martedì 14 agosto 2012

MEMORIA LITURGICA DI SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE



PREGHIERA A SAN MASSIMILIANO KOLBE

O Dio, premio e gloria dei martiri, 


che ci hai nutriti del corpo e sangue del tuo Figlio, 

suscita anche in noi da questo sacro convito 

il fuoco della carità, 

che infiammò san Massimiliano Maria 

e lo spinse a donare la vita per i fratelli. 


AMEN


Maria Immacolata, particolare . Chiesa di S. Silvestro Papa e Santa Dorotea,Roma


Oggi ricorre la memoria liturgica di San Massimiliano Maria Kolbe, francescano che offrì la propria vita per salvare quella di un padre di famiglia, condannato a morte in un campo di concentramento nazista.
Oltre che per tale gesto di vero eroismo che gli è valso il titolo di martire, è bene ricordarlo anche per la sua profondissima devozione all'Immacolata, che fu veramente il "motore" della sua spiritualità.
Fondò la "M.I.", ossia la Milizia dell'Immacolata, organizzazione di fedeli (laici e non) che consacrandosi totalmente a Maria Immacolata ne propagassero la devozione per ottenere la conversione dei peccatori e un profondo cambiamento nella società.

La Milizia si serviva di "armi" quali, appunto, la consacrazione a Maria Immacolata per agire mossi sempre da lei, la cui volontà è perfettamente conforme a quella Divina; la Medaglia Miracolosa come "munizione" da spargere specialmente fra i peccatori; la preghiera; la buona stampa cattolica.
Non per nulla, Padre Kolbe seguì  l'ispirazione -rimettendosi però all'obbedienza ai suoi superiori- di fondare una rivista dedicata proprio a questo nobile fine, il suo giornale esiste ancora oggi ed ha il nome di "Cavaliere dell'Immacolata".

Padre Kolbe aveva compreso il problema del suo tempo -che si è poi acuito e lo possiamo ben vedere anche oggi- : i mezzi di comunicazione sono nelle mani degli oppositori della fede cattolica (e specialmente dei massoni). 
C'è dunque bisogno di "inondare la terra con un diluvio di stampa cristiana e mariana, in ogni lingua e in ogni luogo".
Diceva anche: "noi sacerdoti predichiamo soltanto 20 minuti alla settimana, mentre i nemici della Chiesa hanno tutto il resto del tempo a loro disposizione utilizzando la radio e i quotidiani".

Non era di certo un'intuizione "nuovissima" nella storia della Chiesa, basti andare col pensiero a San Francesco di Sales e ai suoi "fogli volanti" con cui portava letteralmente nelle case -specialmente dei protestanti- i suoi "sermoni", a don Bosco ed alle sue pubblicazioni cattoliche anche nel settore della cultura.
Lo scopo era il medesimo: convertire, specialmente i protestanti, specialmente i massoni...ottenere che questi non esercitassero "influsso negativo" sui cattolici deboli e poco formati.
Tuttavia l'idea di un periodico, di un vero "giornale" in senso moderno, aperto anche alla rilettura cattolica di molti problemi del suo tempo, era veramente un'intuizione geniale ed anticipatrice dei tempi, qualcosa che potremmo oggi leggere quasi come profetica, anche alla luce del bellissimo documento del Concilio Vaticano II, l'Inter Mirifica.

Padre Kolbe non diede solo vita ad un periodico, ma creò -passo dopo passo- una vera "redazione", con strumenti tecnici moderni ed una sede dedicata proprio alla realizzazione del giornale.
Diede alle stampe altre riviste, un quotidiano e molti opuscoli.
Molto lavoro, molta fatica, anche tante umiliazioni...ma risultati sorprendenti, fra aiuti della Divina Provvidenza ed un'ottima rispondenza da parte dei lettori!
Tutto a gloria di Maria e quindi di Dio!
E -cosa non di poco conto- tutto senza che il francescano abbia mai trascurato i suoi doveri di ministro di Dio: fu infaticabile nel confessionale, nella direzione spirituale, nell'apostolato fra quanti incontrava.
Molte conversioni le ottenne nei sanatori in cui fu ricoverato per tentare di curare la tubercolosi che lo affliggeva e bellissime sono le testimonianze di chi lo conobbe in quelle occasioni, specialmente sul suo modo di celebrare la Santa Messa.

Quanti sono giunti a leggere questa pagina sono in possesso di un computer, chiediamo allora a San Massimiliano Kolbe che aiuti ciascuno di noi a farne uso anche come strumento di apostolato, per diffondere la devozione a Maria Santissima, la quale ci condurrà al Cuore di Gesù!

Buona giornata e auguri a quanti festeggiano quest'oggi l'onomastico!

sabato 11 agosto 2012

IL PANE DEL CIELO .... CI SCUOTE?



Liturgicamente parlando, a quest'ora siamo già nella XIX Domenica del T.O., ma rimanendo in termini "cronologici umani", se fossimo avessimo partecipato sia alla Messa mattutina di quest'oggi (sabato della XVIII settimana), sia a quella di stasera, avremmo ascoltato due brani evangelici interessanti da rileggere "assieme", per cercare di trarne poi una conclusione unica.

La  Parola proclamata stamattina è tratta dal Vangelo di Matteo   (Mt 17,14-20) e ci presenta la scena di un padre che si reca da Gesù per chiedere la guarigione del figlio epilettico.
L'uomo aveva già condotto il ragazzo dai discepoli...e non aveva ottenuto la grazia sperata.
Si rivolge allora direttamente al Signore.

La reazione di Gesù nei confronti dei Suoi è "apparentemente" dura: "O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi"?
Solo dopo queste frasi così pungenti chiede che il malato venga portato da Lui. 
E lo guarisce.

I discepoli, "in disparte" (precisa l'evangelista) Lo interrogano sul perché del loro "fallimento".
 Sconcertante è anche stavolta la risposta di Gesù: la loro poca fede è stata la causa della mancata guarigione...

Poca fede: parole pesantissime per i discepoli, se pensiamo che si trattava di uomini che avevano lasciato parenti, amici, lavoro e prospettive future "sicure" (anche se povere) per seguire Gesù, per stare sempre con Lui, per imparare da Lui, accettando la derisione, l'emarginazione sociale...

Poca fede...
Il cuore dei discepoli si sarà sentito...morire: il Maestro dice loro che hanno avuto poca fede!

La prima cosa su cui si può riflettere è allora questa: seguire Gesù non è automaticamente sinonimo di "avere molta fede".
La fede è sperare anche contro l'impossibile.
La fede è un dono ricevuto che va coltivato, aumentando l'amore e la fiducia nell'Altro.
La fede si sviluppa intensificando la relazione affettiva e "imitativa" con/di Gesù, filiale col Padre, "collaborativa"con lo Spirito Santo.
Se invece trasformiamo la nostra sequela in "abitudine", in "rassegnazione", in "poca operosità"...allora la fede non cresce...e rimane "scarsa".

L'apparente durezza di Gesù nel rimproverare apertamente i Suoi, anziché nel fare semplicemente il miracolo richiesto, è allora un gesto di "amore". 
Di grande amore!

E' come quello "scuotere" un albero che fatica a far cadere i propri frutti, affinché questi arrivino in terra e possano essere raccolti e mangiati.
Gesù vuole dare UNO SCOSSONE all'abitudinarietà dei discepoli.
Gesù vuole spingerli -attraverso la loro "brutta figura"- a chiedersi e chiederGli cosa non vada, cosa non abbia "funzionato".

I discepoli restano scottati, mortificati (umanamente parlando) dalla dura reazione del Maestro. Tanto da non avere il coraggio di fare domande in pubblico, ma solo "in disparte".

Se il Signore si fosse "limitato" ad operare il miracolo, tutto, invece, sarebbe passato "sotto silenzio", i discepoli non avrebbero notato nulla, sarebbero rimasti adagiati nella loro "ordinarietà".
Gesù li obbliga, invece, a guardare in faccia la realtà: non basta che ricevano la "fede", devono anche coltivarla, chiedere che venga aumentata!
Hanno una "responsabilità" nei confronti dei loro fratelli!

La XIX Domenica del T.O., nel Vangelo (Gv 6,41-51), ci dona la risposta alla domanda implicita dei discepoli: dove possiamo attingere la "potenza" per fare miracoli, per "aumentare" la nostra fede?

Nel "Pane Vivo disceso dal Cielo"!
Solo Dio è il "Potente" per essenza, per natura...è l'Onnipotente!
Gesù ci dona il Suo Tutto proprio nella Santa Comunione.

"Mangiamo" la Sua Dolcezza, la Sua Mitezza, la Sua Forza, il Suo Coraggio, la Sua Incrollabile Fiducia Filiale nel Padre.
Nutrirsi della Comunione implica che dobbiamo ricevere anche noi uno "scossone": uscire dalla quotidiana abitudine alla vita nel mondo, per credere in qualcosa che va oltre il mondo e che ci rende capaci di "salare" le realtà terrene, di esaltarle, di trasformarle.

Fare miracoli è anche questo: ricordare che le ragioni della nostra speranza sono riposte in un Uomo che è Dio, Incarnato, morto e Risorto per noi.
Un Dio che ha cambiato quanti si sono lasciati incontrare, un Dio che ha guarito nel Corpo e nello Spirito...

Fare miracoli è portare la Buona Novella ai fratelli scoraggiati, dare una Parola di Vita agli  scontenti, far ritrovare il senso corretto dell'uso delle cose e la giusta dimensione entro cui instaurare i rapporti con le persone...

Siamo tutti chiamati ad avere "grande fede" (Mt 15,28)...siamo tutti chiamati a fare "miracoli"!

Buona Domenica a tutti!

mercoledì 8 agosto 2012

"VOI DUNQUE....PREGATE COSI"... -meditazioni sul Padre Nostro-, prima parte



Padre nostro che sei nei cieli,


sia santificato il tuo nome;

venga il tuo regno;

sia fatta la tua volontà,

come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

e rimetti a noi i nostri debiti

come noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male.


(Mt 6, 9-13)




La preghiera del Padre Nostro, nel Vangelo di Matteo, viene inserita all'interno del capitolo 6, successiva rispetto alle Beatitudini ed anche all'affermazione (di certo "portentosa" per gli uditori di quel tempo!) di Gesù come "compimento dell'Antica Legge".

L'importanza di questa preghiera è tale che la Liturgia ce la propone tre volte al giorno: nell'Ufficio Divino -recita delle lodi e dei Vespri- e poi nella Santa Messa.
Sono parole uscite dalla Parola, dal Verbo Incarnato, dal Figlio di Dio: rivestono un "ruolo" unico fra tutte le altre preghiere vocali che noi possiamo indirizzare al Padre.

PADRE NOSTRO:
è vero che Gesù si rivolge alla folla e ai Suoi dicendo"Voi dunque pregate così" (Mt 6,9), ma nel dire "Padre Nostro" non esclude Sé Stesso da quella preghiera.
La Sua è la voce di un Figlio che si "inserisce" nel novero dei figli. 
Nostro vuol dire anche mio, anche tuo...di noi tutti....anche di Gesù! Prima di tutto di Gesù, che è l'Unigenito Figlio di Dio..."generato prima di ogni creatura"! (Col 1,15)
Gesù prega come Uomo, come Figlio.
Come Dio, non avrebbe alcun bisogno di recitare delle preghiere!

Si può allora spingere un po' oltre lo sguardo: in un altro passo del Vangelo, Gesù si definirà "Tempio", allorché dirà in Gv 2,19 :"Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere".
In verità San Paolo ci rammenta che tutti noi siamo "Tempio di Dio", quando viviamo in stato di grazia ospitiamo in noi la Trinità.
Allora, a maggior ragione...quale miglior Tempio è, era, sarà Gesù, che come Uomo Perfettissimo, Santissimo, "ospitava" in Comunione il Padre e lo Spirito, e come Dio era il Figlio?

In Gesù, Tempio di Dio destinato alla Risurrezione, c'era già "tutto": Dio contiene ogni cosa, il presente, il passato, il futuro, il tempo e l'eternità.
In Dio tutti siamo costantemente presenti e amati, mantenuti in vita.

Dicendo "Padre Nostro" Gesù aveva "in mente" e nel "cuore" ciascuno di noi, ogni essere umano di ogni tempo.

Quando pregò il Padre Nostro, Cristo lo pregò anche "a nostro nome", in nostra "rappresentanza"....anticipò, per così dire, la nostra preghiera.

Ogni qualvolta che ci rivolgiamo al Padre con le stesse parole usate da Gesù, possiamo realmente immaginare di essere "collegati" al momento della Sua preghiera "storica", superando le barriere del tempo.
Sulla montagna Gesù ha pregato "con me, al posto mio, contenendomi già in Sé".
Ha colmato la mia "insufficienza" nel dire "Padre" offrendo alla Prima Persona della Trinità la Sua Perfettissima espressione di amore nell'invocare la Paternità Divina.
Ha avuto la delicatezza di "affiancarmi a Lui" nel dire "nostro", ma anche di ricordarmi l'umiltà di mettere me stessa al fianco di tutti gli altri fratelli, proprio perché Dio è Padre di tutti!

Proviamo a fare...un salto nel tempo, quando recitiamo il Padre Nostro.
Proviamo a sentirci presenti accanto a Gesù, o a sentire Lui vicino a noi.
Proviamo ad immaginare che in Lui abbiamo già "pregato", che Lui ha dato voce alle nostre parole, per offrirle perfettamente al Padre, prima di lasciarcele in consegna.

Di più: Gesù torna a pregare con noi ogni volta che ci rivolgiamo a Dio con le Sue Parole, per colmare la nostra piccolezza, la nostra bassezza, per renderci più "belli" agli occhi del Padre Suo e Padre Nostro.

Rendiamoci conto di questa grande ricchezza del Pater Noster: preghiamo il Padre insieme al Figlio...nostro "Fratello" Gesù!

domenica 5 agosto 2012

LE PERLE, I CANI, I PORCI E LE CESTE CON GLI AVANZI: SI PERDERA' FORSE QUALCOSA?


Il miracolo non si produce da niente, 
ma da una prima modesta condivisione 
di ciò che un semplice ragazzo aveva con sé. 
Gesù non ci chiede quello che non abbiamo, 
ma ci fa vedere che se ciascuno offre quel poco che ha, 
può compiersi sempre di nuovo il miracolo: 
Dio è capace di moltiplicare il nostro piccolo gesto di amore
 e renderci partecipi del suo dono. 

(Benedetto XVI- Angelus 29-07-12)




Il Vangelo di Domenica scorsa ((Gv 6,1-15) ci ha presentato la scena della moltiplicazione dei pani e dei pesci, offrendoci anche un particolare interessante: l'invito che il Maestro rivolge ai Suoi, affinché raccolgano gli avanzi, in modo che niente vada perduto.

Si potrebbe rileggere questo brano -ed in particolar modo questo dettaglio- collegandolo ad un altro proposto dalla Liturgia dell'anno in corso.
Si tratta di Mt 7,6.12-14 (proclamato il 26 giugno) in  cui compare l'accorato appello di Gesù a non dare cose sante e perle a cani e porci, perché questi, disprezzandole -non comprendendole, addirittura forse odiandole- le calpesterebbero e poi divorerebbero anche noi.

I due brani evangelici parrebbero in contrasto: anche la folla che è stata sfamata alla moltiplicazione dei pani e dei pesci non ha capito nulla, segue il Cristo solo dietro l'impulso materiale della fame, per trovare soluzione ad un problema "sociale", eppure quanta pazienza Gesù usa nei confronti di quella turba, per la quale aveva provato "compassione"!
Con quanta premura cerca di far comprendere il passaggio da un pane terreno ad Uno Celeste che sfama per l'eternità!
C'è da aspettarsi che tanti non Lo capiranno, continueranno ad attendersi solo un cibo di consumo immediato...eppure Gesù si dona con intensità, amore, totalmente...

Come conciliare questo apparente paradosso dei due brani?

Possiamo calare il tutto nella nostra esperienza personale, pensando a cose come i "talenti" che abbiamo ricevuto, che si tratti del dono di pregare con perseveranza, di conoscere e approfondire il magistero, di essere "ferrati" nelle verità di fede...
Se riceviamo, occorre rammentare che riceviamo gratuitamente.
Siamo dunque tenuti a dare nella stessa misura: senza chiedere nulla in cambio.
Dobbiamo fare il primo passo verso l'altro, offrendogli poco per volta quello che a noi è stato dato.
E' quello che fa Gesù: dona alla folla il pane che moltiplica a partire dal poco ricevuto da quel ragazzo, poi comincia a spiegare il dono che farà di Sè Stesso, donandoSi quindi già in quell'impiego di tempo, di Parola, di Presenza...
E quello che viene chiesto anche a noi...

Ma gli altri cui vogliamo donare, ci seguiranno sempre?
Qui scatta l'invito alla prudenza, un po' simile a quello che leggiamo in Matteo circa la correzione fraterna (Mt 18, 15-20).
Proviamo a dare...ma se l'altro non ci sente, non vuole ricevere o ha chiuso completamente il proprio cuore, alla fine sarà necessario "troncare" la comunicazione del dono. 
Sarebbe tempo sprecato, sarebbe uno sciupare il talento con chi non sa o non vuole sapere che farsene, mentre altri attendono di ricevere, magari pieni di "buona volontà", a braccia aperte!

Anche Gesù, in un certo senso, agì così, quando non compì prodigi, ma solo poche guarigioni nella Sua terra, a causa dell'incredulità proprio dei Suoi compaesani! (Mc 6,1-6)

Qui però c'è un elemento su cui soffermarsi: il Vangelo non dice che Gesù non operò miracoli, ma che ne realizzò pochi, lasciando quindi aperta una "porta di speranza". Non è un caso che le uniche cose compiute fossero proprio..."guarigioni" fisiche, che rimandano a quelle spirituali.
Il segno è stato "lanciato", forse qualcuno, colpito in seguito da quel "segno" avrà creduto!
I sanati sono stati "saziati" nell'immediato dal miracolo, altri forse, si saranno saziati in un tempo successivo!

Ecco allora il raffronto con il pane moltiplicato, i pesci, la cesta degli avanzi.
Noi dobbiamo seminare anche nel campo altrui, ma se il terreno non è buono al 100%, potremo lasciare nei solchi solo pochi semi.
E' il nostro insieme di "pani e pesci" che distribuiamo agli altri, facendo condivisione di un nostro talento, di un dono ricevuto dal Signore.

Paradossalmente, c'è dell'avanzo: quello che qualcuno rifiuta, quello che qualcuno non accetta, non comprende, non valorizza.
Apparentemente è talento che noi "sprechiamo" in forma di preghiere che sembrano non avere "successo", di parole che non toccano il nostro fratello, di insegnamenti che non lasciano traccia.

Tuttavia, Gesù ci assicura che quello è in realtà un talento preziosissimo: un avanzo nel senso "migliore" del termine.
Una SOVRABBONDANZA, un sovrappiù che viene raccolto e messo da parte.
Lui saprà come convertirlo a tempo debito.
Noi lo ritroveremo, come "interesse" maturato sul capitale, quando Lui vorrà. 
Fosse anche alla fine dei tempi!
Quando saremo finalmente nel faccia a Faccia con Dio, sapremo quali frutti avrà prodotto quella nostra parola "lasciata" in eredità ad una persona indurita nel cuore; quell'insegnamento offerto ad un nostro fratello "orgoglioso" prima di andare a seminare altrove; quella preghiera elevata al Cielo per un conoscente che apparentemente ha continuato a vivere la propria esistenza lontano dal Signore.

Quale stupore, giunti in Paradiso, se ci accorgessimo che proprio quella preghiera è riuscita ad ottenere una conversione in extremis, quale meraviglia se il nostro "avanzo" lo raccogliessimo nell'Aldilà come un fratello perduto...che è stato ritrovato!



mercoledì 1 agosto 2012

SOLO IL CAMPO...O ANCHE IL TESORO?


La Liturgia della Parola oggi ci ha presentato un brano del Vangelo molto breve ( Mt 13,44-46), incentrato su tre binomi uomo-mercante;  tesoro-campo: trova-cerca.

Il campo, tra le tante interpretazioni che potremmo dargli, può essere il contesto globale in cui ciascuno di noi vive.
Una data epoca storica, un determinato luogo, una famiglia specifica, un certo numero di amici....insomma, in poche parole, tutto il "mondo" di ognuno di noi.

In questo mondo che è fatto di tante cose differenti fra loro (a volte anche in antitesi coi valori religiosi) si nasconde un tesoro: è questo il messaggio che ci offre il Vangelo, quest'oggi.
D'altronde, Gesù stesso ci dice che il Regno di Dio è in mezzo a noi, nella nostra realtà, impastata anche di "materiale" .
Il Regno di Dio è Gesù stesso, l'Emmanuele, il Dio con noi, il Verbo Incarnato.


Ecco lo "straordinario": l' uomo della prima scena che ci presenta il Vangelo, "trova" il tesoro nel campo.
Si desume che non lo stesse cercando, anzi, che neanche sapesse della sua esistenza.
E' quasi il tesoro a cercare lui, a venirgli incontro, inaspettatamente.
L'uomo, però, non è uno sciocco: capisce che ha di fronte qualcosa di prezioso...e piuttosto che farselo rubare, lo nasconde.
Vuole essere sicuro di avere i mezzi per acquistarlo, solo dopo ritorna e piuttosto che perdere il tesoro, compra tutto il campo.

La seconda scena ci indirizza invece alla figura del mercante.
Un acquirente di professione, potremmo definirlo, uno che conosce l'andamento del mercato, il 
valore dell'oggetto che cerca, e va con meticolosa pazienza e perizia, alla ricerca di ciò che vuole.
Anche lui, come l'uomo "trovato" dal tesoro, vende tutto e compra il campo col tesoro. 
Con una differenza: non nasconde niente, prima di comprare.

Ha senso questa "sottigliezza" nel racconto evangelico?
O meglio, quale senso possiamo dargli anche noi?

Una lettura potrebbe essere questa: ci sono persone che non nascono in famiglie cattoliche, o nemmeno cristiane.
Nel corso della vita, però...qualcosa accade (un incontro, una lettura, un pensiero improvviso) e si ....viene trovati!
E' Gesù, il "tesoro" nel campo che si presenta a queste persone in maniera improvvisa ed inattesa.
Oppure può accadere che Gesù si "manifesti" in maniera un po' più forte a chi viveva già una vita cristiana, ma forse non troppo "convinta" e fervente.
Il Vangelo qui ci richiama allora alla PRUDENZA: a cominciare un lavoro di "purificazione" interiore ed anche esteriore, cercare il consiglio di buone amicizie spirituali per poi iniziare una vita di fede (col Battesimo per i non cristiani) o più intensa per chi prima viveva la sua esperienza religiosa solo superficialmente.
Prudenza per non svelare subito a chiunque i desideri di vita cristiana o più fervente: potrebbe verificarsi quello che Gesù diceva proprio nel Vangelo di qualche settimana fa. 
Se diamo le nostre "perle ai porci", questi si tramutano in belve feroci che calpestano i nostri beni e poi divorano anche noi! (Cfr Mt 7,6)

Il mercante invece è un affarista di mestiere, è un po' come il credente che ha già svolto un lavoro più o meno lungo per arricchire la propria vita interiore e comincia a gustare in modo più pieno la realtà della "conoscenza" di Dio, avvicinandosi magari alla contemplazione, o approfondendo maggiormente la vita sacramentale (con una partecipazione quotidiana all'Eucaristia, la Confessione più frequente).
Il mercante non deve "nascondere" il tesoro, perché già lo aveva trovato ed ha scelto da tempo di non lasciarselo scappare, ma non lo aveva ancora compreso nella sua profondità e pienezza.


Seppur tra le diversità delle due scene (trovare-cercare/ nascondere/ non nascondere) c'è un elemento comune: COMPRARE.
Il Tesoro nel Campo ha il suo prezzo, è un bene di inestimabile valore, come tale va acquistato.
Dio fa in un certo senso il primo passo: si lascia trovare, ci viene incontro...ma poi sta a ciascuno di noi dare il via ad un lavoro di "ripulitura" spirituale della propria vita, di rinuncia al male nelle sue mille sfaccettature, per cercare la strada della santità.

Gesù ci chiede la DISPONIBILITA' a pagare il prezzo del Tesoro, la buona volontà per onorare le "cambiali" alla loro scadenza, la puntualità nei pagamenti, l'impegno per non accumulare debiti....
Tutto il resto, lo farà Lui!