venerdì 4 dicembre 2015

Novena a Maria Immacolata / 6


«VERGINE DELLE VERGINI»
Il Memorare


Prosegue la riflessione sul mistero di Maria Immacolata attraverso le più antiche preghiere mariane, in cui la sapienza e la fede dei credenti hanno saputo coniugare Bibbia, teologia e fiducia nella Madre di Dio.
Oggetto di questo nuovo approfondimento è il «Memorare» («Ricorda»), preghiera del XV secolo, erroneamente attribuita a san Bernardo di Chiaravalle.


Ricordati, o piissima Vergine Maria, 
non essersi mai udito al mondo 
che alcuno sia ricorso al tuo patrocinio, 
implorato il tuo aiuto, 
chiesto la tua protezione 
e sia stato abbandonato.
Animato da tale confidenza, a te ricorro, 
o Madre, Vergine delle Vergini, 
a te vengo e, peccatore contrito, 
innanzi a te mi prostro.
Non volere, o Madre del Verbo, 
disprezzare le mie preghiere, 
ma ascoltami propizia ed esaudiscimi. 
Amen.
____________________________________

Memoráre, piíssima Virgo Maria, 
a saéculo non esse audítum 
quemquam ad tua curréntem praesídia, 
tuam implorántem auxília, 
tua peténtem suffrágia esse derelíctum.
Ego, tali animátus confidéntia, 
ad te, Virgo vírginum, Mater, curro: 
ad te vénio, coram te gemens peccátor assísto.
Noli, Mater Verbi, verba mea despícere, 
sed audi propítia et exáudi. 
Amen.


UN CANTO ANTICO, DALL'ATTRIBUZIONE TRAVAGLIATA

La preghiera del «Memorare» fu composta nel XV secolo, e per lungo tempo venne erroneamente attribuita a san Bernardo di Chiaravalle (1090-1153). Oggi si ritiene che essa derivi da un'antica versione della preghiera, collocabile tra l'VIII e il X secolo, in uso nella Chiesa orientale. Il testo latino -  largamente conosciuto e più breve rispetto all'originale - è databile all'XI secolo, e risulta essere lo stralcio di una versione del XV secolo, o meglio, sintesi di tre diverse preghiere. Esso ebbe grande diffusione grazie all'apostolato di un sacerdote francese, Claudio Bernard (1588-1641), impegnato nella predicazione tra i carcerati e i condannati a morte. È a lui che si deve la traduzione dell'orazione in lingua francese, e quindi, la sua diffusione in volgare. Questo zelante presbitero aveva posto la sua attività sotto la protezione della Madonna, diffondendo un'immaginetta mariana che recava impressa la preghiera del «Memorare». Il motivo di tanto amore era l'averne sperimentato personalmente l'efficacia. In una lettera alla regina Anna d'Austria, moglie del re di Francia Luigi XIII, don Claudio aveva  infatti confidato di essere stato miracolosamente guarito da una malattia che lo aveva condotto in punto di morte, proprio recitando il «Memorare», che aveva appreso da suo padre. Inizialmente convinto che la causa della sua ripresa fosse di origine naturale, in seguito, in un colloquio con un padre agostiniano, padre Fiacre, aveva appreso che la Madonna l'aveva miracolosamente guarito. Il religioso aveva avuto una visione di Maria, la quale, apparendogli, gli aveva parlato della malattia di don Claudio, anticipandogli anche la sua guarigione, e invitandolo  ad andare da lui per metterlo al corrente.
Che la preghiera del «Memorare» sia legata alla figura di Claudio Bernard, lo confermano anche diciotto incisioni conservate nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Varie di esse sono ritratti coevi al sacerdote, che riportano la preghiera mariana sotto la sua immagine, segno inequivocabile di quanto, storicamente parlando, la diffusione in lingua volgare del «Memorare» fosse a lui associata e non contestata dai suoi contemporanei.
Stando così le cose, da dove ebbe origine l'erronea attribuzione del testo a san Bernardo? L'ipotesi più probabile è che l'equivoco sia nato dall'assonanza del cognome di don Claudio con il nome del santo monaco. In tal modo, la «Preghiera del reverendo padre Bernard» divenne la preghiera di san Bernardo. Negli scritti del monaco di Chiaravalle si trovano semplicemente degli accenni ad alcune delle parti della preghiera, ma mai il testo integrale. A partire dal pontificato di Pio XI, la recita devota del «Memorare» consente di ottenere l'indulgenza parziale.

Una preghiera che attraversa i secoli

Il «Memorare» è stata una preghiera molto cara a vari santi. San Francesco di Sales (1577-1622) ricordò un episodio legato a questa orazione. All'epoca dei fatti, il futuro vescovo di Ginevra era studente a Parigi. Aveva diciassette anni e affrontò un momento di "tenebre spirituali". Convintosi che tutto ciò che faceva per il Signore fosse inutile, in quanto si riteneva ormai condannato all'inferno, un giorno entrò in una Chiesa, e pregò il «Memorare», che aveva trovato riportato su una targa. Rinnovato il suo voto di castità, prese l'impegno di pregare ogni giorno il Rosario. Tutti i suoi turbamenti lasciarono il posto a una grande gioia. 
Un'altra figura - cronologicamente più vicina - particolarmente attaccata al «Memorare» fu l'ormai prossima santa Teresa di Calcutta, che era solita recitare la preghiera per nove volte consecutive, in casi di particolare necessità. E proprio alla recita di questa orazione è legato il miracolo richiesto per la beatificazione della suora missionaria [1].  

Sintesi biblica e teologica nella fede dell'orante

Il «Memorare» si può pensare come una preghiera che ripercorre sinteticamente, attraverso appellativi e verbi, la vicenda umana e spirituale, terrena e ultraterrena di Maria. Chiedendo alla Vergine di ricordarsi di ciascuno dei suoi figli che la invocano, l'orante esprime di appoggiare la propria richiesta su una qualità della Vergine: la sua disponibilità collaborativa. La Madonna si è presentata quale "donna della collaborazione" fin dal suo «» al Signore, manifestato durante l'annuncio dell'angelo. Maria è invitata a fare memoria del suo spirito docile alla volontà di Dio; è uno spirito di docilità che le deriva dal privilegio della sua immacolata concezione. La preghiera comincia infatti rivolgendosi a Maria quale «piissima Vergine». La Madonna è capace di offrire la sua generosa collaborazione perché è priva di quelle scorie di peccato che rendono così difficile - all'essere umano - accogliere la parola del Signore, e attivarsi concretamente per realizzarla. Maria Immacolata non ha avuto paura di mettersi in gioco sulla terra, e non può averne ora che siede gloriosa nei cieli. Chi si spoglia dell'io per far posto a Dio vince il timore di dover rinunciare a progetti, tempo, interessi personali, per lasciarsi coinvolgere nel piano pensato da sempre dal Creatore. Così Maria diviene capace di entrare attivamente nel piano della salvezza, e di rimanere accanto a Cristo, rendendosi madre premurosa ed educatrice negli anni dell'infanzia; donna capace di non "intromettersi" in quello che agli occhi degli altri poteva apparire un bizzarro piano di vita di un bizzarro uomo sulla trentina; infine, presenza materna - dolce e forte al contempo -  nel momento del maggior bisogno per il Figlio, ossia sotto la Croce. 

Immacolata  e misericordiosa

Immacolata

Uno degli appellativi contenuti nel «Memorare» è «Madre, Vergine delle vergini». È l'espressione che, più fortemente, rimanda al mistero dell'immacolatezza di Maria, madre, ma madre vergine. Questo titolo mariano rimanda a quello contenuto nelle litanie lauretane, che invocano la Madonna quale «Regina delle vergini» e «dei vergini». «Maria è la verginità stessa personificata, è modello perfetto di verginità: ben altre sette litanie celebrano questa sua verginità. Il nome di Vergine (cfr. la litania "Sancta Virgo Virginum") è essenziale a Maria, se è vero che la stessa Incarnazione del Verbo è frutto di questa verginità, e che la verginità della Madre è prova della divinità del Figlio ed è stata, a sua volta, nobilitata dalla maternità divina» [1]. Il «Memorare» esalta al massimo il privilegio dell'Immacolata Concezione, appellandosi, addirittura, a Maria, proprio in quanto immacolata più di tutte le creature. L'orante, in un certo senso, vuole far leva su quel candore verginale di Maria, che le dona occhi capaci di vedere, senza ombra e senza macchia alcuna, tutte le necessità dei suoi figli. L'immacolatezza esalta quella capacità di "guardare" propria di ogni madre, creando un connubio unico, di incantevole bellezza e "potenza" nella Madonna.

Misericordiosa

L'orante si rivolge a Maria «animato» dalla «confidenza» nell'attitudine benevola della Madre, che sempre soccorre i suoi figli. Il senso dell'appello alla misericordia della Vergine, appare però più evidente nel riferimento contenuto qualche riga dopo, in cui chi prega si definisce «peccatore contrito». Non c'è solo consapevolezza del proprio stato di peccatore: questa presa di coscienza è unita al pentimento di cuore, sincero, per i peccati commessi. Una simile presentazione di sé non può che essere doppiamente motivo, per la Vergine misericordiosa, di guardare con amorevolezza verso chi la invoca con simili parole - e con simili sentimenti -, pronto a ingaggiare con lei una «sfida» [2] d'amore e di fede. Chi si rivolge a Maria con tanta sicurezza, al punto da apparire finanche troppo sicuro di sé, altro non fa che dimostrare di essere giunto all'essenza più profonda di "chi" la Vergine sia. Una madre, incapace di voltare le spalle ai propri figli, anzi, una madre che, al pari del padre del figlio prodigo, non aspetta altro che il ritorno dei figli perduti, per correre loro incontro.


NOTE

[1] Saverio Gaeta, Il miracolo di Madre Teresa, Famiglia Cristiana, n. 41 2002.

[2]  Litanie Lauretane, Sito internet della rivista Madre di Dio (ed. San Paolo)

[3] Segio Gaspari, «Accetta le mie "orazioni" e propizia esaudiscimi», in Madre di Dio, n. 10, ottobre 2008.

BIBLIOGRAFIA DEGLI ALTRI TESTI CONSULTATI

Anthony M. Buono, Le più grandi preghiere a Maria. Storia, uso, significato, Paoline, 2002.

Voce «Memorare» in Enciclopedia Telematica Cathopedia.




giovedì 3 dicembre 2015

Novena a Maria Immacolata / 5


«TUTTA BELLA SEI, MARIA»
Il Tota Pulchra


Prosegue la riflessione sul mistero di Maria Immacolata attraverso le più antiche preghiere mariane, in cui la sapienza e la fede dei credenti hanno saputo coniugare Bibbia, teologia e fiducia nella Madre di Dio.
Oggetto di questo nuovo approfondimento è il «Tota pulchra», antichissimo canto, nato da un collage di antifone mariane.


Tutta bella sei, Maria
e il peccato originale non è in te.
Tu gloria di Gerusalemme, tu letizia d’Israele,
tu onore del nostro popolo, tu avvocata dei peccatori.
O Maria! O Maria!
Vergine prudentissima,
Madre clementissima,
prega per noi, intercedi per noi
presso il Signore Gesù Cristo.
____________________________________

Tota pulchra es, Maria.
Et macula originalis non est in Te.
Tu gloria Ierusalem.
Tu laetitia Israel.
Tu honorificentia populi nostri.
Tu advocata peccatorum.
O Maria, O Maria.
Virgo prudentissima.
Mater clementissima.
Ora pro nobis.
Intercede pro nobis.
Ad Dominum Iersus Christum.


UN CANTO A MARIA IMMACOLATA

La preghiera del «Tota pulchra» è antichissima, risalente al IV secolo (e da taluni collocata anche più indietro). La versione attualmente nota appare rimaneggiata rispetto a un'altra presente nel Liber Usualis (un libro liturgico contenente una raccolta di canti gregoriani). Particolarmente legati a questa preghiera-canto furono i francescani, i cui teologi si ersero sempre quali strenui difensori della verginità di Maria, in tempi in cui ancora era fortemente acceso il dibattito teologico sull'argomento. Inoltre, già dal 1263, la festa dell'Immacolata era di precetto nei conventi francescani e fu proprio un francescano, papa Sisto IV, a introdurre la festa e l'Ufficio dell'Immacolata a Roma. Si tratta dello stesso papa che fece poi costruire, in San Pietro, una cappella dedicata a Maria Immacolata.


Sintesi biblica e teologica nella fede dell'orante

Il «Tota pulchra» nasce dall'unione di varie antifone, che si rifacevano ad alcuni passi biblici. La prima di queste antifone, «Tota pulchra es Maria et originalis macula non est in te» rimanda al Cantico dei Cantici, 4,7, la terza «Tu gloria Jerusalem, tu letitia Israel, tu honorificentia populi nostri» al libro di Giuditta, 15,10.
Nell'Antico Testamento si trovano altri riferimenti alla purezza di Maria (da intendersi come verginità fisica e spirituale), che sembrano riecheggiare in questa preghiera; uno fra tutti, quello che si legge nel Libro del profeta Isaia (7, 14): «il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emanuele». Maria è invocata quale «gloria del tuo popolo», espressione che rimanda all'identificazione della Vergine con la «figlia di Sion» che compare in Sofonia e Gioele, e che Luca riprende, seppure non in questi termini, nel suo Vangelo: «agli occhi di Luca Maria appare come la Figlia di Sion, l’incarnazione del resto di Israele che, nella sua povertà e santità, attende la venuta di Dio nel suo Messia. Nella pienezza dei tempi, al momento della sua venuta, Dio andrà ad abitare nel suo seno, come era andato nell’arca dell’alleanza, per cui Ella sarà il tabernacolo vivente di Dio tra i suoi. Maria può esultare e con lei la Chiesa, nuovo popolo, perché la ragione di questo gaudio senza fine è Cristo incarnato, che rimane per sempre il “Dio con noi”, colui che ci salva dalla schiavitù e dall’esilio del peccato e ci introduce nella luce del suo regno. Prendendo sembianze umane nel seno della Vergine, Dio lascia la dimora del Tempio di Gerusalemme e in Cristo abbatte le barriere che dividono Ebrei e Gentili, perché egli viene non per la sua nazione soltanto, ma per radunare insieme i dispersi figli di Dio, per cui tutti gli uomini in Lui hanno accesso al Padre come un solo popolo. Come Figlia di Sion, Maria è parte viva del “suo” popolo di cui Abramo è il capostipite ed è indissolubilmente legata al nuovo popolo, la Chiesa, di cui Cristo è il capo e lei è la primizia santa. In Maria si conclude il cammino dell’Antico Israele ed inizia quello del Nuovo Israele verso il Redentore. Maria è dunque come un anello di congiunzione di tutti i figli della promessa e del riscatto, il punto nodale che tende sempre a riportarci alla gioia del riscatto e della salvezza» [1].
Il rimando alla prudenza della Vergine riporta alla mente l'espressione lucana: «Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19). Maria è «vergine prudentissima» per questo suo atteggiamento contemplativo, che la rende capace di discernere il volere di Dio su di lei.

Immacolata  e misericordiosa

Immacolata

La bellezza di Maria è la sua stessa immacolatezza, la sua perfetta verginità di corpo e di spirito. La bellezza di Maria è, dunque, in una parola sola, la sua santità unica, totale. Questa "bellezza" non la allontana dai suoi figli: è interessante notare come, nella preghiera del «Tota pulchra», l'invocazione a Maria quale «avvocata» e intermediaria che intercede, segua sempre l'acclamazione a lei rivolta per la sua verginità, per la sua prudenza. In sintesi, per qualcosa che la identifica sotto il profilo della santità e della perfetta corrispondenza a Dio. Più la creatura è immacolata, più sa chinarsi con misericordia sui bisogni degli altri. E Maria è l'Immacolata in senso stretto, concepita senza peccato. «Maria è la “tutta bella” perché è la donna, icona del Mistero: il riferimento al Suo essere donna evidenzia la densa realtà del frammento di cui si parla, la storicità di questa giovane della casa d’Israele, cui è stato dato di diventare la madre del Messia. Maria non è un mito, né un’astrazione, come mostrano i tratti della sua personalità di donna ebrea, che ha saputo vivere nel modo più alto la spiritualità dello “shemà”, dell’ascolto nutrito dalla fede e dalla speranza messianica, sperimentandone in se stessa il compimento e il nuovo inizio. Maria è dunque l’icona pura dell’infinita bellezza di Dio perché in lei, nella concretezza del suo essere donna, il Figlio eterno è venuto ad abitare nella carne come il Tutto in un frammento. La bellezza di Lei non è che l’irradiazione purissima della presenza di Lui, “il bel Pastore” (Gv 10,11), nel suo grembo accogliente. La verginità perpetua e la maternità divina sono in questo senso il punto di partenza di ogni affermazione circa la “Tota Pulchra”, come peraltro di ogni prerogativa e funzione di Maria» [2]. 

Misericordiosa

Come il «bel Pastore» è venuto a dare la vita per le pecore, chinandosi con misericordia su ciascuna di esse, così anche la «tutta bella» è venuta per donarci la sua misericordia. La bellezza di Maria è anche la sua bontà, la sua benevolenza dolcissima verso l'uomo peccatore, verso i figli che la invocano, per essere ricondotti a Cristo. 
«L'Immacolata è il segno della fedeltà di Dio che non si arrende di fronte al peccato dell'uomo. La sua pienezza di grazia ci ricorda anche le immense possibilità di bene, di bellezza, di grandezza e di gioia che sono alla portata dell'uomo quando si lascia guidare dalla Volontà di Dio, rifiutando il peccato. Nella luce di Colei che il Signore ci dona come "avvocata di grazia e modello di santità", impariamo a fuggire sempre il peccato» [3].



NOTE

[1]  Voce «Figlia di Sion», sul portale di mariologia del prof. Antonino Grasso La Theotokos

[2] "Tota pulchra". La "via pulchritudinis" e la luce di Maria assunta in cieloSito dell'agenzia cattolica Zenit

[3] Giovanni Paolo II, Angelus, 8 dicembre 1994

BIBLIOGRAFIA DEGLI ALTRI TESTI CONSULTATI

Sr. Maria Cecilia Pia Mannelli, Il Tota pulchra, Sito dei Francescani dell'Immacolata

Tre volte bellissima, www.laporzione.it


mercoledì 2 dicembre 2015

Novena a Maria Immacolata / 4


«DOLCE VERGINE MARIA»

La Salve, Regina


Prosegue la riflessione sul mistero di Maria Immacolata, attraverso le più antiche preghiere mariane in cui la sapienza e la fede dei credenti hanno saputo coniugare Bibbia, teologia e fiducia nella Madre di Dio.
Oggetto di questo nuovo approfondimento è la «Salve, Regina», preghiera che rientra, assieme ad altre già analizzate, nel gruppo delle "antifone" a scelta al termine della Compieta.



Salve, o Regina, Madre di misericordia;
vita, dolcezza e speranza nostra, salve.
A te ricorriamo, noi esuli figli d'Eva;
a te sospiriamo gementi e piangenti
in questa valle di lacrime. 
Orsù, dunque, Avvocata nostra,
rivolgi a noi quegli occhi
tuoi misericordiosi.
E mostraci dopo questo esilio
Gesù, il frutto benedetto
del ventre tuo,
o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
____________________________________

Salve, Regina, mater misericordiae; 
vita, dulcedo et spes nostra, salve. 
Ad te clamamus, exsules filii Hevae. 
Ad te suspiramus, gementes et flentes 
in hac lacrimarum valle. 
Eia ergo, advocata nostra, 
illos tuos misericordes oculos ad nos converte. 
Et Iesum, benedictum fructum ventris tui, 
nobis post hoc exsilium ostende. 
O clemens, o pia, o dulcis Virgo Maria




UN CANTO DI GIOIA


La «Salve, Regina» risale all'XI secolo. Diversi gli autori cui viene attribuita - tra cui san Bernardo - sebbene il testo integrale della preghiera si ritrovi in un manoscritto collocabile ben prima dell'epoca del santo monaco. L'ipotesi più probabile è che l'autore di questa antifona sia Ermanno il Contratto, lo stesso che compose anche l'«Alma Redemptoris Mater». 
Al di là delle parole che rimandano all'idea di un pellegrinaggio terreno difficoltoso per l'uomo, la preghiera era nata come canto di gioia a Maria, invocata in primo luogo come «Regina» e, dunque, come ormai immersa nella gloria di Dio, glorificata in Lui. L'antifona divenne molto popolare per via della sua facile cantabilità. «Nel monastero di Cluny era usato come inno processionale per la festa dell'Assunzione e per le altre feste che non avevano un cantico proprio a un santo» [1]. I Domenicani la inserirono nella preghiera di Compieta nel 1221; i cistercensi ne fecero uso dal 1251; i certosini la cantano ai vespri, fin dal XII secolo. Fu papa Gregorio IX a introdurla, per tutta la Chiesa, a conclusione della preghiera di Compieta. Il testo ha subito delle modifiche nel corso dei secoli, in modo particolare nelle prime parole, che oggi suonano come «Salve, Regina, madre di misericordia», ma che inizialmente erano «Salve, Regina di misericordia». In questo modo, il testo attuale, sottolinea la funzione di Maria quale avvocata nel suo legame con Gesù; ella viene infatti invocata affinché interceda presso il Figlio, che è la misericordia stessa incarnata. Maria viene esaltata nel suo ruolo nella storia della salvezza. «L'inno divenne un simbolo della mariologia tridentina e della devozione della Riforma Cattolica» [2]. In seguito, Papa Leone XIII prescrisse che fosse pregata dopo le messe non cantate (in base alla classificazione liturgica del Rito Tridentino). Attualmente, oltre che dopo Compieta, l'antifona mariana viene recitata dopo il Santo Rosario.

Sintesi biblica e teologica nella fede dell'orante

Sintesi biblica

«Gesù è l'unico mediatore: con la sua morte e risurrezione ha compiuto la riconciliazione dell'umanità con Dio. Ma Gesù si compiace di concedere grazie per l'intercessione di Maria sua Madre, che desidera vedere amata e onorata da tutti. Perciò Maria è la mediatrice della nostra salvezza; non una mediatrice della giustizia, bensì una mediatrice della grazia e dell'intercessione!» [3]. Nel brano evangelico delle Nozze di Cana (Gv 2,1-11) è quantomai evidente un tal ruolo di Maria. Al Figlio che sottolinea non essere ancora «giunta» la sua «ora», Maria risponde semplicemente con l'invito a fare «qualunque cosa» Egli ci dica di fare, e così, su invito - dolce, ma fermo, si potrebbe dire - della Vergine Madre, il Figlio "anticipa" l'ora e compie il suo primo miracolo. Invocando l'aiuto di questa Madre misericordiosa, «clemente, pia, vergine», il credente le chiede di mettersi idealmente in "cammino" verso di lui - che rientra nella schiera degli «esuli figli di Eva», segnati dal peccato originale - e  che vive  «in questa valle di lacrime» (cfr. Gn 3, 16-19). Si attende che Maria rivolga «gli occhi» suoi verso quanti sono «gementi e piangenti». L'uomo afflitto da ogni genere di dolore può stupirsi, come sant'Elisabetta che esclamò «A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?»  (Lc 1,43), ma avere al contempo la certezza che Maria, proprio perché madre, verrà da quanti la invocano. Ella interverrà perché la sua regalità è spesa nel "servizio".

Sintesi teologica

«La glorificazione di Maria non è che il richiamo della sua missione, di tutto il disegno che Dio ebbe su di lei.
Missione di misericordia e di salvezza, che si incentra nell'altissimo privilegio della maternità divina; disegno di perdono di riconciliazione, poiché il Padre Celeste, inviando il Figlio suo per la Redenzione del mondo, scelse Maria come prima collaboratrice della sua volontà salvifica. In lei il cielo si unisce alla terra; e per mezzo suo è offerto all'umanità il Divin Salvatore.
Quali armonie di pietà e di commozione suscita il canto della Salve Regina, antifona tra le più antiche e care, che celebra nel confidente sospiro questa materna missione di Maria! Dall'avviarsi della preghiera: Salve, o Regina, Madre di misericordia, al suo svolgersi è tutto il poema della umanità sconvolta dal peccato, soggetta al pianto, al dolore e alla morte, che, nonostante tutto, guarda a Lei, vita, dolcezza, speranza nostra, e l'invoca nel supremo anelito, che è palpito di fede invitta e luminosa; mostraci Gesù, il frutto benedetto del tuo seno, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
Tutto converge a Gesù: la storia dei secoli e le vicende dei cuori; tutto deve portare a Gesù. È questa la missione della Vergine Madre, di recare al mondo la luce» [4].
Scrive infatti S. Alfonso M. 'de Liguori, ne «Le glorie di Maria»: « E' vero che è santa, che è immacolata, regina del mondo, Madre di Dio; ma è della nostra carne, figlia di Adamo come noi. Insomma, dice san Bernardo, tutto ciò che appartiene a Maria è grazia e bontà poiché ella, come madre di misericordia, si è fatta tutta a tutti e per la sua grande carità si è resa debitrice verso i giusti e i peccatori. A tutti apre il seno della sua misericordia, affinché tutti ricevano dalla sua pienezza.

Immacolata (Assunta) e misericordiosa

Immacolata

Nella «Salve, Regina» è fortissimo il legame tra due temi: il peccato degli uomini e l'immacolatezza di Maria.
Il peccato del genere umano è presentato nel richiamo a Eva, e, quindi, ai progenitori, che si macchiarono del primo peccato, quello originale. Il peccato - quale allontanamento, divergenza da Dio - coinvolge/sconvolge l'intera creazione. Il mondo si trasforma in una «valle di lacrime» che determina i sospiri, i gemiti, il pianto degli esseri umani. Maria, pur se Immacolata, ha peregrinato nella fede tra dolori e fatiche. È una regina che conosce le difficoltà dell'esistenza sulla terra. Ha sofferto accanto al Figlio, ha generato tutti i suoi figli nella sofferenza, assistendo alla morte di Cristo in Croce. È stata preservata dal peccato, ma ha accettato di lasciarsi caricare della sua croce personale, seguendo Gesù crocifisso fino alla fine, facendosi associare all'opera della salvezza in modo eminente, al di sopra di ogni altra creatura.

Misericordiosa

Peregrinante nella fede al pari di tutti i credenti, glorificata solo dopo il suo cammino terreno intriso di sofferenza, l'Immacolata Assunta in cielo è madre misericordiosa, è invocata nella «Salve, Regina» quale «speranza nostra». 
«Tanto il rapporto alla immacolatezza quanto il riferimento alla maternità fanno vedere in Maria la risposta eminente alla fondamentale domanda: che cosa succede a chi si affida incondizionatamente a Dio, abbandonandosi alla signoria salvifica del Risorto datore dello Spirito? Rovesciando il principio dell'umanesimo ateo, per il quale ciò che viene dato a Dio è necessariamente sottratto all'uomo, il dogma [dell'Assunzione] proclama che alle creature capaci di riporre la propria fiducia in Dio succede di trovarsi con una vitalità ed una fecondità di tale portata da incontrare nella morte, anziché la propria soppressione, una inimmaginabile totalizzazione. Esso mostra l'inscindibile unità tra il morire con il Cristo (e ogni forma di soffrire) e il risorgere. E riafferma l'esigenza di stare presso i crocifissi di oggi (i poveri, i sofferenti, gli umiliati e gli offesi), non solo per compatire le loro pene e cercare di alleviarle (come è sempre necessario), ma anche ed anzitutto per annunciare la lieta novella che anche la sofferenza (qualsiasi sofferenza) acquista, se congiunta al Cristo, un incomparabile senso salvifico, quello dell'essere via alla risurrezione da morte. È il motivo per cui la Vergine è detta icona della speranza cristiana, "segno di certa speranza e consolazione, sino a quando verrà il giorno del Signore" (LG 68); e per cui è vista come segno eminente non solo di ciò che la Chiesa ed i singoli credenti debbono essere, ma anche di ciò che un giorno (alla fine della storia) essi saranno» [5].
La più grande misericordia che Maria, quale Immacolata e Regina - degna di essere stata ammessa per prima a contemplare Dio in anima e corpo -  possa dispensare ai suoi figli, è infatti proprio quella invocata quasi alla fine della preghiera: «mostraci, dopo quest'esilio, Gesù».  Infatti, «noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è» (1 Gv 3,2).  



NOTE

[1]  Fr. Juniper B. Carol, OFM Mariology, Volume 3, cit. in Salve Regina. Marian Antophon for Ordinary time (traduzione dall'originale), Sito del Marian Research Institute dell'Università di Dayton

[2] Salve Regina. Marian Antophon for Ordinary time (traduzione dall'originale)Sito dell'Institute Marian Research dell'Università di Dayton.

[3] Anthony M. Buono, Le più grandi preghiere a Maria. Storia, uso, significato, Paoline, 2002 p. 65.

[4] Giovanni XXIII, Udienza Generale, 1 maggio 1963.

[5] Giorgio Gozzelino, Ecco tua Madre! Breve saggio di mariologia sistematica, Elledici, 1998, pp. 93-94.

BIBLIOGRAFIA DEGLI ALTRI TESTI CONSULTATI

Voce "Salve, Regina", Enciclopedia Telematica Cathopedia

don Pasquale Casillo, La Salve, Regina, Sito Preghiere a Gesù e Maria

S. Alfonso Maria 'de Liguori, Le glorie di Maria, disponibile in versione on line, sul sito Monastero Virtuale

martedì 1 dicembre 2015

Novena a Maria Immacolata / 3


«MADRE SEMPRE VERGINE, PIETÀ DI NOI PECCATORI»
L'Alma Redemptoris Mater


Prosegue la riflessione sul mistero di Maria Immacolata, attraverso le più antiche preghiere mariane in cui la sapienza e la fede dei credenti hanno saputo coniugare Bibbia, teologia e fiducia nella Madre di Dio.
Oggetto di questo nuovo approfondimento è l'«Alma Redemptoris Mater», preghiera che rientra, assieme ad altre già analizzate, nel gruppo delle "antifone" a scelta al termine della Compieta.




O Santa Madre del Redentore, 
porta dei cieli, stella del mare, 
soccorri il tuo popolo che anela a risorgere. 
Tu che accogliendo il saluto dell'angelo, 
nello stupore di tutto il creato, hai generato il tuo Creatore 
madre sempre vergine, pietà di noi peccatori.
_________________________

Alma Redemptoris Mater, 
quæ pervia cæli porta manes et stella maris, 
succurre cadenti, surgere qui curat, populo: 
tu quæ genuisti, natura mirante, 
tuum sanctum Genitorem.
Virgo prius ac posterius, 
Gabrielis ab ore sumens illud ave, 
peccatorum miserere.




UN CANTO DI ATTESA

La preghiera «Alma Redemptoris Mater» («Santa Madre del Redentore») risale all’XI secolo, e viene attribuita al monaco Ermanno il Contratto (+ 1054), del monastero di Reichenau, sul Lago di Costanza.
L’orazione comparve in un codice del XII secolo, come antifona dell’Ora Sesta nella festa dell’Assunzione. Prima della riforma liturgica era recitabile solo nel periodo di Avvento e di Natale, elemento che sottolineava la particolare connessione delle parole, con cui ci si rivolge a Maria, al mistero dell’Incarnazione di Cristo. Il testo rimarca il tema – anzi, il sentimento – dell’attesa: la Vergine viene invocata quale porta dei cieli, per il «popolo che anela a risorgere». I credenti esprimono così il desiderio della vita eterna coltivato nel tempo della prova e, dunque, di aspettativa.

Sintesi biblica e teologica nella fede dell'orante

Sintesi biblica


«L'Alma Redemptoris Mater» richiama,  fin dal titolo – che viene ripreso dalle prime parole della preghiera -  il mistero dell’Incarnazione in rapporto a Maria. La realizzazione di questa prima tappa nell’evento della salvezza avviene, infatti, «nella pienezza dei tempi» (Eb 9,26) attraverso il «sì» di Maria. Nella traduzione italiana si perde, in realtà, parte di questa allusione. «Alma Mater» è infatti una locuzione latina, che significa «madre che alimenta [i figli]» [1]. L'espressione «Alma Redemptoris Mater» non è, allora, semplicemente «Santa Madre del Redentore», ma indica colei che nutre il Figlio di Dio, Dio stesso fattosi carne. Sempre nella prima parte dell’antifona, è poi presente un concetto che san Paolo così esprime nella sua Lettera ai Romani 8,23: «noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo». 
La seconda parte è invece una mirabile sintesi della vicenda mariana raccontata dai Vangeli. Seppure il riferimento più chiaro sia quello all’annunciazione presentata da Lc 1,26-38, l’espressione con cui si invoca la protezione di Maria «per noi peccatori» può rimandare all’intervento della Vergine alle Nozze di Cana (Gv 2,1-12), alla sua presenza ai piedi della Croce (Gv 19,25-27) - dove assume l’ufficio di Madre di tutti i peccatori – e alla sua partecipazione orante alle riunioni della Chiesa nascente, con gli apostoli e i discepoli 
(At 1-14).

Sintesi teologica


L’invocazione a Maria, aiuto del «popolo che anela a risorgere», sembra anticipare il dogma della sua assunzione in cielo. La Madonna per prima ha vissuto il mistero della redenzione, ed è stata assunta in cielo in corpo e anima, ma dopo aver compiuto – come insegna anche il Concilio Vaticano II – un percorso di fede, al pari di ogni credente. La Vergine ha inoltre vissuto la straziante esperienza della morte del Figlio, di Colui che aveva detto che il terzo giorno sarebbe risorto. Questo la rende ancora più capace di comprendere il desiderio di vita eterna che alberga nel cuore dei suoi figli di adozione.
Sono poi molteplici i titoli con cui Maria viene invocata. Compare anche in questa preghiera (come nelle altre analizzate) il riferimento alla Vergine quale Madre di Dio, tanto nell’espressione «Madre del Redentore», quanto in quello di «porta del cielo». Maria è la porta del cielo perché attraverso di lei Gesù viene nel mondo, ed Egli è colui che si definisce nel Vangelo come «porta». Maria reca, immette nel mondo la porta della salvezza, che è Cristo. Maria, inoltre, con la sua stessa vita e con le sue parole conduce i fedeli a Lui (cfr. Gv 2,5), e, dunque, anche in tal senso è «porta». Degna di nota è poi l’invocazione alla Madonna quale «Madre sempre vergine».

UN AIUTO PER L’UOMO SEMPRE IN BILICO

«Nelle parole di questa antifona liturgica è espressa la verità della “grande svolta”, che è determinata per l'uomo dal mistero dell'incarnazione. È una svolta che appartiene a tutta la sua storia, da quell'inizio che ci è rivelato nei primi capitoli della Genesi fino al termine ultimo, nella prospettiva della fine del mondo di cui Gesù non ci ha rivelato “né il giorno né l'ora” (Mt 25,13). È una svolta incessante e continua tra il cadere e il risollevarsi, tra l'uomo del peccato e l'uomo della grazia e della giustizia. La liturgia, specie nell'Avvento, si colloca al punto nevralgico di questa svolta e ne tocca l'incessante “oggi e ora”, mentre esclama: “Soccorri il tuo popolo, che cade, ma pur sempre anela a risorgere”! Questa è l'invocazione rivolta a Maria, “alma Madre del Redentore”, è l'invocazione rivolta a Cristo, che per mezzo di Maria è entrato nella storia dell'umanità. L'antifona si innalza a Maria, rievocando il momento in cui si è compiuta questa essenziale svolta storica, che perdura irreversibilmente: la svolta tra il “cadere” e il “risorgere”, la svolta fondamentale, la svolta che si può dire “originale”, accompagna sempre il cammino dell'uomo e, attraverso le diverse vicende storiche, accompagna tutti e ciascuno. 
È la svolta tra il “cadere” e il “risorgere”, tra la morte e la vita. Essa è anche una incessante sfida alle coscienze umane, una sfida a tutta la coscienza storica dell'uomo: la sfida a seguire la via del “non cadere” nei modi sempre antichi e sempre nuovi, e del “risorgere”, se è caduto» [2].

Immacolata e misericordiosa

Immacolata

All’epoca della composizione di questa antifona mariana, il dogma dell’Immacolata Concezione non era ancora stato proclamato. Tuttavia, nel popolo dei credenti era già forte la fede nella Madonna quale «sempre vergine». Il mistero dell’immacolatezza di Maria diventa la chiave di lettura di tutti gli altri titoli con  i quali ella è invocata in questa preghiera: «Madre del Redentore, porta dei cieli, stella del mare», ma anche colei che soccorre.
Tutti questi appellativi sono consequenzialmente legati a quello della sua purezza assoluta, dell’assenza di peccato in lei. Maria è Madre di Dio perché Immacolata; è porta del cielo per lo stesso motivo; è stella del mare perché, inabissata completamente nel mistero della volontà divina – senza lo spettro della ribellione umana -  può indicarla con sicurezza anche ai suoi figli; è soccorritrice perché la sua totale immacolatezza la rende capace di chinarsi con benevolenza e altruismo verso quanti ricorrono a lei e, come l’episodio di Cana insegna, finanche prevenendo le loro richieste.

Misericordiosa

Il legame tra immacolatezza e misericordia in Maria viene palesemente espresso nell’invocazione «Madre sempre vergine, pietà di noi peccatori».
«Il mistero dell’Immacolata Concezione è il mistero della grazia cristiana di cui viviamo, ma realizzato perfettamente, in pienezza. È una nuova misericordia del Padre. Non è un “recupero” o una “rabberciatura” al peccato; no, è una ripresa di tutte le cose attraverso e nel sangue di Gesù, attraverso i meriti di Cristo. È una misericordia piena, una misericordia creatrice, che mostra che Gesù è capace di creare di nuovo, di riprendere tutto dall’inizio, in modo radicale.
La misericordia usata dal Padre verso questa figlioletta, fin dalla sua concezione, è una misericordia “cristiana”, simile a quella usata verso di noi dal Padre nel battesimo. Non è quindi qualcosa di lontano. Il linguaggio del Padre, compiendo questo gesto per Maria, non è estraneo al gesto fatto dal Padre per noi nel donarci la grazia di riabilitazione che è il battesimo.  Se non lo vediamo chiaramente, non vediamo neanche l’importanza del mistero dell’Immacolata Concezione nei nostri confronti. Non dimentichiamo che il mistero dell’Immacolata Concezione ci è donato per illuminarci, ci fa capire un po’ quello che è la misericordia del Padre, la misericordia preveniente che riprende tutto. Tutte le fattezze di Maria, tutte le fattezze della sua anima e del suo corpo, sono riflessi diretti dalla misericordia del Padre. Tutto in lei viene preso da questa misericordia… e il Padre ce la dona.
Il Padre ci dona Maria per mezzo di suo Figlio; ce la dona sulla Croce affinché per suo tramite e in essa riceviamo tutta la misericordia che è in lei con questa nota di sovrabbondanza materna, di soavità materna, e affinché comprendiamo bene che tutto ciò è anche nostro. Maria ci è donata perché lei stessa riesca a prenderci radicalmente, perché operi nel nostro essere la stessa purificazione affinché, pian piano, tutte le fattezze della nostra anima e del nostro corpo diventino anche il riflesso della misericordia preveniente del Padre» [3].





NOTE
[1] Voce Alma mater, Enciclopedia Treccani on line.
[2] Giovanni Paolo II, Redemptoris Mater, n. 52.
[3] Marie-Dominique Philippe, Tre misteri di misericordia. Immacolata Concezione, Presentazione, Annunciazione, Città Nuova, 2010, pp. 36;43.