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mercoledì 19 marzo 2025

Arte e fede

UN DONO AL PADRE

Festa di san Giuseppe


Di san Giuseppe nell'arte si potrebbero dire molte cose, essendo rappresentato in varie scene, che affondano le loro radici nel materiale biblico che lo vede protagonista.
Ma l'immagine che va per la maggiore è, senza dubbio, quella probabilmente più semplice, in cui il santo appare assieme al Bambino/fanciullo Gesù. Si tratta di opere declinate, di volta in volta, con una serie di piccole variazioni: in alcune il Figlio cammina accanto al padre, dandogli talora la mano; in altre (moltissime) il santo falegname di Nazareth porta il figlio in braccio; in tante il pargoletto indica con la mano il papà, per invogliarci a rivolgerci a lui; in alcune, poche rispetto a questa grande massa di opere, san Giuseppe riceve un fiore in dono da Gesù. 

Proprio questo tipo di iconografia ritroviamo, per esempio, nella pala che don Bosco volle per la Basilica di Maria Ausiliatrice in Torino (immagine a sx). Grande devoto di san Giuseppe, Giovanni Bosco ne curava le feste e il mese a lui dedicato, inserì sempre nelle chiese da lui erette un altare dedicato a questo santo, e, per la basilica torinese, diede precise indicazioni al pittore Lorenzone per la realizzazione di quest'opera, datata al 187. 
Interessanti sono le scritte bibliche che campeggiano in alto (Ite ad Joseph - Andate a Giuseppe) e sulla nella trabeazione del timpano (Constituit eum dominum domus suae - Lo costituì signore della sua casa). Esse ci introducono nel significato generale del quadro, che qualcuno non disdegnò definire come una vera e propria predica su ciò che è la devozione a san Giuseppe (così come riportato nel volume X delle Memorie Biografiche).
Dio stesso ci invita, nella persona di suo Figlio, a rivolgerci a san Giuseppe (dichiarato proprio due anni prima patrono della Chiesa universale), uomo così giusto e meritevole da essere stimato degno di diventare "signore della Sua casa", custode dei Suoi tesori più preziosi: Gesù e Maria. E quanto Giuseppe sia "signore della casa di Dio" lo testimonia il dono che il Bambino gli offre: il piccolo Gesù ha con sé un panierino di rose, che porge – una alla volta – al proprio padre terreno. Questi, poi, le lascia cadere sotto di sé, sulla Basilica di Maria Ausiliatrice (e quindi sulla Torino) collocata sotto i suoi piedi. Sono le grazie che Dio sparge, per mezzo di san Giuseppe, sull'oratorio, ma che possiamo rileggere, in senso traslato, come segno della prolifica attività di intercessore del santo. Non a caso santa Teresa d'Avila, nella sua autobiografia, aveva potuto ben dire di essere sempre stata esaudita nelle richieste rivolte a lui, perché san Giuseppe ha ricevuto il potere da Dio di soccorrerci in tutti i nostri bisogni. 
Una convinzione che è entrata a far parte – a pieno titolo – della preghiera più diffusa al santo: il Sacro Manto in onore di san Giuseppe.

In qualche altra sparuta immagine, Gesù offre a suo padre un giglio, simbolo di purezza.Così lo ritroviamo nella scultura conservata presso la Chiesa di San Donato a Bassano del Grappa (VI), edificata agli inizi del Duecento, parte di uno dei primi conventi francescani del Veneto. La tradizione vuole che qui sant'Antonio di Padova abbia incontrato Ezzelino III. Così lo ritroviamo nella scultura conservata presso la Chiesa di San Donato a Bassano del Grappa (VI), edificata agli inizi del Duecento, parte di uno dei primi conventi francescani del Veneto. La tradizione vuole che qui sant'Antonio di Padova abbia incontrato Ezzelino III.
Questa iconografia poco diffusa, delicata, ci rammenta che ogni purezza viene da Dio (Gesù è il giglio, il puro per eccellenza), e che san Giuseppe ha saputo vivere in pienezza questa "castità" che è ricchezza, nella bellezza del suo essere sposo e padre, custode di Maria e di Gesù, e, proprio per questo, custode di tutta la Chiesa, custode di noi tutti. 
Questa iconografia poco diffusa, delicata, ci rammenta che ogni purezza viene da Dio (Gesù è il giglio, il puro per eccellenza), e che san Giuseppe ha saputo vivere in pienezza questa "castità" che è ricchezza, nella bellezza del suo essere sposo e padre, custode di Maria e di Gesù, e, proprio per questo, custode di tutta la Chiesa, custode di noi tutti. 



San Giuseppe col Bambino, Bassano del Grappa, Chiesa di San Donato 
© Maria Rattà 2024

È un'opera di tranquilla e raffinata dolcezza, che nella sua delicatezza esprime tutto l'affetto di un padre verso un figlio e di un figlio verso un padre. Un affetto che si manifesta, come già nella pala del Lorenzone, anche attraverso il gesto di un "regalo", tanto simbolico quanto concreto. 
Regalo, parola che nella sua etimologia rimanda anche ai doni che i sudditi facevano al re. 
Così Gesù, che è il Re dei re, si fa "obbediente", suddito di Giuseppe che è "signore della casa": Cristo si fa figlio per davvero, non per finta. E ci invoglia a fare altrettanto, prendendo sul serio Giuseppe, che se padre di Cristo è anche padre nostro. Lo diceva senza mezzi termini san  Josemaría Escrivá de Balaguer, quando scriveva: "San Giuseppe, Padre di Cristo, è anche Padre tuo e tuo Signore" (Cammino, n. 559).
Non dimentichiamoci, allora, di Giuseppe di Nazareth, che nel suo umile silenzio appare quasi come la figura più dimessa nel grande progetto di salvezza, ma che proprio nella sua discrezione è grande, perché capace di agire senza troppe parole, senza strepiti, senza proclami.
Gesù, ha accettato di esserne figlio, e così come ha vissuto nell'obbedienza il suo rapporto col Padre celeste, altrettanto lo ha fatto verso Giuseppe, vero padre perché vero sposo di Maria. 
La sua vicenda ci dice che Dio non scherza, specialmente coi sentimenti. 
Non facciamolo neanche noi.

Buona festa a tutti i papà, buona festa a tutti coloro che portano il nome di Giuseppe. 


martedì 19 marzo 2019

Solennità di san Giuseppe









Se poni san Giuseppe 
dinanzi a tutta la Chiesa di Cristo, 
egli è l'uomo eletto e singolare,
per mezzo del quale e sotto il quale 
Cristo fu introdotto nel mondo in modo ordinato e onesto.
Se dunque tutta la santa Chiesa è debitrice alla Vergine Madre,
perché fu stimata degna di ricevere Cristo per mezzo di lei,
così in verità dopo di lei deve a Giuseppe 
una speciale riconoscenza e riverenza.
Infatti egli segna 
la conclusione dell'Antico Testamento
e in lui i grandi patriarchi e i profeti 
conseguono il frutto promesso.
Invero egli solo poté godere della presenza fisica
di colui che la divina condiscendenza aveva loro promesso.

(San Bernardino da Siena)

lunedì 18 marzo 2019

Triduo a san Giuseppe /3

CURARE L'ALTRO
Dimenticare se stessi









La vita di Giuseppe è una vita "dedicata": a Maria e Gesù, i suoi tesori, gli affetti più cari, le persone più importanti della sua esistenza. Si potrebbe dire che la vocazione di Giuseppe stia proprio in questo suo essere per l'altro. Un altro che non è semplicemente generico, ma ha un'identità precisa, ed è quella della sposa, quella del figlio.  
«"Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore e prese con sé la sua sposa" (Mt 1,24). In queste parole è già racchiusa la missione che Dio affida a Giuseppe, quella di essere custos, custode. Custode di chi? Di Maria e di Gesù; ma è una custodia che si estende poi alla Chiesa, come ha sottolineato il beato Giovanni Paolo II: "San Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si dedicò con gioioso impegno all’educazione di Gesù Cristo, così custodisce e protegge il suo mistico corpo, la Chiesa, di cui la Vergine Santa è figura e modello"»[1].
Vocazione e custodia. Si potrebbe declinare il binomio anche con altri termini: vocazione e altruismo, vocazione e carità, cioè, realizzazione del piano di Dio sulla propria vita attraverso l'amore e la donazione all'altro, l'attenzione a ciò che l'altro è, a ciò che dell'altro va protetto, potenziato, anche migliorato, anche cambiato. Custodire, infatti, non è semplicemente lasciare che l'altro rimanga com'è, ma anche dare il proprio contributo per portarlo al suo sviluppo pieno. 
Sono le dimensioni che si intrecciano nella storia di Giuseppe e la rendono una vicenda riuscita proprio perché egli riesce a mantenerle sempre strettamente legate, sempre strettamente capaci di alimentarsi l'una dall'altra. Giuseppe non avrebbe potuto essere ciò che è senza Maria e senza Gesù. Ma (e sembra assurdo dirlo, ma le cose stanno proprio così), nel progetto di Dio nemmeno Maria e Gesù avrebbero potuto essere ciò che sono senza Giuseppe. Come a dire: la vocazione personale di ciascuno non è mai slegata dall'altro, dal prossimo, ma ha bisogno dell'altro per essere portata a compimento. Per ciascuno di noi c'è la vocazione come scelta esistenziale di risposta a un progetto di Dio e questa scelta, qualunque sia, passa sempre attraverso il "custodire" qualcuno.
Nel matrimonio e nella famiglia questa vocazione passa attraverso fattori diversi. Uno è certamente la fedeltà, ma non solo. Dice sempre papa Francesco: «Come esercita Giuseppe questa custodia? Con discrezione, con umiltà, nel silenzio, ma con una presenza costante e una fedeltà totale, anche quando non comprende. Dal matrimonio con Maria fino all’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme, accompagna con premura e tutto l'amore ogni momento. È accanto a Maria sua sposa nei momenti sereni e in quelli difficili della vita, nel viaggio a Betlemme per il censimento e nelle ore trepidanti e gioiose del parto; nel momento drammatico della fuga in Egitto e nella ricerca affannosa del figlio al Tempio; e poi nella quotidianità della casa di Nazaret, nel laboratorio dove ha insegnato il mestiere a Gesù. Come vive Giuseppe la sua vocazione di custode di Maria, di Gesù, della Chiesa? Nella costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto, non tanto al proprio; ed è quello che Dio chiede a Davide, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura: Dio non desidera una casa costruita dall’uomo, ma desidera la fedeltà alla sua Parola, al suo disegno; ed è Dio stesso che costruisce la casa, ma di pietre vive segnate dal suo Spirito. E Giuseppe è “custode”, perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge. In lui vediamo come si risponde alla vocazione di Dio, con disponibilità, con prontezza, ma vediamo anche qual è il centro della vocazione cristiana: Cristo! Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!» [2]. Ogni vocazione, infatti, ha il suo centro e il suo arrivo solo nell'Uno: in Dio.



PREGHIERA A SAN GIUSEPPE

O San Giuseppe con te, per tua intercessione
noi benediciamo il Signore.
Egli ti ha scelto tra tutti gli uomini
per essere il casto sposo di Maria
e il padre putativo di Gesù.
Tu hai vegliato continuamente, 
con affettuosa attenzione
la Madre e il Bambino
per dare sicurezza alla loro vita
e permettere di adempiere la loro missione.
Il Figlio di Dio ha accettato di sottoporsi a te come a un padre,
durante il tempo della sua infanzia e adolescenza
e di ricevere da te gli insegnamenti per la sua vita di uomo.
Ora tu ti trovi accanto a Lui.
Continua a proteggere la Chiesa tutta.
Ricordati delle famiglie, dei giovani
e specialmente di quelli bisognosi;
per tua intercessione essi accetteranno 
lo sguardo materno di Maria
e la mano di Gesù che li aiuta.

Amen


NOTE
[1] Francesco, Omelia, 19 marzo 2013.
[2] Ibidem

domenica 17 marzo 2019

Triduo a san Giuseppe /2

DIGIUNARE DA SÈ
L'obbedienza alla voce di Dio








La dimensione del sogno assume anche un'altra valenza, nella vita di Giuseppe. Non solo l'ascolto della voce di Dio che parla nel silenzio, ma anche quella dell'obbedienza. È il risvolto pratico del prestare attenzione alla volontà divina, per cui non basta fare silenzio per riuscire a sentire e interiorizzare, ma occorre anche mettersi in movimento, attuare, rendere concreto il disegno di Dio. In questa obbedienza Giuseppe fa tacere il proprio progetto per lasciare spazio a quello, più grande e più bello, di Dio. Giuseppe non solo comprende, di volta in volta, ciò che il Signore gli prospetta come migliore da fare, ma si adopera egli stesso per far sì che quella parola diventi realtà. Sembra semplice, a leggere la storia di Giuseppe: l'angelo gli dice, l'angelo gli appare in sogno, Giuseppe è avvertito in sogno. Sono queste le espressioni che usa il Vangelo per raccontarci, di volta in volta, questo contatto tra l'io di Giuseppe e Dio che gli si fa presente nel silenzio. E Giuseppe "fa": si alza, si ritira, entra... il capitolo 2 del Vangelo di Matteo non usa giri di parole, ma verbi concreti, di movimento, che esprimono l'agire di quest'uomo giusto. Un agire senza fronzoli, senza lambiccamenti del cervello, ma un agire deciso, senza tentennamenti, senza ripensamenti. Sciolto il primo, più grande dubbio, che era quello sulla decisione da prendere circa Maria, la fidanzata incinta, Giuseppe non ha più paure, non gli servono momenti per pensare. Giuseppe si fida e va laddove il Signore gli dice di andare.
Com'è diverso, da noi, Giuseppe! Nonostante la nostra decisione fondamentale, quella per il Signore, a noi il digiuno dalla volontà costa...  Ciascuno di noi crede sempre, o almeno lo crede in principio, di sapere cosa sia meglio per se stesso, cosa valga la pena, cosa sia meritevole della propria attenzione e dei propri sforzi. Noi viviamo continuamente quella battaglia interiore tra l'io e Dio, quel combattimento in cui le speranze umane, i desideri e programmi di vita improvvisamente si fanno irrealizzabili o diventano lontani, magari raggiungibili solo per vie apparentemente tortuose... quella lotta in cui bisogna mettere da parte la propria decisionalità e seguire i segni di Dio, che sono spesso, nella vita quotidiana, semplicemente manifestati dalle circostanze dell'esistenza stessa, dagli incontri, dagli imprevisti, dagli ostacoli che non dipendono da noi. Ma la volontà di Dio la si comprende soprattutto nel discernimento, nell'ascolto della Parola, nella preghiera. 
Giuseppe, uomo come noi, realmente e totalmente umano nelle peripezie della sua vita, fa l'esperienza reale del mettere da parte se stesso per seguire sempre quella voce di Dio che gli parla attraverso gli angeli, nel silenzio della notte che diventa voce di Dio, nel buio che si fa luce. «Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino» recita il Salmo 119 al versetto 105.  Così è stato per Giuseppe, l'uomo del silenzio e dell'obbedienza. Di quell'obbedienza che non è un semplice chinare la testa, ma un camminare a testa alta, perché Dio illumina la strada e guida verso una vita riuscita.


PREGHIERA A SAN GIUSEPPE DORMIENTE

Dio nel sonno ti ha manifestato i suoi misteriosi progetti 
per la tua futura sposa Maria e la missione di custodire Gesù, 
il Salvatore del mondo.
Ora affidiamo a te la nostra preghiera, 
i nostri desideri, le aspirazioni e le speranze, 
affinché siano presenti nei tuoi sogni 
e si possano realizzare per il nostro bene. 
Un bene che ci renda sempre più amici 
del tuo figlio Gesù, 
sorgente di benessere fisico e spirituale.
Ottienici la forza di compiere con prontezza la volontà del Padre 
nei nostri confronti e, dal tuo esempio,
possiamo imparare a non lasciarci travolgere dalle difficoltà della vita 
e  sentire sempre la tua paterna mano protrettrice nella nostra mano. 

Mantienici, oggi come ieri e domani, nel tuo sonno di uomo giusto. Amen

sabato 16 marzo 2019

Triduo a san Giuseppe /1


LA DIMENSIONE DEL SILENZIO
L'ascolto della voce di Dio




Georges de la Tour, Il sogno di san Giuseppe (1640 c.)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati»Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù. 
(Mt 1,18-25) 




Il primo aspetto che emerge, nella vita di Giuseppe, è quello dell'ascolto. Un ascolto che avviene anche nel silenzio e non, semplicemente, attraverso le parole. Giuseppe "pensa" di ripudiare Maria in segreto, e già questo fa pensare a una dimensione interiore, coltivata da quest'uomo, che non ha bisogno di confrontarsi con altre persone per sapere cosa fare, ma si guarda dentro, ponendo a confronto la Verità e la Carità, la realtà dei fatti e l'amore che prova per Maria.
Ma la vera risposta ai suoi dubbi umani e alle sue paure, Giuseppe non la trova in questo "io", pur se certamente impregnato di Dio. O meglio, la prima soluzione, quella più misericordiosa, la più "giusta" per un uomo giusto che sa già intravedere al di là del legalismo della Legge, ma che comporterebbe per Giuseppe una lacerazione del cuore (lasciare la donna che ama) è ancora lontana da una soluzione superiore, più perfetta, più straordinaria, innovativa, senza precedenti.
E questa risposta nuova Giuseppe stavolta la trova nel sogno, cioè nella notte, quando tutto tace e si può ascoltare, in modo misterioso, la voce di Dio che parla anche attraverso segni che non compaiono nel mondo visibile, che non si trovano nelle parole, ma dove si lascia che sia Dio solo a parlare. 
Certamente c'è un grande simbolismo dietro la dinamica del sogno, nella Bibbia. Perché questi sogni che rivelano il volere di Dio arrivano proprio in quella fase dell'esistenza umana, la notte appunto, che nel linguaggio biblico è associata alla morte, al male. Ma questo è il tempo in cui Dio parla, si rivela, fa comprendere il suo progetto sull'uomo. Dio irrompe nel buio, Dio illumina le tenebre e fa vedere più chiaramente quale sia la strada giusta da percorrere. Non c'è altro significato, per tutto questo, se non uno solo: la vita è più forte della morte, la luce sconfigge il buio, l'amore ha la meglio sul male. Quella novità che si vedrà chiaramente nella notte delle notti, quella che il lega i Sabato Santo alla Domenica di Pasqua, quando Gesù risorgerà dalla morte. È un monito per il credente, spesso tentato di soffocare la voce di Dio ammassando parole nella propria preghiera, ma anche nel proprio io; eliminando quel silenzio salutare in cui è possibile mettere a tacere la confusione del mondo e delle preoccupazioni personali, per lasciare che sia Dio a rivelarsi, a parlare. Forse perché si teme, in fin dei conti, di rimanere soli a soli con Dio, mentre Giuseppe no, lui non ha timore. E questa sua "audacia", questo suo coraggio, così difficile per noi, viene infine ripagato.
Per Giuseppe, in un certo senso, la notte è il tempo della rinascita. Nel silenzio del sonno Dio si rende presente a questo uomo giusto e dal sepolcro del dolore, della rinuncia, del dubbio, lo porta alla luce e alla vita. Gli prospetta un futuro certamente diverso da quello che si aspettava, ma in cui non perderà niente di quello che aveva desiderato, ma anzi, gli assicura che lo avrà in maniera ancora più piena, ancora più speciale. 
Proprio lui, quest'uomo giusto che per amore era disposto a rinunciare a tutto ciò che di più caro aveva al mondo, alla donna della sua vita, nel silenzio di un sogno trova la sua risurrezione. 



PREGHIERA A SAN GIUSEPPE DORMIENTE


Dio nel sonno ti ha manifestato i suoi misteriosi progetti 
per la tua futura sposa Maria e la missione di custodire Gesù, 
il Salvatore del mondo.
Ora affidiamo a te la nostra preghiera, 
i nostri desideri, le aspirazioni e le speranze, 
affinché siano presenti nei tuoi sogni 
e si possano realizzare per il nostro bene. 
Un bene che ci renda sempre più amici 
del tuo figlio Gesù, 
sorgente di benessere fisico e spirituale.
Ottienici la forza di compiere con prontezza la volontà del Padre 
nei nostri confronti e, dal tuo esempio,
possiamo imparare a non lasciarci travolgere dalle difficoltà della vita 
e  sentire sempre la tua paterna mano protrettrice nella nostra mano. 

Mantienici, oggi come ieri e domani, nel tuo sonno di uomo giusto. Amen

sabato 22 dicembre 2018

Novena di Natale 2018 /7

SPERIMENTARE LA PACE


Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,1; 4-7) 
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Anche Giuseppe salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio.




O Dio, nostro Padre, a bellezza della Santa Famiglia ci spinge a guardare non alle ricchezze materiali, ma alla serenità che nasce in un contesto di relazioni sane e intense. Aiutaci ad alimentare con il tuo amore le nostre amicizie e i nostri legami familiari, perché attingendo a te diveniamo fruitori e portatori di pace. 

Padre nostro....

venerdì 21 dicembre 2018

Novena di Natale 2018 /6

GIOIRE


Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,1; 4-7) 
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù.




O Dio, nostro Padre, la bellezza della Santa Famiglia ci spinge a guardare non all'apparenza delle cose che promettono una felicità passeggera, ma alla fonte della vera gioia eterna, che sei tu. Aiutaci a perseverare nella ricerca della felicità che sazia, rimanendo radicati nel tuo amore. Fa’ che non accettiamo il compromesso con le logiche del potere e del sopruso che promettono un paradiso a portata di mano, ma a scapito dei più deboli.

Padre nostro....

mercoledì 19 dicembre 2018

Novena di Natale 2018 /4

AMARE 
SENZA POSSEDERE


 Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1,18-21) 
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».




O Dio, nostro Padre, in Giuseppe ci hai donato un modello di uomo giusto e attento alla tua presenza nella sua vita. Aiutaci a imitarlo nel suo completo abbandono a te, nella consapevolezza che non togli mai qualcosa per impoverire l’uomo, ma per arricchirlo di tesori più grandi. Fa' che interrogandoci con completa onestà sulla nostra vocazione, comprendiamo che nel seguire il progetto che hai per ciascuno di noi sta la vera realizzazione dell'essere umano.

Padre nostro....

domenica 19 marzo 2017

TRIDUO A SAN GIUSEPPE 2017/ 3


SAN GIUSEPPE UOMO, SPOSO, PADRE
Il progetto familiare di Dio nella storia di Giuseppe 


In questo triduo a san Giuseppe vi invito a riflettere sul tema della famiglia, prendendo spunto da due testi: l'«Amoris Laetitia di papa Francesco» e «Il signore dei sogni» di don Mauro Leonardi. Ricordo a tutti che quest'anno la solennità liturgica in onore di san Giuseppe si celebrerà lunedì 20 marzo, in quanto il 19 coincide con la terza domenica di quaresima.


Ave o Giuseppe uomo giusto, 
Sposo verginale di Maria e padre davidico
del Messia; tu sei benedetto fra gli uomini,
 e benedetto è il Figlio di Dio che a te fu affidato: Gesù.
San Giuseppe, patrono della Chiesa universale,
custodisci le nostre famiglie nella pace e nella grazia divina, 
e soccorrici nell'ora della nostra morte.
Amen



«La madre che lo porta nel suo grembo ha bisogno di chiedere luce a Dio per poter conoscere in profondità il proprio figlio e per attenderlo quale è veramente. 
Alcuni genitori sentono che il loro figlio non arriva nel momento migliore. 
Hanno bisogno di chiedere al Signore che li guarisca e li fortifichi per accettare pienamente quel figlio, per poterlo attendere con il cuore. 
È importante che quel bambino si senta atteso. Egli non è un complemento 
o una soluzione per un'aspirazione personale. 
È un essere umano, con un valore immenso e non può venire usato per il proprio beneficio. Dunque, non è importante se questa nuova vita ti servirà o no, 
se possiede caratteristiche che ti piacciono o no, se risponde o no ai tuoi progetti 
e ai tuoi sogni. Perché "i figli sono un dono. Ciascuno è unico e irripetibile. 
Un figlio lo sia ama perché è figlio". L'amore dei genitori è strumento dell'amore 
di Dio Padre che attende con tenerezza la nascita di ogni bambino, 
lo accetta senza condizioni e lo accoglie gratuitamente».

(Amoris Laetitia, n. 170)



Il bambino che è Figlio di Dio, ma che è anche figlio di Maria, e che è chiamato a essere anche figlio di Giuseppe, sembra fare irruzione nella storia di quest'ultimo in maniera totalmente inattesa. Quando questo accade, Maria rischia la lapidazione o il ripudio segreto, l'assenza di Giuseppe, il crescere da sola quella creatura in arrivo. Giuseppe rischia di vedere andare in frantumi tutti i suoi sogni sull'amore di coppia, sul calore di una famiglia, su una vita tranquilla attorno al focolare domestico.
Eppure, lo abbiamo già compreso nei giorni precedenti del triduo, l'amore consente a entrambi di superare una visione distorta del figlio inatteso, e di vederlo come un bambino donato. La loro esperienza diventa dunque contemporanea, e di grande importanza, anche per la società contemporanea, in cui tanto si parla dei figli come un diritto da soddisfare a ogni costo, oppure un qualcosa di cui disfarsi quando esso è sgradito, come nel caso di malformazioni, frutto di violenze, gravidanze  che intralciano i progetti lavorativi, le ambizioni per una carriera di successo.
Invece Gesù, per Maria e Giuseppe, è un dono: lo è per Maria, alla quale non toglie il suo ruolo di sposa, seppure in una dimensione verginale e, anzi, la arricchisce della funzione materna; lo è per Giuseppe, al quale non sottrae il suo ruolo di sposo, di capofamiglia, e, anzi, addirittura lo ricolma della dignità di custode e padre del Redentore, nonché patrono della Chiesa, come anche il Magistero della Chiesa ha sottolineato. Il figlio sarà figlio di entrambi, e così a entrambi viene chiesto di accoglierlo, nonostante il modo straordinario e inaspettato con cui entra nelle loro vite. E questa accoglienza passa per la gratuità: il dono è tale in se stesso, non perché promette qualcosa in cambio, anzi, anche se comporta fin dall'inizio dei sacrifici.
La madre è certamente la prima a sentire in lei la nuova vita che prende corpo, così come Maria è la prima ad avere l'annuncio di quel nimbo straordinario in arrivo, ma poi, come in qualsiasi famiglia, viene chiesto il coinvolgimento di Giuseppe. Non un coinvolgimento "materiale", ma affettivo, psicologico, interiore, che poi si tradurrà anche in gesti concreti e "legali": accettare quel figlio, farsene carico, diventarne educatore e guida.
«Quando l'Angelo parlerà con Giuseppe in sogno gli dirà: "Tu lo chiamerai Gesù" (Mt 1,21), invece quando aveva parlato con Maria nell'Annunciazione, aveva detto proprio a lei, alla madre, e solo a lei, di dare il nome al Figlio: "Lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù" (Lc 1,31). 
Si passa cioè dalla madre al padre. Quando si affida il compito di dare il nome alla madre Giuseppe era già sposo di Maria, ma ancora non era il "padre" – anche se solo "legale" – di Gesù. Infatti, imporre il nome al figlio era qualcosa che doveva fare il padre.
Poi nel sogno a Giuseppe, il compito era passato a quest'ultimo, come avveniva per ogni uomo che fosse il padre legale. Era successo "qualcosa".

Giuseppe non ha davanti a sé "solo" la sua sposa, ha davanti a sé sua moglie che è incinta: ha dinanzi a sé Maria e il bimbo. 
Giuseppe ancora non sa Chi è quel Figlio che vive nel seno della sua sposa, eppure già la Trinità sta operando. 
Secondo la Legge, Giuseppe avrebbe dovuto rinchiudere la sposa nello schema e nella logica dell'adulterio.
Giuseppe è giusto perché ha corso il rischio di stare davanti a Jahvè con quel "mistero" che era sua moglie incinta. 

Giuseppe decide di andare contro la Legge. Quest'azione è opera della Grazia e quindi ha origine dal Verbo Incarnato e giunge al destinatario attraverso Maria». Dov'era Maria mentre Giuseppe pensava a cosa fare? «I Vangeli non lo dicono, però Giovanni scrive che Maria stava sotto la croce di Gesù. Penso» [1] – scrive sempre don Mauro Leonardi – «che Maria avesse già sperimentato altre volte lo stabat della Croce. E forse l'inizio dell'apprendistato era stato proprio quel trovarsi a guardare il tormento di Giuseppe di fronte al Mistero: quando non poteva dir nulla al proprio sposo, perché quel coinvolgersi di Giuseppe con lei doveva essere libero; quando quel pensare o pregare dello sposo era una faccenda che si svolgeva tra lui e Dio. Allora lei poteva solo stare e aspettare, proprio come un sabato santo.
Vivere è sempre una questione di libertà e se c'è di mezzo Dio nei sogni, la libertà è la prima cosa che si vede, ancor prima dell'angelo. Lo vediamo al momento del sogno per rientrare dall'Egitto. Il pericolo è passato, dice l'angelo. È passato Erode ma c'è il figlio, dice Giuseppe. E un padre di famiglia non rischia. Così Giuseppe sale su un asino, e decide itinerario e casa (cf Mt 2, 19-23). La fede lo muove, la responsabilità personale lo guida» [2]. 
Giuseppe ha accolto il dono che Gesù è, lo ha fatto gratuitamente, senza chiedere nulla in cambio. E senza chiedere nulla in cambio spenderà il resto della propria vita per custodire Maria, per custodire il loro bambino, il Figlio di Dio nato nella loro famiglia, nato uomo tra gli uomini.

[1] Mauro Leonardi, Il signore dei sogni, Ares, 2015, pp. 91-93; 105

[2] Ibidem, 106.

sabato 18 marzo 2017

TRIDUO A SAN GIUSEPPE 2017/ 2


SAN GIUSEPPE UOMO, SPOSO, PADRE
Il progetto familiare di Dio nella storia di Giuseppe 


In questo triduo a san Giuseppe vi invito a riflettere sul tema della famiglia, prendendo spunto da due testi: l'«Amoris Laetitia di papa Francesco» e «Il signore dei sogni» di don Mauro Leonardi. Ricordo a tutti che quest'anno la solennità liturgica in onore di san Giuseppe si celebrerà lunedì 20 marzo, in quanto il 19 coincide con la terza domenica di quaresima.


Ave o Giuseppe uomo giusto, 
Sposo verginale di Maria e padre davidico
del Messia; tu sei benedetto fra gli uomini,
 e benedetto è il Figlio di Dio che a te fu affidato: Gesù.
San Giuseppe, patrono della Chiesa universale,
custodisci le nostre famiglie nella pace e nella grazia divina, 
e soccorrici nell'ora della nostra morte.
Amen



«La gravidanza è un periodo difficile, ma anche un tempo meraviglioso. La madre collabora con Dio perché si produca il miracolo di una nuova vita. Ogni bambino che si forma all'interno di sua madre è un progetto eterno di Dio Padre e del suo amore eterno. Ogni bambino sta da sempre nel cuore di Dio, e nel momento in cui viene concepito si compie il sogno eterno del Creatore. La donna in gravidanza può partecipare a tale progetto di Dio sognando suo figlio: tutte le mamme e tutti i papà hanno sognato il loro figlio per nove mesi. Non è possibile una famiglia senza il sogno. Quando in una famiglia si perde la capacità di sognare, i bambini non crescono e l'amore non cresce, la vita si affievolisce e si spegne".».

(Amoris Laetitia, nn. 168-169)



La dimensione del "sogno" può rivestirsi di molte sfaccettature, assumendo tante e diverse interpretazioni. La psicanalisi ce ne darebbe una spiegazione, la razionalità un'altra ancora, la fede, forse, una ulteriore. 
Si può sognare a occhi chiusi, come riflesso e liberazione dell'inconscio o solo come espressione di fantasia; ma si può anche sognare qualcosa che ci aiuta a vivere meglio, a capire qualcosa in più della realtà che ci circonda. I santi hanno spesso visto in sogno qualcosa del futuro e non per caso, ma per permissione divina, di quel Dio che usa anche la modalità del sogno per comunicarsi; Giuseppe in sogno riceve la propria annunciazione e attraverso questo segno-sogno divino, capisce come agire nei confronti di Maria (e di conseguenza del bambino in arrivo).
Si può sognare anche a occhi aperti: desideri, speranze, progetti... tutto può passare nella mente e nell'animo umano, dando vita a qualcosa che prima può prendere corpo solo a livello "irreale", ma che poi può tradursi in fatti concreti. 
Giuseppe e Maria avranno sognato anche così, pensando alla loro vita di coppia, alla loro esperienza di genitori; guardando quel bambino così diverso dagli altri, eppure così uguale; pensando al futuro d'Israele, che passava anche attraverso le loro giovani, semplici vite di ordinarie creature di un popolo in attesa. 
Non perché sognatori, sono diventati meno concreti, meno reali, meno veri. Al contrario, il loro sogno è diventato creatività capace di generare qualcosa di buono, qualcosa di bello, qualcosa da comunicare agli altri. Dalla loro capacità di accettare la sfida che il sogno comporta, è nato il loro , personale e poi di coppia, al progetto di Dio, un progetto che hanno percorso e compreso passo passo, nella fede, come ogni credente in cammino. 
Sogno potrebbe tradursi allora con tante parole: speranza, fede, fiducia, positività, ottimismo, desiderio di migliorare le cose. 
Il sogno in sé non è negativo, lo diventa solo se si esce fuori dal binario del piano di Dio. Questo non accade a Giuseppe e Maria, anzi, il sogno e la preghiera, che nelle loro vite vanno di pari passo, rendono possibile l'equilibrio. La preghiera rende l'orecchio più capace di ascoltare la voce di Dio che parla anche attraverso il sogno.
«Giovanni Paolo II scrisse [che] "nelle parole dell'annunciazione notturna Giuseppe ascolta non solo la verità divina circa l'ineffabile vocazione della sua sposa, ma vi riascolta, altresì la verità circa la propria vocazione (Redemptoris Custos, n. 19). Egli aveva dinanzi a sé il Redentore e la prima redenta – che sono già "tutta la Chiesa" - e così ci mostra la strada che ciascuno di noi deve percorrere per entrare "nella Chiesa" cioè nel rapporto con Gesù e Maria. Egli è il primo a entrare in quella Comunione. Varca una soglia, apre la strada. Quello che vedremo in lui è ciò che deve compiersi in ciascuno di noi» [1].
La vita di ogni credente è una vita in cui Dio desidera che si realizzi il suo sogno più grande: quello della salvezza. Come Giuseppe, ciascuno di noi è chiamato a varcare la soglia della comunione, a vivere sempre più pienamente la propria dimensione di membri della Chiesa. Dobbiamo acquistare una sorta di sguardo trasognato al positivo: non vivere unicamente nella dimensione del sogno, tanto da dimenticare il presente, ma operare una trasfigurazione della realtà attuale, ben sapendo che essa è passaggio per una vita futura, più piena, per la realizzazione del sogno di Dio; ben sapendo che i volti e le cose che ci circondano sono già un riflesso dell'amore e della bellezza di Dio.
E questo implica accettare anche gli "imprevisti" dell'esistenza, le difficoltà che certe scelte impongono: «Non dobbiamo pensare che Giuseppe sia bravo nel trovare soluzioni, o docile. O, ancor più banalmente, che semplicemente "faccia ciò che deve fare" un uomo con una moglie, oltretutto una moglie come Maria. È vero che a noi sembra che la vita di Giuseppe abbia svolte inaspettate, ma ciò è dovuto alla nostra prospettiva. Noi vediamo dall'esterno la sua vita e ci sembra abbia svolte inattese. Per Giuseppe invece quella è semplicemente la sua vita. Vede la sua vita e quella vive.
Noi siamo il nome che portiamo, viviamo la vita che abbiamo, ci verrà chiesto conto della storia che abbiamo vissuto.
La vita di Giuseppe è contenuta nel Vangelo, cioè la vita dello sposo di Maria è buona novella, è Vangelo. E lui la vive così.
Vive la sua vita come una buona novella che non è suddivisa per capitoli da sottolineare e da applicare alle sue giornate, ma come una parte della storia che Dio ha con l'uomo. Quella parte è sua. Quella è la sua parte. 
E lui la vive come si presenta: Annunciazione di Maria, angeli che popolano le sue notti e i suoi pensieri. Coricarsi, alzarsi, parlare, ascoltare, lasciare andare, aspettare, sposarsi, andare di nuovo, cercare riparo, attendere Gesù, prenderlo, caricarlo, tornare indietro, Nazareth, Egitto. 
Insomma, vita» [2].

NOTE

[1] Mauro Leonardi, Il signore dei sogni, Ares, 2015, p. 86.
[2] Ibidem, pp. 86-87.

venerdì 17 marzo 2017

TRIDUO A SAN GIUSEPPE 2017/ 1


SAN GIUSEPPE UOMO, SPOSO, PADRE
Il progetto familiare di Dio nella storia di Giuseppe 


In questo triduo a san Giuseppe vi invito a riflettere sul tema della famiglia, prendendo spunto da due testi: l'«Amoris Laetitia di papa Francesco» e «Il signore dei sogni» di don Mauro Leonardi. Ricordo a tutti che quest'anno la solennità liturgica in onore di san Giuseppe si celebrerà lunedì 20 marzo, in quanto il 19 coincide con la terza domenica di quaresima.


Ave o Giuseppe uomo giusto, 
sposo verginale di Maria e padre davidico
del Messia; tu sei benedetto fra gli uomini,
 e benedetto è il Figlio di Dio che a te fu affidato: Gesù.
San Giuseppe, patrono della Chiesa universale,
custodisci le nostre famiglie nella pace e nella grazia divina, 
e soccorrici nell'ora della nostra morte.
Amen



«Di fronte a quelli che proibivano il matrimonio, il Nuovo Testamento insegna 
che "ogni creazione di Dio è buona e nulla va rifiutato" (1 Tm 4,4). 
Il matrimonio è un "dono" del Signore (cfr 1 Cor 7,7). 
Nello stesso tempo, a causa di una tale valutazione positiva, 
si pone un forte accento sull'avere cura di questo dono divino: 
"Il matrimonio sia rispettato da tutti e il letto nuziale sia senza macchia" (Eb 13,4)».

(Amoris Laetitia, n. 61)



Nella storia di Giuseppe e Maria vita matrimoniale e vita verginale si coniugano. Il talamo di questi due sposi rimane integralmente puro, letteralmente "senza macchia". 
È vero, la vita di questo giovane uomo è apparentemente stravolta. Si ritrova con una moglie incinta, che rimane vergine. 
Si ritrova con un figlio che non è frutto del suo seme.
Giuseppe vive nel suo intimo, agli inizi della storia narrata dal Vangelo, una passione dolorosa per questa notizia-bomba che viene a turbare la sua serenità familiare. Un dolore che però non è così forte da impedire all'amore di prevalere: ecco che allora egli decide di ripudiare Maria "in segreto", per evitarle la lapidazione. Qui interviene Dio, che attraverso un angelo annuncia a questo giovane falegname il proprio progetto, lo invita a non avere timore di accogliere il dono che è Maria, il dono che è Gesù. Il dono che è dunque il suo matrimonio, la sua famiglia.
Giuseppe è  coinvolto in un piano certamente più grande di lui, ma non per questo insopportabile. Liberamente accetta di lasciarsi coinvolgere da Dio. Si fida di Lui, si fida della sua sposa, si fida di quel bambino in arrivo. In questo senso, la sua vita è una vita intrisa ancora una volta di passione, ma stavolta intesa come tensione totale, donativa, oblativa a favore di altri.
Perciò il peso di una tale scelta non diventa schiacciante. Giuseppe dà e riceve; si offre, ma in realtà è un Altro che si sta offrendo a lui, e in questa offerta è compresa anche la sua sposa, che Dio stesso pensa per Giuseppe, tanto da porgliela accanto, affidandola alla sua custodia tenera, premurosa e forte. Giuseppe è scelto per Maria, Maria è scelta per Giuseppe. Entrambi sono scelti per Gesù. Ciascuno di essi è un dono per l'altro.
Giuseppe condivide qualcosa del Dio-Amore: è un uomo appassionato, e vive il proprio tormento e la propria scelta anche "nella" propria carne. Una carne che rinuncia ai piaceri leciti del matrimonio, per essere dono d'amore più elevato, più sublime;  una carne che probabilmente si lascia penetrare dal dolore che agghiaccia, fa tremare, lascia spossati. Giuseppe vive su di sé e in sé il tormento che si sarebbe avvinto a ogni essere umano nella sua situazione.
Ma Giuseppe è appassionato proprio perché, come poi farà Gesù-Uomo sulla croce, si dimostra capace di amare fino a superare il proprio dolore alla luce della fede; capace di accogliere certamente con stupore, e magari anche con "sollievo" ed entusiasmo, la rivelazione di un Dio che scioglie ogni suo timore, e gli conferma il suo volere a proposito del suo progetto di vita matrimoniale con Maria. La carne di Giuseppe potrà sperimentare così, nel dono unico del matrimonio e della famiglia, la gioia che fa brillare gli occhi, che fa piangere di felicità, commuovere di tenerezza e che sa tramutarsi in abbracci e sorrisi.
Don Mauro Leonardi, in un suo libro, scrive che proprio grazie a Maria «Madre di Dio, il padre legale di Gesù riesce a vivere appieno il senso della propria esistenza. Ella aiuta il proprio sposo a vivere secondo un modo che è quello di Dio. Poiché Egli è eterno presente, se noi vogliamo vivere nelle sue orme per essere a Sua immagine dobbiamo vivere un presente vigile. Come si fa a essere vigili come Giuseppe? Risposta: andando a dormire. "Dormire", in questo contesto, significa lasciarsi andare alle mani di Dio, al sogno di Dio. Il nostro sogno si realizzerà perché, in ultima analisi, è il sogno di Dio» [1]. 

NOTE
[1] (Mauro Leonardi, Il signore dei sogni, Ares, 2015, pp. 60-61.