci raggiunge anche a distanza di tempo e di spazio, o l'immaginare il bene che seminiamo come se fosse una corda che viene lanciata a distanza da noi, man mano che quel "piccolo granello" fruttifica in altri, e poi in altri ancora e poi in altri ancora....

Tutto questo deve spingerci a pensare a Dio come un abile "stratega" che non lascia niente al caso: ogni cosa che Egli permette o vuole che accade, alla fine "concorre al bene per quelli che amano Dio"  (Rm 8,28).
Per il Signore non esiste l'insoluto, il Suo "cubo magico" si compone in un'armonia di colori ad ogni istante della storia, nella provvidenziale dipendenza-incastro di tutto ciò che riguarda ciascuno di noi, affinché alla fine prevalga il bene.
La collaborazione personale è richiesta, Dio vuole agire attraverso di noi, con il nostro "poco" che può trasformarsi in "molto" nelle Sue mani di Padre amorevole.

Il Signore ci aiuti a donarci con gioia, nella consapevolezza di collaborare a realizzare quell'unità che risplenderà nel Regno dei Beati!