venerdì 18 settembre 2015

L'ESPERIENZA RELIGIOSA DI BARTOLO CATTAFI (prima parte)

- Fede e poesia -




INNANZI A TE

Nudo sono innanzi a Te

un filo di paglia
mi può trafiggere





Bartolo Cattafi nasce in provincia di Messina il 6 luglio 1922, da una famiglia di possidenti terrieri. Il padre, medico molto stimato per le doti sia umane che professionali, muore quattro mesi prima della nascita del figlio, la cui educazione verrà quindi affidata esclusivamente alla madre. Matilde Ortoleva - questo il nome della donna - è persona di «severi costumi, religiosissima e con una forte personalità» [1]. Cattafi consegue la maturità classica e in seguito la laurea in Giurisprudenza, titolo che non sfrutterà mai professionalmente.

Cattafi negli anni '60

UN PERCORSO DI FEDE LUNGO UNA VITA

Il percorso spirituale del poeta sarà lungo quanto la sua vita.
Indubbiamente comincia - lo si desume dalle note biografiche - dall'educazione ricevuta dalla madre; poi affiora anche nella poesia. Negli anni quaranta abbiamo già liriche che affrontano la tematica religiosa (come "Innanzi a te").
Tuttavia, a livello di scelte personali, Cattafi si trova ad agire controcorrente rispetto al suo credo: nel 1967 si sposa, solo civilmente, con Ada De Alessandri. Si tratta, però, di un matrimonio che troverà in seguito il suo sbocco religioso, e che durerà per tutta la vita.
Cattafi continua, nella sua produzione poetica, a manifestare la sua percezione "religiosa", spirituale dell'esistenza.

La svolta degli anni '70

Negli anni '70, Cattafi si reca a Lourdes come barelliere. Ne rimane non solo una traccia biografica, ma anche poetica, con sette liriche dedicate a questa esperienza; interessante è la testimonianza che il poeta offre in una lettera agli zii: «qui tutto è meraviglioso. Presto servizio (servizio d'ordine) ai piedi della Madonna, i miei occhi sono spesso due gioiose fontane. Manderei qui a imparare a sbattere il muso tutto gli atei del mondo. E' la gente buona e che soffre quella che vale. E Cristo e Maria innanzi tutto, da sempre». [2]
Quella di Cattafi è una testimonianza forte. Sperimenta la gioia di "stare con Maria", percepisce il valore educativo (per gli altri) della sofferenza; intuisce l'importanza pedagogica del dolore nell'ottica divina, a partire dai modelli che Dio stesso ha voluto presentarci: il Figlio e la Madre. Comprende che nel dolore accettato con fede si diventa "buoni".
La spiritualità di Cattafi non è un fuoco di paglia: nel 1975 nasce l'unica figlia del poeta, Elisabetta Maria, che viene battezzata nello stesso anno, neanche due settimane dopo la sua venuta al mondo [3]. E' un periodo di forte travaglio interiore per Cattafi. Occorre vincere le ultime remore per abbandonarsi completamente alla fede.
Fondamentale è l'intervento dell'amico Giuseppe Miligi, «che da anni riceveva le confidenza del poeta e ne seguiva con vigile discrezione il travaglio spirituale» [4] e che lo mette in contatto con un gesuita, padre Federico Weber, che scioglie i problemi di coscienza del poeta. Problemi legati ad «un esasperato senso di colpa e, insieme, una visione riduttiva dell'amore misericordioso di Dio» [5].

Il matrimonio religioso e la frequenza alla Mensa Eucaristica

Il 2 gennaio 1978 viene celebrato il matrimonio religioso di Cattafi con Ada De Alessandri. 
«Il 10 marzo, per la prima volta dopo gli anni giovanili, egli si accosta al sacramento della Comunione (evento sottolineato nel Diario con queste parole: "Finalmente, è la cosa più importante!"). L'adesione al credo cristiano è adesso completa e senza riserve [6].
Dai diari del poeta sappiamo che dal marzo successivo la sua frequenza all'Eucaristia si fece quasi quotidiana [7]. I Diari degli anni '78-79 firniscono numerosi indizi del trasporto con  cui partecipava al banchetto eucaristico e al rito della Messa [8]». 

Verso l' "Oltre"

Alla fine del 1979, Cattafi scopre di avere un cancro ai polmoni. A nulla varranno l'intervento e la chemioterapia. «Cattafi si avverte come in bilico:  Un piede di qua/ e l'altro di là/ tutto è lieve e smussato/ pane vino/ con un mezzo sapore d'eternità (Di qua, di là). Il cammino della vita si fa insieme, paradossalmente, faticoso e lieto.  La tensione interiore va oltre ogni metro, ogni alfabeto, come scriveva in Oltre: L'alfa e la beta per cominciare/ e va oltre/ troppo oltre l'omega/ l'anima inquieta. 
Nel cammino della vita egli avverte la presenza imponderabile della Grazia. In una poesia composta a Cimbro nel dicembre del '78 ne riconosce anzi due forme: quella che fa cadere a fiocchi/ gelo candore oblio e quella che c'imbratta la faccia/ di fiamme e fumo/ che ci rammenta d'essere/ schiatta di legna da ardere al buon Dio (La Grazia). La Grazia che Cattafi sembra riconosce e a cui sa affidarsi sembra soprattutto la seconda, quella di fuoco, che arriva a bruciare interiormente e spingere alla fede. Il poeta, come Giobbe, avverte i "soprusi" di Dio, avverte la sua presenza incisiva e pressante, anche nel torchio della malattia. La risposta, come quella di Giobbe, è una fede robusta, espressa da parole ben scandite di accoglienza totale e libertà interiore. 
Il poeta muore il 13 marzo del 1979. Un mese prima aveva scritto:



IN TE

In te in te confido
tutto ho rubato al mondo
sei il Cubo la Sfera il Centro
me ne sto tranquillo
tutto t'è stato ammorticchiato dentro.



La parabola poetica di Cattafi resta inclusa tra questi due versi roventi di quello che egli definì l' altro fuoco: la presa d'atto Nudo sono innanzi a Te e l'estremo affidamento In te in te confido» [9].


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[1]Vincenzo Leotta in Bartolo Cattafi, Poesie 1943-1979, Arnoldo Mondadori, 2001, p. 347.
[2] Ibidem, p. 353.
[3] cfr. Antonio Spadaro «Scoprire senza selci l'altro». La poesia di Bartolo Cattafi, in Civ. Catt. 2002 I, p. 254.
[4]Vincenzo Leotta in ult. cit., p. 353.
[5] Ibidem, p. 353.
[6] Ibidem, p. 353.
[7] Antonio Spadaro, in ult. cit. p. 257.
[8] Vincenzo Leotta, in ult. cit. p. 353.
[9]  Antonio Spadaro, in ult. cit. pp. 257-258.

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