mercoledì 28 gennaio 2015

NOVENA A SAN GIOVANNI BOSCO - L'amicizia - settimo giorno


NOVENA A SAN GIOVANNI BOSCO
 

O San Giovanni Bosco, padre e maestro della gioventù,
che tanto lavorasti per la salvezza delle anime,
sii nostra guida nel cercare il bene delle anime nostre
e la salvezza dei prossimo;
aiutaci a vincere le passioni e il rispetto umano;
insegnaci ad amare
 Gesù Sacramentato,
Maria Ausiliatrice
e il Papa;
e implora da Dio per noi una buona,
affinché possiamo raggiungerti in Paradiso. 

Amen.


"San France­sco di Sales, studente universitario a Padova, assali­to da una tremenda prova interiore, si sentiva oppresso fino alla disperazione, ritenendosi ormai condannato da Dio all'inferno. 
Il pio giovane, che aveva già fatto anche il voto di castità, si stava consumando anche fisicamente, perché non riusciva ad avere più nessuna speranza. 
Un giorno, entrato in una chiesa andò a prostrarsi ai piedi dell'altare della Madonna e la supplicò, con la faccia per terra, che se doveva ritenersi riprovato da Dio per sempre, voleva almeno la grazia di amare Dio finché viveva sulla terra. 
Fra lagrime e singhiozzi, il giovane cominciò a recitare il Memorare di san Bernardo: «Ricordatevi, o piissima Vergine...». 
Ed ecco che, appena terminata la preghiera, in pochi attimi l'angoscia interiore si dile­gua, la pace ritorna nel suo spirito e il cuore si riem­pie di fiducia. 
La Madre e Regina è intervenuta e il nemico si è subito allontanato. 
La misericordia di Maria si estende sempre maternamente sui più biso­gnosi, e già uno dei grandi Santi Padri, san Giovanni Crisostomo, diceva a suo tempo che «la misericordia immensa di Maria, salva un gran numero di infelici che, secondo le leggi della divina giustizia, andrebbero dannati»".

(Padre S.Manelli, La devozione alla Madonna, Vita mariana alla scuola dei santi, Casa Mariana Editrice)


La devozione mariana di San Francesco di Sales è uno degli aspetti forse meno "popolari" per la maggior parte delle persone che si accostano a questo santo.
Spulciando però molte delle sue opere, magari quelle meno "commercialmente" note, si ritrovano particolari degni di nota, così come anche nella sua storia biografica emergono elementi di fondamentale importanza per comprendere il ruolo di Maria nella sua vita.
Se è vero che don Bosco attinse la sua forte componente mariana principalmente da altri santi (in primis Sant'Alfonso Maria de' Liguori), certamente non gli erano sfuggiti gli accenti di devozione presenti nella spiritualità del vescovo di Ginevra, e nemmeno questo episodio risalente agli anni giovanili.
Giovanni Bosco sarà apostolo infaticabile di Maria, e la additerà come Maestra, Aiuto, Soccorritrice potente.
Ai suoi giovani, anche attraverso le famose buonanotti a base di "sogni" salesiani, non faceva altro che raccomandare l'affidamento alla Vergine come a Colei che mette in fuga i demoni, perchè "Maria ci assicura che, se saremo suoi devoti, ci annovererà tra i suoi figli, ci coprirà col suo manto, ci colmerà di benedizioni in questo mondo per ottenerci poi il Paradiso". (Il Giovane Provveduto) 
Intensa era in lui la certezza che "solo in Cielo potremo, stupefatti, conoscere ciò che ha fatto Maria per noi, e le volte che ci ha scampati dall'inferno.
E la ringrazieremo per tutti i secoli eterni". (MB XII, 578) 

Negli anni di studio e nel primissimo tempo del Seminario, il giovane Giovanni Bosco condivise...e imparò qualcosa sulla devozione mariana proprio con il e dal suo amico Luigi Comollo.
Nella biografia di questo chierico morto intorno ai ventidue anni di età, don Bosco riporta che il suo amico si toglieva il cappello passando davanti a edicole e statue di Maria Santissima, che ne parlava con tenerezza e amore che traspariva anche dal volto, che digiunava in onore della Vergine, specie al sabato; ma è soprattutto il racconto degli ultimi giorni di vita di questo ragazzo a rivelarci particolari ancor più degni di nota, che lasciano intravedere una maggiore corrispondenza tra la pietà mariana dei due chierici.

Comollo era ormai stato colpito dalla malattia che lo fece passare da questo mondo all'altro.
Inizialmente prevalse in lui l'apprensione per il Giudizio (e, se leggiamo con attenzione la testimonianza riportata da don Bosco attraverso le parole del giovane, anche del distacco dal suo carissimo amico).
Per un po' di tempo rimase in questo stato di timore e ricorreva spesso sulle sue labbra l'espressione: "Debbo presentarmi al Giudizio". 
Don Bosco asserisce che gli vennero ripetute queste parole per ben quindici volte.
Accadde a quel punto qualcosa: facendosi più grave lo stato del malato, questi ottenne che l'amico (don Bosco) vegliasse con lui la notte del 30 marzo, precedente al giorno di Pasqua.
Don Bosco assistette ad un "dibattimento" durato circa tre ore, in cui il giovane Luigi aveva sempre sulle labbra la parola "Giudizio".
Alla fine, però, "ritornò in piena cognizione di se stesso.
Stette lunga pezza pensieroso, come occupato in seria riflessione, quindi deposta quell'aria di mestizia, e terrore che da più giorni dimostrava per Giudizi Divini, comparve tutto tranquillo, e placido, parlava, rideva, rispondeva a tutte le interrogazioni che gli venivano fatte".  ( (Don Bosco, cenni storici sulla vita del chierico Luigi Comollo pp.53-54 in www.donboscosanto.eu)
Ovviamente gli venne chiesto da cosa dipendesse tale improvviso cambiamento. poi, ad uno solo dei presenti (possiamo ipotizzare si tratti di don Bosco), confidò:
"mentre era estremamente agitato pel timore del giudizio divino, parvemi in un istante essere stato trasportato in una profonda ed ampia valle, in cui lo squilibrio dell'aria, e le bufere del vento furioso toglievano ogni forza, e vigore a chiunque colàà capitava.
Nel centro di questa valle v'era un profondo abisso a guisa di fornace, onde uscivano fiamme avvampanti. A tal vista spaventato mi posi a gridare per timore di dovere in quella voragine precipitare.
Quindi mi voltai all'indietro per fuggire, ed ecco un'innumerevole turba di mostri di forma spaventevole, e diversa, che tentava urtarmi in quell'abisso...
Allora gridai più forte, e tutto confuso, senza sapere che fare, feci il segno della santa Croce, alla qual vista quei mostri volevano chinare il capo, ma non potevano, perciò si contorcevano scostandosi alquanto da me.
Tuttavia non potevo ancora fuggire, e liberarmi da quel malaugurato luogo; allorchè vidi una mano di forti guerrieri venire in mio soccorso". 
 (Don Bosco, cenni storici sulla vita del chierico Luigi Comollo pp.54-55 in www.donboscosanto.eu)
Il racconto del "sogno-visione" prosegue: il giovane Comollo, liberato dai demoni, comincia a camminare in un'ampia valle, e raggiunge i piedi di un'alta montagna. 
Gli scaglioni della montagna sono occupati "da tanti serpenti, pronti a divorare chiunque".
L'abbattimento e la stanchezza fisica affliggono Luigi, che teme ancora una volta di non farcela.
Quand'ecco che "una donna che io giudico essere la comune nostra Madre, vestita nella più gran pompa, mi prese per  mano, fecemi rizzaare in piedi e dicendomi di andare con lei s'incamminava qual guida su per quella scala.
Come essa pose il piede sugli scaglioni tutti quei serpenti voltavano altrove la mortifera loro testa, né si volgevano verso di noi sinché non fummo alquanto da loro lontani.Giunti in cima a quella scala mi trovai in un deliziosissimo giardino, dove io vidi cose che non mi sono giammai immaginato che esistessero. Questo appagò talmente il mio cuore, e mi rese sì tranquillo, che ben lungi dal temere la morte, io la desidero che venga presto, affine di potermi unire col mio Signore".  
(Don Bosco, Cenni storici sulla vita del chierico Luigi Comollo pp.56-57  in www.donboscosanto.eu)

Viene spontaneo pensare ad alcuni dei sogni di don Bosco....il sogno delle due colonne, quello dell'elefante e della zattera.
Anche don Bosco "vide" Maria mettere in fuga i demoni, e proteggere tutti dalle loro spire mortali. Nella preghiera più conosciuta a Maria Ausiliatrice - e composta dallo stesso santo - si legge che la Vergine è "potente, grande presidio della Chiesa, terribile come esercito schierato a battaglia" e che da sola ha "distrutto tutte le eresie del mondo". Per questo don Bosco ci invita a rivolgerci a lei, affinché "nelle angustie, nelle lotte, nelle necessità" ci difenda "dal nemico" e "nell'ora della morte" ci accolga "in Paradiso".
 
Fra le ultime parole di Comollo al suo amico, vi furono queste: "Siccome poi per tutto il tempo che militiamo in questo mondo di lacrime, non abbiamo patrocinio più possente diche quello di Maria Ss., devi perciò averle una special divozione. Oh! se gli uomini potessero essere persuasi qual contento arrechi in punto di morte essere stati divoti di Maria, tutti a gara cercherebbero nuovi mondi con cui offrirle speciali onori.
Sarà pur Lei, che col suo Figlio tra le braccia formerà la nostra difesa contro il nemico dell'anima nostra all'ora estrema; s'armi pur tutto contro di  noi l'inferno, con Maria in nostra difesa sarà nostra la vittoria. 
Guardati però bene dall'essere di quei tali, che per recitare a Maria qualche preghiera, per offrirle qualche mortificazione credono essere da lei protetti, mentre conducono una vita tutta libera e scostumata.
Sii tu sempre dei veri divoti di Maria coll'imitare le di lei virtù e proverai i dolci effetti di sua bontà ed amore".  (Don Bosco, cenni storici sulla vita del chierico Luigi Comollo pp.62-63 in www.donboscosanto.eu)

 Possiamo affermare che don Bosco, già educato da mamma Margherita a dimostrare coi fatti la propria devozione a Maria, fece tesoro di questo "testamento" ricevuto dal suo amico Luigi Comollo.
Nelle sue parole troviamo, ancora una volta, qualcosa di squisitamente "salesiano", eco di un'esortazione rivolta dal vescovo di Ginevra alle monache visitandine:
"I mondani immaginano che la devozione alla Madonna consista nel portare il Rosario alla cintura e sono convinti che è sufficiente dirne una certa quantità senza fare altro.
Si sbagliano di molto: la nostra cara Signora vuole che si faccia quello comanda suo Figlio".
E don Bosco ci ha insegnato, con la sua infaticabile tempra di "sognatore" che è Gesù stesso a darcela come Maestra! "E' quasi impossibile andare a Gesù se non ci si va per mezzo di Maria"! (MB VII, 677)
  

martedì 27 gennaio 2015

NOVENA A SAN GIOVANNI BOSCO - L'amicizia - sesto giorno


 
NOVENA A SAN GIOVANNI BOSCO
 

O San Giovanni Bosco, padre e maestro della gioventù,
che tanto lavorasti per la salvezza delle anime,
sii nostra guida nel cercare il bene delle anime nostre
e la salvezza dei prossimo;
aiutaci a vincere le passioni e il rispetto umano;
insegnaci ad amare
 Gesù Sacramentato,
Maria Ausiliatrice
e il Papa;
e implora da Dio per noi una buona,
affinché possiamo raggiungerti in Paradiso. 

Amen.
 
 
 
 
"L'amicizia è fondata essenzialmente proprio sulla comunicazione. 
 Di norma è impossibile che l'amicizia non ci faccia partecipare delle qualità della persona amata".
 (San Francesco di Sales, Filotea, cap. XXXI)
 
 
 
Nella biografia di Luigi Comollo, scritta da don Bosco, si legge che "il ragazzo santo":
"aveva un compagno di special confidenza per conferire di cose spirituali,  il trattare, e parlare delle quali, gli era di grande consolazione". 
 
 (Don Bosco, cenni storici sulla vita del chierico Luigi Comollo p.24 in www.donboscosanto.eu)

E' abbastanza facile intuire che l'amico in questione fosse proprio don Bosco, come anche si evincerebbe da quella stretta confidenza tra i due testimoniata dallo scambio di lettere, dagli incontri frequenti anche nel periodo delle vacanze dal seminario  e da altri particolari raccontati nelle Memorie Biografiche, specialmente legate al periodo della malattia e della morte del giovane Comollo.
La frequentazione assidua e soprattutto queste "comunicazioni spirituali" tra i due ragazzi furono certamente alimento per la loro amicizia.
C'è un particolare che mi spinge a chiedermi quale sia stato l'influsso di Luigi su don Bosco nella sua concezione dell' "uso del tempo".
Nel narrare la vita di Comollo, Giovanni insiste su dettagli specifici: l'attenta osservanza dei doveri giusti al momento giusto; un rigoroso ordine nei tempi di preghiera, meditazione, visite a Gesù Sacramentato.
Tutto questo già fin dai tempi degli studi a Chieri, prima ancora dell'ingresso in seminario.
Ad un certo punto, don Bosco scrive che Luigi: "aveva letto nella vita di sant'Alfonso, come esso aveva fatto quel gran voto di non perdere mai tempo, e studiavasi con tutto l'impegno d'imitarlo; perciò fin dal suo primo entrare nel Seminario, s'appigliò con tal diligenza alle cose di studio, e di pietà, che di tutte le occasioni, e di tutti i mezzi approfittava, che al suo scopo tendessero all'esatta occupazione del tempo
(ibidem pp. 27-28)
 
Non è forse un caso se, proprio prima dell'ingresso in Seminario, don Bosco - come racconta nelle sue Memorie Biografiche - smise "di fare il saltimbanco, e" si diede "alla lettura di libri religiosi", pur continuando a svolgere anche quelle sue attività con i ragazzi, preludio del futuro oratorio, tra racconti, giochi, catechismo e preghiere. (cfr. San Giovanni Bosco, Memorie dell'Oratorio, p.66, Elledicì, 1986)

Indubbiamente furono anche altri i fattori che influirono..ma la vicinanza amichevole con un giovane come Luigi, che proprio del tempo aveva fatto uso sapiente, nonostante la giovane età, ebbe certamente il suo peso.
Don Bosco stesso attestò che in tutto aveva cercato di imitarlo, fuorché nella mortificazione: "aveva solo 19 anni e figiunava rigorosamente per tutta la quaresima, digiunava ogni sabato in onore della Madonna.
Sovente saltava la colazione, a volte pranzava a pane e acqua".

(San Giovanni Bosco, Memorie dell'Oratorio, p.77, Elledicì, 1986)
 
 
 
 Rileggendo oggi queste parole di don Bosco:
 
"Comprendi la forza di queste tre parole: 
un Dio,un momento,un'eternità.
  • Un Dio che ti vede, 
  • un momento che ti fugge,
  • un'eternità che ti attende.
Un Dio che è tutto, un momento che è nulla, un'eternità che toglie o che dà tutto.
Un Dio che tu servi così male, un momento di cui ti approfitti così poco, un'eternità che tu rischi così temerariamente"
 
...mi piace pensare che in esse sia possibile scorgere la traccia di un'amicizia stupenda tra un ragazzo considerato santo da tutti, tanto da cambiare la vita di molti (anche quella dello stesso don Bosco!) ed un ragazzo che ha puntato anche lui alla santità, tanto da essere ricordato, ancora oggi, dopo duecento anni di storia salesiana!

lunedì 26 gennaio 2015

NOVENA A SAN GIOVANNI BOSCO - L'amicizia - quinto giorno

 
 NOVENA A SAN GIOVANNI BOSCO
 

O San Giovanni Bosco, padre e maestro della gioventù,
che tanto lavorasti per la salvezza delle anime,
sii nostra guida nel cercare il bene delle anime nostre
e la salvezza dei prossimo;
aiutaci a vincere le passioni e il rispetto umano;
insegnaci ad amare
 Gesù Sacramentato,
Maria Ausiliatrice
e il Papa;
e implora da Dio per noi una buona,
affinché possiamo raggiungerti in Paradiso. 



Amen.




 
"Prendere una boccata d'aria, fare due passi, fermarsi in conversazioni gioviali e piacevoli, suonare il liuto o qualche altro strumento, fare della musica, andare a caccia, sono divertimenti così onesti che per usarne bene basta la prudenza comune a tutti, quella che assegna ad ogni cosa un posto, un luogo, un tempo e la misura".
(San Francesco di Sales, Filotea, cap. XXXI)


Nell'amicizia tra Giovanni Bosco e Luigi Comollo non mancarono episodi "divertenti", che dimostrano esattamente quanto scrisse san Francesco di Sales: l'essere umano ha bisogno anche di distensione e a volte....anche un pollo "inseguito" all'ora di pranzo, può diventare un caro ricordo degno di essere annotato, specialmente se si conclude con un pensiero che rimanda direttamente all'ordine "soprannaturale" delle cose.

Ecco come si svolsero i fatti, nella narrazione di don Bosco:

"Fui sempre amicissimo di Luigi Comollo, finché Dio lo conservò in vita. 
Nelle vacanze, molte volte andavo a casa sua, e lui veniva a casa mia.
Ci scrivevamo anche delle lettere.
Io vedevo in lui un vero ragazzo santo, e gli volevo bene perché in lui c'era una bontà rara.
Quando eravamo insieme lo aiutavo nello studio, e cercavo di imitarlo un poco.
Dopo il primo anno di teologia venne a passare una giornata con me.
Mio fratello e mia madre erano nei campi per la mietitura.
Mi fece leggere la predica che doveva tenere alla festa dell'Assunta, e la recitò davanti a me come se fosse davanti al pubblico della Chiesa.
Il tempo passava, a un tratto ci accorgemmo che era l'ora del pranzo.
Eravamo soli in casa, e non avevamo le idee molto chiare sul come si prepara un pasto.

- Io accendo il fuoco - disse Luigi. - Tu prepara la pentola. Poi qualcosa faremo cuocere.
- Mia madre mi ha detto di cucinare un pollo - dissi a mia volta. - Ci servirà da primo e da secondo.
Bisogna però andarlo a prendere nell'aia.

Dopo un po' di inseguimento, acciuffammo un falletto piuttosto giovane.
Ora si trattava di ammazzarlo.
Ma chi se la sentiva? Nè io né lui.
Giungemmo ad un compromesso: Luigi avrebbe appoggiato il collo del galletto su un tronco, e io col falcetto l'avrei troncato.
Menai il colpo, e tagliai netta la testa del pollo. Al vedere schizzare il sangue, però, ci spaventammo tutti e due. Ci turammo precipitosamente indietro.
Dopo qualche istante di tristezza, Luigi reagì:
- Siamo proprio due sciocchi. Il Signore ci ha dato gli animali della terra come nostro cibo. Perché allora tanta ripugnanza?

Coraggiosamente spennammo il pollo, lo facemmo cuocere e lo mangiammo".

 (San Giovanni Bosco, Memorie dell'Oratorio, pp.82-83, Elledicì, 1986)
 
 
Fino ad un certo punto, la storiella ha il sapore dell'aneddoto divertente, ma ci lascia intravedere la capacità relazionale dei due giovani, che si dipana anche attraverso le ordinarie (e simpatiche) vicende della vita: scambio di lettere, quindi comunicazione di pensieri e di avvenimenti; studio, confronto sul proprio lavoro.
L'episodio del pollo ci mostra il lato divertente di questa "ferialità" nell'amicizia, quella che porta due persone a condividere tutto, anche le attività semplicissime di un giorno qualunque; eppure ci porta anche a scoprire la chiave della vera amicizia, quel rapportare tutto a Dio solo, perché soltanto in Lui è possibile ordinare ogni cosa e darle il giusto peso e valore.
L'errore che spesso si può essere portati a commettere nelle amicizie spirituali può essere di passare dall'estremo della spiritualità a quello della materialità.
Sono invece necessarie entrambe le cose, perché la vita di ciascun essere umano è fatta anche di materialità, e la vita materiale ha un tessuto, una trama spirituale senza il cui innesto essa non potrebbe realmente avere senso.
Agli amici la capacità di trovare la giusta misura tra le due cose, ricordando, ancora una volta, le parole di San Francesco di Sales:
 
"Eccoti due massime, fondamentali colonne della vita cristiana; 
una è del Saggio: Chi teme Dio incontrerà una buona amicizia; 
l'altra è di S. Giacomo: L'amicizia di questo mondo è nemica di Dio".
 
(San Francesco di Sales, Filotea, cap. XXII)

domenica 25 gennaio 2015

NOVENA A SAN GIOVANNI BOSCO - L'amicizia - quarto giorno

 NOVENA A SAN GIOVANNI BOSCO
 

O San Giovanni Bosco, padre e maestro della gioventù,

che tanto lavorasti per la salvezza delle anime,

sii nostra guida nel cercare il bene delle anime nostre

e la salvezza dei prossimo;

aiutaci a vincere le passioni e il rispetto umano;

insegnaci ad amare

 Gesù Sacramentato,

Maria Ausiliatrice

e il Papa;

e implora da Dio per noi una buona,
affinché possiamo raggiungerti in Paradiso. 



Amen.





 
"L'amicizia si differenzia secondo la diversità dei modi di comunicare e i modi di comunicare si differenziano secondo i beni che costituiscono l'oggetto dello scambio: se si tratta di beni falsi e vani, l'amicizia è falsa e vana; se si tratta di beni veri, l'amicizia è vera; e migliori saranno i beni, migliore sarà l'amicizia. 
Infatti, allo stesso modo che il miele raccolto dalle gemme dei fiori più deliziosi è il migliore, così l'amore fondato sullo scambio di un bene squisito è ottimo".
(San Francesco di Sales, Filotea, cap. XVII)
L'amicizia umana (inclusa quella tra le anime!) si fonda necessariamente su uno scambio di beni.
Abbiamo già visto che tra Giovanni Bosco e Luigi Comollo vi fu un mutuo soccorso, sul piano terreno e su quello spirituale, teso al perfezionamento degli spiriti, e che, almeno per la parte che noi conosciamo (ossia la vita di Luigi narrata dal santo dei giovani), tanto giovò a don Bosco nel suo percorso religioso e caratteriale.
Nella dimensione amicale tra i due, Luigi non esitò a fare quanto di norma gli amici veri fanno: mettere in comune anche le buone conoscenze, sempre per il maggior profitto dell'anima.
Narra don Bosco nelle sue Memorie dell'Oratorio, con riferimento al momento decisivo della sua scelta vocazionale, allorché pensava di dover entrare nell'ordine Francescano:

"Capitò un fatto che mi mise nell'impossibilità di entrare subito tra i Francescani.
Credevo fosse una difficoltà passeggera, invece arrivarono altri ostacoli ancora più grandi.
Decisi allora di confidarmi con il mio amico Luigi Comollo.
Ecco il suo consiglio: fare una novena e scrivere una lettera a suo zio parroco.
L'ultimo giorno della novena, in sua compagnia ho fatto la confessione e la Comunione.
Poi, nel duomo, ascoltammi una Messa e ne servimmo un'altra all'altare della Madonna delle Grazie.
Tornati a casa, trovammo una lettera con la risposta di don Comollo, lo zio di Luigi.
Diceva:
- Tutto considerato, io consiglierei il tuo compagno di non entrare in convento.
Vesta l'abito dei chierici, e mentre proseguirà gli studi verrà a conoscere sempre meglio ciò che Dio vuole da lui.
Non abbia paura di perdere la vocazione.
Con la ritiratezza e le pratiche di pietà supererà ogni ostacolo.
Ho seguito quel consiglio sapiente, e cominciai a fare letture e riflessioni che mi aiutassero nella preparazione a indossare l'abito dei chierici".
 (San Giovanni Bosco, Memorie dell'Oratorio, p.65, Elledicì, 1986)
Quanto sia stata fondamentale, nella vita di don Bosco, questa scelta di entrare in seminario diocesano, probabilmente egli stesso lo comprese solo nel corso del tempo.
Fu in quel luogo che incontrò molti dei sacerdoti che lo seguirono e lo aiutarono nel suo cammino: don Cafasso, don Borel, don Guala...
Certamente, se il Signore avesse voluto, avrebbe trovato un altro modo per portare queste sante anime sacerdotali sul cammino del giovane Giovanni Bosco....ma scelse proprio quella dell'amicizia con Comollo e della sua generosità nel fare "a metà" con lui anche la preziosa conoscenza di quel suo zio parroco al quale Luigi attribuiva la sua stessa formazione spirituale.
Proviamo a riflettere se anche noi agiamo così con i nostri amici, se sappiamo condividere con loro i tesori delle persone che abbiamo la fortuna di conoscere e di stimare, o se invece ci trinceriamo dietro le gelosie, l'egoismo, un senso errato del possesso degli affetti.
"Condividere" le comuni amicizie non è un "perdere" qualcosa del nostro rapporto personale con gli amici.
Ciascuno manterrà la sua personale e "propria" relazione amicale con l'altro.
Mettere in comune non è privarsi di niente, è semplicemente una conseguenza dell'amore di amicizia. 
Lo stesso Gesù ce lo ha dimostrato, dandoci Colei che più ha amato sulla terra, sua Madre; e dando a Sua Madre colui che più ha amato con amore di amicizia, Giovanni.

Santa Domenica a tutti!