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domenica 4 aprile 2021

Auguri!





Il Cristo risorto di Rubens


«La fede non è un repertorio del passato, Gesù non è un personaggio superato. Egli è vivo, qui e ora. Cammina con te ogni giorno, nella situazione che stai vivendo, nella prova che stai attraversando, nei sogni che ti porti dentro. Apre vie nuove dove ti sembra che non ci siano, ti spinge ad andare controcorrente rispetto al rimpianto e al “già visto”. Anche se tutto ti sembra perduto, per favore apriti con stupore alla sua novità: ti sorprenderà». (Papa Francesco)

Auguri di buona Pasqua! 

lunedì 1 gennaio 2018

Auguri!

BUON 2018!




 «Perché la fede non si riduca solo a idea o a dottrina, abbiamo bisogno, 
tutti, di un cuore di madre, che sappia custodire la tenerezza di Dio 
e ascoltare i palpiti dell’uomo. La Madre, firma d’autore di Dio sull’umanità, custodisca quest’anno e porti la pace di suo Figlio nei cuori, 
nei nostri cuori, e nel mondo».
(Papa Francesco)




domenica 5 aprile 2015

PASQUA DI RISURREZIONE



Il silenzio è rotto: la Parola l'ha riempito!
La morte è sconfitta per sempre: la Vita l'ha distrutta!
Le tenebre non hanno vinto: la Luce vera le ha dissipate!

E ora l'Uomo-Dio, nella Sua Carne prova lo stupore indicibile e la gioia di essere "Uomo per sempre"!

L'Incarnazione ha trovato il suo compimento pieno, la sua dimensione di eternità, quella a cui ogni creatura aspira, in un anelito di felicità senza termine.

Il Verbo eterno ora è per sempre l'Emmanuele, il Dio con noi! 

 

giovedì 25 dicembre 2014

SANTO NATALE!



La Luce Nuova, la Luce Vera che oggi rifulge nella grotta di Betlemme, ci illumini e ci renda capaci di brillare di Essa, per diffonderla su quanti incontreremo!

Santo Natale a tutti!

 

sabato 1 novembre 2014

SOLENNITA' DI TUTTI I SANTI






Da "Cristo Risorto, leva della storia", di don Sabino Palumbieri, sdb:


Il cielo-paradiso non può non interessarmi.
E' il mio essere eterno.
E' il mio io nella forma più perfetta dell'essere. 
Devo rendermente conto in termini di concretezza, riflettendomi e proiettandomi, al di là delle meschine riduzioni di talune sottoculture di ieri e di oggi.
Per evadere dai miei compiti terrestri?
Tutt'altro.
"L'attesa di una terra nuova - attesta il Concilio Vaticano II - non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce che quel corpo della umanità nuova, che già riesce ad offrire una certa prefigurazione, che adombra il mondo nuovo".

Il riferimento, dunque, alla patria pasquale non si deve porre per evadere, ma piuttosto per pervadere.
Di che?
Di cielo, questa terrra.
Proprio come nell'incarnazione, ove il cielo si interra, affinché la terra si incieli.
L'obiettivo supremo della incarnazione è che il cielo si riempia di terra.
Ci saranno cieli nuovi e terra.
La storia del mondo non è una vincenda di nuvole che si formano, si sminuzzano, scompiaiono, si riformano, per poi dissolversi nel nulla.
La storia è un passaggio verso Qualcuno o non ha senso, perché non ha meta.
Alla luce della pasqua, la storia è esodo verso la terra promessa.
E' ritorno a Dio per le strade della libertà.
E' salita al monte delle beatitudini, non più solo proclamate, ma realmente sperimentate.


BUONA SOLENNITA' DI TUTTI I SANTI!

martedì 4 febbraio 2014

SIAMO VENUTI PER....ADORARE: Liturgia sorgente di santità


Se quest'oggi ho deciso di condividere con voi un pensiero di riflessione "liturgica" non è un caso.
Non è casuale neanche la scelta di farlo anche attraverso le parole di Mons.Guido Marini, Maestro delle Celebrazioni pontificie: quest'oggi ricorre infatti il suo 25° anniversario di ordinazione sacerdotale.
Ne rendiamo lode al Signore, accompagnandolo con la preghiera per il suo prezioso servizio alla Liturgia, al Papa, alla Santa Chiesa.


(Per completezza, riporto i link ai post nei quali ho affrontato l'argomento della "Partecipazione attiva alla S.Messa" prima parte  -   seconda parte -    terza parte ) 




 SIAMO VENUTI PER ADORARE: riflessioni liturgiche

Uno dei primi "slogan" cui mi sono imbattuta quando, anni fa, cominciai ad approfondire il tema della Sacra Liturgia, fu quello di "Liturgia creativa".
E' un concetto che si comprende soltanto addentrandosi un po' nelle varie norme liturgiche, ma soprattutto nello studio dei testi conciliari riguardanti la Celebrazione Eucaristica.
Solo così facendo si riesce ad avere cognizione del "come" dovrebbe svolgersi il Sacro Rito e come a volte invece viene celebrato, allorché irrompe la "falsa"ed erronea creatività: dai casi limite di vere e proprie "creatività cinematografiche" ad abusi liturgici più o meno gravi.
Fino a -e non mi pare sia poco- quella sorta di "sciatteria" che  in alcuni casi si può "toccare con mano" allorché capiti di avere a che fare con assemblee distratte, lettori poco o per niente preparati, improvvisazioni e monizioni fiume....

Una Messa poco "curata" o molto "caotica" sarà una Messa poco..."sentita".
Non farà accendere l'interrutore della corrente elettrica che dovrebbe collegare l'uomo a Dio.
Mancheranno i presupposti perché ciò accada.
E' facile sperimentare quanto ciò sia vero: i casi più semplici di un disturbo (come un chiacchericcio inopportuno, lo schiamazzo eccessivo di bambini) dimostrano proprio come la capacità di "addentrarsi" nel Mistero, di "concentrarsi", di "raccogliersi" vadano di pari passo anche con tutto ciò che è liturgico, teologico, ma anche "pratico", nella S.Messa.



Scrive Mons. Marini nel suo libro "Liturgia- Mysterium salutis":

"Tutto nella liturgia, e in specie nella Liturgia eucaristica, deve tendere all'adorazione, tutto nello svolgimento del rito deve aiutare a entrare dentro l'adorazione che la Chiesa fa del suo Signore.

Considerare la liturgia come luogo dell'adorazione, dell'unione con Dio, non significa perdere di vista la dimensione comunitaria della celebrazione liturgica, né tanto meno dimenticare l'orizzonte della carità.

Al contrario, soltanto da una rinnovata adorazione del mistero di Dio in Cristo, che prende forma nell'atto liturgico, potrà scaturire un'autentica comunione fraterna e una nuova storia di caarità, secondo quella fantisia e quell'eroicità che solo la grazia di Dio può donare ai nostri poveri cuore".


Questo "adorare" Dio nella Liturgia non fa smarrire dunque la "partecipazione attiva" alla S.Messa (nel senso corretto del termine, secondo quanto ben definito già da Pio XII nella Lettera Enciclica Mediator Dei), che comporta non solo l'esteriorità del "servizio" che il laico può offrire nella Liturgia, ma anche e soprattutto l'adorazione a Dio, la preghiera di intercessione per gli altri -oltre che per sè stesso-, l'offerta del proprio sacrificio assieme a quello di Cristo a beneficio di tutti: è qui la dimensione "spirituale" e comunitaria della Messa.
Ciascuno partecipa adorando e offrendosi, mentre Cristo rinnova la Sua offerta!

Mons. Marini rammenta:

"Giustamente il Concilio Vaticano II ha insistito tanto sulla necessità di favorire un'autentica partecipazione dei fedeli alla celebrazione dei santi misteri, nel momento in cui ha ricordato la chiamata universale alla santità.
Tale indicazione ha trovato conferma e rilancio nei tanti documenti successivi del magistero fino ai nostri giorni.
Tuttavia, non sempre vi è stata una comprensione corretta della partecipazione attiva.
Certo, si partecipa attivamente anche quando si compie, all'interno della celebrazione liturgica, il servizio che è proprio di ciascuno; si partecipa attivamente anche quando si ha una migliore comprensione della parola di Dio ascoltata e della preghiera recitata; si partecipa attivamente anche quando si unisce la propria voce a quella degli altri nel canto corale...
Tutto questo, però, non significherebbe partecipazione veramente attiva se non conducesse all'adorazione del mistero della salvezza in Cristo Gesù, morto e risorto per noi: perché solo chi adora il mistero, accogliendolo nella propria vita, dimostra di aver compreso ciò che si sta celebrando e, dunque, di essere veramente partecipe della grazia dell'atto liturgico" .

Ma l'adorazione non fa smarrire nemmeno la dimensione della carità.

Scirve sempre Mons. Marini:

"I santi hanno celebrato e vissuto l'atto liturgico partecipandovi attivamente.
La santità, come esito della loro vita, è la testimonianza più bella di una partecipazione davvero viva alla liturgia della Chiesa".


La Messa si conclude con un..."mandato": ITE, MISSA EST- Andate, la Messa è finita.
E' un invito a vivere la Messa fuori dalla Messa: a lodare, amare Dio nel quotidiano, nei fratelli, nell'offerta "spicciola" di noi stessi e delle nostre attività.

Mi vengono in mente tre grandi santi che hanno realizzato proprio questo, nella loro intensissima vita: Santa Teresa d'Avila, San Francesco di Sales e San Giovanni Bosco.
Della prima, basterebbe dire che, proprio lei che è stata proclamata "Dottore della Chiesa" per i suoi scritti sulla mistica (in particolare sull'orazione mentale) spese la sua attività di riformatrice del Carmelo viaggiando quasi ininterrottamente, per fondare i nuovi monasteri o visitare quelli già eretti.
In un'esistenza di tale "avventurosità" la sua santità non diminuì, ma aumentò.
La sua vita era preghiera anche quando non si snodava negli spazi "classici" dell'orazione, ma negli spostamenti, negli incontri con nobili, benefattori, monache, religiosi e sacerdoti.

Di San Francesco di Sales, anche lui dottore della Chiesa, anche lui autore di testi di mistica (come il "Trattato dell'Amor di Dio") e altre opere di ascetica che alla sua epoca furono dei veri e propri best-seller -e oggi dei classici della spiritualità- mi piace riportare una "pennellata" uscita dalla penna del biografo francese Trochu:

"Vive una santità più che mai diffusiva: profonda e comunicante.
Accade che la sua preghiera sia breve quanto intensa e, poi, si dia in pasto a quelli che l'attendono.
Come da una pubblica fontana, tutti possono attingere da lui".

Non si può che dire, anche in questo caso, che la vita liturgica intensa è la "sorgente" della santità e della spiritualità del santo, e si trasfonde poi in tutta la sua vita, anche nelle occupazioni pastorali.

Infine, su don Bosco, che consigliava (non a caso!) la partecipazione alla S.Messa frequente
-se possibile quotidiana-, mi piace lasciare la parola a don Ceria, autore del libro "Don Bosco con Dio":

"In don Bosco lo spirito di preghiera era ciò che nel buon militare è lo spirito marziale, ciò che in un bravo artista è il gusto e in uno scienziato lo spirito di osservazione: una disposizione abituale dell'anima che si attua con facilità, costanza e grande diletto".

In lui si vedeva ciò che oggi, nella spiritualità salesiana, diventa la "contemplazione nell'azione", la "liturgia della vita".
"Lavoro e preghiera sono fusi nel sacramento totale della vita verso Dio e mossa dalla carità.
Unione di preghiera e unione di vita con Dio sono due movimenti dello stesso cuore.
L'unione di preghiera celebrata interrompe le relazioni con le creature per concentrare tutta l'attenzione direttamente sulla luce e sulla vita intima di Dio.
L'unione pratica si attua nel cuore stesso della vita corrente, nel tessuto delle relazioni umane" (Rettor Maggiore Juan Vecchi, sdb- "Spiritualità salesiana-temi fondamentali")

Santità e Liturgia non possono essere separate: nella Liturgia la santità si alimenta del Santo dei Santi, del Corpo e Sangue di Gesù Cristo.

"Così la vera azione che si realizza nella liturgia è l'azione di Dio stesso, la sua opera salvifica a noi partecipata.
Questa è, tra l'altro, la vera novità della liturgia cristiana rispetto a ogni altra azione cultuale: Dio stesso agisce e compie ciò che è essenziale, menter l'uomo è chiamato ad aprirsi all'azione di Dio, al fine da rimanerne TRASFORMATO.
Il punto essenziale della partecipazione attiva è che venga superata la differenza tra l'agire di Dio e il nostro agire, che possiamo DIVENTARE UNA COSA SOLA CON CRISTO".

 (Mons. Guido Marini -Liturgia Mysterium salutis)

 "DIVENTARE UNA COSA SOLA CON CRISTO": "SIATE SANTI, PERCHE' IO, IL SIGNORE VOSTRO DIO,  SONO SANTO" ! (Lv 19,2)
 

domenica 2 febbraio 2014

IN-CONTRO: GIORNATA PER LA VITA CONSACRATA 2014


"Guardiamo alla vita consacrata come ad un incontro con Cristo: 
è Lui che viene a noi, portato da Maria e Giuseppe,
 e siamo noi che andiamo verso di Lui, guidati dallo Spirito Santo. 

Ma al centro c’è Lui. 

Lui muove tutto, Lui ci attira al Tempio, alla Chiesa, dove possiamo incontrarlo, riconoscerlo, accoglierlo, abbracciarlo". 



"Voi siete LUCE del mondo"! (Mt 5,14)



E' bello il tema dell'"INCONTRO": sentiamo spesso dire che la consacrazione è una RISPOSTA, ma -ci pensavo giusto ieri cercando di organizzare le idee per una riflessione odierna- se qualcuno risponde, è perché un Altro ha chiamato...e se si riponde ad una chiamata, allora avviene un INCONTRO, tra chi chiama e chi risponde!

Dio che AMA PER PRIMO va incontro alla creatura.
La chiama: le mostra il Suo progetto...un progetto speciale, unico, irripetibile.
Magari spiazzante, quando ad una vocazione alla vita consacrata non si pensava (ricordiamo la storia di San Francesco d'Assisi), altre volte proponendo un cammino che si presenta pieno di difficoltà (ricordiamo le peripezie di S.Teresina per entrare in monastero...), o, in altri casi, prospettando situazioni spiritualmente e materialmente "difficili" che richiedono un aiuto della Grazia straordinario ed una continua ascesi (mi viene in mente, uno per tutti, Padre Pio!)

Incontrare Colui che chiama è molto più che "ascoltare" la Sua Voce: è compiere anche un gesto di responsabilità personale, nella fiducia in Dio.
Il consacrato comprende che la sua risposta non sarà una passeggiata su un tappeto di petali colorati: tentazioni, pressioni umane, difficoltà materiali saranno compagne del cammino quotidiano.
Non "spettri" o spauracchi: ma è bene tenerne conto, se la consacrazione vuole essere una scelta "matura" alla luce di quanto oggi ci dice anche la psicologia applicata alla vita consacrata.

Ecco il senso dell'incontro vero: IN-CONTRARE.
E' un verbo che contiene una contraddizione etimologica, lessicale, significativa, METAFORICA.
L'incontro è un "addentrarsi" nell'Altro, sapendo che questo porterà ad un essere "contro" ciò che allontana da Lui, dalla Sua Chiamata, dalla risposta coerente.
Contro sè stessi, quando l'umanità vorrebbe prevalere sulla "spiritualità" e sulla fedeltà.

Entrare in Cristo, per essere "contro" i desideri della carne, le aspirazioni di carrierismo (come disse Papa Benedetto il 26 maggio 2010!), lo spirito mondano (come ripete Papa Francesco!), e finanche contro quanto potrebbe essere buono in sè, ma non risponde al disegno di Dio sul consacrato (cosa sarebbe successo se Madre Teresa non avesse risposto alla richiesta di Dio sulla sua missione in India?).

Dio incontra la creatura, la creatura incontra Dio.
Dio chiama, la creatura risponde.

L'uomo vecchio comincia a morire quando dà la sua risposta.
La consacrazione battesimale arriva a pienezza nel consacrato perché si opera questo perpetuo "ri-morire" per "ri-nascere", un continuo "Ri-vestirsi" di Cristo Sposo, un essere sempre "Ri-Illuminati" come nel ricevere la Candela battesimale, segno della Luce di Cristo:

Per mezzo del Battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova » (Rm 6,3-4)

Un pensiero di augurio ed un ricordo nella preghiera per tutti i consacrati -religiosi, sacerdoti  laici secolari : riconoscenti per il dono delle loro vite "spese" per i fratelli, affidiamoli al Signore nelle nostre orazioni: loro si offrono a Cristo, con cuore indiviso, per tutti noi.
Il mio augurio per i consacrati è che possano veramente attuare un quotidiano entrare IN CRISTO, deponendo tutto ciò che è CONTRO di Lui, per essere pienamente uomini, donne, pienamente consacrati, "tutti" di Dio, totalmente Suoi, modellati a Sua Immagine e Somiglianza nel Progetto speciale che Lui ha su ciascuno di loro.

giovedì 30 gennaio 2014

SOLENNITA' DI DON BOSCO -un modello di santità!


 O San Giovanni Bosco, padre e maestro della gioventù,
che tanto lavorasti per la salvezza delle anime,
sii nostra guida nel cercare il bene delle anime nostre 
e la salvezza dei prossimo;
aiutaci a vincere le passioni e il rispetto umano;
insegnaci ad amare Gesù Sacramentato, 
Maria Ausiliatrice 
e il Papa;
e implora da Dio per noi una buona morte,
affinché possiamo raggiungerti in Paradiso.  AMEN!




Nella Strenna del 1981, dell'allora Rettor Maggiore don Egidio Viganò, c'è un passaggio molto interessante, che ci spinge a fare un salto di qualità nell'approfondimento della spiritualità di don Bosco.
La Strenna, intitolata "La vita interiore di don Bosco", veniva pubblicata nell'anno centenario della morte di Madre Mazzarello, la co-fondatrice, assieme al santo, del ramo consacrato femminile della Famiglia Salesiana.


Scriveva don Viganò :

"Maria Domenica aveva una ammirevole vita interiore già prima di conoscere don Bosco.
Ma la sua è divenuta vita interiore di Figlia di Maria Ausiliatrice, solo quando ha scoperto in don Bosco il suo santo, ossia il modello definitivo a cui nei piani di Dio era orientata la sua persona e secondo cui doveva crescere la sua vocazione fino a maturare nella corresponsabilità della fondazione dell'Istituto".

Prendere a modello don Bosco, in misura diversa per ciascuno di noi (in base a fattori diversi, come può essere l'appartenenza alla Famiglia Salesiana, la simpatia per il santo, un lavoro in campo educativo che richiede energie anche spirituali da impiegare) è allora un impegno "a tutto tondo".
E' trovare un modello "concretissimo" dal quale attingere per camminare sulla strada di santità.
E' imparare da lui che ha imitato Cristo, fino all'eroicità delle virtù.

Nelle Memorie Biografiche si legge questa testimonianza di don Rua:

“Ho vissuto al fianco di D. Bosco per trentasette anni, e quanto più penso al suo tenor di vita, agli esempi che ci ha lasciati, agli insegnamenti che ci ha dati, tanto più cresce in me per lui la stima e la venerazione, l'opinione di santità, in modo da poter dire che la sua vita fu tutta del Signore. 
Mi faceva più impressione osservare D. Bosco nelle sue azioni, anche più minute, che leggere e meditare qualsiasi libro divoto”.

Noi non possiamo "osservare don Bosco" nel suo fare quotidiano, ne vediamo però ...i frutti, che sono segni eloquenti di quel suo agire "da santo", di quel suo modo di essere e di operare tale da suscitare devozione e voglia di imitarlo in chi lo conobbe.
Ne rileggiamo la storia attraverso le Memorie Biografiche, le Memorie dell'Oratorio e molte testimonianze che lo hanno ad oggetto principale.

Di don Bosco ci resta la sua santità, che è stata scuola per gli altri: San Domenico Savio, il Beato Michele Rua, la beata Alexandrina da Costa, Santa Domenica Mazzarello....
Di don Bosco ci resta il patrimonio "semplice" di un binomio devozionale: Gesù Sacramentato e Maria Ausiliatrice. Un binomio che non passerà mai di moda!
Di don Bosco ci rimane la sua incrollabile fedeltà al Santo Padre, capo della Chiesa Cattolica...una fedeltà che oggi è quantomai necessaria!
Ci rimane la sua capacità di lavorare senza sosta per il bene delle anime, soprattutto dei giovani e sfruttando mezzi attuali in ogni epoca: il sano divertimento, le buone letture cattoliche, i mezzi di comunicazione.
Tutto finalizzato -nell'ottica della carità pastorale- alla salvezza eterna delle creature.

Prendere esempio da don Bosco è come sfogliare...un'enciclopedia.
Ce n'è per tutti i gusti: il santo educatore, il santo mistico (di quella mistica umile, nascosta, ma intensa!), il santo mariano, il santo eucaristico, il santo comunicatore, il santo ecumenico, il santo "ecclesiale".

Nell'augurarvi uina santa festa di don Bosco vi invito a fare questo "esperimento", un esercizio di ricerca: in quale dei suoi aspetti, don Bosco può essere per ciascuno di noi non un santo qualsiasi, ma "il" santo da imitare?
La risposta sarà diversa per ognuno,la misura variabile, ma di certo don Bosco non mancherà di offrirci -nella comunione dei santi- quello che è adatto, utile per la nostra santità, per la nostra vita, per il bene di quanti incontriamo ogni giorno.

AUGURI A TUTTI!

 

lunedì 6 gennaio 2014

"NON SI VEDE CHE COL CUORE"





Il Vangelo di oggi (Mt 2,1-12) mi ha riportata alla mente una frase del libro più famoso di Antoine de Saint-Exupéry, "Il Piccolo Principe":

"L'essenziale è invisibile agli occhi.
Non si vede bene che col cuore".

La Parola ci presenta da un lato i Magi e dall'altro Erode.
A prima vista, sia gli uni che l'altro guardano qualcosa che non è Dio.
I Magi osservano le stelle...Erode contempla sé stesso ed il suo potere.
Il punto di partenza parrebbe forse non consono, inusuale, strano.
Eppure c'è un particolare che fa la differenza e che conduce tutti loro a punti di approdo differenti.

I Magi scrutano i cieli per passione, non per egoismo o brama di potere.
Si potrebbe dire che...lo fanno col cuore, il loro "mestiere" di scienziati.
E guardando le stelle col cuore, riescono a "vedere" ciò che la volta celeste nasconde: un messaggio cifrato, l'invito ad andare oltre, a raggiungere un Bambino "speciale", il Re dell'Universo.

Erode ha invece dimenticato -o forse non l'ha mai usata- la capacità di guardare col cuore.
Accecato dal potere che esercita non per amore, ma con avidità, i suoi occhi sono annebbiati e non riescono a vedere.
Il suo cuore è chiuso e non riesce a recuperare la vista nemmeno alle parole dei Magi, neanche all'annunzio di un Bimbo Salvatore nato sulla terra.

Solo i Magi, alla fine, riescono a vedere "L'essenziale": la divinità di un Bimbo che apparentemente è solo un bambino...
Quell'essenziale -invisibile agli occhi- riescono a coglierlo col "cuore".
E tornano chiare e comprensibili le parole del Salmista:
"Il Signore è vicino quanti lo cercano
a quanti lo cercano con cuore sincero"
(Sal 145)

L'augurio, in questo giorno di solennità per la Santa Madre Chiesa, è di coltivare in noi questa capacità di gettare -su Dio e sugli altri- uno sguardo col cuore, di cuore e dal cuore.
Per cogliere in ciascuno (a partire dall'Unico e Solo!) la bellezza, il valore, la realtà più intima e vera che si nasconde nell'animo umano ed in ogni cosa creata.
 Questa è la vera "manifestazione" del Signore del Tempo e della Storia nella nostra vita: mostrarsi come Bambino, lasciando a noi la capacità di scoprirlo con gli occhi del cuore...con occhi di innamorati!

BUONA EPIFANIA A TUTTI VOI!