sabato 17 marzo 2012

NOVENA A SAN GIUSEPPE- Ottavo giorno: impariamo l'altruismo e l'amore da San Giuseppe


PREGHIERA A SAN GIUSEPPE





O Dio onnipotente, 
che hai voluto affidare 
gli inizi della nostra redenzione alla custodia premurosa di san Giuseppe, 
per sua intercessione
 concedi alla tua Chiesa 
di cooperare fedelmente al compimento dell'opera di salvezza.


AMEN





Da uno scritto di Mons. Karol Wojtyla:


"Nel rapporto con Cristo ambedue questi della personalità maschile trovano piena ragione d'essere: l'aspetto apostolico e quello protettivo.
In forza di essi l'uomo è pienamente se stesso e le relazioni umane e sociali si dispongono secondo giustizia e in maniera degna dell'uomo.
In ciascuno dei due aspetti della personalità umana maschile è, infatti, racchiusa l'autentica radice dell'amore, dell'altruismo, grazie a cui ogni individuo si trova in armonia con gli altri, con l'intera realtà umana".


San Giuseppe è stato pienamente uomo, pienamente se stesso: crescendo alla scuola di Gesù e di Maria (ma già per grazia divina, per "grazia di stato" legata al suo ruolo di padre e custode del Verbo Incarnato e Sposo di Maria Santissima), ha sviluppato sempre meglio questo duplice aspetto di paternità e protezione.
Così facendo ha realizzato in maniera totale questa "radice dell'amore, dell'altruismo" di cui scriveva il Papa.
Amore ed altruismo tali da accogliere la "sfida" del soprannaturale nella propria vita senza...domande, senza riserve...spendendosi sempre nel lavoro, nella fatica, nella donazione totale dell'io a Gesù e Maria.
Il tutto, in un "silenzio" che non è "scomparsa", ma "donazione totale" che vede il proprio io gettarsi nell'io dell'altro, dell'Altro, per una fusione interiore che ha veramente del sublime.


Anche noi, ciascuno nel proprio ruolo, tempo storico, sociale, è chiamato a seguire questa strada di amore ed altruismo.
Anche per noi è fondamentale imparare a donarsi all'altro e "tuffarsi" nell' Altro...l'Unico nel quale non si scompare, ma ci si "realizza" nella pienezza totale.

venerdì 16 marzo 2012

NOVENA A SAN GIUSEPPE- Settimo giorno:paternità e protezione nell'apostolato


PREGHIERA A SAN GIUSEPPE





O Dio onnipotente, 
che hai voluto affidare 
gli inizi della nostra redenzione alla custodia premurosa di san Giuseppe, 
per sua intercessione
 concedi alla tua Chiesa 
di cooperare fedelmente al compimento dell'opera di salvezza.


AMEN





Da uno scritto di Mons. Karol Wojtyla:

"La figura di san Giuseppe ha un proprio grandissimo valore e questo ruolo di uomo che essa incarna è non soltanto manifestazione di un naturale rapporto di forze e delle relazioni che dominano nella vita umana, ma è anche manifestazione di quei rapporti di forze e di quelle relazioni che dominano nel regno di Dio sulla terra, cioè nella Chiesa.
La Chiesa, considerata esteriormente, è una organizzazione, una società organizzata secondo una precisa struttura; interiormente, è la famiglia divina, grazie al fine comune della vita soprannaturale.
Da ciò consegue che anche ogni attività esterna, sociale e organizzativa dell'uomo nella Chiesa deve essere permeata dallo spirito di paternità e protezione.
In caso contrario, nonostante tutta la magnificenza possibile visibile all'esterno, si ritroverà nel vuoto interiore.
Pertanto, si può dire che l'uomo nella Chiesa è APOSTOLO quando è PROTETTORE.
Ecco allora che egli realizza, in tutto il significato di questa parola, il suo ruolo nel regno di Dio sulla terra".

Queste riflessioni sul ruolo dell'uomo  nella Chiesa, sul suo compito di apostolato e sul modo in cui svilupparlo e viverlo pienamente, possono in verità andar bene non soltanto per le persone di sesso maschile, ma -ovviamente riferendole ad un senso di MATERNITA'- anche per quelle di sesso femminile.
Innanzitutto, ciascun credente battezzato è chiamato alla sequela ed all'apostolato.
Il modo in cui possiamo svolgere questo ruolo all'interno della Chiesa può poi diversificarsi: così per alcuni ci saranno compiti "istituzionalizzati" con competenze specifiche ed incarichi parrocchiali, o con collaborazioni con altri enti religiosi, monasteri, sacerdoti e religiose.
Per altri ci sarà l'apostolato legato al proprio ruolo di genitore/sposo/figlio.... oppure si potrà scegliere un apostolato autonomo attraverso la stampa, il web...
Quello che conta è l'elemento di fondo: tutti siamo apostoli -cioè "INVIATI"- nella misura in cui prendiamo seriamente l'impegno assunto con il Battesimo.
Non possiamo "scansare" questo compito, a meno che non decidiamo di entrare palesemente in contrasto con quello che ci viene detto alla fine della Santa Messa: ITE, MISSA EST.

Essere apostolo in una dimensione personale di paternità (maternità) e di protettività, significa cercare di agire sul modello di Dio Padre e dunque collocarsi nella necessità di :
  • amare coloro ai quali i rivolge il proprio apostolato e far sentire loro di essere benvoluti per ottenerne la fiducia poco per volta;
  •  comprendere il loro modo di essere, quello che si rende necessario nella loro vita di fede, nella loro spiritualità...quello che "manca";
  • donare dunque il proprio apporto personale -in base al dono, al "carisma" che ciascuno ha ricevuto da Dio- per realizzare l'apostolto come "integrazione" di doni in uno sviluppo reciproco delle persone nella vita di fede;
  • assicurare la propria protezione intesa come disponibilità all'ascolto, ma anche alla risposta, come presenza non soltanto fisica, ma anche nella preghiera....come amicizia continua.
Che san Giuseppe ci aiuti a sviluppare questo senso di apostolato "completo" fatto di paternità e protezione!

giovedì 15 marzo 2012

NOVENA A SAN GIUSEPPE- Sesto giorno: la paternità e la protezione come tratti tipici dell'uomo nel Vangelo



PREGHIERA A SAN GIUSEPPE





O Dio onnipotente, 
che hai voluto affidare 
gli inizi della nostra redenzione alla custodia premurosa di san Giuseppe, 
per sua intercessione
 concedi alla tua Chiesa 
di cooperare fedelmente al compimento dell'opera di salvezza.


AMEN









Da uno scritto di Mons. Karol Wojtyla:

Il "ruolo protettivo, paterno" di San Giuseppe "sembra non soltanto primario, ma anche essenziale rispetto a qualsiasi altra sua attività all'esterno, sociale o organizzata.
E' il Vangelo a suggerire questo ordine di idee.
Il problema maschile è in esso trattato almeno da due punti di vista: attraverso le figure degli Apostoli e di san Giovanni Battista, ma anche attraverso la figura di san Giuseppe.
Solo concatenando entrambi questi aspetti e integrandoli l'uno con l'altro, ricaviamo una immagine completa della figura maschile.
L'uomo deve essere non solamente un essere sociale, organizzatore, annunziatore e difensore dell'idea, ma anche padre e protettore.
Altrimenti non realizza tutta intera la pienezza morale della sua individualità maschile".


Osservando oggi la realtà di tante famiglie, di gruppi di lavoro...a volte anche di organismi religiosi, si può constatare come questo aspetto "protettivo" dell'uomo si sia un poco smarrito.
E' in un certo senso anche il "contesto" sociale attuale, in cui pure la donna ha compiti e ruoli direttivi a vari livelli, che rende forse più "facile" questa deviazione dal ruolo maschile tracciato invece nella Bibbia.
Ma il modello di uomo solo proiettato sul sociale, sull'organizzazione, finisce con l'essere uno stereotipo incompleto, capace di donare cose, idee, ma non quel senso di affetto, di fiducia, che rende l'uomo un "padre".
Prendiamo un devoto di San Giuseppe (e non solo di Maria Vergine, come si potrebbe credere): don Bosco.
Fu "Padre, maestro ed amico" dei giovani.
In confessionale e fuori dal confessionale ebbe prima di tutto questo marcato aspetto di paternità e protezione che lo rendeva poi capace di occuparsi a 360° dei suoi giovani (ed anche degli adulti, a partire dai suoi confratelli).
Così don Bosco, animato e spinto da questi nuclei del suo essere uomo "paterno e protettivo" è stato in grado di coltivare lo sviluppo dell'altro, della persona a lui affidata, in tutte le sue dimensioni: sociali, lavorative, relazionali...morali e religiose.
Che San Giuseppe aiuti gli uomini di oggi a fare altrettanto, prendendo esempio proprio dal suo modello di padre e di protettore.

mercoledì 14 marzo 2012

NOVENA A SAN GIUSEPPE- Quinto giorno: il ruolo maschile a partire dal Vangelo


 PREGHIERA A SAN GIUSEPPE



O Dio onnipotente, 
che hai voluto affidare 
gli inizi della nostra redenzione alla custodia premurosa di san Giuseppe, 
per sua intercessione
 concedi alla tua Chiesa 
di cooperare fedelmente al compimento dell'opera di salvezza.


AMEN





Da uno scritto di Mons. Karol Wojtyla:


"Passiamo ora ad un altro punto di queste considerazioni: alle riflessioni sul problema dell'uomo come maschio.

La figura di San Giuseppe fornisce speciali spunti e abbondante materiale per esse.
Egli è uno dei molti uomini che compaiono nei Vangeli.
Tutti sono, in certa misura, collegati a Cristo.
Il ruolo maschile nel Vangelo e, di conseguenza nel regno di Dio sulla terra, nella Chiesa è un ruolo quanto mai attivo e rivolto verso l'esterno.
Gli uomini, a causa della propria attività didattica e pastorale, danno intelaiature esterne alla società fondata da Cristo e permanentemente unita a lui.

Essi, inoltre, ricevono da lui il sacerdozio e imprimono in tal modo una propria impronta su tutta la Chiesa.
La figura di san Giuseppe è una figura unica.
Giuseppe, promesso sposo di Maria Vergine e padre putativo del Figlio di lei, ha nel Vangelo un carattere e un ruolo prettamente maschili.
E' un difensore, ma, innanzi tutto, un protettore".


Pensare a San Giuseppe come uomo, come figura maschile nel Vangelo e come protettore, dovrebbe spingerci a meditare maggiormente sulla sua identità e sul suo ruolo.
Egli fu padre putativo, custode e nutritio di Gesù; fu vero sposo e protettore di Maria Vergine; è stato proclamato patrono -protettore- della Santa Chiesa.
Santa Teresa d'Avila asseriva che, a differenza di tutti gli altri santi che hanno un campo di "intervento proprio", San Giuseppe ha potere di intervenire su ogni questione.
Tale è la sua potenza...tale è l'estensione del suo patrocinio.
Diviene allora possibile invocarlo in qualunque necessità, ricordando che la sua non è la figura di un "debole" nel Vangelo, ma al contrario...che sotto il suo silenzio, il suo nascondimento, il suo rimanere quasi "in disparte" si cela la figura di un santo forte, virile, vigoroso nello spirito, che ha saputo assumere la responsabilità affidatagli da Dio in mezzo al "soprannaturale" dell'Incarnazione, alle difficoltà estreme della povertà, delle fughe, delle "dicerie" della gente.
San Giuseppe è realmente uomo, non semplicemente a livello "biologico"...è figura maschile nello spirito, in quei tratti tipicamente protettivi, forti, che Dio stesso ha voluto attribuire all'uomo, dal momento della Creazione!

martedì 13 marzo 2012

NOVENA A SAN GIUSEPPE- Quarto giorno: sull'esempio di San Giuseppe "fissiamo" Gesù al centro del nostro cuore

  PREGHIERA A SAN GIUSEPPE



O Dio onnipotente, 
che hai voluto affidare 
gli inizi della nostra redenzione alla custodia premurosa di san Giuseppe, 
per sua intercessione
 concedi alla tua Chiesa 
di cooperare fedelmente al compimento dell'opera di salvezza.


AMEN






Da uno scritto di Mons. Karol Wojtyla:


"Ultimamente la figura di san Giuseppe artigiano è penetrata talmente nella Liturgia che ha persino quasi velato l'idea che, assieme al culto della paternità di san Giuseppe nella Famiglia di Nazaret, faceva vedere in lui il protettore e, in un certo modo, il padre di tutta la Chiesa.
Colui che fu, durante la sua vita terrena, il protettore del Cristo storico, ora, nella sua vita gloriosa, deve essere il protettore del Cristo mistico, cioè della Chiesa.
Questa magnifica idea della liturgia, collegata all'antica festa celebrata il mercoledì della seconda settimana dopo Pasqua e proseguita nell'ottava, idea così profonda e assieme così densa di chiaro significato teologico, ora è pressocché passata in secondo piano rispetto al ruolo sociale di san Giuseppe.
E' evidente che la Chiesa procede senza posa nella strada della interpretazione di questa figura e continuamente trova in essa ricchezze prima sconosciute o, meglio, non poste in luce.
Anche le diverse vicende dell'umanità influiscono a modo loro su questo processo".




Le feste liturgiche di San Giuseppe non sono più, secondo il nuovo calendario romano, feste di precetto.
Ma questo non ci vieta di curare particolarmente la nostra devozione al santo, con novene, meditazioni e  partecipando alla Santa Messa.
Si organizzano grandi cose in occasione del 1° maggio, ma sotto il profilo della "festa civile"....perché, allora, noi cattolici, non possiamo preparare più intensamente le ricorrenze legate al culto di San Giuseppe?
Soprattutto nel momento storico-sociale attuale, in cui la fede è spesso smarrita per seguire altre "false divinità", la figura di San Giuseppe ci ricorda che prima del benessere sociale, prima della "sistemazione" fissa occorre piantare Gesù nel nostro cuore, perché solo così potremo poi andare alla ricerca di tutto il resto, di ciò che è un nostro diritto, di quanto può rendere lecitamente più agevole la nostra vita quotidiana, di quanto possa darci una qualche "sicurezza sociale".
Invochiamo quindi il santo patriarca, affinché ci aiuti a ricordare il primato di Dio nella vita umana, sicuri che a chi cerca prima il Regno dei Cieli, tutto il resto sarà dato in sovrappiù!