lunedì 13 gennaio 2014

DA BARCA A BARCA....riflessioni sul Vangelo di oggi


"Subito li chiamò. 

Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca 
con i garzoni e andarono dietro a lui"

(Mc 1,20)



Il Vangelo di oggi (Mc 1,14-20) ci pone davanti a due parole chiave: barca e padre.

"Venite post me": "Venite dietro a me" dice Gesù.... seguitemi! 

Sequela è una parola grande, di ampio respiro.
E' togliere l'uomo vecchio, il vestito vecchio, l'otre vecchio e... rinnovarsi.
E' andare dietro ad Uno più grande di tutti, l'Unico che veramente conosca e ci indichi la strada, perché Lui è la Via, la Verità, la Vita.

"Sequere me" è l'invito rivolto ai chiamati in senso stretto (sacerdoti, religiosi, consacrati), ma anche ai battezzati, già consacrati, unti, tutti del Signore, impegnati nella causa del Vangelo perché "sacerdoti, re e profeti".

"Sequere me" è allora lasciare la BARCA delle proprie comodità, dalla "casa" tanto in senso materiale (come avviene per i religiosi e i sacerdoti, cui è chiesto un taglio più radicale) quanto in senso metaforico.
"Sequere me" è abbandonare il proprio progetto di vita per interrogarsi e comprendere quello che Dio ha su ciascuno di noi.

Ma alla barca si associa un'altra parola chiave:PADRE.
La sequela è fortemente connessa con il passare da una paternità all'altra.
Dalla paternità puramente umana, dagli affetti terreni, ad una paternità divina.

Barca e padre danno allora la dimensione perfetta del cattolico: quella della vita nella CHIESA.

Barca e padre oggi ci dicono: lascia la barca -pur importante, ma non capace di salvarti! (cfr LG)- della vita umana ed immettiti nella BARCA DELLA CHIESA!

E' in questa barca -che è la Santa Romana Chiesa, quella che nel Credo confessiamo "Una, santa, cattolica, apostolica",- che attraverso il Santo Battesimo noi diventiamo FIGLI DI DIO! In questa BARCA troviamo il vero PADRE!

Il Tempo per Annum che oggi comincia liturgicamente, ci offre allora uno spunto di riflessione biblica che fa da cerniera tra ieri -Solennità del Battesimo di Gesù- e oggi -ripresa del Tempo Ordinario-.
Aver vissuto bene il Tempo di Natale, concluso con la memoria del Battesimo di Cristo, è invito a fare tesoro del nostro stesso Battesimo.
Sacramento che ci ha resi Figli di Dio, immettendoci nella Barca della Chiesa, di cui Cristo è Capo.

Auguro a me stessa e a tutti gli amici del blog, un tempo ordinario colmo della straordinarietà di questa "buona novella": siamo membra viva della Chiesa -"Barca di Pietro" e abbiamo un Padre che tutto governa con la Sua Sapienza infinita.

A noi il compito, anche oggi, di gettare le reti con fiducia....Gesù ci invita a "pescare", come invitò anche Pietro!

Come ci ha ricordato Benedetto XVI, nell'udienza generale del 17 maggio 2006, pescare nella barca di Pietro- nella Barca Chiesa che è guidata da Cristo- è quasi come fare un salto nel buio. 
Implica la FEDE...la FIDUCIA.
Fidiamoci di Gesù: la Sua Parola è "efficace".
Sulla Sua Parola, getteremo le nostre reti!




"Il Maestro vede due barche ormeggiate alla sponda; i pescatori sono scesi e lavano le reti. 
Egli chiede allora di salire sulla barca, quella di Simone, e lo prega di scostarsi da terra. 
Sedutosi su quella cattedra improvvisata, si mette ad ammaestrare le folle dalla barca. 
E così la barca di Pietro diventa la cattedra di Gesù. 

Quando ha finito di parlare, dice a Simone: 
«Prendi il largo e calate le reti per la pesca». 
Simone risponde: 
«Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». 

Gesù, che era un falegname, non era un esperto di pesca: eppure Simone il pescatore si fida di questo Rabbi, che non gli dà risposte ma lo chiama ad affidarsi. 
La sua reazione davanti alla pesca miracolosa è quella dello stupore e della trepidazione: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore». 
Gesù risponde invitandolo alla fiducia e ad aprirsi ad un progetto che oltrepassa ogni sua prospettiva: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». 

Pietro non poteva ancora immaginare che un giorno sarebbe arrivato a Roma e sarebbe stato qui “pescatore di uomini” per il Signore. 

Egli accetta questa chiamata sorprendente, di lasciarsi coinvolgere in questa grande avventura: è generoso, si riconosce limitato, ma crede in colui che lo chiama e insegue il sogno del suo cuore. 

Dice di sì – un sì coraggioso e generoso -, e diventa discepolo di Gesù".



martedì 7 gennaio 2014

BICENTENARIO DELLA NASCITA DI DON BOSCO: la spiritualità di don Bosco. Mamma Margherita -seconda parte


Qui trovate la prima parte.

 

Continuiamo a scandagliare le "Memorie" dell'oratorio salesiano, per tratteggiare altri aspetti della spiritualità di don Bosco direttamente "derivati" dalla figura di mamma Margherita. 

 

  • SPIRITUALITA'  E "APOSTOLATO" MARIANO: 

Che mamma Margherita fosse "mariana" quanto il Figlio lo dimostra il sogno dei nove anni, già citato nella prima parte, una spiritualità che la contadina dei Becchi coltivava anche attraverso la preghiera dell'Angelus, recitato canonicamente tre volte al giorno.

Ma c'è un particolare molto interessante che reperiamo nelle "Memorie": è la sera prima della partenza di don Bosco per il seminario e mamma Margherita rivolge queste parole al figlio: "Se diventerai sacerdote, diffondi attorno a te l'amore alla Madonna".

E' un "programma"e possiamo dire senza dubbi, che Giovanni Bosco lo ha preso alla lettera e lo ha realizzato mirabilmente. Maria Ausiliatrce e don Bosco sono un "duo inscindibile"! Così come tanti giovani oratoriani, sulla scia della salesianità hanno fatto di Maria la loro "Madre e Maestra". La "Compagnia dell'Immacolata", uno dei primi ...circoli giovanili nell'oratorio del giovane sacerdote "Giò Bosco" ne è uno dei tanti esempi citabili.

 

  •  FIDUCIA....CIECA NELLA VOLONTA' DI DIO:


E' il 1846. Anno di svolta nella vita di mamma Margherita....ma anche di don Bosco.               E' il momento in cui comincia veramente la vita salesiana "insieme" per madre e figlio. 

Don Bosco invita la madre a seguirlo a Valdocco, per occuparsi con lui dei suoi ragazzi edavere qualcuno di fiducia in un ambiente poco consono alla vita di un prete e dei suoi fanciulli. A mamma Margherita viene proposto un cambiamento non indifferente: lasciare la sua casa, la sua campagna, gli altri suoi affetti. Caricarsi del lavoro con un numero imprecisato di ragazzi, non sempre tutti "facili" da gestire.

La risposta è tutta improntata alla fiducia e all'abbandono al Volere Divino: "Se credi che questa sia la volontà del Signore, sono pronta a venire".

Quante volte potremmo idealmente mettere in bocca allo stesso don Bosco queste parole!  La sua vita fu un continuo andare da un posto all'altro: dalla prima sacrestia in cui con Bartolomeo Garelli nacque l'oratorio, al capannone Pinardi, per non parlare delle tante e tante fondazioni che lo condussero a peregrinare in Italia ed Europa, fino agli ultimi, estenuanti viaggi a Roma per la fondazione dell'Opera del Sacro Cuore!



  • LA SCELTA DELLA POVERTA' A BENEFICIO DEI RAGAZZI:

A Valdocco la vita non è agiata e sono molte le cose che occorrono ai ragazzi.                       Mamma Margherita decide allora di "riconvertire" il suo corredo da sposa ("fino allora custodito gelosamente", ci dice don Bosco nelle "Memorie") per farne "pianete, tovaglie d'altare, indumenti per la celebrazione della Messa".

Furono venduti anche gli unici oggetti preziosi che possedeva, per comprare "oggetti necessari alla Chiesa".  Il motto di Mamma Margherita, in quelle circostanze, fu "Guai al mondo -se ci sente forestieri- senza niente".

Conosciamo lo stile sobrio di don Bosco ed è ovvio pensare che abbia appreso ad essere moderato e "povero" in tutto anche dalla sua cara mamma. Vi invito a leggere -o rileggere- la storia della "veste talare" che fu pubblicata -ricorrendo ad uno stile narrativo particolarmente brioso- nella rubrica "le cose di don Bosco" del B.S. e che è reperibile anche sul sito di Torino-Valdocco.

 

(continua...)

 

lunedì 6 gennaio 2014

"NON SI VEDE CHE COL CUORE"





Il Vangelo di oggi (Mt 2,1-12) mi ha riportata alla mente una frase del libro più famoso di Antoine de Saint-Exupéry, "Il Piccolo Principe":

"L'essenziale è invisibile agli occhi.
Non si vede bene che col cuore".

La Parola ci presenta da un lato i Magi e dall'altro Erode.
A prima vista, sia gli uni che l'altro guardano qualcosa che non è Dio.
I Magi osservano le stelle...Erode contempla sé stesso ed il suo potere.
Il punto di partenza parrebbe forse non consono, inusuale, strano.
Eppure c'è un particolare che fa la differenza e che conduce tutti loro a punti di approdo differenti.

I Magi scrutano i cieli per passione, non per egoismo o brama di potere.
Si potrebbe dire che...lo fanno col cuore, il loro "mestiere" di scienziati.
E guardando le stelle col cuore, riescono a "vedere" ciò che la volta celeste nasconde: un messaggio cifrato, l'invito ad andare oltre, a raggiungere un Bambino "speciale", il Re dell'Universo.

Erode ha invece dimenticato -o forse non l'ha mai usata- la capacità di guardare col cuore.
Accecato dal potere che esercita non per amore, ma con avidità, i suoi occhi sono annebbiati e non riescono a vedere.
Il suo cuore è chiuso e non riesce a recuperare la vista nemmeno alle parole dei Magi, neanche all'annunzio di un Bimbo Salvatore nato sulla terra.

Solo i Magi, alla fine, riescono a vedere "L'essenziale": la divinità di un Bimbo che apparentemente è solo un bambino...
Quell'essenziale -invisibile agli occhi- riescono a coglierlo col "cuore".
E tornano chiare e comprensibili le parole del Salmista:
"Il Signore è vicino quanti lo cercano
a quanti lo cercano con cuore sincero"
(Sal 145)

L'augurio, in questo giorno di solennità per la Santa Madre Chiesa, è di coltivare in noi questa capacità di gettare -su Dio e sugli altri- uno sguardo col cuore, di cuore e dal cuore.
Per cogliere in ciascuno (a partire dall'Unico e Solo!) la bellezza, il valore, la realtà più intima e vera che si nasconde nell'animo umano ed in ogni cosa creata.
 Questa è la vera "manifestazione" del Signore del Tempo e della Storia nella nostra vita: mostrarsi come Bambino, lasciando a noi la capacità di scoprirlo con gli occhi del cuore...con occhi di innamorati!

BUONA EPIFANIA A TUTTI VOI!

giovedì 2 gennaio 2014

SULLA SCIA DI GIOVANNI BATTISTA: un esempio per la nostra missione


Il Vangelo di oggi (Gv 1,19,28) ci presenta una figura ricorrente in questo tempo, quella di Giovanni Battista, colui che viene a battezzare nell'acqua come "voce di chi grida nel deserto".

Questa voce dice qualcosa anche a noi, il suo messaggio non si è concluso nel tempo a cavallo fra l'Antico ed il Nuovo Testamento.
Le parole di Giovanni, il loro significato, sono una sorgente sempre viva.
Diventano, in un certo senso, una chiave di lettura e di risposta a quella domanda che i farisei rivolgono al precursore di Cristo:

 "Chi sei? 
Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. 
Che cosa dici di te stesso?"

Siamo davanti ad un quesito che ci interpella tutti.
Ciascuno dei cattolici fa esperienza -almeno una volta nella propria vita- di questo interrogativo.
Che siano altri a chiederci: "perché agisci così, quale responsabilità credi di avere per dirmi certe cose"? o che siamo noi stessi a domandarci: "perché dovrei dare testimonianza", il nocciolo della questione rimane uno: dare una risposta a questa domanda che sia coerente con la nostra identità di battezzati.
In virtù del Battesimo noi diveniamo "partecipi del sacerdozio di Cristo, della sua missione profetica e regale", chiamati a proclamare "le opere meravigliose di lui" (CCC 1268).
Il sacerdozio comune fa di noi dei piccoli "Giovanni Battista": non siamo il Cristo, ma dobbiamo spianare la strada alla Sua venuta nella vita di molte persone.
Non possiamo amministrare i sacramenti, ma possiamo "spingere" altri a desiderare di accostarsi ad essi.
Non siamo la Parola di Cristo, ma dobbiamo annunciarla.

In qualche modo....anche se -a differenza di Giovanni- noi veniamo "dopo" Cristo, rimaniamo pur sempre dei "precursori".
Spianiamo la strada ad un Altro. All'ALTRO.

E' ciò che fanno i ministri di Dio, quando seminando e dissodando il terreno vivo di una comunità parrocchiale, preparano le anime a diventare figli di Dio.
E' quanto accade nelle famiglie, dove i genitori cristiani  educano -per primi- alla fede i propri figli.

E' in realtà il compito di ogni cattolico: portare Cristo dove ancora non c'è; rafforzarLo dove è debole nei cuori; accrescerLo in quegli animi già progrediti che possono spiccare salti più alti nelle vie della vita interiore.
Possiamo essere il...Giovanni Battista di chiunque: di un amico, di un genitore, di un figlio, di un collega di lavoro. 

Riscoprire la bellezza, l'intensità con cui vivere il sacerdozio comune, potrebbe essere un impegno per l'anno che segue quello ormai concluso dedicato alla Fede.
Approfondire il nostro Credo non ha senso se non gli si dà uno sbocco esterno, se dall'io la fede non diventa un tu, un noi da vivere e condividere.
La risposta alla domanda "Cosa dici di te stesso"? ci invita a rintracciare lo splendore del sacerdozio comune, che troppo spesso dimentichiamo, facendone un semplice accessorio da manuale scritto, mentre ci chiede -al contrario- di diventare vitale in noi!

La Vergine Maria, Madre che ha saputo realizzare tutto questo nella sua esistenza, sia per noi Maestra e ci aiuti a diivenire -giorno dopo giorno- con passione sempre nuova, "voce di uno che grida nel deserto", coloro che predicano "un battesimo di conversione", una rinascita della fede, uno stimolo a essere sempre di più "Cristiani" con la C maiuscola!

mercoledì 1 gennaio 2014

MATERNITA' DI MARIA SS.....BUON ANNO!


Il mistero della "maternità" è uno di quegli arcani avvenimenti di "vita" che più di altri fanno sperimentare la "paternità" di Dio.

Sì, la maternità è l'esperienza più "simile" all'essere "il Padre".


Qualcuno potrebbe obiettare che anche i padri sono...padri....: ma solo una madre vive in sè stessa la situazione più ancestrale di tutte, quella che ricorda il "generare" di Dio nei nostri confronti.
Una madre non solo dà una parte di sè stessa alla nuova creatura, ma racchiude, porta nel proprio grembo colui o colei che nasce.
La vita stessa.

Una madre accoglie nel proprio corpo un altro corpo e ne perpepisce ogni vibrazione vitale, in un'armonia di arpeggi che rimbalzano fino alle corde più intime dell'anima!

Una madre vive in simbiosi con il nuovo essere che ospita, che da lei riceve alimento, amore, calore.

Una madre, infine, dà alla luce il frutto del suo grembo, lo porta fuori da sè.

Il dono della maternità è qualcosa di "unico",  di più completo ancora rispetto alla già grande paternità.
Un padre non potrà mai sentire "dal di dentro" un bambino che scalcia, si muove o che, semplicemente, "sta", riposa.

Un padre non proverà mai in via diretta l'esperienza di un bimbo protetto nella pancia di madre,  per 24 ore al giorno, per nove mesi interi, minuto dopo minuto.

Un padre non avvertirà mai quel "distacco" di un bimbo che nasce, accompagnato -nella madre- dal desiderio di vedere la nuova creatura, di stringerla a sè, di contemplarla, ma  con la consapevolezza del perdere quell' esperienza unica di una vita dentro la vita!

E' grande il mistero della maternità, ma così bello e carico di amore che Dio ha voluto condividerlo con tutti gli esseri viventi, capaci di "generare", ma in modo particolare, UNICO E PIENO con l'essere umano!

E' così grande che -paradossalmente- anche un uomo può provare delle "tenerezze materne" verso un figlio, quasi per percepire un po' di quella straordinarietà della maternità! I grandi santi hanno spesso amato così' i propri figli spirituali, con amore di padre e di madre.

E' immensa, straripante l'affettività che lega madre e figlio, oltre il cordone ombelicale che si stacca...così dilagante che Dio vuole viverla in empatia anche con chi non genera nella carne, ma solo nello spirito.

Penso a tante sante, che sono state "madri" spirituali, madri feconde, premurose, attente a generare buoni cristiani, buoni "figli di Dio".

Penso a molte consacrate, che vivono l'esperienza di questa maternità, a volte come in un crescendo, altre volte in modo dirompente, come la forza che spinge a "piegarsi" sulle creature che vengono loro affidate per proteggerle, farle crescere, amarle con cuore di mamma!
Una tenerezza ed una premura materna che possono abbracciare tutti: i più piccoli, i più grandi, i più avanzati nelle vie dello spirito e quelli ancora indietro...i genitori, gli amici, i conoscenti.

Maria è Madre e a noi tutti insegna proprio questo: essere Madri!
Amare come lei ha amato: amare Gesù come Figlio da custodire in noi, difendere dagli altri, far crescere nelle nostre vite;
amare i fratelli e le sorelle con quelle premure particolari che solo una mamma sa adoperare, prevenendone i bisogni;
amare anche i nemici con l'occhio materno di chi attende il ritorno del...figlio prodigo.

Come Dio, quel Dio che è...Padre e Madre!




"Noi siamo oggetti da parte di Dio di un amore intramontabile. 
Sappiamo: ha sempre gli occhi aperti su di noi, 
anche quando sembra ci sia notte. 
E' papà; più ancora è madre"

(Papa Giovanni Paolo I, Angelus 10 settembre 1978) 




AUGURI DI BUON ANNO A TUTTI VOI!