lunedì 17 febbraio 2014

IL SEGNO E LA PROVA. Riflessioni a margine del Vangelo di oggi


"Vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, 
chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli sospirò profondamente e disse: 
«Perché questa generazione chiede un segno? 
In verità io vi dico: 
a questa generazione non sarà dato alcun segno»". 

(Mc 8, 11-12) 


Il Vangelo di quest'oggi - lunedì della VI sett. T.O. - è tanto breve quanto "concentrato" e mi piace riassumerlo come la Parola del "segno e della prova".

Siamo al capitolo 8 di Marco: Gesù è già stato battezzato da Giovanni e tentato nel deserto; ha chiamato i primi discepoli, e ha seminato lo stupore - nella sinagoga di Cafarnao - a motivo del suo insegnamento, compiuto come quello di "uno che ha autorità e non come gli scribi" (Mc 1, 22).

Il primo capitolo, si potrebbe dire, è tutto animato da un pullulare di "segni":

 "Guarì molti che erano affetti da varie malattie 
e scacciò molti demòni" 
(Mc 1, 34)

L'elenco dei risanati - nel corpo e nello spirito - è preciso: la suocera di Pietro, un lebbroso, un paralitico, l'indemoniato nella sinagoga.
Tanto per aggiungere dell'altro, al capitolo 2, Marco ci presenta la stupefacente e repentina chiamata di Levi, un pubblicano, uno che di certo, fino a quel momento, alla religione non ci pensava minimamente e - men che meno - a lasciare tutti i suoi averi per seguire un Rabbì "spiantato".
E continuando, al capitolo 3, ecco la guarigione dell'uomo dalla mano inaridita e, più avanti, al capitolo 5, la liberazione dell'indemoniato di Genezaret, la "risurrezione" della figlia di Giario e la miracolosa - subitanea - guarigione dell'emorroisa (che tocca solo il lembo del mantello di Gesù!)
E fino al capitolo 8 ci si ritrova davanti ad un susseguirsi di eventi straordinari, di "segni"...fino alla "clamorosa" moltiplicazione dei pani e dei pesci.

La pagina del Vangelo di oggi ci pone allora un interrogativo: quale segno vanno cercando, i farisei?
Che altro è loro necessario per credere?
Gesù ha già manifestato in molti modi - con modalità sovrumane, al di là delle conoscenze del tempo - la Sua Natura Divina.
Ecco il senso della Sua risposta: non il rifiuto di dare dei segni, ma di dare ai farisei il tipo di "segno" che loro avrebbero desiderato!

Gesù doveva probabilmente apparire loro come un innovatore al contrario, venuto a "sovvertire" tutte le tradizioni che l'uomo aveva aggiunto alla Legge e che per essi era di fondamentale importanza.

Cristo Signore li definisce "ipocriti" (Mt 23, 1-36): cosa si può intendere come sottostante a questa definizione?
La risposta viene dal capitolo 7 di Marco: l'osservanza della Legge e della Tradizione era nei farisei solo una facciata... ecco perché non riescono ad "accontentarsi" dei segni che già Gesù aveva molte volte loro mostrato...
Cristo Signore li mette a nudo, smantella la loro doppieza! 

Il Salmo di quest'oggi, nel secondo dei due versetti responsoriali fra cui scegliere, offre la chiave di lettura di questo incontro-scontro fra Gesù e i farisei: 
"Donaci, Signore, l'umiltà del cuore".

Solo il cuore umile riesce a chiedere a Dio la vera sapienza, quella di cui scrive san Giacomo nella prima lettura; solo l'umile di cuore, come ci dice il salmista, rende in grano di osservare la promessa di Dio e ricevere l'insegnamento dei Suoi decreti.
L'ipocrisia rende impossibile scoprire nel segno, la "prova" di quello che si sta cercando.
O meglio, la rende inaccettabile, perchè implicherebbe l'abbandono della veccchia condotta, per un ritorno sincero alla volontà di Dio.


"Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto:
Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini". 
(Mc 7,6-7)

Gesù non vuole cancellare le tradizioni, ma smantellare l'atteggiamento doppio di scribi e farisei, che attaccandosi ad esse, si fingono veri osservanti mentr, invece, 
trasgrediscono "le prescrizioni più gravi della Legge:
 la giustizia, la misericordia e la fedeltà. 
Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle"

(Mt 23,23) 

Il monito della Parola di oggi è anche per tutti noi.
La quotidianeità è carica di segni che il Signore ci indirizza, per darci la prova del Suo essere Amore misericordioso e giusto e affinché noi diamo una prova a Lui, di aver capito come mettere in pratica Amore e Giustizia.
Sopratutto, come attuare l'Amore di Dio nell'Amore del prossimo.

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