mercoledì 17 dicembre 2014

NOVENA DI NATALE - QUALCOSA DI NUOVO STA ACCADENDO! - secondo giorno



 La creazione stessa attende con impazienza 
la rivelazione dei figli di Dio; 
essa infatti è stata sottomessa alla caducità 
- non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - 
e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.

Sappiamo bene infatti che tutta la creazione
 geme e soffre fino ad oggi 
 nelle doglie del parto".

(Rm 8, 19-22)


Gherardo delle Notti, Adorazione dei pastori
 
Qualcosa di nuovo sta accadendo: Dio che Si incarna apre la prospettiva futura - e realissima! - di una creazione intera che sarà rinnovata per sempre, resa stabile, eterna, come noi saremo eterni.
La Gerusalemme Celeste che ci accoglierà sarà questa "creazione nuova", quella che lo stesso San Paolo descrive 
"Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì,
né mai entrarono in cuore di uomo,
queste ha preparato Dio per coloro che lo amano". (1 Cor 2,9)
 
Il passo paolino è la risultanza di versetti tratti dall'Antico Testamento, e da essi possiamo rintracciare ancora una volta il motivo di questa "creatività" del Dio che fa nuove - sempre - tutte le cose ed anche ciò che di splendido a noi riserva questa novità perenne:
 
 Mai si udì parlare da tempi lontani,
orecchio non ha sentito,
occhio non ha visto
che un Dio, fuori di te,
abbia fatto tanto per chi confida in lui.

(Is 64,3)




"Quando poi vi sarete moltiplicati e sarete stati fecondi nel paese, in quei giorni - oracolo del Signore - non si parlerà più dell'arca dell'alleanza del Signore: non verrà più in mente a nessuno e nessuno se ne ricorderà, non sarà rimpianta né rifatta".
(Ger 3,16)
 
 
"Uno solo è il sapiente e incute timore,
seduto sopra il suo trono". 
(Sir 1,8)
 
Partiamo dal fondo, dal versetto del Siracide: Uno solo è il Sapiente. Dio è Unico, non ce n'è altri all'infuori di Lui. Lo professiamo nel Credo, lo attesta il primo dei Dieci Comandamenti.
Questo primo elemento ci da' una chiave di lettura importante: chi è sapiente non ha bisogno di niente e di nessuno, possiede la ricchezza più grande (secondo la stessa concezione biblica).
Dio, che è dunque il solo e vero Sapiente, non fa niente per interesse, per "tornaconto".
Se fa dunque nuove tutte le cose, se "partorisce" anche e nuovamente la creazione....non è perché abbia bisogno di un favore in cambio, come avviene nelle logiche umane.
Non solo: questo Sapiente, ci dice il Siracide, è Re. Siede su un trono. E' dunque doppiamente ricco, doppiamente "autosufficiente".
Il versetto ci dona un'ulteriore informazione: questo Re Sapiente "incute timore". 
E' un'affermazione che non va presa in senso negativo. La ritroviamo in un libro sapienzale, ed è proprio la Scrittura, che tra Salmi e Proverbi, sentenzia: "Principio della sapienza è il timore del Signore" (Sal 111,10; Pr 1,7).
Nell'Angelus dell'11 giugno 1989, San Giovanni Paolo II così ne parlò:
 
"Ma di quale timore si tratta? Non certo di quella «paura di Dio» che spinge a rifuggire dal pensare e dal ricordarsi di lui, come da qualcosa o da qualcuno che turba e inquieta. 
Fu questo lo stato d'animo che, secondo la Bibbia, spinse i nostri progenitori, dopo il peccato, a «nascondersi dal Signore Dio in mezzo agli alberi del giardino» (Gen 3,8); fu questo anche il sentimento del servo infedele e malvagio della parabola evangelica, che nascose sotterra il talento ricevuto (cfr. Mt 25,18.26).
Ma questo del timore-paura non è il vero concetto del timore-dono dello Spirito. Qui si tratta di cosa molto più nobile e alta: è il sentimento sincero e trepido che l'uomo prova di fronte alla «tremenda maiestas» di Dio, specialmente quando riflette sulle proprie infedeltà e sul pericolo di essere «trovato scarso» (Dn 5,27) nell'eterno giudizio, a cui nessuno può sfuggire.  
Il credente si presenta e si pone davanti a Dio con lo «spirito contrito» e col «cuore affranto» (cfr. Sal 51[50],19), ben sapendo di dover attendere alla propria salvezza «con timore e tremore» (Fil 2,12). 
Ciò, tuttavia, non significa paura irrazionale, ma senso di responsabilità e di fedeltà alla sua legge.
E' tutto questo insieme che lo Spirito Santo assume ed eleva col dono del timore di Dio. Esso non esclude, certo, la trepidazione che scaturisce dalla consapevolezza delle colpe commesse e dalla prospettiva dei divini castighi, la addolcisce con la fede nella misericordia divina e con la certezza della sollecitudine paterna di Dio che vuole l'eterna salvezza di ciascuno. Con questo dono, tuttavia, lo Spirito Santo infonde nell'anima soprattutto il timore filiale, che è sentimento radicato nell'amore verso Dio: l'anima si preoccupa allora di non recare dispiacere a Dio, amato come Padre, di non offenderlo in nulla, di «rimanere» e di crescere nella carità (cfr. Gv 15,4-7).

Da questo santo e giusto timore, coniugato nell'anima con l'amore di Dio, dipende tutta la pratica delle virtù cristiane, e specialmente dell'umiltà, della temperanza, della castità, della mortificazione dei sensi".
 

L'Avvento ci ricorda allora una prima cosa: se vogliamo guadagnare la "creazione nuova" che Dio ha partorito in Cristo, preparando il Paradiso per gli uomini santi, è necessario riconoscerlo Re Sapiente ed invocare anche per noi la sapienza del Signore, che comincia proprio con il santo timore di Dio e con l'osservanza della Sua legge di amore.
 
Il versetto tratto da Geremia ci offre una visione stupenda: quando avremo finalmente raggiunto questa meta, la nuova Terra ed i nuovi Cieli, l'Alleanza sarà "stabile per sempre", immutabile, eterna. 
Non avrà bisogno di essere "ricordata" (come facciamo ad es. nella Celebrazione Eucaristica) né rinnovata. Saremo per sempre "uniti" a Dio, nell'Uomo-Nuovo e Dio Figlio Cristo Gesù.
 
Isaia, infine, ci incoraggia a non lasciarci abbattere o sviare dalla nostra debolezza: mai si è udito, mai si è visto che altri, a parte Dio, il nostro Dio, abbia preparato una cosa così nuova e così bella, come Dio fa per noi.
 
L'Avvento è il tempo in cui rafforzare il nostro desiderio, la nostra speranza, la nostra fede. Perché l'aspettativa ardente, l'attesa impaziente della creazione di essere rinnovata ha già cominciato il suo conto alla rovescia, da quando l'Uomo Nuovo - il Dio Eterno è venuto ad abitare in mezzo a noi, cominciando quel cammino di condivisione delle sorti umane:
 
"Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 
Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. 
Se no, vi avrei mai detto: Vado a prepararvi un posto?
Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi.
E del luogo dove io vado, conoscete la via".
(Gv 14,1-4)

Questa via è la Sacra Umanità del Nostro Salvatore, fattoSi Uomo come noi, in quel Santo Natale di duemila anni fa...quel Natale di cui anche quest'anno, faremo memoria, per ricordarci la grande gioia che ci attende per sempre!

martedì 16 dicembre 2014

NOVENA DI NATALE - QUALCOSA DI NUOVO STA ACCADENDO! - primo giorno


"Io, io sono il Signore,
fuori di me non c'è salvatore.
 Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete
?"

(Is 43,11 ) 


Gherardo delle Notti, Adorazione dei pastori

Qualcosa di nuovo germoglia, proprio ora, qui, non solo sotto i nostri occhi...ma in noi stessi.
L'Avvento del Signore ci ricorda che siamo chiamati a "partorire" il nuovo dentro di noi, a farci creature nuove, perché in Cristo siamo stati redenti, rinnovati; in Lui abbiamo riacquistato lo splendore perduto del primo Adamo.

E' un grande mistero: Dio è immutabile in Sè Stesso, eppure fa nuove tutte le cose, ogni istante, in tutti i tempi.
L'Eternità stessa sarà questa novità di Bellezza che pur non variando nella Sua stabilità perenne, non finirà mai di saziarci, di stupirci, di inondarci nella e della Sua infinità.
La capacità di rinnovare continuamente ogni cosa deriva dall'amore e Isaia ce lo ricorda sempre nel capitolo 43, nei versetti 2-4:

"Ora così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe,
che ti ha plasmato, o Israele:
«Non temere, perché io ti ho riscattato,
ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni.

Se dovrai attraversare le acque, sarò con te,
i fiumi non ti sommergeranno;
se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai,
la fiamma non ti potrà bruciare,
poiché io sono il Signore, tuo Dio,
il Santo d'Israele, il tuo salvatore.


Perché tu sei prezioso ai miei occhi,
perché sei degno di stima e io ti amo,
do uomini al tuo posto
e nazioni in cambio della tua vita".




Dio fa cose nuove perché ci ama. Per questo ci dona l'Uomo Giusto, il Santo dei Santi, che si carica della nostra umanità e del nostro peccato; per questo rinuncia a tutte quelle nazioni su cui avrebbe potuto governare con un potere terreno e sceglie di essere Re in un modo alternativo, impensabile alla logica creaturale.
L'amore è capace di "partorire" le novità che costruiscono, non quelle che distruggono.
L'Avvento ci spinge a chiederci: tutte le innovazioni di cui l'uomo sta riempiendo il mondo, tutte quelle che coinvolgono la sfera dei sentimenti, le relazioni sociali, il progresso tecnologico e finanche il dominio sul proprio corpo....sono le novità costruttive dell'amore o quelle distruttive di un amore solo apparente, dietro cui si nasconde il male?
Se Natale è la festa dell'Amore che trionfa, la "rivoluzione delle tenerezza" citata da papa Francesco, allora il ricordo di un Dio che viene ogni giorno nella nostra vita deve spingerci alla domanda di senso: il mio è un amore che crea cose positive, su cui altri possono costruire, appoggiarsi, di cui gli altri possono sfamarsi, o è un non amore che genera negatività, egoismi, in cui gli altri vengono inglobati e da cui vengono distrutti?

Perché se Dio, Maria, Giuseppe, i pastori....e Gesù stesso, nel Natale hanno "partorito" qualcosa di nuovo, l'invito oggi è rivolto anche a noi.
Possiamo "partorire" anche noi Dio nella nostra vita attraverso gesti di vero amore creativo; partorire, in questo senso, ci rende simili a Dio nella Sua creatività che ha fatto l'impensabile: assumere la Carne Umana, essere non soltanto il Figlio, ma il Figlio Incarnato, nella Sua dimensione duplice di trascendenza verso il Padre (e la Sua volontà) e verso gli uomini.
 

"E' una parola divina, se è umana è perché è un dono di Dio: creatività. 
 La preghiera è il primo passo, perché è aprirsi al Signore per potersi aprire agli altri. 
E’ il Signore che dice: “Vai qua, vai di là, fai questo …”, ti suscita quella creatività che a tanti Santi è costata molto.Tante volte la creatività ti porta alla croce. 
Ma quando viene dalla preghiera, porta frutto. 
Non la creatività un po’ alla sans façon e rivoluzionaria, perché oggi è di moda fare il rivoluzionario; no questa non è dello Spirito. Ma quando la creatività viene dallo Spirito e nasce nella preghiera, ti può portare problemi. La creatività che viene dalla preghiera ha una dimensione antropologica di trascendenza, perché mediante la preghiera tu ti apri alla trascendenza, a Dio. Ma c’è anche l’altra trascendenza: aprirsi agli altri, al prossimo. . È importante la trascendenza duplice: verso Dio e verso il prossimo. Uscire da sé non è un’avventura, è un cammino, è il cammino che Dio ha indicato agli uomini, al popolo fin dal primo momento quando disse ad Abramo: “Vattene dalla tua terra”. Uscire da sé. E quando io esco da me, incontro Dio e incontro gli altri. Come li incontro gli altri? Da lontano o da vicino? Occorre incontrarli da vicino, la vicinanza. 


Creatività, trascendenza e vicinanza. Vicinanza è una parola chiave: essere vicino. 
Non spaventarsi di niente. 
Essere vicino. 
L’uomo di Dio non si spaventa".


Possa l'Avvento del Signore ricordarci l'importanza di questa "creatività" che si fa prossimità nell'amore, con l'uscire da sè per incontrare quel Dio che Si fa uomo e che ci insegna, con la Sua umanità, ad incontrare l'uomo.
Possa la Vergine Maria, Madre del Divin Verbo, donarci la capacità di accogliere nella preghiera la volontà "creatrice" di Dio su di noi e renderci coraggiosi, uomini e donne che non temono di seguirla; e possa lei aprirci alla capacità di donarci all'Altro ed agli altri nel vero amore che ha in sè un potere di salvezza quando viene dal puro e vero amore di Dio, l'unico  che salva davvero e per sempre.

BUONA NOVENA A TUTTI! 

lunedì 8 dicembre 2014

SOLENNITA' DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE - Un amore senza fine!





PREGHIERA ALLA VERGINE IMMACOLATA
Vergine Immacolata, scelta fra tutte le donne per donare al mondo il Salvatore, serva fedele del mistero della redenzione, fa' che sappiamo rispondere alla chiamata di Gesù e seguirlo sul cammino dell vita che conduce al Padre.
Vergine tutta santa, strappaci dal peccato e trasforma i nostri cuori.
Regina degli apostoli, rendici apostoli, faa' che nelle tue sante mani noi possiamo divenire strumenti docili e attenti per la purificazione e santificazione del nostro mondo peccatore.
Condividi con noi la preoccupazione che grava sul tuo cuore di Madre, e la tua viva speranza che nessun uomo vada perduto.
Possa, o Madre di Dio, tenerezza dello Spirito Santo la creazione intera celebrare con te la lode della misericordia e dell'amore infinito.   
 AMEN


La solennità odierna mi piace immaginarla come il giorno in cui si realizza il mirabile inizio di una straordinaria e stupenda storia d'amore: quella tra Dio e Maria Immacolata.
E' come il giorno del fidanzamento tra due innamorati: e Colui che è più ricco, anzi, il più ricco di tutti i Sovrani, dona alla Sua promessa sposa un dono di inestimabile valore, preservandola da ogni macchia.
Questo è quasi la caparra, il pegno, del dono più sublime che riceverà in seguito: il Figlio di Dio che Si incarnerà in lei.
Quando due persone sono innamorate è facile che una dica all'altra: vorrei preservarti da ogni male...
Dio ha fatto esattamente questo con colei che è Sposa dello Spirito Santo: l'ha preservata da ogni peccato, da quel male antico che si era radicato nell'uomo, dopo la caduta dei progenitori.
Il Cielo torna così a specchiarsi nella creatura, quell'Alleanza che era come un patto nuziale decantato da Osea e da Isaia, che parla della Sposa adornata di gioielli, come di un manto (Is 61,10) finalmente si realizza.
Nell'Immacolata vediamo allora il nostro futuro: quello che si compirà nella Gerusalemme celeste quando saremo per sempre la Sposa dello Sposo, ma che comincia già qui, nel mistero della Chiesa, Sposa di Cristo.

Concludo questa novena facendo anche oggi ricorso alle parole dell'allora arcivescovo G.B.Montini:

"Siamo stati destinati ad essere degli angeli viventi nella carne, saremmo stati destinati a riflettere, a rispecchiare il cielo dentro di noi e la donna avrebbe avuto questa particolare funzione, di personificare davanti all'uomo questa bellezza ideale celeste, d'essere il riflesso d'una immagine della creazione. Tutto perduto?
Ecco che si solleva ancora l'immagine della bellezza, l'immagine della idealità, l'immagine della soavità, della bontà, di questa davvero ideale e reale creatura che è Maria.
Guardate: due sono le cose. Le deviazioni principali, fondamentali, direi, della nostra disgrazia, sono queste: una deviazione che riguarda lo spirito e ci porta all'orgoglio, una deviazione che riguarda la carne e ci porta al piacere, alla corruzione.
QUeste due corruzioni non troverete in Maria.
Anche con i dati semplici che il Vangelo ci porta, troviamo in lei una grandissima umiltà.
Nessuna umiltà è stata così cosciente, così professata, così vera, così sublime come quella di Maria.
Il suo spirito è umile, ma, mentre in noi 'umiltà può avvilirci, a Maria l'umiltà è fonte di grandezza e di esaltazione.
Il suo spirito è umile e magnanimo: leggete il Magnificat e troverete che proprio mentre la Madonna fa professione del suo spirito di umiltà, perché umiltà è verità, è la cognizione delle proporzioni in cui noi siamo, la gradezza di Dio e la nostra dipendenza, la nostra piccolezza rispetto a lui, nello stesso tempo questa umiltà mette in evidenza le grandi cose che il Signore ha fatto.
E' lo stesso dite di questa innocenza che riguarda la sua persona umana: Maria è Madre, Maria è Vergine.
Noi restiamo davvero incantati: niente di così eccelso, di così perfetto è stato mai sollevato davanti agli sguardi umani, dalla fantasia o dagli artisti o dalla storia, dall'esperienza; qui la religione invece ci pone una figura di purezza immensa.
La purità, la luce, la luce candida è questo essere straordinario che abbiamo davanti.
E allora ci vengono alle labbra, naturalmente, le parole Tota pulchra es Maria.
Sarebbe oggi la festa della bellezza cristiana.
Questa bellezza in che cosa ha la sua radice?
E troviamo che è per la parentela che la figura della Madonna ha nientemeno che con Dio; l'ha appunto perché uscita dalle sue mani nella integrità assoluta e perfetta e purissima e bellissima, perché lì c'è un pensiero di Dio che si rispecchia nella sua integrità; come uno specchio d'acqua candido e puro rispecchia il cielo, così dovrebbe essere l'animo umano che è fatto a somiglianza di DIo.
Qui abbiamo un ritratto di Dio, finalmente, non turbato, non inquinato.
Possiamo riconoscere meglio di qualsiasi altra creatura che cosa sia Dio conoscendo la Madonna.
Ed ecco che allora la bellezza si spiega, è una bellezaz divina che si riflette nella Madonna, e non soltanto per l'essere suo, ma per le cose che questo essere è destinato a compiere per un disegno divino".
 
 (G.B. Montini, Sulla Madonna - Discorsi e Scritti - Edizioni Studium, pp. 106-137-138)

BUONA SOLENNITA' A TUTTI! 
 

domenica 7 dicembre 2014

NOVENA A MARIA IMMACOLATA: nono giorno - la consolazione che non avrà mai fine!




PREGHIERA ALLA VERGINE IMMACOLATA
Vergine Immacolata, scelta fra tutte le donne per donare al mondo il Salvatore, serva fedele del mistero della redenzione, fa' che sappiamo rispondere alla chiamata di Gesù e seguirlo sul cammino dell vita che conduce al Padre.
Vergine tutta santa, strappaci dal peccato e trasforma i nostri cuori.
Regina degli apostoli, rendici apostoli, faa' che nelle tue sante mani noi possiamo divenire strumenti docili e attenti per la purificazione e santificazione del nostro mondo peccatore.
Condividi con noi la preoccupazione che grava sul tuo cuore di Madre, e la tua viva speranza che nessun uomo vada perduto.
Possa, o Madre di Dio, tenerezza dello Spirito Santo la creazione intera celebrare con te la lode della misericordia e dell'amore infinito.   
 AMEN



Della Liturgia della Parola di oggi  mi piace sottolineare un elemento preciso: la consolazione che riceveremo eternamente in Dio.
Lo ritroviamo in modo particolare nella Prima Lettura, tratta dal profeta Isaia, ed è interessante l'etimologia della parola "consolare" che ci rimanda a "con"+"confortare", verbo, quest'ultimo, che a sua volta ci riporta a "intero".
Troviamo dunque, in un solo termine, quasi tre rafforzativi, che ci danno però una sintesi mirabile del loro significato: la consolazione ci deriva dall'essere "con" Dio, l'unico che può essere quel "con"noi, quel compagno che ci conforta realmente, perché Egli solo è "l'intero" per eccellenza, e Colui che rende completi anche noi, attraverso l'unione con Lui.
In Maria Immacolata tutto questo si è già verificato: la speranza e l'attesa del Messia in lei si sono realizzate; grazie alla sua purezza è venuto a noi il Dio di ogni consolazione e Si è donato a noi tutto intero; grazie alla sua immacolatezza è giunto in terra l'Emmanuele, il "Dio con noi".
La vita di Maria Immacolata, in questo senso, è anticipo della nostra: la sua unione strettissima con Dio diventa lo specchio della nostra futura unione con Lui, fonte di ogni consolazione.
La sua vita è ascolto continuo della voce di Dio, di cui parla il Salmo di oggi; voce che reca  un annuncio di pace, di misericordia e di giustizia, un annuncio di un premio eterno; voce che ci parla anche attravero il magistero e la dottrina della Chiesa.
Maria Immacolata è per noi maestra d'ascolto, perché ella per prima ha ascoltato e custodito nel cuore le parole del Figlio. 
L'Immacolata, allora, ci può aiutare doppiamente: da un lato, facendo nostro il motto "ad Jesum per Mariam" a lei dobbiamo ricorrere affinché ci insegni a conoscere Cristo, a comprenderLo in quanto "verità"; dall'altra ci dona la speranza che sebbene la vita terrena non sia irrorata di consolazioni "materiali" (come ci è palese guardando all'esistenza storica della Madonna), ci attende quella consolazione irripetibile della vita eterna, in cui la pienezza di Dio si riverserà in noi e ci colmerà di gioia inimmaginabile.
E Maria è allora anche Ella per noi fonte di consolazione e madre che conforta.


Da arcivescovo, Paolo VI disse:
"La devozione a Maria risveglia nelle anime il senso religioso e lo riabilita all'incontro con Cristo. 
Maria ha una voce misteriosa per i lontani, che ancora volgono lo sguardo verso l'incanteole figura della bellissima, della purissima, della dolcissima donna, Madre della Vita, CONSOLATRICE PIETOSA, avvocata misericordiosa.
Una voce Maria ha per i deboli, i tiepidi, i mediocri, i consuetudinari, gli invecchiati, i delusi, che non possono resistere ad un certo accento di novità stimolante, di bontà commovente, di fiducia confortante che emana dalla perfettissima e semplicissima ancella del Signore.
Così altra voce Maria riserva ai buoni, ai fedeli, ai votati che non possono non sentire il lei la loro carissima maestra, la irginea assistente, la tenerissima madre.
E a tutti Maria tanto di sé parla quanto di Cristo fa comprendere: per Mariam ad Jesum.
Volgendosi a te, o Maria, anche il nostro volto può essere illuminato.
Vogliamo comprendere Cristo, tuo Figlio, come nostro Maestro.
Maestro di verità, Maestro unico. 
Ciò che Egli ci ha insegnato e che la Chiesa Madre e Maestra, saviamente ci ripete e ci spiega, dev'essere per noi definitivo.
Deve essere sicuro; e perciò deve essere fondamento del nostro edificio di pensiero e di vita.
Vogliamo imparare a confrontare le nostre impressioni e i nostri pensieri con le sue parole; queste devono essere la nostra luce e la nostra guida.
Maria, da' a noi il conforto della verità.
Maria, da' a noi la difesa dall'errore.
Maria rendi limpida la nostra anima, affinché possiamo comprendere; rendi puri i nostri occhi, affinché possiamo vedere. Da' a noi il dono e la gioia della sapienza".

(G.B. Montini, Sulla Madonna - Discorsi e Scritti -Edizioni Studium; pp. 34;54)

 

sabato 6 dicembre 2014

NOVENA A MARIA IMMACOLATA: ottavo giorno - la luce generosa che non avrà mai fine!




PREGHIERA ALLA VERGINE IMMACOLATA
Vergine Immacolata, scelta fra tutte le donne per donare al mondo il Salvatore, serva fedele del mistero della redenzione, fa' che sappiamo rispondere alla chiamata di Gesù e seguirlo sul cammino dell vita che conduce al Padre.
Vergine tutta santa, strappaci dal peccato e trasforma i nostri cuori.
Regina degli apostoli, rendici apostoli, faa' che nelle tue sante mani noi possiamo divenire strumenti docili e attenti per la purificazione e santificazione del nostro mondo peccatore.
Condividi con noi la preoccupazione che grava sul tuo cuore di Madre, e la tua viva speranza che nessun uomo vada perduto.
Possa, o Madre di Dio, tenerezza dello Spirito Santo la creazione intera celebrare con te la lode della misericordia e dell'amore infinito.   
 AMEN



Della Liturgia della Parola di oggi possiamo recuperare un tema specifico: quello della "generosità" che ci rende LUCE e che permette di manifestare Dio in ciò che siamo e che doniamo agli altri.
Lo sintetizza quel versetto in cui il Maestro afferma: "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date".
Il concetto della purezza ritorna allora ad essere essenziale - come in tutta questa nostra novena - : come possiamo manifestare Dio agli altri, se non Gli facciamo spazio in noi, sgomberandoci da tutto quello che non è Lui e che ci inquina?
In questo senso Maria Immacolata è nostro prototipo, modello di ciò che saremo in Paradiso, quando "Dio" sarà "tutto in tutti"(1 Cor,15,28) e veramente guardandosi l'un l'altra, le anime sante non vedranno che Dio in loro stesse.
La grazia più gratuita che Dio ci abbia donato è...Sè Stesso: nella prima Lettura di oggi si parla di occhi che vedranno il Maestro, di pane abbondante e sostanzioso, di torrenti d'acqua.
E il Signore, il Pane del Cielo, è venuto a noi attraverso una Donna Immacolata: mi piace pensare di poter riferire a lei le parole del profeta Isaia: 
"la luce della luna sarà come la luce del sole
e la luce del sole sarà sette volte di più".  
La salvezza di Dio, Dio stesso, ci viene attraverso Maria Immacolata e la luce di Maria è la luce di Dio che si manifesta in lei.
La luce del sole, cioè di Dio, rimane sempre più forte, più splendente, più limpida di quella di ogni altra creatura....ma in questa espressione del profeta, noi ritroviamo il mistero ed il miracolo di un Onnipotente per natura, che rende Onnipotente per Grazia un'altra creatura; di un Santo e Puro che rende Santa e Pura una Sua creatura; di una Luce del mondo che rende anche Maria Luce splendente, come Egli è.
Tutto ciò che la Madonna ha ricevuto ce lo ha "donato", quel Dio che Si è incarnato in lei, ci arriva attraverso la Madre, Sua e nostra.
Vedere Maria è contemplare in lei le perfezioni di Dio, riconoscendone l'Autore di ogni perfezione immacolata.
La purezza della Madre - così come accadrà per le bellezze dei santi in Paradiso - non ci distoglie da Dio, ma ci porta a Lui.


Anche oggi approfondiamo queste meditazioni con l'aiuto di Paolo VI, con alcuni stralci di discorsi tenuti quando era arcivescovo di Milano:

"Il Verbo di Dio, Dio Lui stesso, calato sopra la più innocente figlia di questa terra, viene a vivere da uomo, come uno di noi (esclusa la nostra radicale condizione di peccatori), unendo in sé la sua natura divina e la nostra natura umana; assume la nostra carne, la nostra forma di vita, la nostra sorte. Nasce Gesù, Maria diventa madre di Cristo, cioè di Dio fatto uomo.
Non separate mai la Madonna da Cristo, perché se ella ha tanti e tanti privilegi, li ha da Gesù.
E' come la luna; se si spegnesse il sole non la vedremmo più, se invece è splendente, lo è perché i raggi del sole battono su di lei.
Così, se la Madonna ha tutte le grazie, le bellezze, la santità, la virtù, le ha perché è unita a Cristo come nessun'altra creatura: Cristo è la sorgente di tutte le bellezze e le grazie di cui rifulge Maria.
Maria è la lampada che porta la luce: se la luce non fosse nella lampada, questa sarebbe un oggetto spento; se invece si accende la luce, la lampada diventa provvidenziale.
Con questi paragoni potremmo capire Maria Santissima sotto un aspetto stupendo, essenziale: la portatrice di Gesù, colei che ha introdotto Cristo nel mondo.
Dio venendo al mondo ha fissato un punto solo; ha scelto una creatura e se la è fatta bella, innocente, pura, immacolata, l'ha preservata dal male in cui tutta l'umanità è caduta.
E allora tutto il nostro culto di Maria è un culto introduttivo, un culto fatto...a scala: noi saliamo a Maria per arrivare a Gesù.
E' un culto che prepara, che introduce all'incontro con Cristo: Cristo è il termine della nostra devozione.
Separando il culto di Maria dal culto di Cristo facciamo dunque torto a Maria stessa, oltre che a Cristo ed a noi.
Non onoriamo veramente Maria se noin riconosciamo che tutto riceve da Cristo e che tutto a Lui deve portare".
In Maria "si è prodotta una prima e perfetta realizzazione dela sorte che si esternderà a tutta l'umanità redenta, alla Chiesa santa di Dio, alla quale anche noi apparteniamo.
Siamo anche noi dei predestinati, se entriamo in comunione con Cristo.
La Madonna ci si presenta allora come una sintesi di tutta l'umanità redenta, cioè il vertice ed il tipo della Chiesa, madre di tutti noi cristiani; e già vediamo in lei delinearsi, fin da questo primo momento della sua apparizione nel mondo, la sua maternità universale, destinata ella com'è ad essere madre di quel Cristo, in cui tutte le genti potranno trovare salute.
La sua predestinazione prepara la nostra, e coinvolge in Cristo le nostre sorti supreme".

(G.B. Montini, Sulla Madonna - Discorsi e Scritti -Edizioni Studium; pp. 161; 170-171; 181)