venerdì 30 marzo 2012

TRIDUO A SAN FRANCESCO DI PAOLA- Primo giorno

Anche quest'anno preghiamo insieme un triduo in onore di San Francesco di Paola, santo calabrese, patrono della mia Regione e protettore della gente di mare.
Lo facciamo usando, come nella novena del 2011, alcuni spunti tratti dal volume di P. Roberti "San Francesco di Paola, storia della sua vita".


TRIDUO A SAN FRANCESCO DI PAOLA
 Primo giorno la penitenza come arma per propiziare l'aiuto del Cielo contro i nemici.

Genova, Convento dei frati minimi


O Dio, con la vita povera di Cristo,

ci hai voluto 

arricchire dei beni celesti: 

concedici che, sull'esempio del nostro 

protettore san Francesco, 

possiamo vivere col cuore distaccato 

dai beni di quaggiù e 

rivolto sempre ai beni del tuo Regno.

AMEN




Lo scorso anno il P. Roberti ci ha aiutato a comprendere la dimensione del binomio preghiera-penitenza in San Francesco di Paola, come strumento per ottenere l'emendamento dal peccato.
Ma c'è anche un'altra valenza a cui ci richiama il santo paolano e che rimane comunque sempre in linea con il periodo quaresimale che stiamo vivendo.
Siamo intorno al 1479, l'Italia è sotto le mire degli invasori stranieri.
Il santo "ai suoi frati, agli operai, ai cittadini e ai forestieri, laici o sacerdoti, che si recavano  a visitarlo, non lasciava mai d'inculcare l'emendamento dei costumi, il fervore dell preghiera e la pratica della penitenza, per propiziarsi l'aiuto del cielo contro il nemico del nome cristiano".

La penitenza dunque, non ha solo una dimensione "personale", di perfezionamento del solo singolo, ma ne ha anche una "sociale-collettiva": diventa lo strumento per implorare la Misericordia di Dio ed il Suo aiuto contro i nemici della fede, dell'ordine civile, della pace.
Guardando alla storia nella sua globalità, a partire da quella biblica, non di rado si nota che le grandi invasioni, le grandi crisi di civiltà, corrispondono ad un pregresso decadimento dei costumi, che di conseguenza fa "allentare" la presa , il livello di guardia a livello generale.
Spesso, in sostanza, è lo stesso essere umano che apre una breccia alle "invasioni" dei nemici della fede.
Guardiamo alla crisi economica dei nostri tempi: per molti anni abbiamo lasciato correre sugli sprechi della politica, contenti di avere ciascuno di che mangiare; abbiamo spesso tollerato le ingiustizie, gli "aggregamenti" poco leciti, pur di trovare un posto di lavoro.
Presi dalla prassi del "lo fanno tutti", abbiamo chiuso entrambi gli occhi.
Così si è passato di spreco in spreco, sempre maggiore, così anche noi abbiamo iniziato a sprecare in tecnologia, investimenti di vario tipo; così abbiamo chiuso gli occhi sulle presunte immoralità dei nostri capi politici...
La crisi non è allora un "castigo" di Dio, ma è permessa da Dio perché apriamo gli occhi dinanzi al nostro modo di agire malamente....

La penitenza, in questa ottica, assolve al duplice scopo di ricordare a noi stessi dove dobbiamo ritornare -alla sorgente della Vita vera -e dove dobbiamo condurre anche il nostro tessuto sociale.
Dal primo punto di vista, la penitenza ha una valenza personale, mi riguarda come singolo uomo che vuole riprendere o intraprendere un cammino di fede sincera; sotto il secondo aspetto si fa preghiera per ottenere la conversione di altri uomini e "stimolo" nei loro confronti: diamo al fratello che ancora è insozzato da mille brutture, un esempio di "risalita" concreto e fattibile!

Che San Francesco ci aiuti ad essere uomini di penitenza e di preghiera in questo senso, consapevoli che tutti siamo pur sempre peccatori, perché anche "il giusto cade sette volte" (Prv 24,16) al giorno!

martedì 27 marzo 2012

COLUI CHE MI HA MANDATO E' CON ME: facciamo in modo che anche noi possiamo dire queste parole!

Torino- Chiesa della Gran Madre di Dio
Il Vangelo di oggi, nell'ultimo versetto (Gv 8,30), ci consegna queste stupende parole di Gesù:
"Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite".

Qui, Dio Figlio, sottolinea in modo intenso quello che è il Suo speciale rapporto con il Padre, un rapporto che più volte ha in verità evidenziato nei Vangeli....quando dice che "Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera" (Gv 4.34) e "Io e il Padre siamo una cosa sola" (Gv 10.30) e ancora "Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato" (Gv 5,30).

 Se però rileggiamo, "ruminiamo", meditiamo la Parola di Dio che la Chiesa oggi ci propone, quell'ultimo versetto del brano evangelico diventa un pungolo, un interrogativo pressante anche per ogni discepolo, quindi, anche per me!
Cristo dice: Colui che mi ha mandato.
Cristo Signore è l'inviato dal Padre, il mediatore, il sacerdote sommo venuto sulla terra, "apparso in forma umana 
umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce"  (Fil 2,8).
Come uomo, è stato in grado di mantenere sempre "attivo" il collegamento con il Padre proprio nell'obbedienza ai Suoi comandi, alla Sua volontà, rendendoSi il chicco di grano caduto nella terra che ha portato molto frutto (come ci ha ricordato la liturgia della Parola della V Domenica di Quaresima).

Ma anche a noi, Gesù dice: "Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi"  (Gv 20,21) e dunque possiamo "ribaltare" in senso personale le parole di Nostro Signore e affermare che "Colui che mi ha mandato è con me"!
Il Figlio agisce infatti come il Padre, ce ne rivela il Volto: come il Padre è sempre col Figlio che ha mandato, così il Figlio è sempre con noi, Suoi discepoli.
Basti pensare alle tante scene del Vangelo in cui Gesù cammina al fianco dei Suoi....come non ricordare quella di Emmaus, in cui il Signore Risorto percorre la strada accanto ai due discepoli e spiega loro ogni cosa delle Scritture?
Possiamo dire anche di più: se il Figlio è con noi, con noi è anche Padre, perché Gesù e il Padre sono una cosa sola!
E se il Padre ed il Figlio sono con noi, anche lo Spirito Santo viene a farci compagnia: perché lo Spirito è l'amore che lega Padre e Figlio e perché noi siamo TEMPIO DELLO SPIRITO SANTO.
"Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui" (Gv 14,23).

Ci sono dunque delle "condizioni" da rispettare affinché la vicinanza di Colui che ci manda sia tangibile, presente nella nostra vita.
In primo luogo, col Battesimo lo Spirito Santo prende dimora in noi, ma questo non è sufficiente: affinché possiamo permanere nella Grazia, giorno per giorno dobbiamo dimostrare fedeltà alla Parola di Dio, che ci chiede una cosa: SEGUIRE GESU'.
Ce lo ha detto proprio il Signore, nell'antifona al Vangelo di Domenica scorsa: 
"SE UNO MI VUOL SERVIRE, MI SEGUA, DICE IL SIGNORE,
E DOVE SONO IO, LA' SARA' PURE IL MIO SERVITORE" (Gv 12,26)
Solo nel servizio compiamo la volontà di Dio e veniamo "attirati" a quella Croce su cui il Cristo è stato innalzato. Quella Croce dalla quale Lui attira tutti a Sè.
Solo nel servizio, come ci ha proprio ricordato il Vangelo di Domenica, possiamo farci chicco di grano, seminato, morto nella terra, che non rimane solo, ma PORTA MOLTO FRUTTO.
Il frutto della sequela è l'opposto del restare soli: è portare a Gesù i nostri fratelli, come Andrea e Filippo Gli hanno condotto i greci che chiedevano di vederLo.
E' renderci quei servi disponibili, generosi, pronti all'obbedienza che implica il "perdere la propria vita": rinunciare ad abitudini, comodità, difetti, per farci "tutto a tutti" -secondo l'espressione di San Paolo- e così facendo, alla fine, ecco che anche per noi, "servi inutili" si realizzerà il "paradosso" dell'Amore Divino: "SE UNO SERVE ME, IL PADRE LO ONORERA'" .
Il Vangelo di Domenica ci ha "rivelato" -ancora una volta- questa enorme dichiarazione d'amore di Dio alla Sua Creatura: regnare è servire, e se serviamo Colui che si è fatto servo per amore, alla fine diventeremo "non più schiavi, ma amici" e come Figli di Dio avremo accesso alla Sua Gloria, alla Sua Casa, dalla quale potremo entrare ed uscire, disponendo dei Suoi Beni, non come schiavi, ma come coloro che si trovano in casa propria....come FIGLI, nella casa del Padre.
Vorrei concludere con un pensiero dall'omelia di don Mario, sacerdote salesiano: Dio ci dice: "TU SEI MIO FIGLIO, PER SEMPRE"!

martedì 20 marzo 2012

RITIRO DALLE MONACHE DOMENICANE DI LETTERE (Napoli)



Le monache domenicane del monastero del Santo Rosario di Lettere (Napoli), offrono l'opportunità di un week-end di ritiro per le persone fra i 18 e 40 anni.
Trovate di seguito i depliant che potete scaricare, cliccando su ciascuna delle due immagini e poi salvandole.
Ringrazio le monache per aver acconsentito alla pubblicazione sul blog e invito i lettori a visitare il loro sito !




lunedì 19 marzo 2012

SOLENNITA' DI SAN GIUSEPPE




MEMORARE DI SAN GIUSEPPE


Ricordati, o purissimo sposo di Maria Vergine, 
o caro mio protettore S. Giuseppe, 
che mai si udì aver alcuno invocato la tua protezione
 e chiesto il tuo aiuto 
senza essere stato consolato. 

Con questa fiducia, 
io vengo a te 
e a te fervorosamente mi raccomando.
 O S. Giuseppe, ascolta la mia preghiera, 
accoglila pietosamente ed esaudiscila. 

Amen.



DALL'OMELIA DEL BEATO PAPA GIOVANNI PAOLO II, pronunciata il 19 marzo 1982 a Livorno:

"La Sacra Scrittura parla poco di lui – poco più di quello che leggiamo nella Liturgia di oggi. Non registra neanche una parola che abbia pronunciato Giuseppe, falegname di Nazaret. 
E tuttavia, anche senza parole, egli dimostra la profondità della sua fede, la sua grandezza.
San Giuseppe è grande con lo spirito. 
È grande nella fede, non perché pronuncia parole proprie, ma soprattutto perché ascolta le parole del Dio vivente.
Ascolta in silenzio. 
E il suo cuore persevera incessantemente nella prontezza ad accettare la Verità racchiusa nella parola del Dio vivente. 
Per accoglierla e compierla con amore.
Perciò, Giuseppe di Nazaret diventa veramente un mirabile testimone del Mistero Divino. Diventa un dispensatore del Tabernacolo, che Dio ha scelto per sé sulla terra per compiere l’opera della salvezza.

Guardando oggi con venerazione e con amore la figura di san Giuseppe, dobbiamo in questo sguardo rinnovare la nostra propria fede. 
Vediamo come la Parola del Dio vivente cade profondamente nell’anima di quell’Uomo – di quell’Uomo giusto.
E noi, sappiamo ascoltare la Parola di Dio? 
Sappiamo assorbirla con la profondità del nostro “io” umano? 
Apriamo dinanzi a questo verbo la nostra coscienza?
Oppure – al contrario – ci fermiamo soltanto alla superficie della Parola di Dio? 
Non le dischiudiamo un più profondo accesso all’anima? Non accogliamo questa Parola nel silenzio della prontezza interiore, così come Giuseppe di Nazaret? 
Non creiamo le condizioni perché essa possa agire dentro di noi e portare frutti?
Ascoltiamo la Parola di Dio?
 Come l’ascoltiamo? 
Leggiamo la Sacra Scrittura?
Partecipiamo alla catechesi?
Abbiamo tanto bisogno della fede!
È tanto necessaria la fede all’uomo dei nostri tempi, della difficile epoca odierna!
È tanto necessaria una grande fede!
Proprio oggi una grande fede è necessaria agli uomini, alle famiglie, alle comunità, alla Chiesa".

domenica 18 marzo 2012

NOVENA A SAN GIUSEPPE- Nono giorno: prendere San Giuseppe come nostro modello


PREGHIERA A SAN GIUSEPPE





O Dio onnipotente, 
che hai voluto affidare 
gli inizi della nostra redenzione alla custodia premurosa di san Giuseppe, 
per sua intercessione
 concedi alla tua Chiesa 
di cooperare fedelmente al compimento dell'opera di salvezza.


AMEN





Da uno scritto di Mons. Karol Wojtyla:


"La morale del cristianesimo, fondata sul Vangelo, è profondamente indirizzata verso la personalità umana.
Non si riduce a delle regole, sebbene si trovino nel Vangelo molte frasi di carattere normativo, molti comandamenti, molte raccomandazioni e molti suggerimenti.
Tuttavia, le personalità umane hanno una eloquenza più potente delle norme, ci costringono alla riflessione.
Nel Vangelo non esistono comparse, ma attori.
Può un individuo, una personalità, diventare regola per gli altri?
Direttamente no; ma, indirettamente, sì, poiché fornisce delle basi a meditazioni di carattere normativo e, ancor più, fornisce gli incentivi interiori alla imitazione.

Così, dunque, anche la figura di san Giuseppe, ripensata nell'ampio contesto del Vangelo, si presta sicuramente a un confronto con la vita, con la vita del giorno d'oggi.
Un tempo essa richiamava l'attenzione delle persone dedite alla contemplazione; ma ha tutti i caratteri per richiamare l'attenzione dell'uomo contemporaneo, preso dagli impegni e dalle fatiche quotidiane, perché permette di avvicinarsi tanto ai più profondi valori umani quanto al pensiero di Dio.
Permette di comprendere chi è l'uomo nel pensiero di Dio e chi deve essere.
Mi sembra che ciò valga asai di più delle particolareggiate regole di comportamento".




Non sono necessarie molte parole a commento di questo testo del Beato Giovanni Paolo II.
San Giuseppe può essere un modello per tutte le categorie di credenti...dal contemplativo al lavoratore, dall'apostolo attivissimo nella vita parrocchiale a quello più riservato, dal padre di famiglia all'educatore in settori differenti dalla famiglia...
La sua figura ci richiama, come si è visto nel corso di questa novena, ad una serie di valori che trovano spazio nella vita di tutti i credenti che realmente vogliano mettersi alla sequela di Cristo.
Che San Giuseppe ci assista, ci guidi, ci protegga nel cammino della vita, in quello della sequela, nei nostri compiti familiari e lavorativi.