venerdì 10 aprile 2015

UNA PICCOLA NOVITA' IN LIBRERIA


Cari amici del blog, da qualche giorno è disponibile in libreria un Rosario meditato dedicato al Sacratissimo Cuore di Gesù.
Il libretto è stato pubblicato dall'Elledici, ed è il frutto di alcuni lavori che ho preparato - negli anni precedenti - per la parrocchia, e che per l'occasione ho rivisitato ed integrato,  affiancando il tutto ad una parte completamente nuova.
Lo trovate nelle librerie cattoliche e a questo link, insieme alla scheda di presentazione.


Per ogni mistero vengono proposte tre brevi meditazioni, tratte dal Magistero e dagli scritti degli ultimi tre Pontefici: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco.
Al lettore la possibilità di scelta tra una delle sole meditazioni o, disponendo di più tempo, anche di tutte e tre.
La peculiarità di questo trittico è data dall'emersione della sinergia tra i pensieri di tre papi diversi, in cui è molto forte l'idea della Misericordia che scaturisce dal Cuore di Gesù, tema che è particolarmente caro a Papa Francesco, ma che in realtà tutti i pontefici hanno sempre sottolineato. 
Non va dimenticato che fu Giovanni Paolo II ad istituire la Festa della Divina Misericordia (che celebreremo Domenica prossima) secondo le indicazioni date da Gesù nelle Sue apparizioni a Santa Faustina Kowalska e che Benedetto XVI toccò più volte questo argomento.
Già nella breve introduzione al libretto troverete, in una bella successione di scritti magisteriali dei tre papi, un continuum ideale sull'argomento della Misericordia.
A dimostrazione che, come ebbe a dire Benedetto XVI, "Il Cuore di Dio freme di compassione" (Solennità del Sacratissimo Cuore, 19 giugno 2009) e tutti i Sommi Pontefici hanno voluto ribadirlo, ciascuno con le proprie peculiarità e modalità.
Se vogliamo avere il cuore grande, mettiamoci alla scuola di Gesù (cfr. Benedetto XVI, Incontro con i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i giovani, 21 giugno 2009).
Essere devoti del Sacro Cuore è infatti amare, imitare, riparare!

Un grazie sentito all'Editrice Elledici che ha creduto in questo progetto;
a tutti gli amici che mi hanno incoraggiata in vario modo, specialmente con la preghiera;
a don Bosco, infaticabile apostolo del Sacro Cuore, che raccomandava a tutti caldamente questa devozione, vedendo in essa la devozione che tutte le racchiude;
al Sacratissimo Cuore di Gesù, che ha reso possibile questa opportunità di apostolato!

giovedì 9 aprile 2015

INCARNAZIONE E RISURREZIONE - riflessioni sull'eternità di Dio, dell'uomo, dello spirito e del corpo



 "La Divinità è il braciere ardente nel quale è stata gettata l'umanità;
e quella umanità, da quel momento, 
è stata talmente unita alla Divinità,
che ha partecipato alla natura divina
in modo tale che l'uomo è stato fatto Dio
e Dio è stato fatto uomo,
senza che per questo la natura divina e la natura umana
abbiano cessato di essere quello che erano prima".

(San Francesco di Sales)



La Risurrezione di Cristo mi spinge a guardare al mistero dell'Incarnazione, rivedendolo in un'ottica di completezza totale.
Non bastava che Dio Si facesse Uomo, e che donasse la Sua Carne per noi, nella Sua cruenta Passione. "Doveva" anche risorgere.
Per due motivi: il primo, ontologico. Non poteva "morire per sempre" quello che è il Corpo di Dio, unito ipostaticamente al Verbo. Sarebbe stata una negazione (impossibile!) della stessa "natura" di Dio. Dio non potrebbe distruggere Sè Stesso.
Il secondo, logico: non sarebbe stata realizzabile la "divinizzazione" (in senso lato) dell'essere umano se il Redentore avesse assunto un Corpo solo per soffrire e morire nella Sua Umanità, finendo i suoi giorni come un qualunque essere umano aveva fatto fino a quel momento.

Tra Incarnazione e Risurrezione c'è allora un tassello, importantissimo, che bene alcuni santi hanno evidenziato (penso in modo speciale a santa Maria Maddaleda de' Pazzi): noi conosciamo l'Incarnazione come avvenuta a causa del peccato umano, dunque con fine redentivo - "O felice colpa che meritò di avere un così grande redentore" si proclama nell'Exultet della Veglia di Pasqua -, ma, ci dicono questi santi, se l'uomo non avesse peccato, Cristo si sarebbe incarnato ugualmente.
Premettendo che su tal punto non siamo obbligati a credere a queste rivelazioni private, tanto più che non esiste alcun pronunciamento dottrinale della Chiesa su questo aspetto, personalmente condivido questa tesi, e la utilizzerò come dato di partenza per queste riflessioni.


Cito le parole indirizzate da Dio alla santa, durante una delle sue tante estasi:

"Il Verbo consumò in croce quell'amore 
col quale vi volevo dar la gloria 
e consumò questa gloria, 
però questo Verbo, prima che morisse, 
vi voleva dar la gloria, sì, ma in un modo diversissimo.
E se Adamo non avesse peccato
 vi avrei introdotti in Paradiso, sì, 
e il Verbo si sarebbe incarnato, sì, 
ma sarebbe stato solo glorificatore e non trionfatore.
E la gloria che vi avrei data 
in parte sarebbe stata  da voi stessi, 
non avendo commesso il peccato, 
in quanto vi creai dotati di libero arbitrio

(Ermanno Ancilli, Santa Maria Maddalena de' Pazzi, Estasi - dottrina - influsso, Edizioni del Teresianum, 1967, p. 86)

Era dunque necessaria, l'Incarnazione? E lo era la Risurrezione?
Sì, lo erano entrambe.
Argomento la mia idea partendo da un elemento biblico e da uno logico-ontologico.
Dato biblico: l'uomo - ci dice la Genesi - è creato ad immagine e somiglianza di Dio.
Possiamo vedere questa somiglianza nell'aspetto prettamente spirituale, nella capacità di amare, di fare il bene, ma anche in quello materiale: Dio, creando l'uomo, nella Sua onniscienza sapeva già che sarebbe avvenuta l'Incarnazione del Figlio (tanto sposando la tesi dell'Incarnazione causata solo dal peccato dell'uomo, quanto l'altra). La nostra umanità è stata creata ad immagine e somiglianza "totale" di quella del Figlio, del Verbo Incarnato che sarebbe venuto nel mondo.
Dio "vedeva" già quel Figlio di Carne umana, e ha plasmato l'uomo e la donna sul Suo modello.

Il dato logico  lo deduco da una delle caratteristiche "essenziali" di Dio: il Suo essere Eterno.
Ora, l'uomo quando muore, lo sappiamo bene, si presenta al cospetto della Divinità con la propria anima; è la parte spirituale che rimane viva, mentre il corpo si decompone col passare del tempo, e verrà ripreso solo al momento della risurrezione per il Giudizio Finale.
Proprio perché Dio voleva donarci la vita eterna, nella nostra completezza (altrimenti, ci avrebbe creato direttamente come creature diverse, solo spirituali, al pari degli angeli)! era necessaria la Risurrezione del Figlio, sul cui modello siamo stati plasmati! Risorgendo Lui, potremo risorgere anche noi!  Se la Sua Carne Umana - legata indissolubilmente al Verbo - risorge, anche la nostra, che è legata a Lui, potrà risorgere!

I due dati - quello biblico e quello logico si riunificano in questo sillogismo:  se Dio Si è fatto Uomo per farci Dio come Lui (lo dice un bel canto di Natale, lo dicono anche i Santi, da Agostino alla stessa Maddalena de' Pazzi) allora Gesù doveva incarnarSi e doveva risorgere!
Leggiamo nelle pagine delle estasi della mistica carmelitana:
"Dio, nel creare l'uomo, lo fece simile a sé, ma non già un altro Dio così come Sè stesso, perché non era possibile che vi fosse più di un Dio. Ma nel ricrearlo volevo farlo un altro dio per partecipazione e unione, si fece Egli simile a lui, prendendo la sua natura, eccetto il peccato e l'ignoranza, tanto che l'uomo divenne in tutto simile a Dio, salvo che nella potenza che è contro il peccato e nell'eternità che è contro l'infermità". (Ibidem, p. 87)

Se l'uomo nell'Eden non avesse peccato, dal Paradiso terrestre si sarebbe passati al Paradiso vero; l'uomo sarebbe stato glorificato in anima e corpo. Ma senza un Dio di Carne, come avrebbe potuto esserci questa "partecipazione e unione" della e alla Divinità? Come si sarebbe potuto rendere eterno l'uomo, nella Sua carne, se solo Dio è eterno?

L'uomo è eterno nello spirito, come Dio è spirituale e ci partecipa - creandoci simili a Lui - la sua eternità spirituale.
L'anima, infatti, non muore.
Creandoci di carne ad immagine del Figlio - Incarnato e Risorto - anche il corpo dei santi diviene eterno, per partecipazione ed unione alla Carne del Figlio.

A questo punto si potrebbe obiettare: ma se noi siamo dio per partecipazione e unione, com'è che anche i dannati - che di certo non sono né uniti a Dio, né partecipano del Suo Essere, che è solo Amore e bontà - continuano ad essere penanti in corpo e anima? Dio non potrebbe "distruggerli"? 
Interviene anche qui un dato ontologico: Dio è Eterno...ed ogni Suo attributo va concepito in questa chiave di eternità.
Dio è Amore. Ma è Amore eterno. Se fosse temporaneo, non sarebbe Dio.
Dio è Giustizia. Ma Giustizia eterna. Una giustizia temporanea sarebbe una sorta di buonismo, non  vera giustizia.
Dio è Misericordia. Ma Misericordia Eterna. Se la misericordia fosse a tempo limitato, sarebbe sadismo, non vera magnanimità.
Per questo i santi godranno in corpo ed anima per l'eternità: parteciperanno della Vita Divina grazie all'unione con il Verbo.
I dannati soffriranno in eterno, perché Dio non può rinnegare Sè Stesso, in quanto Giustizia Eterna.

Da non confondersi allora l'eternità umana e spirituale dei beati con quella dei dannati.
Nel primo caso essa avviene per l'unione continua alla Divinità che partecipa ai santi la Sua stessa Vita; nel secondo, per un principio di Giustizia Divina, anche laddove non vi è più unione tra l'anima ed il Creatore.
Una giustizia che è in verità è instillata anche nell'uomo, tanto che Dio non condanna, ma è lo stesso peccatore dannato, che si autousclude dalla gioia eterna.

domenica 5 aprile 2015

PASQUA DI RISURREZIONE



Il silenzio è rotto: la Parola l'ha riempito!
La morte è sconfitta per sempre: la Vita l'ha distrutta!
Le tenebre non hanno vinto: la Luce vera le ha dissipate!

E ora l'Uomo-Dio, nella Sua Carne prova lo stupore indicibile e la gioia di essere "Uomo per sempre"!

L'Incarnazione ha trovato il suo compimento pieno, la sua dimensione di eternità, quella a cui ogni creatura aspira, in un anelito di felicità senza termine.

Il Verbo eterno ora è per sempre l'Emmanuele, il Dio con noi! 

 

sabato 4 aprile 2015

SETTIMANA SANTA - Meditazioni intorno alla Croce - L'UMANITA' DEL VERBO


Il sipario è calato sul Golgota.
La Madre ha riabbracciato il Figlio e il Padre si è nuovamente stretto al Verbo (misteri di un Dio Uno e Trino che mai, in realtà, è stato diviso...).
Ora il silenzio sembra dominare la scena del mondo.
La Passione pare lasciare la traccia di uno spossamento senza pari: dopo tanto brusio, tante urla e tanto pianto, ognuno sembra svestirsi dei propri panni di aguzzino, di comparsa, di protagonista.
Come dopo una lunga fatica, in un silenzio tombale, rotto da pianti e sospiri, si odono rumori quasi sopiti, di chi ha consumato tutte le proprie forze: crocifissi schiodati dalle loro croci, passi pesanti, soldati che borbottano qualcosa, mentre tornano alle loro incombenze ordinarie.
La folla, che prima si accalcava con ferocia indicibile, si allontana con l'aria di chi ormai ha visto lo spettacolo tanto atteso e non ha più nulla da fare in quel luogo di morte.
Alla Madre consegnano il Figlio "svuotato" di tutto per amore, come dopo un travaglio lungo e doloroso.
La Madre ha partorito l'umanità nuova con dolore insuperabile, dopo il dolore insuperabile del Figlio.
E quel  Figlio, chiuso nel sepolcro nuovo, nel giardino, sembra essere ormai deposto nel luogo del silenzio.
Tutto tace.
I discepoli tornano pensierosi alle loro case.
In Maria arde la speranza, ma anche il fremito dell'angoscia
(ma MAI quello della disperazione!)​
.
E' anche questo un mistero: l'angoscia nella speranza, la speranza nell'angoscia.
Il sentire umanissimo nella fede incrollabile. La fede incrollabile nella carne umana che si strazia per aver perso quel Figlio, Carne della carne di Maria.
Saranno tre giorni...e poi risorgerà.
Ma tre giorni di attesa, di speranza, di distanza.
Il Figlio non parla più con la sua Voce Umana; non abbraccia più con le Sue braccia di Carne; non sorride più con la Sua Bocca.
La dimensione soprannaturale, che tanto ha penetrato l'essenza di Maria, albeggia sotto le pesanti ceneri di un dolore straziante, il più grande che mai essere umano, dopo il Cristo Dio, abbia potuto assaporare.

Eppure quel Cristo-Uomo è il Corpo del Cristo-Dio. E' la Carne della Parola, è legato al Verbo in un'unione ipostatica che neanche la morte può spezzare.
Quel Corpo "appartiene" al Verbo. Quel Corpo è il Corpo del Verbo.
E' il Corpo che Dio ha "preparato e scelto" per farSi vedere, per farSi amare, per essere Dio con noi.

Da quel giardino, con il sepolcro nuovo, dove tutto sembra silenzio, la Vita opera, la Parola compie, e porta la salvezza del Padre.
Quel Gesù discende agli inferi, libera dalle catene della morte.
Raggiunge Adamo, il primo uomo e gli ridona la libertà dei figli di Dio. 
Tutto è ora possibile perché la Carne del Dio Vivente ha patito per tutti noi.
E' per mezzo di quella Sacra Umanità, di quel Santo Corpo che ora giace senza vita, che la Vita può ridare la vita ad ogni uomo.

E ora anche il Verbo attende  di ritrovare il proprio Corpo in una veste nuova.
Di essere Uomo per sempre. Di essere Gesù Cristo....per sempre.
Di rimanere UOMO per sempre, Egli che è DIO dall'eternità. 

venerdì 3 aprile 2015

SETTIMANA SANTA - Meditazioni intorno alla Croce - LO SPIRITO SANTO




Inchiodato alla Croce, Gesù pronuncia sette parole.
Le ultime sette parole.
Sguardi, silenzi e parole mi spingono a chiedermi: cosa poteva dare la forza a questo Cristo Crocifisso nella Sua Umanità Vera?
Da dove gli veniva la forza di amare, di vivere fino all'ultimo (vivere in pienezza, non semplicemente sopravvivere), di perdonare, di accettare?
Ma la domanda va posta in altri termini:
CHI dava al Cristo, all'Unto di Dio, questa forza sovrumana?
La chiave di lettura la troviamo proprio "alla fine" del Calvario:
"Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito".
(Mt 27,50).

Siamo abituati a guardare alla Croce dimenticando la Terza Persona della Santissima Trinità, quello Spirito che alberga nel Cuore Umano di Cristo, come legame d'Amore tra Lui ed il Padre.
 Quello Spirito che porta in Sé doni di sapienza, fortezza, pietà, consiglio, timor di Dio, scienza e intelletto.
E' lo Spirito che rafforza l'Umanità di Gesù sulla Croce.
E' lo Spirito che dona il vigore di vivere fino all'ultimo a Cristo Uomo.
E' sempre per opera dello Spirito che Gesù rimette i peccati al buon ladrone;
che prega il Padre;
che a Lui si affida nonostante l'oscurità interiore;
che si realizza la nuova maternità di Maria verso tutti i discepoli.
MI piace molto l'idea finale dello Spirito che - emesso da Gesù - per un attimo "aleggia" nuovamente sulla Terra. 
Il Padre sta "ricreando"  l'uomo nuovo attraverso il Sacrificio del Figlio. Lo ricrea a Sua immagine e somiglianza e "alita" ancora una volta lo Spirito nelle narici della creatura, per ridonarle la vita. 
Siamo ad una Nuova Genesi.

E lo Spirito Santo che è presente in tutti i Sacramenti è presente anche ora che Gesù fa sforgare dal Suo costato Sangue ed Acqua, simbolo dei Sacramenti stessi...
Quale fornace d'amore era lo Spirito, al culmine della donazione di Gesù per tutti noi e per la gioia del Padre?
Nessuna mente umana può immaginarlo totalmente e pienamente...ma sappiamo un fuoco riscalda, illumina, vivifica, lascia una traccia su ciò che tocca o anche a cui solo si avvicina.
La Croce è piantata, le sue radici si sono innestate per sempre nel mondo; lo Spirito d'Amore è quella Luce che - alla fine di questa storia di Passione - per un attimo anticipatorio si manifesta e dice all'umanità:
 "Brillo ancora di più
perché l'Amore ha raggiunto il Suo Compimento
il Suo vertice  tra Dio e l'Uomo.
 Quale Amore infinito tra Verbo e Padre
sempre sono stato,
ma quale amore tra l'Uomo-Dio e Dio Padre
il mio tempo è scoccato sulla Terra
e questo tempo, ora
ha raggiunto il culmine.
Sempre avrei voluto venire a voi
e in tanti modi l'ho fatto:
nei profeti,
nelle ispirazioni più sante
che mente umana abbia potuto concepire.
Nella creazione ed in voi stessi
avete visto la Mia opera:
tutto è opera dell'Amore di Dio.
In ogni amore puro
c'era un riflesso di Me,
Amore tra Padre e Figlio,
amore tra Figlio e Padre.
Ma ora potrò raggiungervi
in pienezza
perché tutto passerà
da Colui che mi ha portato
nel Suo Cuore
e che mi ha donato
attraverso il Suo Cuore.
Colui che vi fa nuovi
vi donerà anche Me.
Scoprirete quanto è dolce
l'intimità tra Padre e figli,
ricorderete ciò che il Cristo ha detto,
capirete ciò che ha fatto,
comprenderete cosa voglia dire chiamare Dio
Padre Nostro,
penetrerete 
nelle viscere dell'amore materno
e misericordioso
del Dio Uno e Trino
che vi ama dall'Eternità".