mercoledì 14 settembre 2011

ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE


C'è un legame strettissimo fra la Croce ed il Cuore Sacratissimo di Nostro Signore: è l'Amore che conduce il Verbo Incarnato ad accettare di essere schernito, inchiodato, condannato alla peggiore delle pene allora conosciute, alla più dolorosa, alla più infamante.

C'è un legame strettissimo fra la Croce ed il Cuore Adorabile di Gesù, perché dal Cuore squarciato di Cristo nasce la Chiesa, nascono i Sacramenti, nostro cibo di vita spirituale già su questa terra.

C'è un legame strettissimo fra la Croce ed il Cuore di Gesù, perché proprio quel Cuore, già nell'ultima cena, per un realismo escatologico che solo Dio ed in Dio si poteva realizzare, si anticipa quella straziante agonia e morte di "Passione" che vive il Figlio di Dio in persona, per salvarci, per redimerci.

C'è, infine, uno strettissimo legame fra la Croce ed il Cuore di Nostro Signore, perché se vogliamo ricambiare questo immenso amore che il Verbo nutre fin dall'eternità per noi,  dobbiamo accogliere in noi il Cuore di Gesù e lasciarci "crocifiggere" con Lui:
 "Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua". (Mt 16, 24)

Dalle Rivelazioni di Santa Gertrude:
"Il giorno dell'Esaltazione della Santa Croce, mentre essa si inchinava per venerare il prezioso legno, il Signore le dise:
Vedi a quanto onore questa Croce è stata esatata; e tuttavia io non vi sono stato sospeso che dalla sesta ora a quella di Vespro.
Pensa dunque con quali benefici dovrò ricompensare un cuore nel quale avrò riposato per anni interi".

lunedì 12 settembre 2011

SANTISSIMO NOME DI MARIA- Un bellissimo testo di Don Alfredo Morselli



Signore nostro Dio, che ci ha nutriti alla tua mensa nel ricordo della beata Vergine Maria, 
concedi a noi di partecipare all'eterno convito, 
che ci hai fatto pregustare in questo sacramento.
AMEN
 




«Ilsanto nome di Maria»
di Don Alfredo Morselli


Vorrei fare alcune riflessioni con voi sul significato di questo nome: nella storia dell'esegesi ci sono state diverse interpretazioni del significato del nome di Maria:
 
1) "AMAREZZA"
questo significato è stato dato da alcuni rabbini: fanno derivare il nome MIRYAM dalla radice MRR = in ebraico "essere amaro". Questi rabbini sotengono che Maria, sorella di Mosè, fu chiamata così perché, quando nacque, il Faraone cominciò a rendere amara la vita degli Israeliti , e prese la decisione di uccidere i bambini ebrei.
Questa interpretazione può essere accettata da noi Cristiani pensando quanto dolore e quanta amarezza ha patito Maria nel corredimerci:
[Lam. 1,12] Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c'è un dolore simile al mio dolore...
Inoltre il diavolo, di cui il Faraone è figura, fa guerra alla stirpe della donna, rendendo amara la vita ai veri devoti di Maria, che, per altro, nulla temono, protetti dalla loro Regina.

2) "MAESTRA E SIGNORA DEL MARE"
Secondo questa interpretazione il nome di Maria deriverebbe da MOREH (ebr. Maestra-Signora) + YAM (= mare): come Maria, la sorella di Mosè, fu maestra delle donne ebree nel passaggio del Mar Rosso e Maestra nel canto di Vittoria (cf Es 15,20), così "Maria è la Maestra e la Signora del mare di questo secolo, che Ella ci fa attraversare conducendoci al cielo" (S.Ambrogio, Exhort. ad Virgines)
Altri autori antichi che suggeriscono questa interpretazione: Filone, S. Girolamo, S. Epifanio.
Questo parallelo tipologico tra Maria sorella di Mosè e Maria, madre di Dio, è ripreso da Ps. Agostino, che chiama Maria "tympanistria nostra" (Maria sorella di Mosè e la suonatrice di timpano degli Ebrei, Maria SS. è la tympanistria nostra, cioè dei Cristiani: il cantico di Mosè del N.T sarebbe il Magnificat, cantato appunto da Maria: questa interpretazione è sostenuta oggi dal P. Le Deaut, uno dei più grandi conoscitori delle letteratura tergumica ed ebraica in genere: secondo questo autore, S. Luca avrebbe fatto volontariamente questo parallelismo.

3) "ILLUMINATRICE, STELLA DEL MARE"
Secondo questa interpretazione il nome di Maria deriverebbe da: prefisso nominale (o participiale) M + 'OR (ebr.= luce) + YAM (= mare): Così S. Gregorio Taumaturgo, S. Isidoro, S. Girolamo (insieme alla precedente)
Alcuni autori ritengono che S. Girolamo in realtà non abbia interpretato il nome come "stella del mare", ma come "stilla maris", cioè: goccia del mare.
La presenza della radice di "mare" nel nome di Maria, ha suggerito diverse interpretazioni e/paragoni di Maria con il "mare":
Pietro di Celles (+1183) Maria = "mare di grazie": di qui Montfort riprende: "Dio Padre ha radunato tutte le acque e le ha chiamate mare, ha radunato tutte le grazie e le ha chiamate Maria" (Vera Devozione, 23).
Qohelet 1,7: "tutti i fiumi entrano nel mare"; S. Bonaventura sostiene che tutte le grazie (= tutti i fiumi) che hanno avuto gli angeli, gli apostoli, i martiri, i confessori, le vergini, sono "confluite" in Maria, il mare di grazie.
S.Brigida: "ecco perchè il nome di Maria è soave per gli angeli e terribile per i demoni"
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Ave maris stella, Dei Mater alma, atque semper virgo, felix coeli porta...
Questo inno sembra una meditazione sul nome di Maria, in rapporto a Maria sorella di Mosè:
"Ave maris stella" (cf significato 3); "Dei Mater ALMA atque semper virgo": Maria, sorella di Mosè, viene chiamata in Es 2,8, `ALMAH = "vergine" e, etimologicamente "nascosta"; "felix coeli porta", cioè "maestra del mare" di questo secolo che Ella ci fa attraversare (cf. significato 2)
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4) PIOGGIA STAGIONALE
Secondo questa interpretazione il nome di Maria deriverebbe da MOREH (ebr. PRIMA PIOGGIA STAGIONALE)
Maria è considerata come Colei che manda dal cielo una "pioggia di grazia" e "pioggia di grazia essa stessa".
Questa interpretazione, che C. A Lapide attribuisce a Pagninus, viene in parte ripresa da S. Luigi di Montfort nella Preghiera Infuocata: commentando Ps. 67:10 "pluviam voluntariam elevasti Deus, hereditatem tuam laborantem tu confortasti" (Una pioggia abbondante o Dio mettesti da parte per la tua eredità), il Montfort dice:
"[P.I. 20] Che cos'è, Signore, questa pioggia abbondante che hai separata e scelta per rinvigorire la tua eredità esausta? Non sono forse questi santi missionari, figli di Maria tua sposa, che tu devi scegliere e radunare per il bene della tua Chiesa così indebolita e macchiata dai peccati dei suoi figli?"
Maria, pioggia di grazie, formerà e manderà sulla terra una pioggia di missionari

5) ALTEZZA
Secondo questa interpretazione il nome di Maria deriverebbe da MAROM (ebr. ALTEZZA, EXCELSIS): questa ipotesi è sostenuta, tra gli antichi dal Caninius, e, tra i moderni, da VOGT, soprattutto in base alle recenti scoperte dei testi ugaritici, che hanno permesso la comprensione di molte radici ebraiche.
Luca 1:78 per viscera misericordiae Dei nostri in quibus visitavit nos oriens EX ALTO
questo versetto, in base al testo greco e alla retroversione in ebraico, può essere tradotto:
ci ha visitati dall'alto un sole che sorge: Cristo è il sole che sorge che viene dall'alto (il Padre)
oppure
ci ha visitati un sole che sorge "dall'alto" = da Maria
***
Di tutti queste ipotesi, qual è quella giusta? forse la Provvidenza ci ha lasciato nel dubbio perché nel nome di Maria possiamo trovare nel contempo tutti i significati che l'analogia della fede ci suggerisce.

Ed ora perdonatemi l'ardire:

[Cf. Fil. 2,5] Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Maria, la quale, essendo Immacolata, non considerò un tesoro geloso l'esser Madre di Dio; ma spogliò se stessa, assumendo la condizione di serva rimanendo simile agli uomini; nascosta in forma umana, umiliò se stessa facendosi obbediente con Cristo fino alla sua morte e alla sua morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltata e Le ha dato il nome che, insieme a quello del suo Figlio Gesù, è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Maria ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Maria è la Signora, a gloria di Dio Padre.
 

giovedì 8 settembre 2011

NATIVITA' DELLA BEATA VERGINE MARIA


 La festa della natività di Maria affonda le sue radici nella Chiesa d'Oriente, per la quale l'anno liturgico comincia addirittura non alla fine di novembre, come nel calendario romano, ma il 1° settembre, in modo che la prima grande festa sia proprio quella della nascita di Maria Santissima.
In occidente essa approdò nell' VII secolo, quando fu introdotta da Papa Sergio I ed il culto a Maria Bambina vi è strettamente legato, anche perché trovò sempre modo di esprimersi in forma di devozione popolare, attraverso la realizzazione di statuette della Piccola Maria, specialmente al Nord Italia.
A Milano si trova infatti un'antichissima statuetta di Maria Bambina, custodita dalle Suore di Maria di Bambina




O Maria Santissima, eletta e destinata Madre dell'unigenito Figlio del Padre, 
preannunciata dai Profeti, attesa dai Patriarchi e desiderata da tutte le genti, 
sacrario e vivo tempio dello Spirito Santo, 
sole senza macchia perchè concepita senza peccato, Signora del Cielo e della terra, 
Regina degli Angeli, 
umilmente prostrati ti veneriamo e ci rallegriamo dell'annuale ricorrenza della tua felicissima nascita.
Ti supplichiamo di venire spiritualmente a nascere nelle anime nostre, 
affinché queste, prese dalla tua amabilità e dolcezza, 
vivano sempre unite al tuo dolcissimo e amabilissimo Cuore. 



 Dai "Sermoni" di Sant'Antonio da Padova:

"La stella del mattino splende più di tutte le stelle, e in modo più esatto è detta iubar, splendore, astro.
Stella del mattino è la Vergine Maria che, nata nell'oscurità della nube, dissole la tenebrosa caligine e, a coloro che stavano nelle tenebre,  nel mattino della grazia annunciò il sole di giustizia.
a beata Vergine Maria, nella sua nascita, fu dunque come la stella del mattino".


Per approfondire, visitate il sito Madonna di Fatima e Araldi del Vangelo!

lunedì 5 settembre 2011

IL SILENZIO DELLE PAROLE o LE PAROLE DEL SILENZIO?


"Silenzio e parola sono insieme congiunti: 
si può vivere il nostro parlare solo se si vive il nostro silenzio;
non si può vivere il nostro silenzio che in ordne alla nostra parola, 
perché il silenzio da solo sarebbe puro egoismo, la morte, il chiudersi in sé.

Ma è morire il parlare senza fare silenzio, 
perché allora non doni più nulla 
e non vivi nemmeno più: 
ti disperdi, ti svuoti". 

(Don Divo Barsotti, La mia giornata con Cristo)




L'importanza della parola la troviamo espressa nell'apertura del Vangelo di Giovanni: è il prologo stesso che esalta il LOGOS:
"In principio era il Verbo, 
tutto è stato fatto per me mezzo di lui
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste".
(Gv, 1-3)

Queste parole del Santo Vangelo sottolineano dunque l'importanza della parola, ma non di una parola qualunque, bensì di quel Dio vivente che è Parola che agisce, opera, ama.
Una Parola che racchiude in sè la donazione perfetta e completa, la capacità creativa, una sintesi -potremmo dire- di pensiero di azione contemporaneamente amorevoli e ragionate.
Una Parola che si mantiene "viva ed efficace", poiché, come ci dice anche il profeta Isaia,

 "la parola uscita dalla mia bocca: 
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero 
e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata".
(Is 55, 11).

Quale importanza ha dunque la parola, ma la Parola di Dio è tanto diversa dalla nostra!
Dobbiamo dunque "lavorare" sul nostro parlare, per evitare che esso sia dispersivo, e renderlo invece essenziale, sull'esempio di quello di Nostro Signore.

Suor Maria Amata di Gesù, una carmelitana scalza vissuta nel 1800, scrisse un breve testo, intitolato "I dodici gradi del silenzio", che in prima battuta ci dice:

"La vita interiore potrebbe consistere in una sola parola: silenzio!
Il silenzio prepara i santi, li comincia, li continua, li perfeziona.
Dio, che è eterno, non dice che una sola parola: il Verbo.
Ugualmente sarebbe da desiderare 
che tutte le nostre parole 
esprimessero Gesù direttamente o indirettamente".

La monaca carmelitana ci dà un primo aiuto per capire come rendere essenziali le nostre parole: coltivare la vita interiore, il silenzio, per renderci capaci di esprimere poi, con le nostre parole, Gesù, il Verbo Incarnato!
D'altronde, se vogliamo essere "luce del mondo e sale della terra"  è proprio Gesù che dobbiamo trasmettere e vivere in ogni nostro atto, pensiero, parola.

Perché il silenzio è tanto importante?
Principalmente perché ci aiuta a guardarci dentro....e guardandoci dentro, eliminati tutti i frastuoni delle preoccupazioni, del superfluo materiale, del pettegolezzo, delle sfaccettature rumorose del nostro carattere, ci spinge ad incontrare Dio nella preghiera.
Diceva Papa Benedetto XVI nella sua catechesi del 10 agosto:  
"Il silenzio è la condizione ambientale che meglio favorisce il raccoglimento, l'ascolto di Dio, la meditazione.
Già il fatto stesso di gustare il silenzio, di lasciarsi riempire dal silenzio, ci predispone alla preghiera".

L'esperienza del silenzio è l'unica che spinge all'apertura totale dell'amante con l'Amato, similmente a quanto accade ad una coppia di innamorati, che per comunicarsi il proprio amore non sceglie luoghi affollati, ma un luogo silenzioso, al riparo dalla folla e dal trambusto.
Il silenzio ci spinge ad aprirci totalmente, lontano dall'indiscrezione degli altri, lontano dai "disturbi" che il resto ci provoca.
La stessa cosa accade con Dio: il silenzio genera la nostra vicinanza a Lui, e dalla vicinanza nasce la comunicazione del nostro io più profondo. 
Ci apriamo a Lui e Lui si fa ascoltare.
Cominciamo a dialogare veramente con il Signore.
Solo nel silenzio possiamo cogliere i segnali, a volte apparentemente deboli, della voce di Dio.
Scrive sempre il Papa: "Il grande profeta Elia, sul monte Ober, assistette a un turbine di vento, poi a un terremoto, e infine a lampi di fuoco, ma non riconobbe in essi la voce di DIo; la riconobbe invece in una brezza leggera."

Sono tanti gli esempi del "silenzio" in cui Dio parla, sempre nell'Antico Testamento.
Bello e significativo è quello di Samuele, che viene chiamato da Dio nottetempo, quanto tutto intorno c'è silenzio e si può imparare ad asscoltare la voce divina, poiché solo nel silenzio non viene "coperta" da altro.
Eppure, inizialmente Samuele non riesce ad identificare la voce di Dio, e pensa che a chiamarlo sia una voce umana, quella del sacerdote Eli, che stava riposando nel Tempio.
Solo alla terza chiamata il giovane percepisce nettamente la provenienza della "voce" ed interiorizza che a chiamarlo non è uno qualsiasi, ma l'Onnipotente.
Questo insegna qualcosa anche a noi: quando cominciamo a servire il Signore dobbiamo imparare e continuare sempre a fare silenzio intorno a noi, per renderci progressivamente più capaci di percepirne i segnali.
Segnali che spesso, mano mano che progrediamo nella vita spirituale, si fanno sempre più impercettibili, proprio come la brezza di venta dell'episodio di Elia di cui ha parlato il Papa.
Nostro compito è custodire il silenzio, per rendere il nostro orecchio spirituale sempre più fine, maggiormente capace di acoltare e riconoscere i segnali "sonori" di Dio.
Torniamo all'esempio degli innamorati: una coppia non passerà tutto il tempo vissuto insieme dicendosi "ti amo" o facendosi dichiarazione in grande stile.
Ma saprà dimostrare l'affetto vicendevole attraverso tante piccole attenzioni, che l'altro saprà legere se avrà imparato a fare silenzio, ad eliminare il superfluo, ad ascoltare i segnali (anche non verbali) con cui una persona può dimostrare il proprio amore.
Guai a quelle coppie, a quegli amici, a quei genitori-figli, che non riescono più af aarlo!
Diventano, come ci diveva don Divo all'inizio di queste riflessioni, come morti! 
Non sanno donarsi più, perché non sanno ascoltare, non sanno fare silenzio.
Perdono la capacità delle piccole attenzioni, dei piccoli segni che esprimono l'amore.
E allora se si è incapaci di dire l'essenziale nel poco, si diventa incapaci di dirlo anche con enfasi....e l'amore non viene alimentato.
I rapporti si consumano perché gli affetti, non alimentati, si estinguono.

Come possiamo allora fare silenzio per ascoltare Dio?
Suor Amata di Gesù ci invita a "coltivare a vita interiore": dunque, lettura e meditazione del Santo Vangelo, partecipazione ai Sacramenti, preghiera anche come orazione, come colloquio spontaneo col Signore, fedeltà alla Chiesa.
Tutte queste possono aiutarci ad alimentare il rapporto intimo, personale con Dio, e ci avviano ad un progressivo mettere a tacere le nostre passioni, i nostri impeti di carattere, la nostra stessa volontà.
In tal modo possiamo mettere in pratica quello che Gesù ci dice nel Padre Nostro: "Sia fatta la tua volontà".
Dobbiamo renderci come bimbi che, per imparare ad essere bene educati, devono fidarsi dei propri genitori, e mettere da parte le proprie inclinazioni, le proprie "monellerie", perché "le mie vie non sono le vostre vie" ci dice il Signore e noi troveremo la felicità solo seguendo la strada che Dio traccia per ciascuno di noi.

Arrivati a questo punto, si potrebbe dire: c'è un' apparente contraddizione, Dio ci parla, ma noi dobbiamo ascoltarlo nel silenzio.
Perché?
Perché, come Suor Amata di Gesù ci ha in parte accenato, DIO SA parlare, noi invece dobbiamo imparare a farlo.
Noi moltiplichiamo le parole mentre Gesù ci dice di pregare usandone poche, quelle essenziali.
Amare non vuol dire parlare molto, vuol dire esprimere l'essenziale, donarsi, esserci, dove l'esserci indica la totalità, appunto, del dono.

Scrive Don Divo: "Che fatica parlare, se veramente parliamo! Noi generalmente non parliamo: chiaccheriamo.
Parliamo per non impegnarci, viviamo in superficie".
Analizziamo le nostre parole: tante volte sono un misto di pettegolezzo, curiosità, cose mondane che lasciano il tempo che trovano.
Parliamo di Dio? Parliamo dei nostri veri sentimenti, dei problemi reali della vita?
Quante parole risparmieremmo, se facessimo quest'analisi!
Quanto tempo potremmo realmente dedicare all'amore, se diminuissimo il numero delle nostre parole!

Per ridare contenuto alle nostre parole, senza bisogno di moltiplicarle all'infinito, dobbiamo prima fare silenzio e dare un contenuto a questo nostro silenzio, attraverso, appunto, la vita interiore, che ci riempie di Dio!
Il silenzio poi, ci lavora anche esternamente: ci rende maggiormente capaci di ascoltare quello che Dio ci chiede attraverso la Parola, la partecipazione ai Sacramenti, la preghiera.
Ci aiuta scoprire ciò che in noi non corrisponde al nostro professarci cristiani cattolici, ci aiuta a limare gli spigoli del carattere, a controllare gli impulsi della natura.
Infine, ci conduce all'ascolto di quello che Dio ci chiede tramite il fratello, la sorella che mi sono accanto, che nei loro bisogni richiedono la mia CARITA', il dono di me stesso!
Allora, nello spendermi per l'Altro comincio a spendermi anche per gli altri, e lavorando su me stesso potrò usare meno parole e più Parola....la Parola vivente!
Papa Luciani diceva: "la predica è la vita".
Che anche la nostra vita, con meno parole e più silenzio, si faccia veramente "specchio" dell'unica Parola realmente necessaria!

 "La parola vive nella storia dell'uomo
 come dimensione fondamentale
 della sua esperienza spirituale". 

(Giovanni Paolo II, Dono e mistero)



Quando trovo
in questo mio silenzio
una parola
scavata è nella mia vita
come un abisso

(Giuseppe Ungaretti)

giovedì 1 settembre 2011

SANTA TERESA MARGHERITA REDI, Carmelitana Scalza

PREGHIERA


O Santa Teresa Margherita Redi, 
che sentisti forte nella tua vita la presenza di Dio-Amore 
nascondendoti con Cristo in Dio, 
tanto da esserne consumata in breve tempo,
ottienici di poter anche noi vivere 
e far nostro questo amore di Dio 
soprattutto nelle pene e sofferenze della vita.


Santa Teresa Margherita del Cuore di Gesù, che si festeggia oggi, è una "giovanissima" santa carmelitana: raggiunse infatti la vetta del cammino di perfezione in soli 22 anni e da oltre 200 si offre a noi come testimonianza vivente della ricerca della santità!
Teresa Margherita, al secolo Anna Maria, nacque ad Arezzo, da nobile famiglia, il 15 luglio del 1747 e animata dal desiderio precocissimo di farsi santa, entrò nel monastero delle carmelitane scalze di Firenze il 1° settembre 1764.
Singolare fu il modo in cui "comprese" la sua chiamata alla vita religiosa: udì la voce della Santa Madre Teresa d'Avila, che le diceva:
"Sono Teresa di Gesù e ti voglio fra le mie figliole"
e ancora: "Io sono Teresa di Gesù e ti dico che fra non molto sarai nel mio monastero".
Era infatti il settembre dell'anno che precedette il suo ingresso in monastero.


Una delle grandi grazie mistiche di cui venne favorita, fu quella del "Deus Charitas est".
Ecco come viene narrato l'episodio nell'opuscolo di Carlo Berardi, "Gesù, la bella scala di S. Teresa Margherita del Cuor di Gesù":

"Era la domenica 28 giugno 1767.
In coro, recitati i salmi dell'Ora di Terza, alla lettura breve, la liturgia proponeva questo paso della lettera di S. Giovanni:
Deus Charitas est et qui manet in charitate, in Deo manet.
All'improvviso l'amore di Dio la invase e si impossessò della sua coscienza.
Le parole Dio è amore la portarono dentro il Cuore di Dio e IN DEO MANET: la stabilirono là, in quel cuore.
L'evento soprannaturale da cui fu investita, lasciò chiari segni anche all'esterno per più giorni, infatti, sr. Teresa Margherita rimase come fuori di sè, assorta; dimorava in quel Cuore e, senza accorgersi, con voce sommessa, continuava a ripetere: DEUS CHARITAS EST.
Queste parole operarno in lei: compirono ciò che significano".



La Santa visse sempre operando con una carità che aveva veramente dell'eroico, accudendo più d'una volta consorelle seriamente inferme, rischiando anche per l'incolumità della propria persona.
Seppe dominare talmente bene il suo carattere, da apparire quasi "perfetta" per natura, mentre invece il tutto era frutto di un costante lavoro e soprattutto...della costante immersione nell'amore di Dio!


Chiediamole che aiuti anche noi a comprendere che Dio è Amore e saperlo donare anche agli altri, spendendoci nella carità.


Per approfondire la conoscenza di questa santa, visitate le pagine che le monache carmelitane scalze di Parma hanno preparato!