martedì 14 ottobre 2014

"PARA VOS NACI" - "Per voi sono nata" - Triduo a Santa Teresa d'Avila. 3° giorno: la mistica sponsale nella povertà





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"Vostra sono, per voi nacqui,

che volete voi da me?

Vostra son, ché mi creaste,

vostra, ché mi riscattaste,

vostra, ché mi sopportaste,

vostra, ché a voi mi chiamaste,

vostra, ché anche mi attendeste

e dannar non mi faceste.

Che volete voi da me?

Vostra sono, per voi nacqui,

che volete voi da me?"





In una delle strofe della sua poesia, S. Teresa di Gesù si dimostra sposa pronta a seguire Cristo Sposo tanto nella ricchezza quanto nella povertà.
La sua è un'affermazione coerente con la propria scelta vocazionale; con il fatto di provenire da una famiglia ricca che aveva lasciato; con la sua decisione d' mmettere, nel Carmelo riformato, anche donne povere...badando non all'interesse dei monasteri, ma alla bontà ed alle virtù delle persone che si presentavano per entrarvi.
Nel Cammino di perfezione, scrivendo sulla brama di denaro che affliggeva tanti uomini del mondo, la santa prorompeva in queste affermazioni:
"Oh, mio Redentore, il mio cuore non può giungere a tanto, senza sentirsi spezzare dalla pena!
Che cos'è oggi questo atteggiamento dei cristiani?
Possibile che a perseguitarvi siano sempre coloro che più vi devono?
Coloro ai quali concedete le vostre migliori grazie, che scegliete per vostri amici, fra i quali vivete e ai quali vi comunicate con i sacramenti?

Un bel castigo si sono guadagnati con le loro mani e un buon profitto di fuoco eterno hanno tratto dai loro piaceri!
Se la vedano loro, anche se continua a spezzarmi il cuore vedere che tante anime si perdono.
Vorrei che non si perdesse ogni giorno un maggior numero di anime.

Oh, mie sorelle in Cristo, aiutatemi a supplicare il Signore, affinché ci conceda questa grazia, poiché è proprio questo il motivo per cui egli vi ha qui radutante; questa è la vostra vocazione; questo dev'essere il vostro compito, questo lo scopo delle vostre preghiere; non quello di interessi mondani.
Quando ci vengono a chiedere certe cose, di pregare Sua Maestà perché conceda rendite e denario, io me ne rido, ma ne sono anche addolorata.
Tale richiesta viene proprio da alcune persone che io vorrei supplicassero Dio di poter calpestare tutto.
Esse hanno buone intenzioni e, in fondo, si finisce col farlo, anche se io sono sicura di non essere mai ascoltata in questo genere di preghiere.
Il mondo è in fiamme; vogliono nuovamente condannare Cristo, come si dice, raccogliendo contro di Lui mille testimonianze; vogliono denigrare la sua Chiesa, e dobbiamo sprecare il tempo nel chiedere cose che, se per caso Dio ce le concedesse, ci farebbero avere un'anima di meno in cielo?
No, sorelle mie, non è il momento di trattare con Dio d'interessi di poca importanza".
(Cammino di Perfezione - Escorial - cap.2, 3-5)
Teresa è una donna "concreta", pratica: sa che l'attaccamento al denaro non nasce necessariamente (in molte persone) da cattive intenzioni.
Sa anche, allo stesso tempo, che il desiderio di ricchezze è sempre foriero di nuove brame economiche e dunque di cupidigia, in una sorta di cerchio senza fine.
La pragmaticità della Santa arriva a non negare che a volte...si preghi, anche nel monastero, per queste richieste...ma ciò non toglie che ella dia un ordine di importanza alle questioni per cui rivolgersi al Signore.
Certo, non tutti siamo chiamati allo stato di vita austero delle figlie di Teresa di Gesù, ma a ciascuno di noi verrà chiesto come ha amministrato i propri beni temporali e che priorità abbia dato ad essi, in confronto ai beni spirituali.
Il rischio è che si curino gli interessi economici, trascurando la salute dell'anima, autocondannandosi così alla pena eterna. O, ancora, che si perda tempo rincorrendo maggiori 
agi materiali, senza curarsi delle necessità della Chiesa, minacciata - oggi come ai tempi di santa Teresa - da molti nemici.
La Madre riformatrice del Carmelo ci mette in guardia...d'altronde, la stessa Parola di Dio lancia un monito senza tempo, invitando i cristiani a cercare "anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia" assicurandoci che tutto il resto (anche il necessario quotidiano) vi saranno date in aggiunta" (Mt 6,33).
Gesù non parla per indicarci una sorta di quietismo spirituale nell'abbandono alla Provvidenza.
Lo fa invece per mettere l'uomo in guardia dal proprio ego. Non dimentichiamo che l'Antico Testamento paragonava l'uomo nella prosperità ad una bestia che muore (cfr Sal 49,21), volendo indicare la "cecità" spirituale di colui che fissa lo sguardo solo sulle realtà temporali e corruttibili...quasi come fosse non una creatura con un'anima, ma una besta destinata a perire senza prospettiva di eternità.
Ecco perché Gesù rammenta anche che "è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio" (Mt 19,24).
L'esempio di santi che, come Teresa di Gesù, hanno abbracciato volontariamente la povertà e l'hanno perseguita, ci sproni dunque a dare il giusto ordine alle cose che "affollano" la nostra esistenza terrena, ricordando che per noi cristiani, lo sguardo deve mantenersi fisso sulla vera meta, quella in cui tutto avremo, se possederemo Dio, nostro Unico Necessario.

lunedì 13 ottobre 2014

BEATA ALESSANDRINA MARIA DA COSTA - I Sacri Cuori di Gesù e Maria, l'Eucaristia, il Rosario


La Famiglia Salesiana quest'oggi festeggia la memoria liturgica della beata Alessandrina Maria da Costa, vergine, mistica, cooperatrice e socia dell'Associazione di Maria Ausiliatrice.

Un breve profilo biografico (reperibile sul vecchio sito dei salesiani di Torino) così ne parla:


Alessandrina Maria da Costa nasce il 3 marzo 1904 a Balasar in Portogallo. È una piccola contadina, vivace, scherzosa, affettuosa. A 14 anni salta dalla finestra nel giardino per salvare la sua purezza minacciata.
Nel corso degli anni il danno riportato nella caduta si trasforma in paralisi totale, per cui rimane inchiodata a letto per oltre trent’anni, curata dalla sorella maggiore.
Si offre come vittima a Cristo per la conversione dei peccatori e per la pace nel mondo. Per quattro anni (1938-1942) rivive la passione di Cristo tutti i venerdì per tre ore. Chiede e ottiene da Pio XII la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria (31 ottobre 1942).
Dal 27 marzo 1942 alla morte (13 anni e 7 mesi) non ingerisce più alcuna bevanda né alimento di sorta, all’infuori della Comunione quotidiana. Guidata dal suo secondo direttore spirituale, il salesiano Don Umberto Maria Pasquale, diventa sia Cooperatrice salesiana, il 15 agosto del 1944, sia membro dell’Associazione dei devoti di Maria Ausiliatrice il 12 settembre dello stesso anno, memoria del Santo nome di Maria.
Don Umberto aveva molto diffuso in Portogallo la devozione all’Ausiliatrice, costruendo in particolare il santuario di Mogofores e promuovendo la diffusione dell’ADMA. Alessandrina, morta a Balsar il 13 ottobre 1955, è una figura esemplare, nella sua semplicità e autenticità. È il messaggio vivente di cui hanno bisogno i cristiani di oggi, in special modo chi si impegna a vivere il valore della laicità come servizio al Signore, alla Chiesa e alla società “salesianamente ispirato”. 


Siamo nel mese del Rosario, e don Bosco era legatissimo a questa devozione mariana. Non la trascurava mai. Così come era devoto al Sacro Cuore, a cui doveva ispirarsi il salesiano nel suo stile pastorale, ritrovando in Esso la fonte ed il modello del suo apostolato tra i giovani.
Altro elemento importantissimo, nella devozione salesiana, era il culto di adorazione a Gesù Eucaristia.
Da questo punto di vista, alcune delle rivelazioni di Gesù e Maria alla beata Alessandrina, si collegano pienamente nel filone della sua spiritualità salesiana e mariana (in quanto cooperatrice e socia dell'Associazione di Maria Ausiliatrice).
Concludendo con alcuni estrapolati dal suo diario, in cui racconta le sue esperienze mistiche (in obbedienza ai direttori), chiediamo alla beata di quest'oggi che ci aiuti ad essere - anche nel nostro piccolo - anime eucaristiche, anime mariane che diffondono e praticano la devozione al Santo Rosario, anime innamorate dei Sacri Cuori!


DAL DIARIO DELLA BEATA ALESSANDRINA MARIA DA COSTA:
 
"[le apparvero Gesu' e Maria, coi cuori visibili sul petto] 
Dai loro Cuori tenerissimi, cerchiati di spine,uscivano raggi luminosi che si incontravano gliuni con gli altri,lampeggiando come nubi che cozzano tra di loro. 
Dal mezzo usciva la corona del Rosario e pareva passare per i centri dei Cuori. 
O mammina, cosa significa la corona del Rosario nei vostri cuori? 
Mammina mi parlò baciandomi e prendendomi per mano: Parla di esso,figlia mia;Gesu' te lo ha chiesto e io pure te lo chiedo. Ti abbiamo chiesto di parlare del Rosario e dell'Eucaristia, amore dei nostri cuori. L'Eucaristia, il Rosario e le tue sofferenze insieme a quelle delle altre vittime:ecco i mezzi da noi indicati per la salvezza dell'umanita' perduta".

"Gesù mi apparve nel tabernacolo con la porticina aperta:
Ascolta, innamorata folle delle anime,  ascolta, innamorata folle dell'Eucaristia!
Sto qui (nel tabernacolo) solo per amore.
Gli uomini non comprendono questo amore.
Sto qui per essere alimento e vita; gli uomini non vogliono alimentarsi vivendo della mia vita.
Parla loro del mio amore, comunica loro il mio amore!
Tu, che sei stata creata per essere la distributrice di tutto ciò che è mio, parla, parla  della mia Eucaristia.
Chiedi alle anime di venire al tabernacolo e di vivere nel tabernacolo.

Mostrandomi la corona del Rosario, mi fece sentire come se me la intrecciasse nelle mani e continuò: Parla del Rosario, di mia Madre benedetta, parla alle anime dei grandi mezzi di salvezza".


Maggiori informazioni sono reperibili sul sito dei salesiani.

"PARA VOS NACI" - "Per voi sono nata" - Triduo a Santa Teresa d'Avila. 2° giorno: la mistica sponsale come frutto di un percorso sofferto



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"Vostra sono, per voi nacqui,
che volete voi da me?

Vostra son, ché mi creaste,
vostra, ché mi riscattaste,
vostra, ché mi sopportaste,
vostra, ché a voi mi chiamaste,
vostra, ché anche mi attendeste
e dannar non mi faceste.
Che volete voi da me?
Vostra sono, per voi nacqui,
che volete voi da me?"






Nell'introdurre il primo giorno del triduo a S.Teresa d'Avila, accennavo ieri che la poesia da cui sono tratti i versi iniziali di queste riflessioni, rappresentano un po' la "sintesi" e lo sbocco dell'esperienza mistica e spirituale della santa.
Il poema presenta forti accenti di sponsalità, ma a questo atteggiamento "nuziale" Teresa arrivò subito?
A volte si ha l'idea che nell'amore le cose siano scontate, semplici, facili...in una parola: immediate.
Ma ci sono nature, caratteri fortemente "liberi", indipendenti (forse è questo il termine più esatto) e vigorosi, per i quali qualunque legame - e soprattutto se serio, importante - almeno inizialmente, presenta un che di pesante da accogliere.
Per un'indole simile, sapere di "legarsi" a qualcuno (anche al Qualcuno) per sempre, comporta quasi uno...snaturamento del proprio essere.
Insomma, per Teresa, dotata di un siffatto temperamento, l'idea di una vita claustrale e finanche di un legame matrimoniale, era motivo di timore.
Ciò significava dover compiere lo sforzo immane di "piegarsi" e piegare il proprio carattere in questa donazione all'Altro. Di rinunciare, in un certo senso, a quell'essere "autonomi" e di diventare "due in Uno".
C'è un passaggio dell'autobiografia di Teresa che è illuminante sul punto.
Siamo nei primi anni 30 del 1500. Teresa ha all'incirca sedici anni.
Suo padre si è reso conto che la frequentazione di alcuni parenti un po' frivoli - e  difficilmente allontanabili proprio per via dei legami familiari - influiscono negativamente sulla figlia.
Teresa si lascia infatti coinvolgere in conversazioni frivole e la sua vanità, anche nell'abbigliamento, cresce, animata dal desiderio "di piacere, cercando di far bella figura" (Libro della Vita, capitolo 2,2).
In realtà non c'è alcun fine immorale da parte sua in questo, ella stessa lo sottolinea:"Non avevo cattiva intenzione, perché non avrei voluto che mai nessuno offendesse Dio per causa mia" (ibidem).
Semplicemente, in Teresa era sempre stato forte il desiderio di dimostrare affetto e di riceverne: così da pensare che piacendo anche nella persona ben curata, sarebbe stata più amata.
Il padre decide allora di condurla al monastero delle agostiniane di Avila, dove le sarebbe stata impartita una buona educazione...e soprattutto, tra le cui mura sarebbe stata al sicuro da frequentazioni poco edificanti.
L'iniziale sofferenza di Teresa, a contatto con un ambiente diverso dal suo, passa presto e la santa sottolinea un dato di fatto: "benché io allora fossi molto contraria a farmi monaca, godevo nel vedere tante buone suore" (Libro della Vita, cap.2,8).
La lotta interiore...è già in corso. Quel definirsi "molto contraria", è indice di qualcosa che si sta smuovendo nell'intimo di Teresa.
Più avanti, infatti, scrive:"stetti un anno e mezzo in questo monastero, migliorandomi molto.
Cominciai a recitare non poche orazioni vocali e a supplicare tutti di raccomandarmi a Dio affinché mi suggerisse lo stato in cui avrei dovuto servirlo.
Tuttavia desideravo che non fosse quello monacale e che a Dio non piacesse ispirarmi proprio questo, sebbene temessi anche il matrimonio
"
(Libro della Vita, cap.3,1).

Ma la preghiera sincera sgorgata dal cuore di Teresa ed il suo vivo desiderio di servire Dio, uniti al suo carattere volitivo, faranno sì che alla fine capitoli.
Un primo segnale di resa lo si avrà proprio all'uscita dalle agostiniane:"Allo scadere del tempo in cui rimasi qui, già propendevo di più ad esser monaca, anche se non in quella casa" (ibidem).

Teresa sta realmente cominciando a vivere l'atteggiamento dell'anima che dice a Dio: "Vostra sono...che volete da me"? e ci insegna a fare altrettanto, superando finanche le personali inclinazioni e ripugnanze, certi che solo Dio può donare a ciascuno la "vera" risposta sulla propria vocazione.

domenica 12 ottobre 2014

"PARA VOS NACI" - "Per voi sono nata" - Triduo a Santa Teresa d'Avila. 1° giorno: la mistica sponsale



 
 "Vostra sono, per voi nacqui,
che volete voi da me?

Vostra son, ché mi creaste,
vostra, ché mi riscattaste,
vostra, ché mi sopportaste,
vostra, ché a voi mi chiamaste,
vostra, ché anche mi attendeste
e dannar non mi faceste.
Che volete voi da me?

Vostra sono, per voi nacqui,
che volete voi da me?"






Il quinto centenario della nascita di S. Teresa di Gesù (anno giubilare che si aprirà ufficialmente il prossimo 15 ottobre) si incardina attorno ad un verso di una poesia teresiana: "Para vos naci" - "Per voi sono nata".

Sono parole che Teresa rivolge al Dio Uno e Trino, quel Dio al Quale ella si è completamente donata, e al Quale completamente appartiene.
La poesia in un certo senso ripercorre l'intera esperienza mistica e spirituale della santa: i travagli vocazionali, le alternanze di aridità e grazie nell'orazione mentale, le altalenanze dello stato di salute.
Sembra quasi di trovarsi davanti ad una promessa sponsale: Teresa, come sposa di Gesù accetta consapevolmente tutto ciò che proverrà dalle Mani della Trinità, dal Suo Dio.
E' l'equivalente di quello scambio reciproco che gli sposi realizzano nel Sacramento del matrimonio.
Teresa in questo componimento, quasi sembra rinnovare quanto ha già "affermato solennemente" emettendo i voti religiosi e quindi "sposandosi" con Dio: Gli promette nuovamente e probabilmente con una consapevolezza e maturità più intensa che nel passato, fedeltà nella salute e nella malattia, nella ricchezza e nella povertà, nelle vicende fortunate della vita, così come nei momenti di difficoltà e di  rovesci temporali, di successi apostolici e di insuccessi... fino alla morte.

L'espressione più sponsale - in senso stretto - la si ritrova in questa strofa:

"Voi vedete qui il mio cuore,
io lo pongo in vostra mano,
con la vita, il corpo, l'alma,
le mie viscere e il mio amore;
dolce Sposo e Redentore,
poiché a voi mi sono offerta:

che volete voi da me"?


La resa di Teresa è ormai "totale", completa. Dopo anni di travagli, di aridità e di "rilassamento" nella vita religiosa....
Teresa è una donna, Teresa è donna innamorata. Teresa è innamorata di Dio. Di quel Dio che Si è fatto Carne, che Si è reso umanissimo in Cristo. Ecco perché, parlando con Dio, Teresa non usa a caso l'immagine del porre il suo cuore nella "mano" di Dio. E lo fa rivolgendosi proprio a Dio Figlio, allo "Sposo e Redentore" cui si è offerta.
Teresa, come tutte le vere spose, è pronta a seguire "fino in capo al mondo" il suo sposo.
Ella stessa lo afferma, arrivando a quel paradosso dell'anima mistica che è disposta finanche ad accettare l'inferno, vedendosi coperta di peccati, e che - sempre in questo parossismo d'amore (in senso positivo, non esagitato) - ammette che pure in quel luogo di dannazione... amerebbe Dio:

"Sia ricchezza o povertà,
il conforto o lo sconforto,
sia letizia oppur tristezza,
sia l'inferno oppure il cielo,
vita dolce, sol fulgente,
poiché intera è la mia resa.
Che volete voi da me?"


L'amore di Teresa è così come lo descrive il Cantico dei Cantici, libro biblico che non solo racconta la sublimità dell'amore sponsale secondo il progetto di Dio, ma  è anche espressione dell'unione dell'anima con l'Amato (di cui il matrimonio sacramentale è segno): "Forte come la morte è l'amore" (Ct 8,6).
La Liturgia della Parola di quest'oggi, XXVIII Domenica del T.O. si presta ad un ampliamento del commento: san Paolo (nella seconda lettura), esprime sostanzialmente gli stessi sentimenti che la riformatrice del Carmelo manifesta nella sua poesia.
"Tutto posso in Colui che mi da' la forza" (Fil 4,13): vivere nella ricchezza e nella povertà, nella fame e nella sazietà, nell'abbondanza e nell'indigenza (cfr Fil 4,12).
Teresa è quell'invitata al banchetto di nozze che, dopo un iniziale periodo di tiepidezza, non si è lasciata ripetere due volte l'invito alla festa di cui parla il Vangelo (Mt 22,1-14).
Ecco perché può permettersi di chiedere al Signore: "Che volete voi da me"?
Solo chi ama veramente può pronunciare questa domanda con piena responsabilità interiore, nella "determinata determinazione" (usando sempre il linguaggio teresiano) di fare tutto ciò che Dio dirà, nella Sua risposta.
Perché solo chi si è totalmente donato, abbandonato, consegnato, è pronto a realizzare quello che l'Amato chiede, in atteggiamento di completa disponibilità e fiducia.
Credo che allora, in questi giorni del triduo a Santa Teresa d'Avila, potremmo fare nostre - come preghiera - proprio queste strofe della sua poesia.
Come membri della Chiesa siamo tutti "sposati" a Cristo Sposo; come Figli del Padre dobbiamo essere pronti a fare la Sua volontà; come inabitati dallo Spirito Santo che ci ha lavati dal peccato originale, che ci monda dai peccati nella confessione e ci fortifica nella Santa Cresima, dobbiamo sempre lasciarci trasformare dai Suoi doni.
Anche la nostra anima, dunque, può prorompere nella dichiarazione d'amore al Suo Dio Trinità: "Vostra sono, per voi sono nata"!

sabato 11 ottobre 2014

CONSIGLI DI LETTURA: LUIGI E MARIA BELTRAME QUATTROCCHI,sposi e genitori beati


"Il Sacramento rende la coppia 
il segno più eloquente dell'amore divino.
 Essere segno dell'amore divino, cioè annuncio dell'Amore supremo di Dio, 
è il compito particolare, specifico e originale della coppia cristiana.
Nessun linguaggio è più eloquente di una famiglia cristiana 
dove non si predica, ma si vive la gioia di amare!
Dio, Uno e Trino, non poteva scegliere una vetrina migliore 
per rivelare al mondo 
il suo dolcissimo e nascosto mistero d'amore!" 
 (Don Novello Pederzini, Sposarsi è bello, ed. ESD)




Per parlare dei coniugi Beltrame Quattrocchi, in occasione del Sinodo sulla famiglia, ho scelto un brano tratto da un libro di don Novello Pederzini, domenicano.
La mente è andata proprio al libro di don Novello...per via del titolo: "Sposarsi è bello! Come preparare e gustare la ricchezza del matrimonio cristiano".


Luigi Beltrame Quattrocchi e Maria Corsini (Catania, 12 gennaio 1880 - Roma, 9 novembre 1951/ Firenze, 24 giugno 1884 - Serravalle (AR), 26 agosto 1965) hanno esattamente vissuto questa bellezza del matrimonio, compiendo un percorso di ascesi cristiana e matrimoniale, tanto che in un volume edito dalla LEV, di Erminia Catapano e Vincenzo Angrisani, non si esita a scrivere di "mistica coniugale", espressione che da' titolo all'intero libro.
L'esperienza sponsale della coppia - la prima di sposi ad essere beatificata nella storia della Chiesa Cattolica - nacque come quella di tutte le altre: dall'innamoramento e dall'amore che si consolidò con il passare del tempo.
Lui - avvocato generale dello Stato - trasferitosi a Roma dai tempi dell'università , lei signorina di buona famiglia romana, colta, simpatica, rafficata e scrittrice di testi educativi, si innamorano grazie alla frequentazione tra le rispettive famiglie.
Una breve malattia di lui, durante la quale si teme però fortemente per la sua vita, è forse uno dei primi momenti in cui balza con evidenza il ruolo di "guida" nella fede che la futura sposa avrà sul marito. E' un primo accenno che spicca in un bigliettino scritto da lei all'ammalato, con accluso un santino della Vergine di Pompei, cui lei si era rivolta per implorare la grazia della guarigione di lui, e l'invito a baciarlo e a tenerlo sempre con sè.
Questo è un po' il primo momento in cui emerge lo sfondo di quello che Maria chiamerà "la trama" della loro storia che si inserisce nell' "ordito", cioè nel progetto di Dio.
Fin qui...si potrebbe dire d'essere davanti ad una coppia qualunque, di buoni fidanzati cristiani che si uniscono nel Sacramento del Matrimonio ed in cui il coniuge più avanzato nella fede e nella pratica religiosa, cerca di spingere a vette più elevate anche l'altro (non si sa, infatti, quale fosse l'effettivo stato di "pratica" di Luigi, prima del matrimonio).
Ma la vita in comune comincia a portare alla luce non solo un percorso di fede "in due", ma anche momenti particolarissimi, in cui questa fede viene provata nell'amore e con l'amore reciproco.
La quarta gravidanza di Maria si presenza rischiosissima, tanto che un noto ginecologo romano consiglia l'aborto...per tentare di difendere almeno la vita della madre.
I due sposi sono ferrei nel dire di no a questa proposta..."terapeutica", accettando di  vivere mesi di apprensione per la vita del nascituro e della giovane sposa, nella prospettiva però, di un Dio che può tutto.
Sono quelli mesi veramente "fecondi", in cui la fede e l'amore di Luigi e Maria, in un certo senso si sublimano ancora di più.
Il Signore premierà la loro grande fiducia in Lui ed il totale abbandono al Suo progetto: nascerà Enrichetta, che rimarrà accanto ai genitori (ed alla madre, dopo la morte di Luigi), consacrandosi al Signore, ma rimanendo nel mondo.
La vita di famiglia sarà caratterizzata dalla frequente presenza di sacerdoti attorno al focolare domestico.
Tra questi non si può non menzionare padre Matteo Crawley, colui che diffuse in tutto il mondo la pratica dell'intronizzazione del Sacro Cuore di Gesù e che scrisse un testo di Ora Santa che fu proprio Maria a tradurre in lingua italiana.
La vita di fede era "comune" anche nella partecipazione alla Liturgia ed alle pratiche di pietà, nelle attività di terziari francesani e via dicendo.
I figli, coinvolti da questo ed in questo clima di religiosità non forzata, ma elemento naturale della vita di famiglia, sentono ben presto la vocazione religiosa: due saranno sacerdoti (uno monaco trappista), una monaca carmelitana.
Enrichetta, "la figlia che non doveva nascere", come accennato sopra, rimarrà accanto ai genitori, come consacrata nel mondo.

E' interessante notare, come la famiglia sia davvero piccola Chiesa domestica e capace, dunque, di alimentare anche delle sane vocazioni.
Difficilissimo racchiudere l'esperienza di "mistica coniugale" di Luigi e Maria in poche righe. Quel "blocco" scomposto alla morte di Luigi, ma destinato a ricomporsi in Cielo (come scrisse Maria nel bellissimo testo "Radiografia di un matrimonio", noto anche come "L'ordito e la trama") è una storia d'amore che declina in termini quasi "contemporanei" il bellissimo scritto biblico del Cantico dei Cantici.
"Nel vederti, mi parve di vedere Iddio", scrisse Maria a Luigi.
Ecco il modo più bello di "riassumere" la mistica coniugale che entrambi vissero, in una "cordata" verso l'Alto, in una vita in cui l'altro diviene quel Dio visibile per cui vivere, a cui donarsi, per cui spendersi dalle più piccole cose (la cura della casa, ad esempio), alle più grandi (le attenzioni nel momento della malattia) in quell'allargarsi del cerchio che si amplia con l'arrivo dei figli.
Senza mai dimenticare che il posto principale, nel matrimonio e nella famiglia cristiana spetta a Dio: da qui l'accettazione gioiosa, pur nel dolore del distacco, della vocazione dei figli; della malattia del coniuge, della stessa morte.

Concludo con una breve antologia di brani, tratta da "Mistica coniugale", in cui gli autori attingono molto al carteggio tra Luigi e Maria e allo splendido testo di lei, "L'ordito e la trama". Riporterò il testo tra virgolette, usando il corsivo per le parti estrapolate dagli scritti dei coniugi.
Guardando a questa santa famiglia, preghiamo per il Sinodo dei Vescovi che si sta svolgendo a Roma, e soprattutto per le famiglie, affinchè possano comprendere la sublime bellezza a cui Dio le chiama, per essere segno e manifestazione del Suo amore.
 DA "MISTICA CONIUGALE" , di Erminia Capatano e Vincenzo Angrisani - ed. LEV:

"Se già durante i primi anni di matrimonio la preghiera mattina e sera è una costante, a partire dalla quarta gravidanza cesce progressivamente lo spazio dedicato alla preghiera e la familiarità con l'Eucaristia: La frequenza alla Comunione diventò quotidiana anche per lui, senza incitamento alcuno, per consapevole euritmia; specie dopo un lungo periodo di ansietà per la vita della compagna e di una creaturina in arrivo. Tutto ciò superato dalla fede e dalla Grazia di Dio, operò una stabilizzazione di contatto con Gesù Eucaristia, come pegno di gratitudine, come stimolo di ascesa".

"La preghiera è gioia dell'incontro quotidiano con Dio, ma anche impegno, scandito da un preciso programma giornaliero.
Nel testamento spirituale del 1919, Maria vi fa un sommario accenno nel raccomandare al marito: "Non tralasciare gli esercizi di pietà che facevi quando ero con te: la Comunione, la messa quotidiana, un poco di meditazione, un esame sommario, propositi fermi e precisi.
A questi momenti si aggiunge la recita del Rosario, che riunisce l'intera famiglia ogni sera: orazione fedele, mai scaduta in abitudine, piuttosto vissuta al livello della contemplazione; via precipua per accostarsi al Mistero, capace di far maturare negli animi un amore oblativo, totale, senza zone d'ombra e senza riserve".


"Maria e Luigi hanno perfettamente coscienza che una vita mistica nel matrimonio o è realizzata insieme agli altri membri della famiglia, o non è; che il destino spirituale di uno con-diziona e con-verge con quello degli altri membri della famiglia; che chi ama desidera per l'altro, come sommo bene, la santità, e che l'altro aspiri a Cristi come unico bene necessario; che il sacrificio di uno è grazia e santità nella vita dell'altro; che la conversione del cuore di uno sana le ferite spirituali degli altri membri della famiglia.
Bellissima l'immagine, di profondissima unità coniugale, di un coniuge che semina e dell'altro che raccoglie, di uno che muore (sia in senso fisico che in senso spirituale) e dell'altro che porta molto frutto: Gesù darà a te, certo, quella forza che io, debole, non seppi trovare. Egli seminò in me e mieterà in te.
Come Gesù prevede nel Vangelo: v'è chi semina e chi miete.
E' poi necessario che il seme muoia per produrre frutto. Ecco perché io so che in te il frutto sarà copioso; per te e per gli altri.
Ecco perché io ti ho lasciato in eredità il mio fiore di sacrificio, perchaè a tua volta lo commetta ad altre anime; prima di tutte alle nostre".

"Quando saremo uniti con l'amore con la vita nostra, io ti farò crescere la fede e tu dovrai partecipare a quella forte, sublime che il Signore mi ha concesso finora; e dovrà essere commista all'amore nostro che è ben degno di avere una tale compagna".

"Nella complessiva esperienza coniugale di Maria e Luigi coesistono, entrando in continua simbiosi, due piani completari: quello umano e quello soprannaturale.
L'affetto, la passione, il senso di indispensabilità dell'amato ricevono luce e significato dalla prospettiva dell'eternità
Aver compreso - e concretamente vissuto - che la fede in Dio e l'amore per Lui sono la chiave di ogni umana passione è il segreto di un amore capace di elevarsi al di sopra dell'umana miseria, di superare i limiti psicologici del singolo, le personali carenze affettive.
In un'epoca come quella attuale, in cui il rapporto di coppia appare quanto mai problematico, una vita coniugale come la loro intensa, significativa e appagante, soprannaturalmente connotata dal tendere a grandi altezze, potrebbe apparire un privilegio per pochi.
Occorre però rifuggire da questa tentazione!
Se privilegio vi fu, nella vita dei Beltrame Quattrocchi, esso consistette nell'aver compreso che Dio è fonte dell'amore e del matrimonio, e di ogni gioia che ne possa derivare: Gesù mi infonde un'efficacia non mia, vedi, ma unicamente sua quando le mie parole danno conforto.
Ascoltale e rassicurati che soltanto lì è la fonte pura della tua gioia interiore, della tua unione con me".