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martedì 4 febbraio 2014

SIAMO VENUTI PER....ADORARE: Liturgia sorgente di santità


Se quest'oggi ho deciso di condividere con voi un pensiero di riflessione "liturgica" non è un caso.
Non è casuale neanche la scelta di farlo anche attraverso le parole di Mons.Guido Marini, Maestro delle Celebrazioni pontificie: quest'oggi ricorre infatti il suo 25° anniversario di ordinazione sacerdotale.
Ne rendiamo lode al Signore, accompagnandolo con la preghiera per il suo prezioso servizio alla Liturgia, al Papa, alla Santa Chiesa.


(Per completezza, riporto i link ai post nei quali ho affrontato l'argomento della "Partecipazione attiva alla S.Messa" prima parte  -   seconda parte -    terza parte




 SIAMO VENUTI PER ADORARE: riflessioni liturgiche

Uno dei primi "slogan" cui mi sono imbattuta quando, anni fa, cominciai ad approfondire il tema della Sacra Liturgia, fu quello di "Liturgia creativa".
E' un concetto che si comprende soltanto addentrandosi un po' nelle varie norme liturgiche, ma soprattutto nello studio dei testi conciliari riguardanti la Celebrazione Eucaristica.
Solo così facendo si riesce ad avere cognizione del "come" dovrebbe svolgersi il Sacro Rito e come a volte invece viene celebrato, allorché irrompe la "falsa"ed erronea creatività: dai casi limite di vere e proprie "creatività cinematografiche" ad abusi liturgici più o meno gravi.
Fino a -e non mi pare sia poco- quella sorta di "sciatteria" che  in alcuni casi si può "toccare con mano" allorché capiti di avere a che fare con assemblee distratte, lettori poco o per niente preparati, improvvisazioni e monizioni fiume....

Una Messa poco "curata" o molto "caotica" sarà una Messa poco..."sentita".
Non farà accendere l'interrutore della corrente elettrica che dovrebbe collegare l'uomo a Dio.
Mancheranno i presupposti perché ciò accada.
E' facile sperimentare quanto ciò sia vero: i casi più semplici di un disturbo (come un chiacchericcio inopportuno, lo schiamazzo eccessivo di bambini) dimostrano proprio come la capacità di "addentrarsi" nel Mistero, di "concentrarsi", di "raccogliersi" vadano di pari passo anche con tutto ciò che è liturgico, teologico, ma anche "pratico", nella S.Messa.



Scrive Mons. Marini nel suo libro "Liturgia- Mysterium salutis":

"Tutto nella liturgia, e in specie nella Liturgia eucaristica, deve tendere all'adorazione, tutto nello svolgimento del rito deve aiutare a entrare dentro l'adorazione che la Chiesa fa del suo Signore.

Considerare la liturgia come luogo dell'adorazione, dell'unione con Dio, non significa perdere di vista la dimensione comunitaria della celebrazione liturgica, né tanto meno dimenticare l'orizzonte della carità.

Al contrario, soltanto da una rinnovata adorazione del mistero di Dio in Cristo, che prende forma nell'atto liturgico, potrà scaturire un'autentica comunione fraterna e una nuova storia di caarità, secondo quella fantisia e quell'eroicità che solo la grazia di Dio può donare ai nostri poveri cuore".


Questo "adorare" Dio nella Liturgia non fa smarrire dunque la "partecipazione attiva" alla S.Messa (nel senso corretto del termine, secondo quanto ben definito già da Pio XII nella Lettera Enciclica Mediator Dei), che comporta non solo l'esteriorità del "servizio" che il laico può offrire nella Liturgia, ma anche e soprattutto l'adorazione a Dio, la preghiera di intercessione per gli altri -oltre che per sè stesso-, l'offerta del proprio sacrificio assieme a quello di Cristo a beneficio di tutti: è qui la dimensione "spirituale" e comunitaria della Messa.
Ciascuno partecipa adorando e offrendosi, mentre Cristo rinnova la Sua offerta!

Mons. Marini rammenta:

"Giustamente il Concilio Vaticano II ha insistito tanto sulla necessità di favorire un'autentica partecipazione dei fedeli alla celebrazione dei santi misteri, nel momento in cui ha ricordato la chiamata universale alla santità.
Tale indicazione ha trovato conferma e rilancio nei tanti documenti successivi del magistero fino ai nostri giorni.
Tuttavia, non sempre vi è stata una comprensione corretta della partecipazione attiva.
Certo, si partecipa attivamente anche quando si compie, all'interno della celebrazione liturgica, il servizio che è proprio di ciascuno; si partecipa attivamente anche quando si ha una migliore comprensione della parola di Dio ascoltata e della preghiera recitata; si partecipa attivamente anche quando si unisce la propria voce a quella degli altri nel canto corale...
Tutto questo, però, non significherebbe partecipazione veramente attiva se non conducesse all'adorazione del mistero della salvezza in Cristo Gesù, morto e risorto per noi: perché solo chi adora il mistero, accogliendolo nella propria vita, dimostra di aver compreso ciò che si sta celebrando e, dunque, di essere veramente partecipe della grazia dell'atto liturgico" .

Ma l'adorazione non fa smarrire nemmeno la dimensione della carità.

Scirve sempre Mons. Marini:

"I santi hanno celebrato e vissuto l'atto liturgico partecipandovi attivamente.
La santità, come esito della loro vita, è la testimonianza più bella di una partecipazione davvero viva alla liturgia della Chiesa".


La Messa si conclude con un..."mandato": ITE, MISSA EST- Andate, la Messa è finita.
E' un invito a vivere la Messa fuori dalla Messa: a lodare, amare Dio nel quotidiano, nei fratelli, nell'offerta "spicciola" di noi stessi e delle nostre attività.

Mi vengono in mente tre grandi santi che hanno realizzato proprio questo, nella loro intensissima vita: Santa Teresa d'Avila, San Francesco di Sales e San Giovanni Bosco.
Della prima, basterebbe dire che, proprio lei che è stata proclamata "Dottore della Chiesa" per i suoi scritti sulla mistica (in particolare sull'orazione mentale) spese la sua attività di riformatrice del Carmelo viaggiando quasi ininterrottamente, per fondare i nuovi monasteri o visitare quelli già eretti.
In un'esistenza di tale "avventurosità" la sua santità non diminuì, ma aumentò.
La sua vita era preghiera anche quando non si snodava negli spazi "classici" dell'orazione, ma negli spostamenti, negli incontri con nobili, benefattori, monache, religiosi e sacerdoti.

Di San Francesco di Sales, anche lui dottore della Chiesa, anche lui autore di testi di mistica (come il "Trattato dell'Amor di Dio") e altre opere di ascetica che alla sua epoca furono dei veri e propri best-seller -e oggi dei classici della spiritualità- mi piace riportare una "pennellata" uscita dalla penna del biografo francese Trochu:

"Vive una santità più che mai diffusiva: profonda e comunicante.
Accade che la sua preghiera sia breve quanto intensa e, poi, si dia in pasto a quelli che l'attendono.
Come da una pubblica fontana, tutti possono attingere da lui".

Non si può che dire, anche in questo caso, che la vita liturgica intensa è la "sorgente" della santità e della spiritualità del santo, e si trasfonde poi in tutta la sua vita, anche nelle occupazioni pastorali.

Infine, su don Bosco, che consigliava (non a caso!) la partecipazione alla S.Messa frequente
-se possibile quotidiana-, mi piace lasciare la parola a don Ceria, autore del libro "Don Bosco con Dio":

"In don Bosco lo spirito di preghiera era ciò che nel buon militare è lo spirito marziale, ciò che in un bravo artista è il gusto e in uno scienziato lo spirito di osservazione: una disposizione abituale dell'anima che si attua con facilità, costanza e grande diletto".

In lui si vedeva ciò che oggi, nella spiritualità salesiana, diventa la "contemplazione nell'azione", la "liturgia della vita".
"Lavoro e preghiera sono fusi nel sacramento totale della vita verso Dio e mossa dalla carità.
Unione di preghiera e unione di vita con Dio sono due movimenti dello stesso cuore.
L'unione di preghiera celebrata interrompe le relazioni con le creature per concentrare tutta l'attenzione direttamente sulla luce e sulla vita intima di Dio.
L'unione pratica si attua nel cuore stesso della vita corrente, nel tessuto delle relazioni umane" (Rettor Maggiore Juan Vecchi, sdb- "Spiritualità salesiana-temi fondamentali")

Santità e Liturgia non possono essere separate: nella Liturgia la santità si alimenta del Santo dei Santi, del Corpo e Sangue di Gesù Cristo.

"Così la vera azione che si realizza nella liturgia è l'azione di Dio stesso, la sua opera salvifica a noi partecipata.
Questa è, tra l'altro, la vera novità della liturgia cristiana rispetto a ogni altra azione cultuale: Dio stesso agisce e compie ciò che è essenziale, menter l'uomo è chiamato ad aprirsi all'azione di Dio, al fine da rimanerne TRASFORMATO.
Il punto essenziale della partecipazione attiva è che venga superata la differenza tra l'agire di Dio e il nostro agire, che possiamo DIVENTARE UNA COSA SOLA CON CRISTO".

 (Mons. Guido Marini -Liturgia Mysterium salutis)

 "DIVENTARE UNA COSA SOLA CON CRISTO": "SIATE SANTI, PERCHE' IO, IL SIGNORE VOSTRO DIO,  SONO SANTO" ! (Lv 19,2)
 

mercoledì 13 luglio 2011

LA PARTECIPAZIONE ATTIVA ALLA SANTA MESSA -Terza parte-





Considerati questi elementi di somma importanza, come possiamo fare, in concreto, per rendere la nostra partecipazione/celebrazione della Messa realmente fruttuosa?
Ecco cosa ci dice, ancora, Papa Pacelli:
"Il dovere fondamentale dell'uomo è certamente quello di orientare verso Dio se stesso e la propria vita.
In ogni azione liturgica, quindi, insieme con la Chiesa è presente il suo Divino Fondatore: Cristo è presente nell'augusto Sacrificio dell'altare sia nella persona del suo ministro, sia, massimamente, sotto le specie eucaristiche; è presente nei Sacramenti con la virtù che in essi trasfonde perché siano strumenti efficaci di santità; è presente infine nelle lodi e nelle suppliche a Dio rivolte, come sta scritto: «Dove sono due o tre adunati in nome mio, ivi io sono in mezzo ad essi» (Matth. 18, 20).
E' necessario che tutti i fedeli considerino loro principale dovere e somma dignità partecipare al Sacrificio Eucaristico".
Mentre siamo riuniti attorno all'Altare, pensiamo allora alla REALE presenza di Nostro Signore, magari guardando spesso il Tabernacolo prima della Consacrazione, cioè fino al momento in cui Gesù si rende presente nelle Specie Eucaristiche presenti nei Sacri Vasi sull'Altare.
Ricordarci continuamente della presenza di Gesù ci sarà di aiuto per mettere in ogni nostro gesto, parola, pensiero, azione, un grande amore, una grande "solennità" (nel senso più bello del termine!), e per riversare in Lui la nostra preghiera, a beneficio di tutta l'umanità, di tutta la Santa Chiesa ed anche delle anime del Purgatorio.
In questo modo riusciremo ad evitare il pericolo che la nostra partecipazione alla Messa sia solo "esteriore", ossia un insieme di gesti senza "anima", al contrario, potremo unire entrambi gli elementi, quello "oggettivo" del culto e quello "interiore", come anche Pio XII precisa nella Mediator Dei: "i Sacramenti e il Sacrificio dell'altare hanno una intrinseca virtù in quanto sono azioni di Cristo stesso che comunica e diffonde la grazia del Capo divino nelle membra del Corpo Mistico, ma, per aver la debita efficacia, essi esigono le buone disposizioni dell'anima nostra"

Inoltre, la partecipazione alla Santa Messa diventa più "attiva" nel momento in cui riusciamo a vivere, anche al di fuori della Liturgia, in un rapporto continuo d'amore con Gesù:  "Se la pietà privata e interna dei singoli trascurasse l'augusto Sacrificio dell'altare e i Sacramenti e si sottraesse all'influsso salvifico che emana dal Capo nelle membra, sarebbe senza dubbio riprovevole e sterile; ma quando tutte le disposizioni interne e gli esercizi di pietà non strettamente liturgici fissano lo sguardo dell'animo sugli atti umani unicamente per indirizzarli al Padre che è nei cieli, per stimolare salutarmente gli uomini alla penitenza e al timor di Dio e, strappatili all'attrattiva del mondo e dei vizi, condurli felicemente per arduo cammino al vertice della santità, allora sono non soltanto sommamente lodevoli, ma necessari, perché scoprono i pericoli della vita spirituale, ci spronano all'acquisto delle virtù e aumentano il fervore col quale dobbiamo dedicarci tutti al servizio di Gesù Cristo.
Assistendo dunque all’altare, dobbiamo trasformare la nostra anima in modo che si estingua radicalmente ogni peccato che è in essa, sia, con ogni diligenza, ristorato e rafforzato tutto ciò che per Cristo dà la vita soprannaturale: e così diventiamo, insieme con l'Ostia immacolata, una vittima a Dio Padre gradita".

Pio XII ci esorta: "Considerino, dunque, i fedeli a quale dignità li innalza il sacro lavacro del Battesimo; né si contentino di partecipare al Sacrificio Eucaristico con l'intenzione generale che conviene alle membra di Cristo e ai figli della Chiesa, ma liberamente e intimamente uniti al Sommo Sacerdote e al suo ministro in terra secondo lo spirito della sacra Liturgia, si uniscano a lui in modo particolare al momento della consacrazione dell'Ostia divina, e la offrano insieme con lui quando vengono pronunziate quelle solenni parole: «Per Lui, con Lui, in Lui, è a te, Dio Padre Onnipotente, nell'unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli»; alle quali parole il popolo risponde: «Amen». 
Né si dimentichino i cristiani di offrire col divin Capo Crocifisso se stessi e le loro preoccupazioni, dolori, angustie, miserie e necessità.
È necessario dunque, Venerabili Fratelli, che tutti i fedeli considerino loro principale dovere e somma dignità partecipare al Sacrificio Eucaristico non con un’assistenza passiva, negligente e distratta, ma con tale impegno e fervore da porsi in intimo contatto col Sommo Sacerdote, come dice l'Apostolo: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, offrendo con Lui e per Lui, santificandosi con Lui».
È ben vero che Gesù Cristo è sacerdote, ma non per se stesso, bensì per noi, presentando all'Eterno Padre i voti e i religiosi sensi di tutto il genere umano; Gesù è vittima, ma per noi, sostituendosi all'uomo peccatore; ora il detto dell'Apostolo: «abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù» esige da tutti i cristiani di riprodurre in sé, per quanto è in potere dell'uomo, lo stesso stato d'animo che aveva il Divin Redentore quando faceva il Sacrificio di sé: l'umile sottomissione dello spirito, cioè, l'adorazione, l'onore, la lode e il ringraziamento alla somma Maestà di Dio; richiede, inoltre, di riprodurre in se stessi le condizioni della vittima: l'abnegazione di sé secondo i precetti del Vangelo, il volontario e spontaneo esercizio della penitenza, il dolore e l'espiazione dei propri peccati. 
Esige, in una parola, la nostra mistica morte in Croce con Cristo, in modo da poter dire con San Paolo: «sono confitto con Cristo in Croce»".


Potremmo dire che da questa nostra "partecipazione attiva", da questo nostro offrire noi stessi ed unirci all'offerta del Sacerdote, dipenderà poi anche la nostra capacità di portare frutto, nell'uscire fuori, nel tornare nel "mondo".
ITE MISSA EST: La Messa è finita, andate in pace.
Si, andiamo in pace, portiamo la pace!
La pace che viene dal saperci in comunione con Gesù, la pace che viene dall'essere rivitalizzati dal Sacrificio di Cristo che si rinnova per darci sempre nuova energia interiore per affrontare le sfide della vita quotidiana, i rapporti interpersonali, le sofferenze.
Ma anche per consegnarGli le nostre gioie, facendone momenti non solo puramente materiali, ma soprattutto spirituali.
Si, andiamo, la Messa è finita, ma ricordiamoci che abbiamo un compito, una volta usciti dalla Chiesa: portare la pace che il Signore ci ha donato anche ai nostri fratelli, portare quel Gesù che abbiamo ricevuto nella Santa Eucaristia anche agli altri che incontreremo!
"Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo"!  (Mt 28,20)

venerdì 8 luglio 2011

LA PARTECIPAZIONE ATTIVA ALLA SANTA MESSA -Seconda parte-




Nella prima parte delle riflessioni sulla "partecipazione attiva" alla Liturgia, ho concluso soffermandomi sull'aspetto "pubblico" del culto e, rimanendo sempre su questo elemento, un altro aspetto che ci possa aiutare a comprendere meglio, è questo: pensiamo, quando andiamo a Messa, che stiamo pregando non solo per noi stessi, ma eleviamo una preghiera che è, contemporaneamente:
  • di lode all'Altissimo, Sommo Bene da cui tutto ci deriva, e che ringraziamo particolarmente per l'offerta del Suo Figlio Unigenito. Leggiamo, a tal proposito, nella Mediator Dei: "dalla nascita alla morte, Gesù Cristo fu divorato dallo zelo della gloria divina, e, dalla Croce, l'offerta del sangue arrivò al cielo in odore di soavità. E perché questo inno non abbia mai a cessare, nel Sacrificio Eucaristico le membra si uniscono al loro Capo divino e con Lui, con gli Angeli e gli Arcangeli, cantano a Dio lodi perenni, dando al Padre onnipotente ogni onore e gloria".
  • di ringraziamento per il Sacrificio redentivo di Cristo....ma anche (in una dimensione pià personale) per ogni cosa che ci è stata donata, sia a livello generico, che particolare (ad es. una grazia che abbiamo ottenuto): "Il Divino Redentore soltanto, come Figlio di predilezione dell'Eterno Padre di cui conosceva l'immenso amore, poté innalzarGli un degno inno di ringraziamento. A questo mirò e questo volle «rendendo grazie», nell'ultima cena, e non cessò di farlo sulla Croce, non cessa di farlo nell'augusto Sacrificio dell'altare, il cui significato è appunto l'azione di grazie o eucaristica, e ciò perché è «cosa veramente degna e giusta, equa e salutare".
  • di "espiazione e propiziazione. Certamente nessuno al di fuori di Cristo poteva dare a Dio Onnipotente adeguata soddisfazione per le colpe del genere umano; Egli, quindi, volle immolarsi in Croce «propiziazione per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo». Sugli altari si offre egualmente ogni giorno per la nostra redenzione, affinché, liberati dalla eterna dannazione, siamo accolti nel gregge degli eletti. E questo non soltanto per noi che siamo in questa vita mortale, ma anche «per tutti coloro che riposano in Cristo, che ci hanno preceduto col segno della fede e dormono il sonno della pace»; poiché sia che viviamo, sia che moriamo, «non ci separiamo dall'unico Cristo»".

  • di intercessione, per i bisogni non solo nostri e personali, ma per tutta la Santa Chiesa, quindi, per ogni membro del Corpo Mistico, dunque, Chiesa Militante (noi che siamo ancora pellegrini su questa terra) e Chiesa Purgante (coloro che si purificano in Purgatorio). Ma, se preghiamo offrendo quella Santa Messa anche per le intenzioni di Maria Vergine, dei Santi, degli Angeli, allora ci rendiamo partecipi anche della preghiera di intercessione con la Chiesa Trionfante (i Santi in Paradiso) e ci associamo, in un certo modo, al Sacrificio di Gesù.                                                                                                            Infatti, nel corso della Messa, noi affermiamo : "Pregate, fratelli, perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio, Padre onnipotente".                             Da un lato, questo sottolinea un aspetto importante della Liturgia, che ben evidenzia il Catechismo della Chiesa Cattolica: "è tutta la Comunità, il Corpo di Cristo unito al Suo Capo, che celebra"  e "nella tradizione cristiana il termine Liturgia vuole significare che il Popolo di Dio partecipa all'opera di Dio".                                      E Pio XII, nella Mediator Dei, scrive"nelle celebrazioni liturgiche, e in particolare nell'augusto Sacrificio dell'altare, si continua senza dubbio l'opera della nostra Redenzione e se ne applicano i frutti. Cristo opera la nostra salvezza ogni giorno nei Sacramenti e nel suo Sacrificio, e, per loro mezzo, continuamente purifica e consacra a Dio il genere umano. Essi, dunque, hanno una virtù oggettiva con la quale, di fatto, fanno partecipi le nostre anime della vita divina di Gesù Cristo". 
Occorre tuttavia, a questo punto, precisare una cosa: la differenza, pur nella partecipazione di entrambe le parti, fra il sacerdote e il fedele!

La Mediator Dei ci rammenta che:
"la sacra persona" di Gesù Cristo "è rappresentata dal suo ministro. 
Questi, per la consacrazione sacerdotale ricevuta, assomiglia al Sommo Sacerdote, ed ha il potere di agire in virtù e nella persona di Cristo stesso; perciò, con la sua azione sacerdotale, in certo modo «presta a Cristo la sua lingua, gli offre la sua mano».
È necessario, spiegare chiaramente al vostro gregge come il fatto che i fedeli prendono parte al Sacrificio Eucaristico non significa tuttavia che essi godano di poteri sacerdotali.
Il popolo invece, non rappresentando per nessun motivo la persona del Divin Redentore, né essendo mediatore tra sé e Dio, non può in nessun modo godere di poteri sacerdotali.
Per non far nascere errori pericolosi in questo importantissimo argomento, è necessario precisare con esattezza il significato del termine «offerta». L'immolazione incruenta per mezzo della quale, dopo che sono state pronunziate le parole della consacrazione, Cristo è presente sull'altare nello stato di vittima, è compiuta dal solo sacerdote in quanto rappresenta la persona di Cristo e non in quanto rappresenta la persona dei fedeli. 
Ponendo però, sull'altare la vittima divina, il sacerdote la presenta a Dio Padre come oblazione a gloria della Santissima Trinità e per il bene di tutte le anime. A quest’oblazione propriamente detta i fedeli partecipano nel modo loro consentito e per un duplice motivo; perché, cioè, essi offrono il Sacrificio non soltanto per le mani del sacerdote, ma, in certo modo, anche insieme con lui, e con questa partecipazione anche l'offerta fatta dal popolo si riferisce al culto liturgico.
Che i fedeli offrano il Sacrificio per mezzo del sacerdote è chiaro dal fatto che il ministro dell'altare agisce in persona di Cristo in quanto Capo, che offre a nome di tutte le membra; per cui a buon diritto si dice che tutta la Chiesa, per mezzo di Cristo, compie l'oblazione della vittima. 
Quando, poi, si dice che il popolo offre insieme col sacerdote, non si afferma che le membra della Chiesa, non altrimenti che il sacerdote stesso, compiono il rito liturgico visibile - il che appartiene al solo ministro da Dio a ciò deputato - ma che unisce i suoi voti di lode, di impetrazione, di espiazione e il suo ringraziamento alla intenzione del sacerdote, anzi dello stesso Sommo Sacerdote, acciocché vengano presentate a Dio Padre nella stessa oblazione della vittima, anche col rito esterno del sacerdote. È necessario, difatti, che il rito esterno del Sacrificio manifesti per natura sua il culto interno: ora, il Sacrificio della Nuova Legge significa quell'ossequio sapremo col quale lo stesso principale offerente, che è Cristo, e con Lui e per Lui tutte le sue mistiche membra, onorano debitamente Dio.
Perché poi l'oblazione, con la quale in questo Sacrificio i fedeli offrono la vittima divina al Padre Celeste, abbia il suo pieno effetto, ci vuole ancora un'altra cosa; è necessario, cioè, che essi immolino se stessi come vittima.
Questa immolazione non si limita al sacrificio liturgico soltanto. Vuole, difatti, il Principe degli Apostoli che per il fatto stesso che siamo edificati come pietre vive su Cristo, possiamo come «sacerdozio santo, offrire vittime spirituali gradite a Dio per Gesù Cristo»"


FINE DELLA SECONDA PARTE


lunedì 4 luglio 2011

LA PARTECIPAZIONE ATTIVA ALLA SANTA MESSA- Prima parte-




 "Nella sacra Liturgia facciamo esplicita professione di fede
 non soltanto con la celebrazione dei divini misteri, con il compimento del Sacrificio e l'amministrazione dei Sacramenti, ma anche recitando e cantando il Simbolo della fede,
 che è come il distintivo e la tessera dei cristiani, 
con la lettura di altri documenti
 e delle Sacre Lettere scritte per ispirazione dello Spirito Santo. 
Tutta la Liturgia ha, dunque, un contenuto di fede cattolica, 
in quanto attesta pubblicamente la fede della Chiesa".

(Pio XII- Enciclica Mediator Dei)





Parlare di partecipazione "attiva" alla Santa Messa, potrebbe ingenerare qualche confusione, inducendo a pensare che partecipino solo coloro che si occupino dell'animazione dei canti, della preparazione dell'offertorio, o chi legga le letture, chi aiuti come ministro straordinario dell'Eucaristia....
E' invece importante comprendere ed interiorizzare l'effettiva realtà: tutti noi che prendiamo parte al Sacro Rito, siamo chiamati a partecipare attivamente alla Santa Messa, ecco il motivo per cui è di vitale importanza comportarci in maniera degna del Sacrificio della Croce che si rinnova in maniera incruenta in ogni Santa Messa, senza distrazioni di sorta (come il guardare chi entra e chi esce, il borbottare per un'omelia un po' più lunga), insomma....senza "passività".

L'immagine che illustra queste riflessioni (e che vuole esserne il punto di partenza) viene da un Messalino per ragazzi del 1959, quindi precedente alla riforma liturgica ed al Concilio Vaticano II, ma il concetto di fondo, tratto dalla "Mediator Dei"  di Pio XII rimane più che mai valido, anzi, forse quasi si rende più necessario ricordare ciò che scrisse il Pontefice, oggi che ha preso piede una "creatività errata" in campo liturgico, come più volte denunciato anche dal Santo Padre Benedetto XVI.
(Interessante è il carteggio pubblicato recentemente, dell'allora Card. Ratzinger con Matias Augè. Al punto 3 della risposta del porporato si legge:  "l’unità del Rito Romano è minacciata dalla creatività selvaggia, spesso incoraggiata da liturgisti ")
Solo se rimaniamo convinti (e agiamo di conseguenza) che la liturgia sia  "opera di Cristo Sacerdote" e non semplicemente frutto della "libertà" umana, è possibile partecipare attivamente alla Santa Messa, ricordando che il vero PROTAGONISTA è Gesù!
La Santa Messa non richiede semplicemente una partecipazione abitudinaria o autoreferenzialie (ossia: non vado per incontrare Gesù, ma per fare qualcosa che riguarda solo me...come in un monologo in cui non fare intervenire né il principale protagonista né gli altri che si trovano in quello stesso luogo).

Scriveva Pio XII, nell'Enciclica: "constatiamo con dolore che in alcune regioni il senso, la conoscenza, e lo studio della Liturgia sono talvolta scarsi o quasi nulli, dall'alto notiamo con molta apprensione che alcuni sono troppo avidi di novità e si allontanano dalla via della sana dottrina e della prudenza"
Tralasciando il secondo punto (l'avidità di cose nuove), sul quale in rete si trovano vaste "documentazioni" (e anche alcuni articoli pubblicati sull' O.R. come quello di Mons. Ravasi), è importante chiedersi: siamo abbastanza "catechizzati" sulla liturgia?
Ammesso che non ci sia modo di prendere parte a catechesi parrocchiali sul tema, se veramente vogliamo fare della Liturgia il punto di partenza ed il culmine della nostra vita spirituale, dovremmo avere tutto l'interesse e l' "amore" ad informarci personalmente, attraverso qualche buon sito (come Marantha, dove è reperibile il Messale Romano, il Messale per il rito Tridentino...e molto altro materiale), o qualche buon testo (ad es. INTRODUZIONE ALLO SPIRITO DELLA LITURGIA, di Joseph Ratzinger).
Non incappiamo nell'errata convinzione che, al giorno d'oggi, la catechesi liturgica non serva!
Forse non distinguiamo la colletta dalla semplice orazione.... forse non conosciamo di quante "parti" sia composto il Santo Sacrificio....allora, abbiamo bisogno di...catechesi liturgica!

"Si conosce solo ciò che si ama" dice Sant'Agostino...allora, se amiamo Gesù Cristo e crediamo che la Messa sia il memoriale della Sua Passione.... proviamo a conoscere la Liturgia Sacra, per viverla con maggiore consapevolezza e frutto! 
A volte, infatti, manchiamo di questa conoscenza del Sacro Rito e lo dimostriamo in vari modi... Un esempio?
Avendo modo di partecipare alla Messa anche al di fuori dalla mia Parrocchia, noto una cosa che è comune a molte assemblee (di varie parti d'Italia): si assiste all'imbarazzante scena del celebrante che, dopo l'orazione :
"Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio a lode e gloria del suo nome, per il bene nostro e di tutta la sua santa Chiesa"
...deve far cenno ai fedeli di alzarsi...perché la maggior parte rimane beatamente seduta (alzandosi dopo l'orazione successiva)!
Basterebbe usare correttamente il "foglietto" della Messa (dove disponibile) per notare come il popolo dovrebbe immediatamente alzarsi dopo quelle parole....
Questo è solo un piccolo esempio, ma è sintomatico di come si stia perdendo, per molte persone, il senso della "gestualità" del corpo, che "riflette", testimonia l'importanza dei vari momenti della Santa Messa, per cui ora si sta seduti, ora ci si alza, ora ci si inginocchia....
Ecco cosa ci dice il nostro "Messalino-spunto di riflessione" proprio sull'importanza ed il significato dei gesti nel corso della Santa Messa:


In effetti, se si avvia un processo nel quale non conosciamo più l'ordine del Rito stesso (dove per ordine intendo la "sequenza" delle varie parti che lo compongono, il nostro doverci alzare/sedere), rischiamo di farne, appunto, una partecipazione passiva, dove il celebrante è costretto a scrollarci dal nostro torpore di abitudine, facendoci cenno di alzarci, di sederci, di chinare il capo per la benedizione....

Ma continuiamo a riflettere con l'aiuto dell'enciclica di  Pio XII:
"La sacra Liturgia è il culto pubblico che il nostro Redentore rende al Padre, come Capo della Chiesa, ed è il culto che la società dei fedeli rende al suo Capo e, per mezzo di Lui, all'Eterno Padre: è, per dirla in breve, il culto integrale del Corpo mistico di Gesù Cristo, cioè del Capo e delle sue membra".
Ora, proviamo a pensare all'espressione "culto pubblico": l'aggettivo pubblico, sul dizionario, viene definito come qualcosa "che riguarda tutti, che è comune a tutti, che è di comune utilità" e anche "divulgato, manifesto, universale, diffuso, palese, popolare".
Dunque, potremmo semplificare, la Sacra Liturgia non è, innanzitutto, una preghiera esclusivamente "personale", solitaria.
Va al di là della dimensione del mio incontro in solitudine con Dio, ma mi coinvolge, in questo incontro, assieme tutti gli altri fratelli nella fede che sono presenti, che compongono l'assemblea liturgica....e non solo, visto che nella Santa Messa preghiamo (come dimostra espressamente proprio la preghiera dei fedeli) anche per tutta l'umanità e per i defunti!
Il Catechismo della Chiesa Cattolica lo puntualizza: "le azioni liturgiche non sono azioni private, ma celebrazioni della Chiesa, che è sacramento di unità" e ancora "il termine Liturgia significa originalmente opera pubblica, servizio da parte del/e in favore del popolo".

Pensando a questo aspetto, potremmo già notare alcune cose che, seppur piccole, sottolineano a volte una mancata comprensione del concetto.
Pensiamo alla recita del Credo o del Pater, nel corso della Messa.
Capita di sentire i cori di destra e di sinistra, quelli a rallenty e quelli troppo veloci...ognuno prega come "singolo" e non come "comunità".
Nel pregare come assemblea e non come singolo fedele, si inserisce anche, oltre la certezza della comprensione del concetto, anche l'atto esteriore di una preghiera scandita vocalmente all'unisono, seguendo il ritmo del celebrante, la cui voce di norma sovrasta leggermente le altre voci (fosse anche solo per il banale fatto che utilizza un microfono!).


FINE DELLA PRIMA PARTE