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mercoledì 19 febbraio 2014

NOVENA A MARIA, MADRE DELLA CHIESA - per il Papa emerito Benedetto XVI -




Carissimi amici,

anche il blog "Chiamati alla speranza" partecipa volentieri e di tutto cuore, all'iniziativa orante promossa dal blog "Il Papa emerito", vale a dire una Novena a Maria, Madre della Chiesa, per Benedetto XVI, in preparazione alla "Giornata di preghiera con Benedetto, per Benedetto", che avrà luogo il 28 febbraio prossimo.


E' il modo migliore per fare memoria riconoscente di quanto il Signore ci ha donato negli anni del pontificato del Papa emerito, e per accompagnarlo con la preghiera - in quell'unione orante che ci tiene ancora uniti e che, come egli ebbe modo di dire nella sua penultima udienza del 13 febbraio 2013, sentì "quasi fisicamente".

Facciamo nostre le parole che Papa Francesco ha lanciato su tweetter, pochi giorni fa (l'11, anniversario dell'annuncio di rinuncia di Benedetto XVI):

  "vi invito a pregare insieme con me 
per Sua Santità Benedetto XVI,
 un uomo di grande coraggio e umiltà”.


Cliccando sull'immagine, si aprirà la pagina - anche stampabile - del sussidio preparato dal promotore dell'iniziativa.


https://www.dropbox.com/s/2ofv84nmrzoan4q/Novena%20per%20Benedetto.pdf

domenica 3 giugno 2012

E AVRAI UN TESORO IN CIELO.... -prima parte-



Il Vangelo che la Liturgia ci offre nel ritornare al tempo ordinario è particolarmente incisivo: si tratta di Mc 10,17-27, che ci presenta l'episodio meglio conosciuto con il titolo del "Giovane ricco", secondo la definizione che si ritrova in Mt 19,16-22.

La pagina marciana è molto intensa, per molti versi più delle altre due in cui troviamo il medesimo episodio (anche Luca, al capitolo 18, riporta il racconto di questo avvenimento).
Ci sono dei "dettagli" che in una rilettura pacata, meditata di questo brano, possono aiutarci a cogliere tutta la portata del "dramma umano" della scelta e dell'invito di Gesù.
In una parola sola, la TENSIONE fra la chiamata e la risposta.
Tuttavia, un'analisi  combinata dei tre brani sarà utile per integrare nei suoi vari aspetti questo episodio.

Il vangelo di Marco parte da un dettaglio "spaziale": Gesù sta camminando per la strada...quand'ecco che un tale, proprio l'uomo ricco, gli corre incontro e si getta in ginocchio davanti a lui.

Non sono elementi di poco conto: Gesù passa per le strade delle nostre vite, cammina come ha sempre camminato e probabilmente noi Lo abbiamo anche sempre seguito, o Lo seguiamo comunque da un certo periodo di tempo.
Eppure, arrivati a questo punto, l'uomo ricco sente un bisogno "impellente", ma quasi inconscio: non si accontenta più di tenere il passo degli altri discepoli, di stare dietro a Gesù.
Gli corre incontro, aumenta la sua velocità, si porta "davanti" a Cristo.
Potremmo dire: si fa notare....ma in realtà cerca di farsi notare perché sente dentro un "pungolo"...qualcosa che non lo fa stare tranquillo.

Infatti si getta in ginocchio: lui, il notabile ricco (secondo il Vangelo di Luca), un uomo rispettato in società nonostante la giovinezza, un uomo che può avere tutto quello che desidera, perché non ha problemi di "portafoglio.... l'uomo del Vecchio testamento, che ha osservato gelosamente i comandamenti dell'Antica Legge...cade ai piedi del Signore.
Lo chiama "MAESTRO BUONO", quindi vede in Lui un Rabbì,  ma quel cadere in ginocchio connota il suo passo in avanti: Gesù -per lui- non è un semplice "Maestro", ma IL Maestro...il Figlio di Dio!
Riconosce infatti in Lui gli stessi attributi di Dio, primo fra tutti, la BONTA'.
La risposta di Gesù non è quindi un "declinare" quanto Gli spetti, ma serve a noi per capire il cambiamento di rotta che sta vivendo il protagonista di questo brano evangelico.
Riconoscere Gesù come buono, pur sapendo che Dio solo è buono, ci conferma in quanto sopra detto: l'uomo afferma, col suo gesto e con le sue parole, di aver riconosciuto in Cristo proprio il Messia, tanto da definirLo come si definisce Dio!

Poi, il giovane ricco compie un altro passo. 
Gli rivolge una domanda che è ancora la spia del suo pungolo interiore che lo attanaglia: "Cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna"?
IN EREDITA'.....come la ricevono i FIGLI! E noi, in Cristo, siamo FIGLI DI DIO!

Il notabile giovane ricco ha -seppure ancora in maniera confusa- capito che non esiste solo la ricchezza materiale, di cui già è pieno e ha anche compreso che sebbene un'eredità si acquisti per "diritto" in virtù della figliolanza, si corra tuttavia il rischio di "rifiutarla".
L'eredità celeste è un bene che è nostro se noi lo VOGLIAMO ricevere.
L'eredità celeste possiamo iniziare a goderla anche qui, ma possiamo anche dissiparla a partire da qui...come fa il figlio prodigo quando prende quanto gli spetta e sperpera tutto, lontano dalla casa del Padre.
L'eredità Dio ce la offre gratuitamente, ma ci lascia liberi di rispondere: "ACCETTO" oppure "RIFIUTO"!

Gesù, al giovane ricco, risponde con quello che potremmo definire l'ABC della vita cristiana: i dieci comandamenti....quello che era valido per gli antichi ebrei, ma che di fondo lo è anche oggi per noi.
Vivi secondo la legge di Dio...e l'eredità è tua.

Eppure, proprio a questo punto si manifesta in maniera totalmente chiara tutto il dramma interiore di un uomo giovane, ricco, abituato al lavoro intellettuale, fra agi e ricchezze, che sente una spinta interiore a fare di più....ma si trova nella condizione psicologica e umana di una "non completa maturazione spirituale", per cui, pur riconoscendo Gesù come Signore, non è ancora in grado di dare il suo SI' in pienezza.
Nel giovane ricco c'è poi anche l'aspetto "sociale": rompere con l'Antico Testamento...e passare al Nuovo...

Quest'uomo è arrivato fino a Gesù, ha capito che gli manca qualcosa per essere completamente felice, si è buttato ai piedi di Cristo...Gli ha rivolto delle domande...
vuole l'eredità del Cielo, il TESORO del Cielo, la VERA RICCHEZZA...e Gesù gli dice :ti basta seguire la Legge...

Ma l'uomo non sembra accontentarsi di questa risposta...e dice di aver fatto sempre quello che il Cristo gli ha suggerito.
In sostanza, il giovane ricco SENTE che DEVE, che POTREBBE fare dell'altro...che a lui questo NON BASTA....

Quanto è bella la libertà che il Signore ci lascia: Gesù non forza il giovane ricco...ma gli offre, come prima risposta, quella di una normalissima vita di buon osservante....
E' la stessa libertà che offre anche a noi: segui i comandamenti, vivi da buon cristiano...e l'eredità sarà tua....

Quanto è bella la semplicità di un Dio che aspetta che sia proprio il suo interlocutore a spingersi oltre a chiedere cosa sia il "di più"...

allora, ancora più bella è la risposta gestuale del Cristo, che "fissatolo, lo amò"...

Ecco, a questo punto, il Signore vede in noi un barlume di "risposta", un accenno ad un desiderio di perfezione maggiore...e si spinge oltre, ci guarda, ci "fissa": scava dentro di noi, scava col Suo Cuore dentro al nostro cuore; entra col Suo Cuore Umano e Divino nel nostro povero cuore di carne e ci fa sentire il Suo Amore.
Un Amore speciale, superiore a qualunque altro amore; un Amore totale e totalizzante...avvincente, seducente, un Amore che va oltre ogni aspettativa umana di affetto.

E' stupendo questo modo di fare di Dio: non ci chiede nulla senza prima averci quasi dato un "pegno", un "assaggio" di quell'eredità celeste che Gli stiamo chiedendo!
Ci dice: se vuoi l'eredità ti basta seguire la legge di Dio, ma se vuoi un posto ancora più speciale accanto a me....   "Va, vendi tutto quello che hai...poi vieni e seguimi"!

Qui si manifesta il dramma totale, completo, consumato: il giovane ricco, che da sempre ha scrupolosamente seguito l'Antica Legge, si è formato uno "status" da cui trova difficile uscire.
Ha "creato" un "modello di IO" che non riesce ancora a concepire come "accantonabile".
La vera ricchezza che l'uomo deve lasciare per essere felice -quando è chiamato- non è tanto e  non solo quella materiale, ma tutto il suo "modello" di persona fino ad allora "coltivato".

Gesù chiede al ricco del Vangelo di dismettere i panni di uomo abituato a non aver bisogno di niente e nessuno; di svestirsi dei panni della persona rispettata e temuta per la propria posizione sociale, magari anche la propria idea di farsi una bella famiglia....
Gesù chiede al giovane uomo ricco di non valutarsi più secondo i propri canoni decisionali, ma di lasciare a Lui il compito di plasmarlo....e gli offre, per un attimo, quello splendido gesto, quello sguardo, in cui lo fa sentire "avvolto" dall'Amore esclusivo di Dio....

E nonostante tutto... scatta il NO dell'uomo chiamato.
Qui scatta il "vorrei, ma non sono pronto"....e l'uomo, che pure capisce di perdere qualcosa di seriamente importante...gira i tacchi e se ne va.
TRISTE, perché aveva molti beni.
Eppure, proprio questa tristezza è l'indice di un "pungolo" che non ha ancora smesso di scavare nel cuore di questo giovane....perché se non avvertisse il desiderio di un "di più" non avrebbe in sé neanche quell'espressione affranta sul volto!

E allora è bello notare la conclusione del Vangelo come un finale aperto, sia da parte del giovane ricco, che di Gesù.
"Niente è impossibile a Dio", ci dice il Signore.
E il giovane che se n'è andato triste...per via delle ricchezze che gli veniva difficile lasciare...forse avrà ripensato con "nostalgia" a quello sguardo amorevole del Signore...
forse avrà "meditato" lungamente, nel segreto del suo cuore, su quanto aveva ascoltato dal "Maestro buono"....
forse, alla fine, avrà venduto i suoi beni, si sarà spogliato delle sue "ricchezze dell'io" e sarà nuovamente corso incontro a Cristo, per la strada, cadendo ai Suoi piedi ed offrendogli il suo SI' di discepolo innamorato!





PREGHIERA DI BENEDETTO XVI PER LE VOCAZIONI

Beata sei tu, Maria
Vergine dal cuore infinito.
Intuisci con affetto di Madre
le segrete attese di ogni persona,
che cerca il senso autentico
della propria Chiamata.
Incoraggia con cuore di Madre
il profondo desiderio di ogni vita,
che sa farsi
dono e servizio nella Chiesa.
Donaci la tua mano dolce,
quando la strada delle scelte
si fa ardua e faticosa.
Donaci la tua fede trasparente,
quando il nostro cuore
è dubbioso ed inquieto.
Donaci la tua preghiera fiduciosa
per capire,
per partire,
per servire.
Vergine Madre, semplice nel cuore.
Vergine Sorella, sostegno nel cammino.
Vergine Amica, infinito Sì all’Amore.
Intercedi per noi sante Vocazioni,
dono gioioso della Carità di Dio.
Amen


lunedì 16 aprile 2012

BUON COMPLEANNO, SANTO PADRE!



Orémus pro Pontífice

nostro Benedícto
 

Dominus consérvet eum,
et vivi
ficet eum,
et bea
tum faciat eum in terra,
et non tradat eum in animam inimicorum éius.

 
Preghiamo per il Papa Benedetto.
Il Signore Lo conservi, Gli doni vita e salute,
Lo renda felice sulla terra
e Lo preservi da ogni male.
Amen.
 

giovedì 15 dicembre 2011

FURTO DI OSTIE....PREGHIAMO, RIPARIAMO!


Qualche giorno fa, nella Chiesa parrocchiale di Santa Caterina sullo Jonio (Cz) sono state purtroppo rubate delle Ostie Consacrate.
Come precisato dal parroco, Don Saverio Mattei, pissidi e teche in cui erano contenute le Sacre Specie, non sono di valore.
Ci si auspica quindi che venga restituito l'UNICO VERO VALORE: GESU' SACRAMENTATO.



Chiedo a tutti i lettori del blog di offrire la propria preghiera, la partecipazione alla Santa Messa o anche i piccoli "fioretti" quotidiani, in riparazione per questo terribile atto sacrilego ed affinché le Ostie possano fare ritorno in Chiesa.


Grazie a voi tutti!

lunedì 20 giugno 2011

NOVENA PER IL SANTO PADRE

Il 29 giugno il Santo Padre Benedetto XVI festeggerà il 60° anniversario di ordinazione sacerdotale.
Alle preghiere che quotidianamente rivolgiamo per lui al Signore, uniamo anche una semplice novena, che può consistere nella recita di questa breve orazione:






OREMUS PRO PONTIFICE NOSTRO BENEDICTO

                     Oremus pro Pontifice nostro Benedicto
Dominus conservet eum 
et vivificet eum 
et beatum faciat eum in terra
et non tradat eum in animam inimicorum eius


martedì 19 aprile 2011

AUGURI, SANTO PADRE! Sei anni di pontificato di Benedetto XVI



Oremus pro Pontifice nostro Benedicto. 
Dominus conservet eum,
 et vivificet eum,
 et beatum faciat eum in terra, 
et non tradat eum in animam inimicorum eius.

giovedì 16 dicembre 2010

NOVENA DI NATALE con le Carmelitane Scalze di Parma


Nell'augurare a voi tutti una buona novena in preparazione al Santo Natale, vi rimando alle pagine natalizie curate dalle monache carmelitane di Parma, su cui potete trovare il testo per pregare e meditare, in questi nove giorni che precedono la nascita di Gesù Bambino!


lunedì 29 novembre 2010

NOVENA ALL'IMMACOLATA



O Padre, che nell'Immacolata Concezione della Vergine, 
hai preparato una degna dimora del Tuo Figlio,
 e in previsione della morte di Lui l'hai preservata da ogni macchia di peccato,
 concedi anche a noi, per sua intercessione,
 di venire incontro a Te in santità e purezza di spirito.


Per il nostro Signore Gesù Cristo, 
tuo Figlio che è Dio 
e vive e regna con Te
 e con lo Spirito Santo 
per tutti i secoli dei secoli.


Amen

lunedì 15 novembre 2010

TRIDUO A SANTA GERTRUDE DI HELFTA. Terzo giorno: l'umiltà confidente è "ricompensa" agli occhi di Dio!



O Dio, che ti sei preparato una degna dimora nel cuore di Santa Geltrude vergine,
rischiara le nostre tenebre 
perché possiamo gustare la gioia della tua viva presenza nel nostro spirito.

Amen



Da "L'Araldo del Divino Amore":

"Quante volte tu pensi nella tua indegnità di non meritare i miei doni e per di più fai affidamento sulla mia misericordia, altrettante volte mi restituisci la giusta rendita per i miei doni".

Abbiamo ricevuto ogni cosa (a partire dall'esistenza!) dal Signore.
Già solo per questo dovremmo sentirci ricolmi di gratitudine sconfinata: Dio ci ha chiamati alla vita, ci ha donato l'opportunità di sceglierLo e amarLo per l'eternità, di essere, nella visione beatifica del Paradiso, eternamente felici.

Non mancano poi doni di ogni genere di cui Nostro Signore non è mai avido.
A volte, ci riempie di regali quando ancora siamo lontani da Lui, per usarli come "amorevole esca"  che ci attragga verso la Verità; altre volte, ci regala qualcosa quando siamo già sul giusto cammino, come incoraggiamento per andare avanti, senza mai dubitare del Suo aiuto, della Sua presenza....ma anche come stimolo per un apostolato ancora più intenso, in cui comunicarci scambievolmente ciò di cui Gesù ci ricolma.

I santi, da questo punto di vista, ci offrono numerosi esempi, e sono tutti caratterizzati dalla presa di coscienza dell'indegnità umana dinanzi a questi regali: l'uomo non ha alcun merito per ricevere i tesori di grazie contenuti nel Cuore di Gesù, è solo l'Amore Infinito che se ne fa dispensiere, proprio perché Dio ama disinteressatamente!

Il Signore ha spesso invitato i Santi a non disprezzare ciò che Lui, nella Sua benevolenza, ha deciso di donare, ma è altrettanto giusto, doveroso, riconoscere l'abisso che separa i nostri "non-meriti" dall'importanza dei regali a noi donati.

E' un po' quello che capita fra esseri umani: se una persona mi dona qualcosa di molto prezioso, che va ben al di quanto mi potrei aspettare in base alle circostanze, ai rapporti, e via dicendo, sarò subito portata a dire: "Non era il caso, non dovevi, NON ME LO MERITO"....

A maggior ragione, dovremmo sentire di rivolgerci così anche a Dio, quando riceviamo da Lui qualche dono speciale....fosse anche, semplicemente, la pazienza di affrontare una certa situazione, un coraggio particolare per assistere un ammalato...

Nella situazione "umana" portata come paragone, quasi sicuramente, il nostro interlucutore ci risponderebbe di non preoccuparci, che chi ci ha fatto il dono sarà contento di sapere che noi lo custodiremo, ne faremo buon uso....

Anche il Signore, quando ci dona qualcosa, non ci chiede altro che di fare buon uso, e di riconoscere (per giustizia, per gratitudine, per amore!), la nostra indegnità, ricorrendo ugualmente alla Sua Misericordia, che perdona le nostre colpe, amandoci come siamo.

Che Santa Gertrude ci ottenga il dono di accogliere con tali sentimenti, i regali che Gesù vorrà dispensarci nel corso della nostra vita!

domenica 14 novembre 2010

TRIDUO A SANTA GERTRUDE DI HELFTA. Secondo giorno: il valore della sofferenza



O Dio, che ti sei preparato una degna dimora nel cuore di Santa Geltrude vergine,
rischiara le nostre tenebre 
perché possiamo gustare la gioia della tua viva presenza nel nostro spirito.

Amen



Da "L'Araldo del Divino Amore":

"Quando accade che il corpo prova una sofferenza, l'anima riceve là dove c'è la parte che soffre un raggio come attraversato da una luce solare e in questo modo la rende chiara; inoltre quanto più totale e pesante è la sofferenza tanto più fa risplendere l'anima.
In particolare i dolori e le prove del cuore [vissuti] nell'umiltà, nella pazienza e in simili [virtù] danno tanto candore all'anima, quanto più arrivano a toccarla da vicino, in maniera forte e diretta.
Essenzialmente però essa si rende serena e fulgida per le opere di carità".

Diciamo e sentiamo spesso dire, che la sofferenza santifica, se vissuta con pazienza, fede, rassegnazione.
Ma Santa Gertrude, ci spiega anche quale "meccanismo" si attivi nell'anima, nel momento in cui patiamo un qualche dolore.
E splendida, ed anche confortante, questa immagine dell'anima che viene "chiarificata", resa più trasparente, aiuta a comprendere come il dolore sia una sorta di "carta vetrata" che smussi le nostre asperità, gli angoli, rendendoci, poco a poco, più....lisci...e trasparenti!
In che senso, l'anima viene resa più chiara?
Potremmo dire che accade in tanti modi...ad esempio: nel momento in cui ci colpisce un dolore fisico, riusciamo a riscoprire il valore di tanti doni che normalmente consideriamo poco importanti, o comunque non apprezziamo nella loro interezza.
Se ad esempio fossimo costretti a rimanere con la mano sinistra ingessata per un mese, ci accorgeremmo, improvvisamente, di quante cose facevamo con quella mano, anche senza essere mancini! 
Questa -e altre situazioni simili- possono spingerci (se ci lasciamo lavorare dalla Grazia), a riconoscere il valore della salute come un vero dono, per essere autonomi, per renderci di servizio agli altri.
D'altro canto, il dolore, la prova fisica, possono anche renderci "trasparenti" in un'altra ottica: ci fanno rivalutare l'importanza di molte altre cose, che in tante circostanze portiamo al primo posto della nostra scala gerarchica.
Quanti rapporti familiari, ad esempio, davanti ad una grave malattia di un parente, si rinsaldano?
Santa Gertrude, ci dice, infine, che i dolori del cuore, a certe condizioni (ossia, come li si affronta), sono quelli che maggiormente purificano (rispetto ai dolori materiali).
Il motivo è semplice da capire: ci fanno sperimentare quell'abbandono interiore, in cui a volte, l'unico amico che riusciamo a trovare, l'unico che veramente ci ascolti, su cui possiamo fare affidamento, diventa Gesù.
Quel Gesù abbandonato dai discepoli nell'Orto degli Ulivi, che ha sperimentato la solitudine, anche umana, prima di noi.
L'unico che rimanga sempre in nostra compagnia, quando anche non Lo percepissimo sensibilmente.
L'unico nel quale possiamo riversare interamente il nostro cuore e le nostre pene.

Infine, non dimentichiamo che tutti abbiamo una via ordinaria per purificare la nostra anima e vivere nella serenità di chi ha operato secondo il Vangelo: la carità.

"Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. 
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova".  (Cor 13, 1-3)

Che Santa Gertrude ottenga per noi, dal Signore, di vivere animati dall'ardente desiderio di santificarci, rendendo sempre più "chiara" la nostra anima!

sabato 13 novembre 2010

TRIDUO A SANTA GERTRUDE DI HELFTA. Primo giorno: le Piaghe di Nostro Signore



O Dio, che ti sei preparato una degna dimora nel cuore di Santa Geltrude vergine,
rischiara le nostre tenebre 
perché possiamo gustare la gioia della tua viva presenza nel nostro spirito.

Amen


Da "L'araldo del Divino Amore" (scritto autografo di Santa Gertrude):

"Ho sentito come se dal cielo a me, senza esserne affatto degna, venisse conferito ciò che prima avevo chiesto nella predetta orazione, ovvero ho avuto spiritualmente la consapevolezza che nel profondo del mio cuore, quasi in precise zone, si imprimevano le venerabili e adorabili stimmate delle tue santissime piaghe, attraverso le quali hai medicato l'anima mia, facendomi bere al contempo alla coppa del nettare d'amore.
Tuttavia la mia indegnità non aveva consumato l'abisso della tua misericordia giacché per la sovrabbondanza della tua grandissima generosità ho ricevuto anche questo memorabile dono, e cioè che, ogni volta che durante il giorno recitavo cinque versetti del salmo Benedici, anima mia con l'intenzione di rendere spiritualmente omaggio a quelle impronte d'amore, io non posso affermare che mi sia mai venuto a mancare un qualche speciale beneficio".

Queste parole della Santa, illustrano -in parte- l'iconografia delle sue rappresentazioni, che di norma la vedono raffigurata con il cuore ben visibile, all'interno del quale si scorge il Bambino Gesù.
Geltrude ha posto, al centro del proprio cuore, proprio il Signore, facendone il "perno" attorno cui e verso cui orientare la propria vita.
E il Signore stesso ha impresso nel cuore della sposa, le Sue Sante Piaghe, che come dice la stessa Santa, furono motivo a loro volta di altre grandi doni:

1) "ho ricevuto la grazia di deporre sulle piaghe dei tuoi santi piedi ogni ruggine dei peccati e il piacere meschino della mondanità;

2) "di lavare ogni macchia di carnale ed effimero godimento ad una fontana d'amore da cui sono sgorgati per me sangue ed acqua"; 

3) "di sostare a requie dello spirito sulla ferita della tua mano sinistra quasi come la colomba che si affretta a fare il nido nelle fenditure della roccia";

4) "di appropriarmi con fiducia, accostandomi alla piaga della mano destra, di tutto quanto mi manca al raggiungimento della virtù e che lì è riposto interamente per me";

5) "resa pura da ogni forma di peccato e compensata nella scarsezza dei miei meriti, ho potuto godere in un casto abbraccio della tua tanto desiderabile e dolce presenza".

Le piaghe di Nostro Signore sono un "regalo" prezioso per tutti noi.
Sono il segno "tangibile" del Suo Amore senza confini per le Sue Creature.
Quante volte, nel corso della giornata, andiamo con il pensiero amoroso a quelle Ferite?
Ringraziamo Gesù per essersi fatto "martoriare" per amore nostro?
Cerchiamo rifugio in quelle Piaghe?
Eppure, tante volte, ad innumerevoli Santi, il Signore ha proprio consigliato di far questo: nelle prove, nei dolori, nelle solitudini, andare a cercare conforto e riparo in quelle Piaghe che sono fonte inesauribile dell'Amore Divino.

Che per intercessione di Santa Gertrude, anche noi possiamo amare e onorare le Piaghe di Nostro Signore, e trovarvi conforto nelle nostre difficoltà!

lunedì 8 novembre 2010

TRIDUO ALLA BEATA ELISABETTA DELLA TRINITA', CARMELITANA SCALZA. Terzo giorno:se agiamo in Dio, niente è banale!



O Dio, che ami tanto gli uomini da fare in essi la tua dimora,
Ti ringraziamo dei doni concessi a Suor Elisabetta della Trinità,
alla quale hai fatto comprendere e gustare l'ineffabile tua presenza nell'anima.

Se Ti piace glorificare questa tua serva fedele, 
per i suoi meriti concedici la grazia che ti domandiamo.

3 GLORIA PATRI



Da una lettera della beata Elisabetta a Francesca de Sourdon:

"Per arrivare alla vita ideale dell'anima credo che bisogna vivere nel soprannaturale, cioè non agire mai naturalmente.
Bisogna prendere coscienza che Dio si trova nel più intimo di noi ed affrontare tutto con lui.
Allora non si è mai banali, neppure facendo le azioni più ordinarie perché non si vive in queste cose, ma si va al di là di esse.
Un' anima soprannaturale non tratta mai con le cause seconde, ma solo con Dio.
Com'è semplificata così la sua vita, come si avvicina alla vita degli spiriti beati, com'è resa libera da se stessa e da ogni cosa!
Tutto per lei si riduce all'unità, quest'unico necessario di cui il Maestro parlava alla Maddalena.
Allora è veramente grande, veramente libera, perché essa ha incluso la sua volontà in quella di Dio".

Ci sono poi tanti di noi, che non vivono circondati da cose preziose, ma che, giorno dopo giorno, si dedicano a semplici attività: mamme di famiglia, casalinghe, spazzini, operai...e tanti altri ancora...non da ultimo, i disoccupati. che pur possedendo competenze e capacità, sono spesso "costretti" ad una vita  diversa da quella cui aspiravano.

Ci sono poi persone che si dedicano ad attività più "intellettuali" o "artistiche", ma anche per loro, giunge il quotidiano e irrinunciabile appuntamento con i gesti e le azioni più semplici: dal pranzo da preparare, alla pulizia necessaria della casa; dal compilare la lista della spesa al riposare nelle ore notturne...

Finché non si "vive" in Dio, si potrebbe essere portati a fare differenze fra i due stili di vita, nonostante la comunanza di mille azioni quotidiane, si potrebbe pensare che l'intellettuale o l'artista conducano un'esistenza più "piena", intensa, importante anche agli occhi di Dio, mentre la casalinga, la madre di famiglia, la donna di servizio, lo spazzino, siano "inferiori" sul piano sociale e umano.
Quanti complessi di inferiorità, che si scatenano in molte persone, per questo motivo, e quante manie di protagonismo, nascono invece in tante altre!

La beata Elisabetta della Trinità, ci dice oggi che questi atteggiamenti sono sbagliati, non corrispondono all'ottica di un Dio-Amore che ha creato questo nostro mondo, questa nostra esistenza fatta sia di cose elevate, artistiche, intellettuali, sia di cose apparentemente umili, semplici...piccole.

Nel pensiero divino  ciascuna cosa, ciascuna attività, hanno una loro specifica "importanza", rientrano in un'economia che consente alla vita umana di essere bene organizzata, di...funzionare!
Pensiamo, per un attimo, a cosa accada nel laboratorio di un grande artista, che produca veri capolavori: per arrivare al risultato finale, anche lui dovrà sporcarsi le mani con i materiali che utilizza, dovrà impastare, o tagliare, sudare per ottenere l'esito finale.
Dovrà ripulire il piano di lavoro più volte, per evitare che lo sporco "contamini" la sua produzione....
Alla fine, noi ne ammireremo il risultato finale, e loderemo quell'artista solo per quel capolavoro, ma quante azioni, apparentemente più umili, ma necessarie, ci sono dietro!

Ecco, nell'ottica di Dio, tutta la nostra vita può essere (se anche noi lo vogliamo!) un CAPOLAVORO e per giungere a farne un'opera d'arte, dobbiamo anche noi compiere molteplici piccoli gesti quotidiani, che a prima vista sono "inferiori" rispetto al valore finale dell'opera, ma senza i quali, quell'opera non potrà mai venire alla luce!

Così, accudire una persona anziana, sarà il nostro semplice lavoro per fare della nostra vita un capolavoro di carità e amore; lavare con amore le verdure che useremo per preparare i nostri pasti, servirà a creare un capolavoro di servizio che si manifesta anche nelle attenzioni per i bisogni materiali dei nostri cari....e via dicendo....

Se riversiamo ogni azione in Dio, vedendo in essa un'occasione per dimostrare la nostra gratitudine per il dono della vita, ed un'opportunità per farne una meraviglia, nell'ottica divina che ci ha CREATI, VOLUTI immersi anche nei piccoli gesti, potremo realmente superare la "materialità" delle attività e vivere nel soprannaturale, già in questa terra!

Allora, preghiamo la beata Elisabetta, affinché ci aiuti in questo nostro impegno, guardando al modello dell'umile Gesù, figlio di un falegname di Nazareth e di una "casalinga", vissuto in una piccola e povera casa, affaccendato anche lui fra mille azioni quotidiane di una "semplicità" sorprendente....
...quell'umile lavoratore, quell'umile uomo, è il Figlio di Dio e ha fatto della sua esistenza terrena, un CAPOLAVORO DI AMORE! 
Che anche la nostra vita, possa divenire un'opera d'arte, della quale il Signore possa compiacersi per l'Eternità!

domenica 7 novembre 2010

TRIDUO ALLA BEATA ELISABETTA DELLA TRINITA', CARMELITANA SCALZA. Secondo giorno: ritroviamoci tutti in Dio!


O Dio, che ami tanto gli uomini da fare in essi la tua dimora,
Ti ringraziamo dei doni concessi a Suor Elisabetta della Trinità,
alla quale hai fatto comprendere e gustare l'ineffabile tua presenza nell'anima.

Se Ti piace glorificare questa tua serva fedele, 
per i suoi meriti concedici la grazia che ti domandiamo.

3 GLORIA PATRI



Dalle lettere della beata Elisabetta alla madre:

"Il buon Dio non ci ha affatto separate, nulla è cambiato e la tua piccola Elisabetta viene come un tempo a farsi acquietare e a dirti con un bel bacio che ti ama totalmente, totalmente!
Dunque nessuna tristezza, oggi; se tu sapessi quanto ti sono vicina!
E' così bello ritrovarsi vicino al buon Dio, mi sembra che lì non vi sia più nessuna separazione, nessuna distanza.
In Lui abbiamo tutto!
[...]
Nel cielo e sulla terra gli assenti sono tanto vicino a te, non lo senti?
Stasera, nel silenzio di questa piccola cara cella, sola con colui che amo, l'anima mia e il mio cuore vengono a trovarti e credo che se realmente fossi vicino a te con la mia persona, ti sarei meno presente perché, tu lo sai bene, per i cuoi non ci sono distanze e quello della tua Elisabetta è sempre tuo".

Non di rado, i nostri affetti sono molto "umani" e poco spirituali: non che ci sia nulla di male nel volere bene anche sul piano "terreno", preoccupandoci delle necessità concrete dei nostri amici, familiari, conoscenti, ma c'è una forma di amore superiore che è di gran lunga migliore a questo tipo di legame e che è l'unica che realmente ci può far rimanere uniti per l'eternità a coloro che amiamo.

L'amore spirituale, di cui ci parla oggi anche la beata Elisabetta, è un affetto in grado di superare anche la prova più dura: quella del distacco fisico.

Bisogna fare attenzione: non c'è solo il distacco dovuto alla lontananza, o alla morte, ma anche una forma di salutare "autonomia", che a volte non riusciamo a ritrovare nelle nostre relazioni affettive.
Diventiamo così "attaccati" agli affetti, che, a volte, vorremmo stare sempre in compagnia di qualcuno, fare ogni cosa assieme, tanto da diventare gelosi se la persona cui vogliamo bene, abbia altri amici, o familiari cui sia particolarmente legato.
Non sono poi cose così difficili da riscontrare: suocere gelose delle nuore che "portano" via i loro figli e viceversa; amici che non vogliono condividere con altre persone l'amico del cuore; fidanzate che pretenderebbero di rimanere sempre in compagnia del ragazzo; mariti così gelosi delle proprie mogli, da essere infastiditi da chiunque le avvicini, anche per semplici e leciti contatti di lavoro, conoscenza, vicinato.
Dalle piccole alle grandi gelosie, spesso nessuno di noi è esente.

Il distacco, che ci consente di amare veramente, lasciando "libertà" all'altro, e soprattutto accordando fiducia alla persona e a Dio, è l'unica cosa che ci può aiutare nel passaggio da un amore puramente umano a quello spirituale.

In questo modo, anche la lontananza fisica diventa più facilmente sopportabile, e alla fine, in un certo senso, si annulla: se viviamo in Dio, che ci "contiene" tutti, allora riusciremo a sentirci realmente vicini anche ai nostri cari lontani, e la stessa cosa accadrà con il distacco più duro, quello della morte.

Pensiamo all'esempio di due persone che si amino molto e che, pur in una stessa casa, si trovino in stanze diverse, a sbrigare dei lavori.
A separarle c'è un muro, eppure, anche al di là della distanza fisica, dei mattoni che impediscono loro di vedersi fisicamente, quelle due persone sentono la presenza l'uno dell'altra, perché si amano e rimangono come in un "cuore a cuore", pensandosi e amandosi anche nella separazione.

Immaginiamo ora che la casa sia il Cuore di Gesù, che ci "contiene" ed in cui vogliamo depositare, far custodire, tutti i nostri affetti.
Il muro di separazione sono invece le varie vicende della vita, gli interessi, le occupazioni che portano ciascuno di noi lontani dagli altri, per tempi diversi, o, ancora, la stessa morte.
Se abbiamo la certezza di abitare nella stessa casa, che è Dio, ci sentiremo realmente sempre uniti a coloro che amiamo, anche quando non riusciremo a vederci con gli occhi fisici.
Sapremo di essere tutti nello stesso "rifugio sicuro" (il Cuore di Gesù), e avremo la speranza di poterci incontrare anche realmente, di nuovo, quando anche noi raggiungeremo il Paradiso.

Chiediamo alla beata Elisabetta, che ci ottenga la grazia di amare gli altri in maniera puramente spirituale, per annullare le distanze fra di noi, pure quando esse, materialmente, sembreranno separarci!