giovedì 4 ottobre 2012

FESTA DI SAN FRANCESCO D'ASSISI




San Francesco d'Assisi- Chiesa di San Silvestro Papa e Santa Dorotea , Roma


O Dio, che nel Serafico Padre san Francesco,
 povero e umile,
 hai offerto alla tua Chiesa 
una viva immagine del Cristo, 
concedi a noi di seguire il tuo Figlio 
nella via del Vangelo 
e di unirci a te in carità e letizia.




Dagli scritti di San Francesco d'Assisi:

LA PAZIENZA

"Il servo di Dio non può conoscere quanta pazienza e umiltà abbia un sé, finché gli si dà soddisfazione.
Quando invece verrà il tempo in cui quelli che gli dovrebbero dare soddisfazione gli si mettono contro, quanta pazienza e umiltà ha in questo caso, tanta ne ha e non di più".

LA POVERTA' DI SPIRITO

"Ci sono molti che, applicandosi insistentemente a preghiere o occupazioni, fanno molte astinenze e mortificazioni corporali, ma per una sola parola che sembri ingiuria verso la loro persona, o per qualche cosa che venga loro tolta, scandalizzati, subito si irritano.
Questi non sono poveri in spirito, poiché chi è veramente povero in spirito odia se stesso e ama quelli che lo percuotono sulla guancia"

(Francesco d'Assisi- Ammonizioni XIII-XIV) 


Fra le sette opere di misericordia spirituale rientra il "sopportare pazientemente le persone moleste" e San Francesco d'Assisi -patrono d'Italia di cui oggi ricorre la Festa Liturgica- ci permette di riannodare la virtù della pazienza al dono della povertà di "spirito".

Essere poveri di spirito significa non avere attaccamento a sé stessi, al contrario, implica il considerarsi come totalmente privi di tutto, perché ogni bene, ogni virtù, ogni qualità, ci vengono da Dio solo.
Entrando in quest'ottica è possibile abbracciare con pazienza la croce (a volte anche molto pesante) delle mortificazioni spirituali che ingiustamente inflitteci.
San Paolo ci dice che Cristo, da ricco che era, si fece povero per noi (cfr 2Cor 8,9) e sopportò umiliazioni, percosse, insulti....rendendosi -ed è Isaia stavolta a dirlo- muto come pecora condotta al macello ( cf Is 53,7) .

Cristo si è "spogliato" volontariamente dell' "orgoglio" di essere nientemeno che Dio: ha assunto la natura umana (mantenendo anche quella divina!) e si è lasciato sottoporre alle peggiori infamie: dalle bestemmie contro di Lui, fino alla morte in croce.

La Sua Pazienza è stata quella che il Vangelo di oggi (Mt 11,.25-30) ci ha rammentato: umiltà e mitezza di cuore.
I veri poveri di spirito sono umili -riconoscono quindi che l'Unico Sommo Bene è Dio- e dunque miti. Che motivo avrebbero di inquietarsi, sapendo che niente di buono è in essi, ma solo in Dio, e che Dio stesso, fattoSi Uomo, si è lasciato crocifiggere?

E' solo con questa pazienza che si possono affrontare le prove morali (non solo fisiche) della vita, amando i propri nemici.
Questo è fare la volontà di Dio: rimettere i debiti che gli altri hanno nei nostri confronti, perdonando i loro affronti.
E' quello che chiediamo nel Padre Nostro! E' quello che ha fatto Gesù Cristo in Croce: "Padre. perdonali, perché non sanno quello che fanno". (Lc 23,34)

Quale vantaggio ce ne deriva?
La povertà di spirito ci fa accumulare ricchezze per il Regno dei Cieli: Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli (Mt 5,3).

Che San Francesco ci ottenga dal Signore la vera povertà di spirito.
PACE E BENE A VOI TUTTI!

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