giovedì 19 aprile 2012

SETTE ANNI DI PONTIFICATO....


Grazie, Santo Padre
per essere Pastore, Capo, Padre
guida del gregge
verso il SOLO E L'UNICO
NOSTRO SIGNORE

AD MULTOS ANNOS!

martedì 17 aprile 2012

TEOLOGO E' CHI PREGA BENE!



Il Catechismo della Chiesa Cattolica dedica la parte quarta alla "Preghiera Cristiana", cominciando col dire che "La preghiera è l'elevazione dell'anima a Dio o la domanda a Dio di beni convenienti. 
Che lo sappiamo o no, la preghiera è l'incontro della sete di Dio con la nostra sete". (CCC 2559, 2560)

Dio ha sete dell'amore della Sua creatura, la creatura ha sete dell'amore del Suo Dio....e chi cerca la verità, ne sia consapevole o meno (diceva Santa Teresa Benedetta della Croce) è già alla ricerca di Dio, che è la Verità.
Il salmista infatti ci rammenta che "Il Signore è vicino a quanti Lo cercano con cuore sincero" (Sal 145,18), vale a dire con spirito umile!

Un anno fa il Santo Padre ha dedicato un ciclo di catechesi al tema de "L'UOMO IN PREGHIERA" (4 maggio-17 agosto 2011) sottolineando -a partire dalla prima della serie- come da sempre l'essere umano sia consapevole"della sua condizione di creatura e della sua dipendenza da un Altro a lui superiore e fonte di ogni bene".
Pregare, tanto che lo si faccia da cristiani o come credenti di altre religioni, significa riconoscere che c'è Qualcuno al di sopra di me, il Qualcuno che ha creato e regge il mondo e ordina ogni cosa secondo i Suoi disegni di Provvidenza.
Naturalmente, la preghiera cristiana ha un "quid" in più, perché è la preghiera che ci è stata rivelata da Gesù, Dio fatto Carne, il Verbo, il Figlio di Dio.
Gesù ci insegna a pregare non semplicemente indicandoci delle "parole" da rivolgere al Padre.
No, Gesù fa di più:  ci rende capaci di attuare nella nostra vita quella stupenda espressione di Evagrio, Padre del deserto, che ci dice ancora oggi :"TEOLOGO E' CHI SA PREGARE BENE"!

Teologo: colui che "studia" Dio e le cose di Dio....colui che conosce Dio....
Gesù, insegnandoci a pregare, ci vuole condurre proprio a questo: a conoscere Dio, a "studiarLo" nel senso di "approfondire" la conoscenza che genera amore e l'amore che genera  il Suo svelarsi all'anima amante....

E pregare bene non è sintomatico di snocciolare tante belle formule preconfenzionate: potrei aver imparato a memoria moltissime preghiere, dal linguaggio raffinato e ricco....e pronunciarle senza un solo accento amoroso verso il Padre.
La mia sarebbe una preghiera che non condurrebbe né alla conoscenza di Dio, né al Suo donarsi a me.
Potrei recitare molte preghiere ed anche con un po' di affetto, sull'onda però di un "sentimentalismo" passeggero, e poi essere come quell'uomo che al primo vento, vedendo cadere la propria casa...abbandona Dio e non compie la Sua Volontà.
E ancora non sarei né amante, né conoscitore di Dio!

Potrei invece essere un semplice analfabeta, ma capace di pronunciare con amore un'Ave Maria, un Pater, un Gloria...un analfabeta che partecipa alla Santa Messa consapevole della donazione totale di Cristo per la mia salvezza....un analfabeta che vive quotidianamente nell'abbandono alla volontà del Padre: E ALLORA PREGHEREI BENE E SAREI TEOLOGO!

Non c'è, ovviamente, contrapposizione fra "sapere" e fede, a meno che non vogliamo crearla noi stessi!
Posso essere anche uno studioso, o semplicemente una persona che ama anche approfondire le ragioni del proprio credere attraverso la lettura di buoni libri cattolici; posso dedicarmi ogni giorno alla meditazione, all'orazione mentale, allo studio della teologia.
Ma solo se rimango NELLA "DIMENSIONE" DELLA PREGHIERA CHE MI HA INSEGNATO CRISTO SIGNORE posso farmi veramente TEOLOGO CHE PREGA BENE!

E cosa mi ha insegnato Gesù? Cosa CI ha lasciato detto?

In primo luogo (e come spiega bene anche il Papa nel ciclo di catechesi dal titolo "La preghiera attraversa tutta la vita di Gesù" ) che solo IN GESU' ogni nostra preghiera è efficace e può salire al Padre.
Solo Lui è Mediatore fra l'umanità peccatrice e la Divinità della Prima Persona della Santa Trinità.
La nostra è una preghiera Cristologica, sempre e comunque, già sotto questo punto di vista.
Sia che reciti il Santo Rosario, sia che partecipi alla Santa Messa, sia che parli a Dio usando parole spontanee....sia che mi soffermi solo a "guardare" il Santo Tabernacolo con occhi innamorati, tutte le mie preghiere sono condotte al Padre IN e DA Gesù Cristo, Sommo Sacerdote e Mediatore fra l'uomo e Dio.

In secondo luogo, la nostra preghiera è una preghiera vera solo quando lasciamo che sia lo SPIRITO SANTO  a pregare in noi, perché solo lo Spirito Santo sa cosa è conveniente chiedere, come ci ricorda San Paolo...e lo Spirito Santo chi ce lo ha promesso e donato? GESU'!
E' per opera dello Spirito Santo che veniamo "legati" al Padre per mezzo del Figlio!

A livello concreto...e solo per fare un esempio, lo stesso PATER, se ben pregato (e partendo da queste due conspevolezze di cui sopra), mi porta già ad essere....teologo!

In esso Gesù mi aiuta a comprendere che:
  • dipendo totalmente da Dio perché Dio è PADRE, e come ogni figlio, da Lui -Padre Celeste- ho ricevuto tutto: la vita fisica, la vita spirituale, i beni per il mio sostentamento, la creazione in cui sono inserita. Il dono stesso della Paternità è gratuito. Dio poteva anche non crearmi, L'ha fatto per amore. Paolo VI, in una sua poesia-preghiera giovanile, scrive "TU MI HAI SUSCITATO ALLA VITA. IO NON ERO E TU MI HAI CHIAMATO DAL NULLA E MI HAI FATTO QUESTO DONO DI RISPONDERE IO SONO";
  • riconosco che ho un SOLO DIO (e dunque che il cristianesimo è una religione monoteista), un SOLO PADRE, perché per natura stessa "ontologica" è impossibile avere più...padri! Non ho allora bisogno di rivolgermi al....dio denaro, al dio vestito., al dio potere....DIO E' PADRE E MI BASTA QUESTO perché
  • Lui è Signore del Cielo e della Terra e si interessa di tutti i miei bisogni, dal "pane quotidiano"  alle mie necessità spirituali;
  • mi impegno a collaborare alla realizzazione del Suo Volere, sia compiendo la Volontà Divina in ciò che quotidianamente mi viene chiesto, sia facendomi realmente sale e luce della terra!
  • riconosco che Dio è il SOMMO E UNICO BENE, tanto da chiederGli aiuto per non soccombere al peccato che viene non da Lui, ma dalla mia naturale tendenza alla soddisfazione dei miei desideri, anche quando sbagliati (San Paolo dice infatti che tendiamo a fare il male che non vogliamo...e a non fare il bene che vorremmo compiere!)
  • E, infine, MI RENDO CONTO CHE DIO NON E' UN DIO LONTANO....ma, al contrario, pur rimanendo il TOTALMENTE ALTRO, il totalmente "diverso da me" (E' DIO!), si è fatto VICINO nel Figlio, si è fatto uomo come me....per farmi come Lui.
SI', E' TEOLOGO CHI SA PREGARE BENE!

lunedì 16 aprile 2012

BUON COMPLEANNO, SANTO PADRE!



Orémus pro Pontífice

nostro Benedícto
 

Dominus consérvet eum,
et vivi
ficet eum,
et bea
tum faciat eum in terra,
et non tradat eum in animam inimicorum éius.

 
Preghiamo per il Papa Benedetto.
Il Signore Lo conservi, Gli doni vita e salute,
Lo renda felice sulla terra
e Lo preservi da ogni male.
Amen.
 

mercoledì 11 aprile 2012

QUESTIONE DI FIDUCIA: Don Bosco e Bartolomeo Garelli



Chi conosce un po' la storia di don Bosco e del suo oratorio, sa che la nascita di quest'opera si ricorda ogni anno, l'8 dicembre solennità dell'Immacolata.
Il motivo è molto semplice, l'8 dicembre del 1841, don Bosco  incontrò il suo primo...oratoriano, un ragazzo di 16 anni, Bartolomeo Garelli.
La scena che riguarda il giovane, almeno inizialmente, ha poco di idilliaco....come raccontano infatti le Memorie Biografiche di San Giovanni Bosco, il ragazzo era stato male accolto dal sacrestano della Chiesa, perché pur recandosi in sacrestia non sapeva servire Messa.
Don Bosco fa richiamare il ragazzo, dicendo al sacrestano: "E' UN MIO AMICO".
A quel punto comincia il....lavoro del santo dei giovani: conquistare la fiducia di quel ragazzo e soprattutto dargli fiducia in sé stesso e avvicinarlo a Dio.
Invitato ad ascoltare la Messa, dopo la funzione il ragazzo viene nuovamente accolto da don Bosco....e qui comincia la raffica di domande: Come ti chiami, di dove sei....
Non è niente di casuale o di semplicemente umano: Don Bosco cerca di creare un ambiente di "familiarità" col giovane, vuole conoscerlo e capire quale sia la sua situazione.
Vuole interessarsi alle cose che lo riguardano, per farlo sentire amato e compreso.
Scopre così che il ragazzo è orfani di entrambi i genitori, viene da Asti e lavora come muratore.
A quel punto, però, comincia il difficile: 


"-Sai leggere e scrivere?

-Non so niente.

-Si cantare?
-No".

Insomma: dove trovare un punto di accesso alla fiducia di quel giovane, già provato dalla vita e già convinto (anche dopo essere stato malmenato dal sacrestano!) di non essere buono a niente?

Don Bosco trova l'espediente:

"SAI FISCHIARE"?

Quadro che raffigura l'incontro di don Bosco con Bartolomeo Garelli
Torino, Sacrestia della Basilica di Maria Ausiliatrice
E le memorie biografiche riportano così la "risposta" del giovane:
"Il giovanetto si mise a ridere, ed era questo che don Bosco voleva, perché indizio di guadagnata confidenza".

Da questa domanda, che sblocca la psicologia abbattuta di Bartolomeo Garelli, nasce l'oratorio di San Giovanni Bosco. 
Garelli sarà il primo suo "piccolo oratoriano", bisognoso di ricominciare, sul piano spirituale, tutto da capo, a partire dal reimparare a fare il segno di Croce!



L'episodio di Garelli rimane sempre attuale per il suo motivo pedagogico di fondo: la FIDUCIA.
In realtà, parlando di don Bosco si dovrebbe usare il termine AMOREVOLEZZA: il giovane che si sente amato, a sua volta ama....e questo amore lo stimola ad impegnarsi nella vita (anche in quella spirituale).

La domanda di don Bosco, quel "Sai fischiare"? assume allora una valenza speciale.
Non è una frasetta buttata casualmente nel discorso, non è semplicemente un "appiglio" d'urgenza per non spegnere il dialogo.
E' il frutto di una ricerca accurata, l'espediente di un educatore che riesce  a scavare anche fra le cose apparentemente più banali della vita.
E' il mezzo per fare finalmente dire un "SI" a quel ragazzo sfiduciato, per strappargli un sorriso, per fargli comprendere: Vedi, c'è qualcosa che sai fare anche tu....! Allora possiamo impegnarci per fare di più!

Oggi questo tipo di meccanismo dell'amorevolezza e della fiducia è come caduto in disuso: gli educatori (anche i genitori!) non sempre riescono a coniugare questi due elementi; i giovani imparano a fare tante cose "tecniche", come usare i nuovi mezzi di comunicazione, ma poi si ritrovano un po' impreparati alle cose "vere" della vita, perché non sono stati stimolati con questa fiducia amorevole, con questo desiderio dell'educatore di "scavare" nella vita dei ragazzi per trovare quel punto di accesso al bene utile per stimolarli a fare di più e meglio.
Perché non c'è, da parte di tanti educatori, l'interesse vero al mondo, alla realtà dei loro giovani.

FIDUCIA, etimologicamente parlando, deriva da FIDERE, AVER FEDE.
E' il paradosso dell'amore, se così si può dire: io mi fido a tal punto dell'latro che, anche quando lo vedo in condizioni disperate, con le ruote bucate e sgonfie, credo che possa ripartire da zero, che possa rialzarsi, ricominciare e fare più di quanto non abbia fatto finora.
E' il paradosso dell'amore di Dio: Lui, che è Colui  in cui noi dobbiamo riporre la nostra fede, ha fede nell'essere umano.
Dio dice ad ogni Sua creatura: non guardare indietro, anche se sei caduto, ricomincia da capo, perché puoi farcela e Io ti sostengo!
Nella Sua Misericordia di Padre, Dio spinge l'uomo -sempre peccatore- a guardare il passato non per raccoglierne le memorie di "male", ma quelle di bene e farne uno sprone per andare avanti.
Dio dice alla Sua creatura, quello che diceva don Bosco ai suoi ragazzi:
"Se fate uno sbaglio piccolo, don Bosco non ci bada.
Se fate uno sbaglio grosso, don Bosco vi perdona".

Accogliamo con gioia, allora, questa meravigliosa fiducia amorevole di Dio, frutto della Sua Misericordia.
Accogliamola con lo stesso sorriso che don Bosco riuscì a strappare a Bartolomeo Garelli.
Si, anche noi sappiamo fare qualcosa, anche noi possiamo fare di più....anche noi abbiamo un Padre che ci ama che ci dà fiducia!
E che da noi, si aspetta solo una cosa: CONFIDENZA ILLIMITATA! 

FIDIAMOCI DI DIO, AFFIDIAMOCI A DIO, CONFIDIAMO IN DIO: perché anche Lui si fida di noi!

lunedì 9 aprile 2012

GESU' VENNE LORO INCONTRO.....



"Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: 
«Salute a voi»". 
(Mt 28,9)





Il Vangelo di oggi ci illustra così l'incontro fra due donne ed il Cristo Risorto.
Due donne, due discepole, due "innamorate" del Maestro, due sofferenti per la "perdita" del loro unico e vero Amore....
Gesù viene avanti verso di loro e usa queste parole:
"Salute a voi", che in latino risuona come "AVETE"!


Si, da "Ave"....quel saluto che nell'Annunciazione l'Angelo rivolge alla Vergine Maria, prima del suo SI' alla cooperazione all'Incarnazione del Verbo....


Gesù è risorto e le due donne Lo vedono, in Carne ed Ossa, con i loro occhi.
E Lui parla loro, rivolgendo quel meraviglioso "AVETE", Ave a voi... 
Il saluto di San Gabriele a Maria, quell' "AVE MARIA", viene tradotto con le parole "RALLEGRATI, MARIA"!
Perché Maria viene invitata a rallegrarsi?
Perché ....il Signore è con lei!


Gesù Risorto, alle due donne che per prima Lo vedono -faccia a Faccia!- dice la stessa cosa: Rallegratevi, o donne, sono con voi!
Cosa curiosa...ancora più curiosa (non di certo casuale!) è che le due donne...portino lo stesso nome della Vergine Madre.
Rallegrati Maria, perché Gesù è con te: il Signore è risorto!
Rallegrati, perché da oggi ....sei piena di Grazia, perché quella grazia che perdesti col peccato originale, come colpa tramandata di generazione in generazione....ora il Cristo Incarnato, morto e Risorto, ti ha ridonato.
Rallegrati, perché quella purezza che in te avevi offuscato con il tuo peccato personale...Gesù l'ha "cancellato" e ti ama così come sei....
Rallegrati, perché rinasci a vita nuova, perché da oggi in poi, nella Santa Comunione, potrai anche tu portare in te il Signore...come in una nuova "incarnazione" personale, in cui Gesù prende dimora in te e tu puoi donarLo agli altri, come Maria Lo donò per prima ad Elisabetta, al Battista, a Giuseppe...


Allora le due donne siamo tutti noi: RALLEGRIAMOCI, NOI CHE INCONTRIAMO IL SIGNORE RISORTO IN QUESTO TEMPO DI PASQUA!
Rallegriamoci noi che ritroviamo Gesù, il VIVENTE, in ogni Comunione Eucaristica....rallegriamoci noi che possiamo essere "colmati" della Sua Grazia, nei Santi Sacramenti della Confessione e della Comunione....rallegriamoci noi che possiamo gioire perché abbiamo scoperto che la morte è stata sconfitta!



CRISTO, MIA SPERANZA E' RISORTO, diceva la sequenza proclamata ieri dopo il Vangelo.
Sì, Cristo è risorto: rallegriamoci, perché "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo"! (Mt 28.20)!|