martedì 16 novembre 2010

FESTA DI SAN GIUSEPPE MOSCATI: purifichiamo la nostra anima!


PREGHIERA A SAN GIUSEPPE MOSCATI
 PER OTTENERE AIUTO IN OGNI NECESSITA'



San Giuseppe Moscati, che hai tanto amato in vita i malati,
sempre sollecito nell'aiutarli e nel consolarli, 
alla tua bontà soccorritrice mi affido in questa necessità ....
La gloria di Dio, che ti accompagnava nel tuo ministero di medico,
facendoti operare  di sopra delle forze umane,
rifulga ora su di me e mi porti la grazia del Padre,
che tanto desidero.
AMEN

Oggi celebriamo, fra gli altri, San Giuseppe Moscati, medico, nato a Benevento il 25 luglio 1880 e morto a Napoli il 12 aprile 1927, a 47 anni.
Fu beatificato da Paolo VI nel 1975 e canonizzato da Giovanni Paolo II, il 25 ottobre 1987.

Spese tutta la sua vita nell'esercizio della sua professione medica, vedendo nel proprio lavoro un modo di curare non soltanto il corpo, ma soprattutto l'anima dei suoi pazienti, di riconoscere in tutti loro il volto sofferente di Cristo, l'umanità bisognosa di affetto e di cure...di conversione.

Animato dal fervente amore a Gesù Eucaristico, si spense nella sua casa, consumato letteralmente dalla sua "vocazione" di cattolico e da quella di medico , vissuta come mezzo per testimoniare concretamente la sua fede.

Sono numerose le testimonianze di chi lo conobbe, molte delle quali rivelano un tratto caratteristico dei santi: l'attualità del loro essere "amici di Gesù" e fari per l'uomo di ogni tempo.

A tal proposito, ecco un episodio, riportato in un volume dedicato alla figura di questo santo medico:

"Durante la guerra del 1915-1918 Moscati si dedicò interamente alla cura dei soldati dilaniati nel corpo, affranti nello spirito, spesso avvelenati dal settarismo...
Le autorità militari hanno piena fiducia nel prof. Moscati e, oltre a inviargli i casi di più difficile interpretazione diagnostica, gli affidano anche i provvedimenti medico-legali.
I giovani a contatto col grande clinico, vigile, attento e premuroso, ritrovano la fede, la serenità e la salute.
Di questo periodo rimane una lettera scritta da Moscati alle autorità militari in difesa dei soldati degenti, accusati di dedicarsi a letture sovversive.
Moscati, dopo aver dichiarati di essersi compiuto di vivere un po' la vita dei soldati ricoverati, afferma con certezza che il loro tempo trascorreva in svaghi innocenti, in letture buone, in lettere scritte ai cari, in momenti di preghiera.
Alcune volte però aveva trovato libri osceni e in quel caso egli li correggeva pubblicamente: 
«Qualche volta ho rintracciato dei numeri arretrati del giornale nefasto per la sua larvata oscenità, e li ho lacerati in pubblica sala, deplorando la mollezza di quei pochissimi che li avevano letti, e ne ho fatto anche un rogo alla presenza di infermieri e di dame dicendo che erano soldati vili e indegni d'Italia coloro che avessero letto cose tanto miserabili »

Ai nostri giorni, non solo la stampa è piena di oscenità, ma anche televisione, radio, libri, non fanno che divulgare un messaggio "ricolmo" di "carnalità" disordinata, di violenza, di rancori, di futilità.
Un messaggio che anche i più piccoli, spesso lasciati soli davanti a questi "strumenti di comunicazione", possono -consapevolmente o meno- ingerire....e forse anche digerire!

A volte, siamo involontariamente assaliti dalla sporcizia: basta andare per strada...dare un'occhiata in giro...ascoltare.... troveremo la ragazzina mezza nuda che porta a spasso la sua bellezza adolescenziale o matura troppo esibita; la cricca di uomini adulti che raccontano sconcezze infarcite di parolacce; il gruppetto di ragazzini che si mollano calci e pugni, magari per spartirsi le figurine dei calciatori....

Abbiamo, noi che ci definiamo cattolici, il coraggio di seguire l'esempio di Cristo, che nel Vangelo ci chiede di purificarci da ciò che è impuro, e di evitare che l'impuro esca dal nostro stesso cuore?



 Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può contaminarlo, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna?". 
Dichiarava così mondi tutti gli alimenti. 
Quindi soggiunse: "Ciò che esce dall'uomo, questo sì contamina l'uomo. 
 Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, 
 adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. 
 Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro
 e contaminano l'uomo".  (Mc 7, 18-23)






San Giuseppe Moscati ci invita ad essere testimonianza viva, prima di tutto ripulendo noi stessi dalle cattive abitudini: perché correre il rischio di "inquinarci" l'anima, guardando certi spettacoli o leggendo certe riviste e libri, che mescolano magari cose buone, a nefandezze varie?
Si potrebbe dire: "Ma io so scegliere, faccio la differenza e tengo solo il buono che vedo o sento! Il Vangelo dice che non è quello che viene da fuori, che può contaminarmi"!

....ma provate a pensare ad un panno bianchissimo, di velluto morbido, che venga deposto in un cestino che contenga, contemporaneamente, panni puliti e panni sporchi di olio e sugo....muoviamo il cestino per qualche secondo, in modo che anche il panno bianco, fra gli altri, si "sposti": ne uscirà sicuramente con qualche macchiolina, non potendo rimanere indenne dalle macchie con le quali è venuto a contatto.


Così è anche la nostra anima: a noi sembra di farla uscire "indenne" da certe situazioni, ma non è così.
Si depositano su di essa granelli di polvere che, col tempo, rischiano di ricoprirla, rendendoci assuefatti alla sporcizia, alla mancanza di candore, facendoci giustificare ogni cosa in virtù del fatto che "non ci sia poi niente di male".


Occorre allora essere sempre vigilanti, evitando le occasioni di peccato ed eliminando ciò che rischia di "contaminare" il nostro biancore....di pensieri, di parole, di azioni!

Fatto questo primo passo, cerchiamo di seguire le impronte del medico santo, facendoci "megafono" della purezza anche per gli altri.
Chi ci sta intorno non dovrà avere solo il nostro esempio, come modello, ma sentire anche la nostra voce.

Così, cerchiamo di consigliare a chi ci sta accanto, di non seguire certi programmi televisivi, o di abbandonare certe letture.... chi è genitore, potrà invitare i propri figli ad usare un abbigliamento che non sia mezzo per esibire il corpo, ma per valorizzarlo riconoscendovi un dono del Signore, senza per questo doverlo "mettere a nudo".... e così via....

Che San Giuseppe Moscati ci aiuti, implorando per noi, da Nostro Signore, il coraggio per essere portatori di purezza e difensori della purezza, nel mondo in cui viviamo.

lunedì 15 novembre 2010

TRIDUO A SANTA GERTRUDE DI HELFTA. Terzo giorno: l'umiltà confidente è "ricompensa" agli occhi di Dio!



O Dio, che ti sei preparato una degna dimora nel cuore di Santa Geltrude vergine,
rischiara le nostre tenebre 
perché possiamo gustare la gioia della tua viva presenza nel nostro spirito.

Amen



Da "L'Araldo del Divino Amore":

"Quante volte tu pensi nella tua indegnità di non meritare i miei doni e per di più fai affidamento sulla mia misericordia, altrettante volte mi restituisci la giusta rendita per i miei doni".

Abbiamo ricevuto ogni cosa (a partire dall'esistenza!) dal Signore.
Già solo per questo dovremmo sentirci ricolmi di gratitudine sconfinata: Dio ci ha chiamati alla vita, ci ha donato l'opportunità di sceglierLo e amarLo per l'eternità, di essere, nella visione beatifica del Paradiso, eternamente felici.

Non mancano poi doni di ogni genere di cui Nostro Signore non è mai avido.
A volte, ci riempie di regali quando ancora siamo lontani da Lui, per usarli come "amorevole esca"  che ci attragga verso la Verità; altre volte, ci regala qualcosa quando siamo già sul giusto cammino, come incoraggiamento per andare avanti, senza mai dubitare del Suo aiuto, della Sua presenza....ma anche come stimolo per un apostolato ancora più intenso, in cui comunicarci scambievolmente ciò di cui Gesù ci ricolma.

I santi, da questo punto di vista, ci offrono numerosi esempi, e sono tutti caratterizzati dalla presa di coscienza dell'indegnità umana dinanzi a questi regali: l'uomo non ha alcun merito per ricevere i tesori di grazie contenuti nel Cuore di Gesù, è solo l'Amore Infinito che se ne fa dispensiere, proprio perché Dio ama disinteressatamente!

Il Signore ha spesso invitato i Santi a non disprezzare ciò che Lui, nella Sua benevolenza, ha deciso di donare, ma è altrettanto giusto, doveroso, riconoscere l'abisso che separa i nostri "non-meriti" dall'importanza dei regali a noi donati.

E' un po' quello che capita fra esseri umani: se una persona mi dona qualcosa di molto prezioso, che va ben al di quanto mi potrei aspettare in base alle circostanze, ai rapporti, e via dicendo, sarò subito portata a dire: "Non era il caso, non dovevi, NON ME LO MERITO"....

A maggior ragione, dovremmo sentire di rivolgerci così anche a Dio, quando riceviamo da Lui qualche dono speciale....fosse anche, semplicemente, la pazienza di affrontare una certa situazione, un coraggio particolare per assistere un ammalato...

Nella situazione "umana" portata come paragone, quasi sicuramente, il nostro interlucutore ci risponderebbe di non preoccuparci, che chi ci ha fatto il dono sarà contento di sapere che noi lo custodiremo, ne faremo buon uso....

Anche il Signore, quando ci dona qualcosa, non ci chiede altro che di fare buon uso, e di riconoscere (per giustizia, per gratitudine, per amore!), la nostra indegnità, ricorrendo ugualmente alla Sua Misericordia, che perdona le nostre colpe, amandoci come siamo.

Che Santa Gertrude ci ottenga il dono di accogliere con tali sentimenti, i regali che Gesù vorrà dispensarci nel corso della nostra vita!

domenica 14 novembre 2010

TRIDUO A SANTA GERTRUDE DI HELFTA. Secondo giorno: il valore della sofferenza



O Dio, che ti sei preparato una degna dimora nel cuore di Santa Geltrude vergine,
rischiara le nostre tenebre 
perché possiamo gustare la gioia della tua viva presenza nel nostro spirito.

Amen



Da "L'Araldo del Divino Amore":

"Quando accade che il corpo prova una sofferenza, l'anima riceve là dove c'è la parte che soffre un raggio come attraversato da una luce solare e in questo modo la rende chiara; inoltre quanto più totale e pesante è la sofferenza tanto più fa risplendere l'anima.
In particolare i dolori e le prove del cuore [vissuti] nell'umiltà, nella pazienza e in simili [virtù] danno tanto candore all'anima, quanto più arrivano a toccarla da vicino, in maniera forte e diretta.
Essenzialmente però essa si rende serena e fulgida per le opere di carità".

Diciamo e sentiamo spesso dire, che la sofferenza santifica, se vissuta con pazienza, fede, rassegnazione.
Ma Santa Gertrude, ci spiega anche quale "meccanismo" si attivi nell'anima, nel momento in cui patiamo un qualche dolore.
E splendida, ed anche confortante, questa immagine dell'anima che viene "chiarificata", resa più trasparente, aiuta a comprendere come il dolore sia una sorta di "carta vetrata" che smussi le nostre asperità, gli angoli, rendendoci, poco a poco, più....lisci...e trasparenti!
In che senso, l'anima viene resa più chiara?
Potremmo dire che accade in tanti modi...ad esempio: nel momento in cui ci colpisce un dolore fisico, riusciamo a riscoprire il valore di tanti doni che normalmente consideriamo poco importanti, o comunque non apprezziamo nella loro interezza.
Se ad esempio fossimo costretti a rimanere con la mano sinistra ingessata per un mese, ci accorgeremmo, improvvisamente, di quante cose facevamo con quella mano, anche senza essere mancini! 
Questa -e altre situazioni simili- possono spingerci (se ci lasciamo lavorare dalla Grazia), a riconoscere il valore della salute come un vero dono, per essere autonomi, per renderci di servizio agli altri.
D'altro canto, il dolore, la prova fisica, possono anche renderci "trasparenti" in un'altra ottica: ci fanno rivalutare l'importanza di molte altre cose, che in tante circostanze portiamo al primo posto della nostra scala gerarchica.
Quanti rapporti familiari, ad esempio, davanti ad una grave malattia di un parente, si rinsaldano?
Santa Gertrude, ci dice, infine, che i dolori del cuore, a certe condizioni (ossia, come li si affronta), sono quelli che maggiormente purificano (rispetto ai dolori materiali).
Il motivo è semplice da capire: ci fanno sperimentare quell'abbandono interiore, in cui a volte, l'unico amico che riusciamo a trovare, l'unico che veramente ci ascolti, su cui possiamo fare affidamento, diventa Gesù.
Quel Gesù abbandonato dai discepoli nell'Orto degli Ulivi, che ha sperimentato la solitudine, anche umana, prima di noi.
L'unico che rimanga sempre in nostra compagnia, quando anche non Lo percepissimo sensibilmente.
L'unico nel quale possiamo riversare interamente il nostro cuore e le nostre pene.

Infine, non dimentichiamo che tutti abbiamo una via ordinaria per purificare la nostra anima e vivere nella serenità di chi ha operato secondo il Vangelo: la carità.

"Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. 
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova".  (Cor 13, 1-3)

Che Santa Gertrude ottenga per noi, dal Signore, di vivere animati dall'ardente desiderio di santificarci, rendendo sempre più "chiara" la nostra anima!

sabato 13 novembre 2010

TRIDUO A SANTA GERTRUDE DI HELFTA. Primo giorno: le Piaghe di Nostro Signore



O Dio, che ti sei preparato una degna dimora nel cuore di Santa Geltrude vergine,
rischiara le nostre tenebre 
perché possiamo gustare la gioia della tua viva presenza nel nostro spirito.

Amen


Da "L'araldo del Divino Amore" (scritto autografo di Santa Gertrude):

"Ho sentito come se dal cielo a me, senza esserne affatto degna, venisse conferito ciò che prima avevo chiesto nella predetta orazione, ovvero ho avuto spiritualmente la consapevolezza che nel profondo del mio cuore, quasi in precise zone, si imprimevano le venerabili e adorabili stimmate delle tue santissime piaghe, attraverso le quali hai medicato l'anima mia, facendomi bere al contempo alla coppa del nettare d'amore.
Tuttavia la mia indegnità non aveva consumato l'abisso della tua misericordia giacché per la sovrabbondanza della tua grandissima generosità ho ricevuto anche questo memorabile dono, e cioè che, ogni volta che durante il giorno recitavo cinque versetti del salmo Benedici, anima mia con l'intenzione di rendere spiritualmente omaggio a quelle impronte d'amore, io non posso affermare che mi sia mai venuto a mancare un qualche speciale beneficio".

Queste parole della Santa, illustrano -in parte- l'iconografia delle sue rappresentazioni, che di norma la vedono raffigurata con il cuore ben visibile, all'interno del quale si scorge il Bambino Gesù.
Geltrude ha posto, al centro del proprio cuore, proprio il Signore, facendone il "perno" attorno cui e verso cui orientare la propria vita.
E il Signore stesso ha impresso nel cuore della sposa, le Sue Sante Piaghe, che come dice la stessa Santa, furono motivo a loro volta di altre grandi doni:

1) "ho ricevuto la grazia di deporre sulle piaghe dei tuoi santi piedi ogni ruggine dei peccati e il piacere meschino della mondanità;

2) "di lavare ogni macchia di carnale ed effimero godimento ad una fontana d'amore da cui sono sgorgati per me sangue ed acqua"; 

3) "di sostare a requie dello spirito sulla ferita della tua mano sinistra quasi come la colomba che si affretta a fare il nido nelle fenditure della roccia";

4) "di appropriarmi con fiducia, accostandomi alla piaga della mano destra, di tutto quanto mi manca al raggiungimento della virtù e che lì è riposto interamente per me";

5) "resa pura da ogni forma di peccato e compensata nella scarsezza dei miei meriti, ho potuto godere in un casto abbraccio della tua tanto desiderabile e dolce presenza".

Le piaghe di Nostro Signore sono un "regalo" prezioso per tutti noi.
Sono il segno "tangibile" del Suo Amore senza confini per le Sue Creature.
Quante volte, nel corso della giornata, andiamo con il pensiero amoroso a quelle Ferite?
Ringraziamo Gesù per essersi fatto "martoriare" per amore nostro?
Cerchiamo rifugio in quelle Piaghe?
Eppure, tante volte, ad innumerevoli Santi, il Signore ha proprio consigliato di far questo: nelle prove, nei dolori, nelle solitudini, andare a cercare conforto e riparo in quelle Piaghe che sono fonte inesauribile dell'Amore Divino.

Che per intercessione di Santa Gertrude, anche noi possiamo amare e onorare le Piaghe di Nostro Signore, e trovarvi conforto nelle nostre difficoltà!

martedì 9 novembre 2010

La Chiesa pellegrina sulla terra. La simbologia "nella simbologia" della Sagrada Familia



LA CHIESA PELLEGRINA

Che cosa vuol dire questo pellegrinaggio? 

L’immagine del pellegrinaggio è chiara, e dice molte cose assai importanti, ma non certo semplici, né di facile comprensione. 
 Dice questa immagine del pellegrinaggio che la Chiesa ha una duplice vita: una nel tempo, ch’è quella in cui noi ora ci troviamo, l’altra oltre il tempo, nell’eternità, quella verso cui è incamminato il nostro pellegrinaggio; e avere coscienza di questa realtà, che pone nella mobilità del tempo la esistenza della Chiesa, come quella d’ogni creatura, d’ogni singolo uomo, ci porta ad avere coscienza, una coscienza non solo speculativa, ma altresì pratica e quindi morale, della precarietà, della caducità di tutto ciò che forma il nostro mondo presente. 
Noi sappiamo che tutto è labile, che tutto passa e che noi stessi siamo effimeri e mortali, ma in pratica pensiamo e viviamo come se invece le cose e la vita fossero stabili e dovessero sempre rimanere; anche quando, assecondando la legge inesorabile del tempo, noi cerchiamo di muoverci verso qualche punto d’arrivo nel futuro, sempre pensiamo che quello sarà un punto d’arrivo, sarà un termine fisso, di riposo.
Questa è una delle illusioni abituali, dalla quale il Signore ci ha risvegliato continuamente.
(Paolo VI, catechesi del 13 maggio 1970)





Spaziando fra i colonnati-alberi della Sagrada Familia -anche se solo attraverso la televisione- si ha nettamente l'impressione di trovarsi davanti ad un grande "mistero": quello di un Dio-Bellezza che mani e mente umane, materiali poveri e più ricchi, luci e colori, possono provare a descrivere, pur rimanendo sempre un barlume, un accenno, dell'infinità Maestà che è l'Assoluto.

Eppure, inerpicandosi con gli occhi su per i quarantacinque metri di altezza della navata centrale, mentre le telecamere creano una sorta di "vortice" ottico, la storia di quella Chiesa e le parole del Santo Padre, la sua stessa presenza, la splendida Liturgia che lì ha avuto luogo Domenica-insomma, ogni cosa- hanno trasmesso con forza un messaggio che a volte si tende a dimenticare, o a sottovalutare: LA CHIESA E' PELLEGRINA SULLA TERRA.

E' un concetto che già aveva illustrato Sant'Agostino, ne "La città di Dio" e che anche la Lumen Gentium ha ripreso, affermando che: "La Chiesa avanza nel suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio, annunciando la croce e la morte del Signore fino a che Egli venga.
Dalla potenza del Signore risorto viene fortificata, per poter superare con pazienza e amore le afflizioni e difficoltà tanto interne che esterne, e per svelare fedelmente al mondo il mistero del Signore, anche se sotto l'ombra dei segni, fino al giorno in cui finalmente risplenderà nella pienezza della luce" .

L'idea del "pellegrinaggio", della ricerca continua, del cammino senza posa per arrivare alla meta, sembrano essere quasi una "simbologia nella simbologia" della Sagrada Familia e dell'omelia che il Santo Padre ha pronunciato nella Messa della sua dedicazione.

La storia di questa Basilica, avviata più di cento anni fa, dedicata  solo da pochi giorni e ancora un vero e proprio cantiere, rappresentano molto bene quello che è il concetto di "Chiesa pellegrina". 

Così come la Chiesa-edificio materiale ha visto la partecipazione intellettuale e materiale di molti uomini, la "mescolanza" di materiali e simbologie differenti (la pietra, il vetro, i riferimenti ai Santi, ai Santuari) e ancora molti altri elementi e uomini serviranno per concluderne la realizzazione, anche la Chiesa-Edificio spirituale, si costruisce in un continuum che richiede l'intervento e l'apporto di personalità diverse, di svariati carismi, di doni che ciascuno può condividere, nella comune salita verso Dio.
In questo pellegrinaggio della Chiesa militante sulla terra, ogni fedele prende parte alla meravigliosa opera di "perfezionamento", di "completamento" dell'Edificio Spirituale, rimanendo saldi sul  fondamento che è Cristo.

Lo ha ricordato proprio Papa Benedetto XVI, nel corso della sua omelia di Domenica:

"Il Signore Gesù è la pietra che sostiene il peso del mondo, che mantiene la coesione della Chiesa e che raccoglie in ultima unità tutte le conquiste dell’umanità. 
In Lui abbiamo la Parola e la Presenza di Dio, e da Lui la Chiesa riceve la propria vita, la propria dottrina e la propria missione. 
La Chiesa non ha consistenza da se stessa; è chiamata ad essere segno e strumento di Cristo, in pura docilità alla sua autorità e in totale servizio al suo mandato.
 L’unico Cristo fonda l’unica Chiesa; Egli è la roccia sulla quale si fonda la nostra fede". 

Solo riconoscendo che la roccia è Gesù, la Chiesa, pellegrina sulla Terra, può fare quell'esperienza che fu propria di Gaudì, e che il Papa ha così rammentato:
"superare la scissione tra coscienza umana e coscienza cristiana, tra esistenza in questo mondo temporale e apertura alla vita eterna, tra la bellezza delle cose e Dio come Bellezza".

Passare oltre il punto di divisione fra il nostro essere uomini ed il nostro essere cristiani, significa vivere realmente come membri della Chiesa, cioè, calati in un contesto naturale, materiale, umano, si, ma originato, incardinato e destinato all'eterno!
Solo prendendo atto di questa importante verità, l'essere umano, la Chiesa di cui egli è parte, possono vivere allargando il proprio orizzonte, spaziando oltre l'apparente banalità delle cose, cercando di raggiungere i vertici più elevati dell'esistenza, andando alla ricerca di quel "di più" che bene ha illustrato Benedetto XVI, parlando ai giovani dell'Azione Cattolica.



Come si viene "spinti" a guardare verso l'alto, dalle colonne-albero della Sagrada Familia, così anche noi, fissati sul fondamento sicuro di Gesù Cristo, ancorati ai libri "della natura, della Sacra Scrittura, della liturgia", siamo invitati a non fermarci in basso, ma a mirare a ciò che è bello, elevato, "superiore" e a riprodurlo nella nostra vita!

Il "di più", diventa allora la capacità di ricercare e creare il bello, guardando al modello che è Gesù nella sua "umanità e divinità", per unire "la verità e la dignità di Dio con la verità e la dignità dell’uomo".
La dignità degli uomini è quella che deriva dall'essere figli di Dio, e conciliarla con la verità e la dignità divina, implica una costante tensione verso ciò che è santo, puro...in ogni campo....anche a costo di "fermarsi", come si fermarono più volte i lavori della Sagrada Familia, per non correre il rischio di lavorare frettolosamente, senza mezzi, realizzando opere incapaci di trasmettere bellezza e di reggersi realmente in piedi per l'eternità.



Le pause, in questa ottica, non sono momenti di stasi, bensì di riflessione, di consolidamento di ciò che già è stato costruito..in attesa di ricevere ciò che serve per proseguire nell'opera.
La Sagrada Familia, ne è un esempio concreto!


Non a caso, il Santo Padre, nella sua omelia ha fatto riferimento al "libro della liturgia", si è soffermato sul concetto di arte che sappia essere testimonianza di Bellezza, su quello di famiglia fondata sulla fedeltà e a cui la società garantisca la piena realizzazione dei suoi membri, anche sul piano sociale e lavorativo.

Oggi più che mai, questi elementi appaiono come quelle "navate", incardinate sul pilastro che è Cristo, che possano sostenere l'edificio della Chiesa e produrre quei nuovi "testimoni di santità" auspicati dal Santo Padre.

Che la Vergine Maria ci ottenga dal Signore l'impegno costante in questa tensione verso l'Alto, per fare anche della nostra vita un capolavoro di bellezza, fondato su Cristo e capace di mostrare agli altri, il Bellissimo Volto del Dio Amore.