martedì 4 aprile 2023

Pensieri per lo spirito

 GLI SPAZI DEL CUORE

Riflessioni sul Martedì Santo (anno A)





L’Ultima Cena (1400–1410), nel Ms. 33, fol. 286v, J. Paul Getty Museum, Los Angels 
Gesù porge il boccone a Giuda, un boccone nero come lo spirito del Maligno che sta entrando in lui. 
Perché non ci giova timbrare il cartellino di un’Eucarestia se non viviamo in vera comunione con Cristo
Fonte: J. Paul Getty Museum Blog

 
«Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui». 
(Gv 13,27)




Quante volte ci capita di ricorrere a un’espressione un po’ forte: “Non sputare nel piatto in cui mangi”! Un modo di dire che sottolinea il valore del cibo che è vita, donazione, fatica e sudore, provvidenza, grazia e benedizione per cui essere riconoscenti. Frutto della terra e frutto del Cielo, opera dell’uomo e opera di Dio. Se questo vale per il cibo “materiale” quanto più esso è vero per quello spirituale: il Corpo di Cristo sotto le specie del pane, quel pane spezzato e donato ai discepoli nell’Ultima Cena.
Di questo Corpo anche Giuda si nutre, e, paradosso dei paradossi, dopo aver ricevuto Dio in sé, in lui entra anche un altro, uno che è tutto l’opposto di quel Maestro che ha davanti: il demonio, il male, il buio, l’angelo ribelle... il divisore.
È un contrasto drammatico che sembra assumere davvero i toni geometrici di una divisione di spazi: Giuda si alimenta di Dio, ma non sa dargli nel proprio cuore il posto che gli spetta; un altro allora prende dimora in lui, divorando la luce che voleva risanarlo. Anche questo sembra un fallimento: la morte di Dio nell’animo del discepolo, un anticipo della Passione, della Croce di Gesù in cui il male sembra sconfiggere il bene.
Ma il deicidio nel cuore dell’uomo non è il fallimento di Dio, è il fallimento dell’uomo stesso che non si lascia plasmare da chi accoglie in sé. Vale, per parafrasi, la frase di san Paolo (riferita a ben altre questioni “alimentari”): «Chi è nel dubbio, mangiando si condanna, perché non agisce secondo coscienza; tutto ciò, infatti, che non viene dalla coscienza è peccato» (Rm 14,23).
È il risultato dell’ipocrisia dello stare accanto a Gesù senza amarlo davvero, senza provare ad assumere il “suo” punto di vista sulla vita, sulle cose e sugli altri. È il deicidio frutto della menzogna, della maschera dell’io, della sequela interessata, della «grazia a buon mercato» (Dietrich Bonhoeffer) senza vera sequela. Di questo deicidio si macchia Giuda, e di questo deicidio rischiamo di macchiarci anche noi ogni volta che crediamo che basti timbrare il cartellino di un’Eucaristia o di una preghiera per essere giusti agli occhi di Dio, nella verità assoluta, dimenticando invece che accogliere davvero il Signore in noi significa attribuire a Lui la totalità del nostro spazio interiore e lasciarci trasformare da Lui, diventare come Lui, capaci di guardare ogni realtà e ogni creatura con i suoi occhi: con uno sguardo di luce, di compassione, di giustizia, di verità senza compromessi; con uno sguardo di obbedienza al Padre; con uno sguardo di servizio per amore.

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