giovedì 19 settembre 2013

STARE "DIETRO" -Maria Maddalena e la sequela-: riflessioni sul Vangelo di oggi


"Una donna, 
una peccatrice di quella città, 
saputo che si trovava nella casa del fariseo, 
portò un vaso di profumo; 

stando dietro, presso i piedi di lui, 

piangendo, 
cominciò a bagnarli di lacrime, 
poi li asciugava con i suoi capelli, 
li baciava e li cospargeva di profumo"

 (Lc 7, 37-38)




Nel Vangelo di oggi mi copiscono principalmente questa pericope: "stando dietro".
La definisco tale (pericope) e non semplicemente "due parole", perchè in questi due termini si nasconde tutto un "modo" di vivere alla sequela di Cristo.
Di Colui che è Maestro, Signore, Dio fattoSi Carne, caricato della Croce del peccato umano.

Stare dietro a Gesù è l'atteggiamento di Maddalena, ma non è un indietreggiare negativo, come ben specificano le parole seguenti: "Presso i piedi di Lui".
Laddove, se il dietro indica un passo arretrato, il presso è sinonimo di vicinanza, di un contatto che può essere realmente molto forte sul piano spirituale, se pensiamo che è il medesimo termine utilizzato da Giovanni, nel Prologo, laddove scrive che "il Verbo era in principio presso Dio". (Gv 1,1)

Quanti modi di stare "dietro" a Gesù ci vengono descritti nel Vangelo, un po' ad esemplificazione dei nostri possibili attegiamenti e quale è -invece- quello adottato dalla Maddalena e lodato dal Maestro?

Mi viene in mente -per primo- Nicodemo, l'adoratore "notturno" di Cristo (Gv 3,1).
Nicodemo era un fariseo e, pur affascinato dal Messia, inizialmente non ha il coraggio di uscire allo scoperto, di manifestare apertamente la propria Fede nel Figlio di Dio. 
Abbozza una piccola difesa pubblica in occasione della festa delle Capanne, in Gv 7,50, ma è solo dopo la Crocifissione che palesa il proprio credo in Gesù, offrendo la mistura di mirra e aloe per la Sua sepoltura (Gv 19,39).

Penso poi a Pietro, quel Pietro che, al discorso "duro" di Gesù sulla Sua Passione oppone un netto "Dio non voglia, Signore, questo non ti accadrà mai"! (Mt 16,22) e si sente replicare: "Va' dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!" (Mt 16,23).
C'è qui un elemento interessante che ci fa cogliere proprio il nodo centrale di queste riflessioni:  non sempre "stare dietro a Gesù" significhi seguirlo nel modo corretto. 
E' il Maestro stesso che qui lo sottolinea!
Penso anche al Pietro che rinnega per tre volte Gesù (Gv 18, 12-27) per paura di essere anch'egli arrestato e condotto al sinedrio.
Cefa non ha ancora imparato a "conoscere" realmente la "totalità" di Cristo, come di Colui che mostra una strada di Risurrezione che passa attraverso la Croce anche fisica.
Pietro ha "paura" dell'aspetto di dolore che comporta il professare la propria fede e non riesce a comprendere -inizialmente- l'idea di un Dio fattoSi Carne che voglia sperimentarlo per Primo.

Infine mi viene in mente Giuda, quel Giuda che si mette -chiamato da Cristo stesso- alla sequela del Messia, ma mantiene le proprie idee materialistiche.
La sua è una sequela di interesse, finalizzata ad un guadagno illecito da ricavare attraverso la cassa (Gv 12,6). 
Probabilmente, nutriva anche l'idea di un Messia rivoluzionario in termini politici, ma che avrebbe arricchito principalmente i Suoi discepoli.
E' lo stesso Giuda che tradisce Gesù per trenta denari e -posto dinanzi al rifiuto di anziani e sacerdoti di riprendersi la somma- va ad impiccarsi. (Mt 27,3-5)
Giuda non ha prima compreso che Gesù è un Messia "non politico" e non materialista e, in seguito, non ha percepito la dimensione della Misericordia di Dio che non vuole che l'uomo si tolga la vita, ma che si getti ai Suoi piedi, invocando il Suo Perdono.

A questo punto, la Maddalena diventa figura emblematica del vero stare "dietro" a Gesù.
La donna, una peccatrice pubblica, mi fa tornare alla mente queste parole del Maestro:
"Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Mt 16,24).


  • Maddalenna è donna: già questo la pone in condizione di svantaggio sociale, perché essere donna, al tempo di Gesù. equivale a non avere diritti.
  • Maddalena è peccatrice, per di più pubblica: fattore che la rende deprecabile agli occhi dei perbinisti farisei, dei sacerdoti e delle altre categorie religiose del tempo.
  • Maddalena è peccatrice "di quella città" in cui si svolgeva il pranzo cui era stato invitato Gesù: chissà se, fra i commensali, ci fosse anche qualcuno dei suoi vecchi "clienti"!

Maddalena SA tutto questo e pur essendo consapevole delle eventuali conseguenze, del disprezzo, delle critiche, delle incomprensioni di farisei, osservanti religiosi, peccatori mascherati dietro il velo dell'iprocrisia religiosa, decide di CARICARSI PUBBLICAMENTE DELLA PROPRIA CROCE, DEL PROPRIO PASSATO PECCAMINOSO, quasi "ammettendolo" davanti a tutti e PONENDOSI AI PIEDI DI GESU', DIETRO DI LUI, 
per CONSEGNARGLI SE' STESSA, 
il proprio passato che RINNEGA,
il proprio presente in CUI APERTAMENTE MANIFESTA LA PROPRIA FEDE, 
il proprio futuro che VUOLE ESSERE DI SEQUELA RADICALE DI CRISTO.

Che straordinaria scena è questa!
Una donna, una peccatrice pubblica arriva -quasi in via immediata, rapida, laddove gli altri -uomini di fede, discepoli- arrivano dopo molto cammino o non arrivano affatto.

Maddalena non precede gli apostoli solo nell'apparizione del Risorto, Maddalena li precede anche nella COMPRENSIONE DI "CHI" EGLI SIA E  DEL VERO STARE DIETRO DI LUI!

Maddalena ha capito che
  •  seguire Gesù è voltare pagina rispetto al passato -e in questo è più "veloce" di Nicodemo-;  
  •  è avere il coraggio di carsicarsi la propria sofferenza anche davanti agli altri, senza vergogna -ed in questo corre più di Pietro-;
  •  è non aspettarsi i beni materiali che la propria vita di peccatrice poteva fornirle, ma Dio stesso nè temere la disperazione eterna per il proprio stile di vita ormai rinnegato -ed in questo supera Giuda-. 
Guardiamo allora all'episodio del Vangelo di oggi come ad una "guida" interiore per amare e seguire realmente il Cristo, un Cristo che ci insegna la via della sofferenza nel rompere con la nostra vita "prima" di conoscerLo, che ci prospetta la strada della Croce nel seguirLo, ma che ci offre anche la prospettiva della Risurezione come dono del Suo Amore Misericordioso.



"Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato"
 (Lc 7,47) 

  "La tua fede ti ha salvata; va' in pace"!
 (Lc 7,50)

lunedì 16 settembre 2013

AVVISO CAMBIO INDIRIZZO MAIL....


Cari amici del blog,
da parecchi mesi si sta purtroppo verificando un increscioso problema con l'ormai "storico" (perchè da sempre associato al blog) indirizzo di posta elettronica.


Per tale motivo, onde evitare che le vostre mail si perdano, ho alla fine deciso di cambiare indirizzo.

Rimane attivo anche il precedente, ma il link bella barra a destra vi indirizzerà direttamente a quello su libero, al quale vi pregherei di scrivermi, perché più sicura la ricezione della posta.

Grazie e scusate per il disagio :)

 

sabato 14 settembre 2013

ESERCIZIO DI PROSPETTIVA....: riflessioni nella Festa dell'Esaltazione della Santa Croce



O Padre, che hai voluto salvare gli uomini 

con la Croce del Cristo tuo Figlio, 

concedi a noi che abbiamo conosciuto in terra 

il suo mistero di amore, 

di godere in cielo i frutti della sua redenzione. 

(Colletta della Liturgia della Festa dell'Esaltazione della Santa Croce)




A guardare la Croce frontalmente o dall'alto, qualcosa -inevitabilmente- si perde.
Si smarrisce il senso del Suo essere "trampolino di lancio" verso il Cielo, verso la Gloria, verso la Risurrezione.
Ricorrere alla classica visuale prospettica non permette di percepire immediatamente il significato teologico, spirituale, escatologico -ed in una sua parola reale, totale- di questo Segno Santo che noi adoriamo.

Se ci poniamo "sopra" la Croce, facciamo del Cristo Crocifisso un Uomo affossato, che scende a strapiombo verso il basso, trascinato dallo stesso Legno. 
Trasformiamo Dio in un...fallito.

Se ci mettiamo "davanti" al Crocifisso scopriamo soltanto un Uomo inchiodato, attaccato a due Assi di Legno. 
Rendiamo Dio un... impotente.

San Paolo -nella lettera ai Colossesi- redige invece una mirabile sintesi di quello che la Croce "è", in quanto strumento che Dio stesso ha scelto e che il Figlio ha reso non diffusore di morte, ma di Vita:

"Con lui infatti siete stati sepolti insieme nel battesimo, in lui anche siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti. 
Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti per i vostri peccati e per l'incirconcisione della vostra carne, perdonandoci tutti i peccati, annullando il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli. 
Egli lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce; avendo privato della loro forza i Principati e le Potestà ne ha fatto pubblico spettacolo dietro al corteo trionfale di Cristo" (Col 2,12-15)

Quello che è stato "attaccato" alla Croce perché fosse distrutto è il peccato che fa morire l'uomo, come sempre San Paolo afferma, chiamandolo "il pungiglione della morte" (1Cor 15,56) , la causa dell' "inimicizia" (Ef 2,16) tra Dio e l'uomo.
La riconciliazione ci viene da questo "lasciarsi" inchiodare di Cristo, che uccide così il peccato che aveva allontanato l'uomo dal suo Creatore.

La Croce non è neanche "affossamento" di Dio: al contrario, è quell'umiltà che, come canta Maria nel Magnificat, è la virtù che fa sì che proprio il Padre innalzi l'essere umano che se ne riveste e che, con San Paolo, consideriamo come il segno dell'amore più forte tra Padre e Figlio: l'obbedienza, da cui scaturisce l'esaltazione del Verbo, la Gloria del Figlio (cfr Lc 1, 48; 52  -  Fil 2,5-11).

Cambiamo allora prospettiva: poniamoci sotto la Croce, guardiamola dal basso!
Vedremo non più un Uomo inchiodato o affossato, bensì un Uomo con una gamba quasi accavallata sull'altra come in chi ha già dato al corpo uno slancio per SPICCARE IL VOLO e le braccia spalancate, esattamente come fa, per moto istintivo, chi sta balzando in alto.
Questa immagine richiama allora il librarsi nell'aria, verso l'ALTO e rimanda a quella Gloria che il Figlio ritrova in Paradiso, dove ora siede alla destra del Padre (cfr At 2,33).

Una Gloria che attende anche noi, se sapremo porci sempre nell'atteggiamento umile del Figlio, che ha accolto la Croce non "giudicandola" -come spesso invece fa l'uomo- dall'alto di superbia e concezioni umane della giustizia-, ma dal basso, dall'obbedienza di Figlio, dalla fiducia di chi si fida dei disegni provvidenziali nell'economia della Salvezza.

Guardare la Croce dall'Alto vorrebbe dire "giudicare" malamente l'operato di Dio, cercando di farsi "Dio" nella maniera sbagliata.
E' solo l'ottica "del basso" che ci consente di ripristinare la giusta relazione tra l'uomo e il Padre.


Scrive J. Ratzinger-Benedetto XVI in "Escatologia, pag.74":

"L'uomo vole essere uguale a Dio, vuole questo e,infine non ha torto, ma lo vuole nella maniera di Prometeo, ossia arrogandosi da sé l'uguaglianza ccn Dio e impossessandosene con la forza.

Tuttavia l'uomo non è Dio; proclamandosi Dio, egli contraddice alla Verità, per cui questo esperimento si conclude inevitabilmente nel nulla dell'illusione.

Il vero Uomo-Dio si comporta in modo esattamente opposto: egli è Figlio; il che significa che egli è interamente debitore.
In realtà, la Croce non è che l'estrema radicalizzazione del gesto filiale.

Non è dall'atteggiamento di Prometeo, bensì dall'obbedienza sulla croce che nasce la divinità dell'uomo.

L'uomo può diventare 'Dio', ma non autoproclamandosi tale, bensì soltanto facendosi 'figlio".

giovedì 12 settembre 2013

Ss. NOME DI MARIA -riflessioni mariane sulla Parola di oggi


La Liturgia della Parola di quest'oggi mi pare si sposi benissimo con la memoria (facoltativa sul piano liturgico) che ricordiamo, ossia il Nome di Maria Santissima.




Le letture del primo ciclo (quello degli anni dispari), ci presentano tre brani che possono facilmente rileggersi in chiave mariana.

Il testo paolino (Col 3,12-17) si può realmente applicare alla Vergine Madre di Dio e Madre Nostra, Signora del Cielo e della Terra:

Maria è la Vergine realmente "scelta e amata da Dio"  per portare a compimento la più sublime delle missioni: dare al mondo il Verbo Incarnato e divenire la nuova Eva, la Madre di tutti i credenti, "figura ed eccellentissimo modello" della e per la Chiesa "nella fede e nella carità" (LG, 53).

San Paolo esorta a rivestirsi "di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri" ed è esattamente quello che ha fatto Maria Santissima,  facendosi dolcezza e della protezione nei confronti del Figlio Suo e armandosi di magnanimità, sopportazione e perdono verso noi tutti che ne abbiamo causato la morte in Croce.
Maria si è fatta talmente tanto in grado di "perdonare", di essere tesa verso gli altri, da accettare di essere Madre di tutto il genere umano!
E come Madre benevola e realmente magnanima, non smette di intercedere presso il Padre, per ciascuno di noi.

Maria si è rivestita "di carità", anzi, di più: ha accolto in sè la Carità fattaSi Carne.
Ce l'ha donata e continuamaente ce la dona.
La Parola di Dio ha abitato in lei e poiché una Madre non smette mai di essere tale, questa Parola che vive in Maria, Maria continuamente la offre agli uomini, affinché sappiano ascoltarLa e seguirLa.
Nella Vergine trova pieno compimento quanto scrive l'apostolo delle genti: la Madre della Sapienza -figura della Madre Chiesa "Maestra"- cerca di insegnarci ogni cosa, per condurci a Gesù; il suo cuore continua a cantare come in un perenne Magnificat e tutta la sua esistenza (prima terrena, ora eterna) è un vero esistere a maggior gloria di Dio!

Come dice anche il Salmo 150, proclamato quest'oggi, Maria dà lode al Signore con la sua stessa vita, con il suo agire pienamente conforme alla Sua Volontà.

La Vergine Santissima ha attuato completamente il Santo Vangelo: ha amato i nemici - i crocifissori del Figlio- a tutti ha fatto e fa del bene, tanto che la chiamiamo "Avvocata nostra"  nella Salve Regina.
Gesù, nel Vangelo (Lc 6,27-38) dice "benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male".
Un' Avvocata intercede per tutti (il famoso aneddoto raccontato da Padre Pio, sulla "chiave falsa" per accedere in Paradiso...è una storiella che però ben descrive l'operato di Maria!) e cerca di trovare in ognuno quel punto di bene che possa fare da "salvacondotto"...
Maria proprio su quello lavora, su quello insiste affinché la Misericordia di Dio sia più grande della Giustizia e offra al peccatore sempre nuovi tempi e modi per rispondere all'Amore Infinito del Creatore
Don Bosco diceva che in ogni ragazzo c'è un punto accessibile al bene, e se volessimo parafrasare questo concetto, potremmo a ragione dire che Maria vuole trovare in ogni anima questo punto "positivo" e favorevole su cui lavorare!

"A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro":

Maria è stata "percossa" nelle Carni del Figlio -che erano anche carne della sua carne! - e non si è sottratta a questo strazio; Maria è stata privata del mantello nel vedere il Figlio spogliato di quella tunica tutta cucita da un pezzo che lei stessa aveva preparato per Lui; a chiunque ha chiesto ha dato: ha donato il bene per lei più prezioso. 
Ha assistito alla Crocifissione dell'Amatissimo e unico Figlio.

Ha chiesto mai indietro qualcosa?
No, al contrario: è così generosa che a piene mani continua a dispensare-come una tesoriera- tutti gli "averi" di Gesù.
Maria insiste, prega, spera, ama, affinché noi possiamo prepararci a ricevere e riceviamo le mille e mille grazie che Dio vorrebbe e vuole concederci.

E' grande, immenso, l'amore di Maria verso tutti, anche quando siamo ingrati, peccatori, traditori.
Maria non condanna, non giudica: in lei vediamo solo e soltanto, l'amore di mamma che desidera -a tutti i costi- riportare i figli nella casa paterna.

Date e vi sarà dato: una misura colma, traboccante.

Maria ha dato e dona il Figlio a noi: ed è stata fatta Madre di tutti, Regina del Cielo e della Terra.
Il suo SI' ininterrotto da duemila anni fa è la porta che le spalanca la più alta delle dignità: essere Madre di Dio.

Invochiamo con fiducia il nome di questa buona Madre, così potente che San Massimiliano Maria Kolbe diceva:
"Se Lucifero potesse invocare per la propria salvezza, la santissima Vergine con la sola parola "Maria", raggiungerebbe il paradiso all' istante. 
Tanto più un uomo, anche se si trovasse nei momenti più duri e più disperati della vita".

  
Il Nome di Gesù è quel Nome in "assoluto" potente davanti cui tutti si piegano; la grandezza del Nome di Maria è quel potere "relativo", per Grazia, derivato da Dio, davanti cui -altrettanto- tutto si piega!

lunedì 9 settembre 2013

SONO FORSE IO IL CUSTODE DI MIO FRATELLO? -Riflessioni a margine della giornata di digiuno e preghiera per la pace


"Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9). 
Anche a noi è rivolta questa domanda e anche a noi farà bene chiederci: Sono forse io il custode di mio fratello?
Sì, tu sei custode di tuo fratello!
 Essere persona umana significa essere custodi gli uni degli altri!
 E invece, quando si rompe l’armonia, succede una metamorfosi: il fratello da custodire e da amare diventa l’avversario da combattere, da sopprimere. 
Quanta violenza viene da quel momento, quanti conflitti, quante guerre hanno segnato la nostra storia! "

(Papa Francesco, veglia di preghiera per la pace, 7 settembre 2013)

 
Caino uccide Abele- Duomo di Monreale


Le parole di Papa Francesco, pronunciate nel corso della veglia di preghiera per la pace, hanno trovato un'eco nel Vangelo di ieri, XXIII Domenica del T.O. (Lc 14,25-33):

"Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo". 

A prima vista sembra che i due passi non abbiano nulla a che vedere.
Gesù dice: amaMi più di quanto ami gli altri.
Questo, a volte -o spesso a seconda delle situazioni- comporta non tanto una vera e propria "armonia" fra gli esseri umani, ma quella che Cristo stesso definisce altrove "la spada" ("Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada"  Mt 10,34)


Ma, paradossalmente, questa "spada", questa apparente "divisione" è ciò che può condure alla pace vera.

Il Vangelo di ieri non fa esplicito riferimento alla chiamata vocazionale, in quel "viene a me": è vero che in altri brani evangelici si parla del lasciare tutto e tutti per seguirLo radicalmente, ma nemmeno quel "lasciare" implica un distacco "del cuore", un disinteresse dell'anima. E' piuttosto un distacco dal "disordine nell'attacamento", da quel senso di possesso quasi fisico che desidera sempre la presenza dell'affetto, la vicinanza, la possibilità di controllarlo e curarlo quasi materialmente.

Nel passo evangelico di ieri è più sottilmente comprensibile proprio questo significato del "lasciare senza lasciare", del "custodire senza posedere": in quel riferimento alla moglie, ai figli ritroviamo affetti che Dio ha sempre indicato come viscerali, paragonandosi nell'Antico Testamento ad una madre che nn può abbandonare il proprio figlio (Is 49,13-15) e poi, nel Nuovo, ha sempre difeso, ribadendo, ad esempio, l'indissolubilità del matrimonio (Mc 19,8).

Amare Dio più dei propri cari, allora, non vuol dire rendersi incuranti della loro sorte, del loro vero bene,specie in termini spirituali.

La spada che porta il Cristo è quella di una Verità che va proclamata, difesa, custodita anche davanti ad eventuali loro rifiuti o opposizioni.
E' qui che scatta l'azione del "custodire": la guerra nasce dalla necessità di non tacere la Verità (perché il Padre della Menzogna conduce alla divisione, al caos), ma determina anche la pace del sapere lavorare con pazienza, quasi come uno stratega, un diplomatico, per non distruggere quel poco di armnia che è insito per natura nei rapporti affettivi (se no, che affetti sarebbero?).

Ecco la custodia: apprendere, mettere in pratica l'arte a volte certosina di lavorare sul bene -fosse anche pochissimo- già esistente, per ottenere  "di più".

Penso a tanti luoghi di lavoro o a tanti famiglie in cui non tutti i colleghi o non tutti i familiari siano credenti o lo siano a modo loro.
La diversa prospettiva religiosa, non di rado è in grado di condurre a dissensi su molte questioni.
Lo sforzo del "custodire" è qui veramente difficile, ma doveroso: non permettere che l'altro continui a perseguire la strada dell'egoismo, dell'errore, dell'autoreferenzialità, ma poco per volta, anche a partire da punti di incontro non religiosi, cercare di condurre a quel bene prezioso che è il bene comune, al di là del Credo professato.

In questo senso, la custodia dell'altro diventa una sorta di azione segreta, nascosta, come la stessa etimologia della parola indica.
Custodire, infatti, rimanda sia a "coprire, difendere" che a "nascondere".
Dunque, custodia dell'altro per la pace in ogni campo è una doppia azione: preservare l'altro da ciò che è a lui nocivo, nasconderlo al male, ma anche svolgere quasi "segretamente" con discrezione, questa attività di protezione.

Compito non facile, ma se pensiamo a quante volte Dio stesso rimanga vicino all'uomo in un modo silenzioso e paziente, forse il compito ci diventa meno gravoso.
Il Signore si serve anche dell'angelo...custode, proprio con questo ruolo: un angelo che è sempre al nostro fianco, che ci suggerisce ispirazioni, soluzioni, che intercede per noi presso il Padre e che non ci abbandona mai, neanche quando scegliamo il male e rinneghiamo il Bene.

Proviamo ad imitare quel Dio Misericordioso e Giusto che sa con pazienza "vegliare" sul nostro cammino senza forzarci, ma sempre per condurci a ciò che è buono e giusto.

Imitiamo anche nostra Madre, Maria Santissima, che con cuore materno non abbandona i suoi figli mai, neanche quando presumano di avere raggiunto l'autonomia e la maturità per scegliere da soli. 

Anche Dio ha scelto la Croce della pazienza, della cura fedele dell'altro anche questo è causa di sofferenza per l'ostinazione dell'altro.
Anche Maria Santissima è rimasta ai piedi di quella Croce.

Rimaniamoci anche noi, certi che, nei rapporti quotidiani, a volte custodire l'altro è crocifiggere noi stessi, ma, come ci ha ricordato Papa Francesco
  :





"La mia fede cristiana mi spinge a guardare alla Croce.

 Come vorrei che per un momento tutti gli uomini e le donne di buona volontà guardassero alla Croce! 

Lì si può leggere la risposta di Dio: lì, alla violenza non si è risposto con violenza, alla morte non si è risposto con il linguaggio della morte. 

Nel silenzio della Croce tace il fragore delle armi e parla il linguaggio della riconciliazione, del perdono, del dialogo, della pace".