IN CAMMINO VERSO LA SERENESSIMA: Vangelo, Speranza, Eucaristia, Carità. Farmaci per la salute dell'anima


Il magistero del Papa a Nord-est si potrebbe definire un inno alla speranza riassumendolo nella parole pronunciate nel saluto alla cittadinanza riunita ad Aquileia -prima tappa del viaggio apostolico e luogo "dove da Gerusalemme giunse qui il Lieto annuncio della salvezza di cristo".
Dal Vangelo, che ci parla di un Cristo morto e risorto, giunge "il seme della speranza" ed è proprio questa la parola che, con maggiore insistenza, il Santo Padre ha più volte ripetuto in questi due giorni, offrendoci la ricetta infallibile per giungere anche noi "alla Serenissima", alla Gerusalemme celeste.
"Solo da Cristo, l'umanità può ricevere speranza e futuro"  perciò "siate assidui alla mangiatoia, come diceva Cromazio, cioè all'altare, dove il nutrimento è Cristo stesso, Pane di vita, forza nelle persecuzioni, alimento che rincuora in ogni sfiducia e debolezza, cibo del coraggio e dell'ardore cristiano".
Il messaggio di Benedetto XVI è tutto contenuto e sintetizzato in queste poche frasi in cui si riassumono i quattro punti  cardinali delle sue omelie e discorsi del suo ultimo viaggio apostolico: Vangelo, Speranza, Eucaristia, Carità.


Sono parole che ci offrono concretamente un rimedio al rischio di diventare o continuare ad essere una" società liquida, inconsistente, instabile", secondo la definizione del sociologo Bauman.

La "liquidità" ci ha rammentato ieri il Papa nel discorso agli esponenti del mondo della cultura e dell'economia, non è un male in sé, ma se l'essere umano si fa acqua che scorre senza contenitore,  corre seriamente il pericolo di non sapere più dove andare, di essere torrente che sguscia nelle direzioni del piacere momentaneo, dell'egoismo, dell'autodistruzione.

Una società del genere è, come disse Bauman,  «una società che si è modellata sull’ usa e getta, sul desiderio di consumo, sull’ impegnarsi finché si ha voglia, senza assumersi responsabilità di qualsiasi genere.
 Il consumo come metro di ogni nostra azione non è fatto per elevare la lealtà e la dedizione nostra per l’altro. 
Al contrario, è pensato per passare in continuazione da un desiderio all’ altro, per spegnere in fretta quelli vecchi e creare posti per altri nuovi. 
In più la clausola della società dei consumi "soddisfatti o rimborsati" è diventata metro di ogni rapporto, di ogni relazione.
In questo tritacarne è finito anche l’amore. Ecco perché è sempre più difficile "amare per sempre"».

Solo partendo dal Vangelo possiamo evitare di fare di noi stessi e della nostra società "acqua simbolo di morte" e solo dall'incontro con Gesù Eucaristia possiamo aprirci alla carità, dunque, all'amore!
Benedetto XVI ci rammenta che possiamo scegliere e che, anzi, "nella storia bisogna scegliere: l'uomo è libero di interpretare, di dare un senso alla realtà, e proprio in questa libertà consiste la sua grande dignità".

Partire dal Vangelo....e dunque rispondere all'invito di Gesù: siate sale della terra luce del mondo.
Il Papa ci ha offerto nel corso di questi giorni, una risposta alla domanda vibrata nel suo discorso pronunciato nella Basilica di Aquileia:" come annunciare Gesù Cristo, come comunicare il vangelo e come educare alla fede"? 
L'interrogativo  presuppone un dato incoraggiante: la diffusione della Buona Novella è ancora possibile, "nonostante il materialismo diffuso", "le tentazioni della cultura edonistica e i richiami del consumismo, la ricerca esasperata del benessere economico, il soggettivismo dominante" e a dispetto dei "contraccolpi di una cultura che finisce per insinuare un modo di pensare nel quale viene apertamente rifiutato, o nascostamente ostacolato, il messaggio evangelico". 

Occorre innanzitutto continuare a custodire quanto è espressione di "un senso religioso di fondo", ma il Santo Padre ci spinge poi ad andare oltre le semplici "tradizioni religiose" e l'attivismo sociale, rammentandoci che la "cultura di accoglienza e di condivisione" - non solo dello e con lo straniero,ma più in generale del e con l'altro- deve affondare le sue radici in "Cristo, Via, Verità e Vita" perché "oggi questo essere di Cristo rischia di svuotarsi della sua verità e dei suoi contenuti più profondi; rischia di diventare un orizzonte che solo superficialmente -e negli aspetti piuttosto sociali e culturali-, abbraccia la vita; rischia di ridursi ad un cristianesimo nel quale l'esperienza di fede in Gesù Crocifisso e risorto non illumina il cammino dell'esistenza".

In un mondo che rifiuta il dolore, il pericolo è di rifiutare di essere anche crocifissi con Cristo, di completare in noi ciò che manca ai Suoi patimenti.
In sostanza, rischiamo di perdere la "speranza" in Gesù Risorto e di fare della nostra esistenza un'esperienza priva di senso...a breve e lungo termine!
Ecco perché, ci dice il Papa, abbiamo bisogno di "conversione dalla disperazione alla speranza", l'unica che sia "soprattutto fonte di gioia, opera di Cristo risorto, Signore della vita".
"E necessario che i cristiani" siano "sostenuti da una speranza affidabile" per poter vivere e portare anche agli altri Gesù Cristo stesso, è necessaria "la fede cristiana che anima la speranza al tempo stesso grande e paziente, aperta sul futuro e attenta alle situazioni storiche".

Rispondiamo all'invito del Papa: accogliamo il Vangelo -"la più grande trasformazione del mondo- quel Vangelo che Benedetto XVI vuole "riconsegnare" non solo ai "figli spirituali di San Marco", ma all'intera umanità.
In esso è contenuto l'invito all'uomo a salire sul Sicomoro, come fece Zaccheo, colui che poteva dirsi "arrivato", ma che fu colpito dal "desiderio di vedere Gesù, di andare oltre" perché si accorse che ciò che possedeva non gli bastava più!

Anche noi possiamo incontrare Gesù, andare oltre, salire per vederLo: avviciniamoci a Lui nella Sua Parola, ma anche e soprattutto nell'Eucaristia: "occorre sedersi a tavola con il Signore, diventare suoi commensali, affinché la sua presenza umile nel Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue ci restituisca lo sguardo della fede, per guardare tutto e tutti con gli occhi di Dio, nella luce del suo amore.
Rimanere con Gesù che è rimasto con noi, assimilare il suo stile di vita donata, scegliere con lui la logica della comunione tra di noi, della solidarietà e della condivisione", "la comunione con il Signore è sempre anche comunione con gli altri. 
Per questo la nostra vita spirituale dipende essenzialmente dall'Eucaristia. 
Senza di esse la fede e la speranza si spengono, la carità si raffredda".

Ricorriamo dunque a Gesù "Salute dell'uomo", per poter giungere alla "Serenissima", alla "Città Celeste, la Città santa" che "il Cristianesimo concepisce come una meta che muove i cuori degli uomini e spinge i loro passi, che anima l'impegno faticoso e paziente per migliorare la città terrena".
Solo così potremo dare alla carità un volto "cristiano" e non semplicemente sociale, sull'esempio del "Conciclio che ci ricorda che non bisogna camminare sulla strada della carità soltanto nelle grandi cose, bensì e soprattutto nelle circostanze ordinarie della vita" portando la croce di Cristo che conduce alla speranza della Risurrezione e ricordandoci che "santità non vuol dire fare cose straordinarie, ma seguire ogni giorno la volontà di Dio, vivere veramente bene la propria vocazione, con l'aiuto della preghiera, della Parola di Dio, dei Sacramenti e con lo sforzo della coerenza".

Rispondiamo con gioia ed entusiasmo all'invito del Santo Padre: sappiate rendere dappertutto ragione della speranza che è in voi" certi dell'aiuto di Maria Santissima, "Madre del Risorto, che ha sostenuto i primi testimoni del suo Figlio nella predicazione della Buona Novella" e da cui "ha avuto origine Colui che ci dona la salute".

GRAZIE SANTO PADRE, PER AVERCI RICORDATO ANCORA UNA VOLTA LE RAGIONI DELLA NOSTRA FEDE E DELLA NOSTRA SPERANZA!