venerdì 26 dicembre 2014

LAPIDATI DAI SASSI...E DALLE PAROLE: riflessioni a margine del Vangelo di oggi


La Liturgia della Parola di oggi mi colpisce per il legame che possiamo rintracciare tra Prima Lettura e Vangelo: dagli Atti degli Apostoli è estrapolato il racconto della lapidazione di Santo Stefano, che colmo di Spirito Santo prega per i suoi persecutori, affinché il Signore non imputi loro il peccato di cui si stanno macchiando; il brano di Matteo, ci riporta invece alle parole di Gesù, il quale invita i Suoi a non preoccuparsi di cosa dire quando verranno portati dinanzi ai tribunali e alle sinagoghe, a causa del Suo nome. Sarà infatti lo Spirito Santo a suggerire cosa fare e cosa dire.
 
Gentile da Fabriano, Lapidazione di S.Stefano
A Stefano accadde esattamente questo e le parole "giuste", vere, forti, non gli vennero a mancare.
Ma vi sono lapidazioni meno martirizzanti nel corpo, ma altrettanto dolorose da sopportare.
Penso a figure come Maria e Giuseppe, i genitori di Gesù.
Guardando alla Madre non si può non riflettere sulla lapidazione di parola che subì: le sarà stato detto di essere una poco di buono, perché si era ritrovata incinta prima del tempo; qualcuno l'avrà definita una cattiva madre, perché aveva lasciato che il Figlio si convincesse d'essere Figlio di Dio; altri l'avranno presa per una povera pazza, al pari di Gesù, per essersi lasciata trascinare ai piedi della Croce.
E Giuseppe? Anche lui lapidato dalle parole altrui: scambiato per un cretino, perché aveva deciso di tenere con sé una donna chiaccherata a motivo di quel bimbo che di chissà chi era figlio... se Maria fu principalmente calunniata a motivo di Gesù, nel suo profilo di donna e di madre, per Giuseppe la lapidazione più atroce fu quella nella sua dignità di uomo innamorato. Probabilmente nessuno, al di fuori della sua famiglia, riuscì a comprendere l'acuto martirio del cuore subito a causa del vociferare della gente. Di quella gente che non poteva intuire un mistero così alto quale era quello della nascita di Cristo, e aveva intaccato - con le parole - l'onore di Giuseppe come uomo, come marito, facendone lo zimbello di turno, colui che agli occhi degli altri si era fatto "sottomettere" dalla donna che lo aveva (probabilmente) tradito.

Lo Spirito Santo è stato il suggeritore anche di Maria e di Giuseppe. E cosa ha suggerito loro?
A Maria - almeno per ciò che riguarda gli aspetti importanti della vita, quelli che il Vangelo ci ha tramandato - ha consigliato di rinnovare sempre il suo "sì" al progetto di Dio per la sua vita.
Ecco che allora la troviamo impegnata ad accettare la calunnia per quel Figlio dell'Altissimo il cui trono sarebbe durato per sempre, fin sotto la Croce dell'apparente fallimento umano. Fino a rinnovare il suo "fiat" in quell'annunciazione "dolorosa" che è la generazione spirituale del genere umano in Cristo Crocifisso e morente.

A Giuseppe, quello stesso Spirito Santo, ha suggerito l'operosità silenziosa: il sì di Giuseppe è la collaborazione fattiva al piano di Dio in quel seguire i segnali che lo Spirito invia in sogno, tramite gli angeli....e nel mantenere il riserbo sulla propria vita.

Se andiamo a considerare che Maria parla poco ed il suo sposo ancor meno, possiamo dire che a volte, realmente, la migliore risposta alle tante "lapidazioni" che ci vengono dall'incomprensione e dall'ostilità degli altri è il silenzio.
Poche parole; quelle necessarie; il ripetuto sì a Dio; le azioni che sono esecuzione del volere divino.
Oggi Maria e Giuseppe ci insegnano la stessa cosa che, in modo diverso, anche Santo Stefano ci indica: al martirio non si risponde con la legge del taglione ("occhio per occhio, dente per dente"). Al martirio si risponde con la pazienza di chi sa che la verità si annuncia principalmente con la fedeltà al compito ricevuto dal Signore, come ha fatto Gesù sulla Croce, in quello spazio di tre ore durante le quali dalla Sua Bocca, uscirono solo sette parole. Quelle sette parole che ci hanno spalancato la maternità di Maria, il compimento della missione del Figlio, la nostra redenzione, l'aprirsi delle porte del Paradiso.

giovedì 25 dicembre 2014

SANTO NATALE!



La Luce Nuova, la Luce Vera che oggi rifulge nella grotta di Betlemme, ci illumini e ci renda capaci di brillare di Essa, per diffonderla su quanti incontreremo!

Santo Natale a tutti!

 

mercoledì 24 dicembre 2014

NOVENA DI NATALE - QUALCOSA DI NUOVO STA ACCADENDO! - nono giorno



" Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre"

(Sal 25,6) 
 "Guidasti con il tuo amore
questo popolo che hai riscattato,
lo conducesti con la tua potenza
alla tua santa dimora"
(Es 15,13)


Gherardo delle Notti, Adorazione dei pastori

Il Vangelo di oggi ci offre il Cantico di Zaccaria come ultimo testo su cui meditare prima della Messa natalizia, a partire dalla Messa nella vigilia (da non confondersi con quella nella notte).
Zaccaria profetizza della salvezza che verrà data al popolo d'Israele, del "sole che sorge", e non esita a parlare di "tenerezza e misericordia del nostro Dio".
La versione greca (faccio riferimento al Nuovo Testamento interlineare della San Paolo, 2014) ci offre una pericope di straordinaria intensità, su quel versetto che la traduzione Cei ci presenta come "bontà" o "tenerezza e misericordia" divina.
Si legge infatti che Giovanni verrà mandato a preparare la strada al Signore, per far conoscere la salvezza operata in favore del Suo popolo e la remissione dei peccati "a motivo delle viscere di misericordia di Dio per noi".
E' un concetto di impatto emotivo fortissimo, che non può lasciarci indifferenti.
Venendo al mondo come Uomo, Dio ci dimostra questo amore unico, che per la creatura non può che essere totalmente "nuovo": quale altro dio si era mai abbassato fino a tal punto? Quale divinità aveva manifestato un amore così esageratamente ...infinito, da portare la Divinità ad assumere l'umanità?
E' sorprendente l'idea di un Dio che ci ama di amore "viscerale": a volte possiamo fare l'esperienza di cosa sia provare sentimenti nelle nostre viscere, in situazioni disparate.
Quando amiamo un figlio, uno sposo, una sposa, e la loro sofferenza ci colpisce fin nelle "viscere" e sentiamo quel pugno pesante, quel dolore come in tutto l'addome....
o quando qualcosa ci fa innervosire e percepiamo il fastidio proprio a livello viscerale, come se venisse dal profondo interiore di noi, da quegli organi che sono - anche secondo la psicologia - un po' il secondo cervello. Potremmo dire: se tutte le emozioni più intense vengono percepite nelle viscere, allora in esse vi è più che un altro cervello. Vi è come un altro cuore.
Gli innamorati dicono spesso che sentono "le farfalle nello stomaco".
Le viscere diventano la cassa di risonanza e di amplificazione delle onde del sentimento; in esse vibrano e attraverso di esse ne percepiamo realmente tutta l'intensità, tutta la portata.
Le viscere diventano così, simbolicamente, da quell' insieme di organi in cui espletiamo funzioni come assimilare, produrre sostanze necessarie, e dare la vita (e custodirla, come accade per le donne!), a quel blocco in cui - idealmente - si potenziano l'amore, il dolore, la gioia, finanche la rabbia.
E' il luogo del nostro io in cui il sentimento "scava" dei solchi profondi.
Dio ci ama di questo tipo di amore, con "viscere di misericordia".
Ce lo ha dimostrato arrivando a dare alla luce il Figlio Incarnato, come Uomo.
L'Avvento che sta per concludersi ci spinge a guardare alla "novità" dell'amore cui anche noi siamo chiamati: sentire l'amore verso Dio e l'amore verso i fratelli come qualcosa che ci tocca nel profondo, proprio perché anch'Egli ci ama così.
Tutto questo si traduce in una parola: dono.
L'amore "nuovo" che riceviamo deve spingerci ad amare di amore nuovo e a donarci, come Dio Si è donato e Si dona a noi.

Possa il Natale ormai vicinissimo (mancano due ore ai primi vespri!) dilatare il nostro cuore reale e le nostre viscere - cuore del cuore - in quell'esperienza straordinaria, unica, eterna...divina, che è l'amore.
Amore che sana, che salva, che perdona.
E' in questo amore così viscerale, capace di "partorire" il Verbo Incarnato dal progetto del Padre e dal consenso di Maria, per opera dello Spirito Santo, che possiamo rivolgerci al Signore con le parole del Salmo 51,3:

"Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità".

E con il Canto delle Profezie, sentiamo risponderci:

"Domani verrà cancellata l'iniquità dalla terra 
e regnerà su noi il Salvatore del mondo.
Il Re dei re sta per venire, venite adoriamo.
Il Signore è vicino, venite adoriamo"!



BUONA VIGILIA A TUTTI VOI!

martedì 23 dicembre 2014

NOVENA DI NATALE - QUALCOSA DI NUOVO STA ACCADENDO! - ottavo giorno



"Al vincitore darò la manna nascosta 
e una pietruzza bianca, 
sulla quale sta scritto un nome nuovo
che nessuno conosce all'infuori di chi lo riceve»."
(Ap 2,17)

Gherardo delle Notti, Adorazione dei pastori

La Liturgia della Parola di oggi ci presenta - nel Vangelo - la scena in cui viene deciso il nome del figlio di Zaccaria ed Elisabetta.
La particolarità (tra le tante...) di questo bambino, è che anche per lui, come per Gesù, il nome viene deciso dall'Alto.
Il Vangelo proclamato il 19 dicembre ci aveva infatti narrato dell'apparizione dell'angelo Gabriele a Zaccaria, e proprio la figura angelica aveva "comandato" al futuro padre di chiamare Giovanni questo figlio in arrivo.
Oggi è Elisabetta a "ratificare" - assieme allo stesso Zaccaria - il volere divino, o meglio, ad accogliere e attuare la volontà di Dio.
Così a Giovanni viene dato un nome "nuovo", che mai nessuno aveva avuto nella sua famiglia.
Siamo davanti ad una storia che ci ricorda quella di Gesù: anche per Lui è scelto da Dio Padre un nome nuovo, anzi, "IL" nome nuovo per eccellenza, il nome del Salvatore.
Gesù, infatti, vuol dire proprio questo, "Dio salva".

E' interessante anche il significato del nome "Giovanni": Dono, grazia di Dio; Dio ha esaudito; il Signore è misericordioso".

L'Avvento ci rende tutti in "attesa" del nome nuovo che ci viene dato in Cristo.
Siamo chiamati ad essere degli Alter Christus....questo è essere cristiani.
Come Cristo siamo unti, cioè scelti e consacrati dal e per il Signore; come altri Gesù siamo chiamati a renderci - nel nostro piccolo - strumenti di salvezza 
Come Giovanni - il primo "battezzato" della storia, santificato dallo Spirito Santo per mezzo del Bambino Gesù nel grembo di Maria - siamo anche noi dei doni di Dio, il risultato di quell'amore misericordioso del Padre che ci chiama alla vita.

Se viviamo l'Avvento facendo memoria nel cuore di queste meravigliose verità, allora possiamo e dobbiamo assumere l'impegno di rispondere al dono della vita che abbiamo ricevuto, vivendo in pienezza la missione indicata dal nostro "nome nuovo" di cristiani.
Certo è che il nostro vero nome nuovo lo riceveremo in Paradiso, ma già qui, proprio perché consacrati a Dio nel Santo Battesimo, dobbiamo già spendere l'esistenza per essere realmente degli altri "Gesù".
Dio che Si fa Carne ci consente di avere braccia e mani e cuore e occhi e piedi e...."umanità" per essere veramente degni del nome che portiamo.
Egli Si è fatto per noi via anche in questo senso. Ci ha dimostrato concretamente come renderci simili a Lui, facendo della Sua vita un dono d'amore. Senza la Sua Umanità, questo non sarebbe stato così accessibile a noi, così "ripetibile"...

Oggi mi piace concludere con lo stralcio di una preghiera giovanile di Giovanni Battista Montini - Paolo VI, con l'augurio che questo "dono di rispondere" alla chiamata alla vita, si ripeta per noi ogni giorno, nell'attesa del nuovo e definitivo nome che avremo quando saremo per sempre immersi nell'Eternità:

"Ricordati Signore,
che sono tua creatura,
ricordati 
che tu mi hai suscitato alla vita.
Io non ero 
e tu mi hai pensato;
e tu mi hai chiamato dal nulla
e mi hai fatto questo dono di rispondere:
io sono".
(G.B.Montini - Paolo VI)

lunedì 22 dicembre 2014

NOVENA DI NATALE - QUALCOSA DI NUOVO STA ACCADENDO! - settimo giorno



"Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa"
(Sal 145,15)
 
 
"L'attesa dei giusti è gioia"
(Pro 10,28)
 
 
"Un'attesa troppo prolungata fa male al cuore,
un desiderio soddisfatto è albero di vita"
(Pro 13,12)

Gherardo delle Notti, Adorazione dei pastori

La Liturgia della Parola di oggi ci presenta due figure femminili, lasciandone in realtà una terza in sottofondo.
Si tratta di Anna - madre di Samuele -, di Maria - madre di Gesù - e di Elisabetta - madre di Giovanni Battista - .
La prima di queste tre donne la troviamo nella Prima Lettura, in cui Anna torna al Tempio per offrire suo figlio al Signore.
Questo figlio era stato frutto di attesa e di preghiera, proprio come lo era stato il Battista per Elisabetta, donna anziana e sterile. Anche Elisabetta aveva creduto e...oltre ogni speranza umana, anche per lei si era compiuto il miracolo.
Un miracolo ancor più straordinario si è poi operato in Maria, Vergine e Madre di Dio; è lei che eleva all'Onnipotente il Cantico del Magnificat e lo fa proprio andando a visitare sua cugina Elisabetta. Ecco perché mi piace inserire anche la figura di quest'ultima, nelle mie riflessioni di oggi.
Il Figlio di Maria - Gesù - è anch'Egli il Figlio dell'attesa. Di un'attesa, però, non semplicemente "personale", di una sola donna; è il Figlio dell'attesa di un popolo intero che attendeva il Messia; il Figlio dell'attesa dell'intera umanità, che pur senza saperlo, anelava al Dio liberatore e salvatore.
Il Salmo Responsoriale, che quest'oggi è tratto dal Libro di Samuele (si tratta del "Cantico di Anna") esprime sentimenti che l'uomo può fare suoi, in quanto manifestano la gioia per la salvezza operata dal Signore:


Il mio cuore esulta nel Signore,
la mia forza s’innalza grazie al mio Dio.
Si apre la mia bocca contro i miei nemici,
perché io gioisco per la tua salvezza.

L’arco dei forti s’è spezzato,
ma i deboli si sono rivestiti di vigore.
I sazi si sono venduti per un pane,
hanno smesso di farlo gli affamati.
La sterile ha partorito sette volte
e la ricca di figli è sfiorita.

Il Signore fa morire e fa vivere,
scendere agli inferi e risalire.
Il Signore rende povero e arricchisce,
abbassa ed esalta.

Solleva dalla polvere il debole,
dall’immondizia rialza il povero,
per farli sedere con i nobili
e assegnare loro un trono di gloria.

Possiamo guardare all'Avvento come il tempo in cui Dio "rinnova" la nostra attesa, in un duplice senso: da un lato la rende "nuova" perché la colma di senso.
Noi non aspettiamo qualcosa di indefinito o di fatuo...la nostra vita non è come quella di chi attende qualcuno o qualcosa che non si sa se, come e quando verrà.
Noi siamo in attesa del Qualcuno che certamente verrà, che anzi, è già venuto a visitarci ed è rimasto con noi.
Da questo punto di vista passiamo alla seconda prospettiva: Dio fa nuova la nostra attesa perchè ogni giorno ci rende capaci di attendere.
Questa non è quell'attesa che dilania nell'angoscia, ma quella che placa nella certezza che la nostra vita terrena è un correre protesi verso la meta  (cfr Fil 3,14).
Nel nostro "aspettare" siamo sorretti dalla fede, come lo furono Anna, Elisabetta e Maria; come loro possiamo guardare al Messia che ci salva e rispondere con la generosità della nostra lode e della nostra collaborazione al progetto di Dio.
I tre figli nati da queste tre donne hanno sempre e solo fatto la volontà di Dio (il Verbo Incarnato in quanto Si è reso obbediente al Padre).
Questo ci spinge ad aggiungere un'ulteriore considerazione: la nostra attesa, che si fa "vigilanza" delle vergini sagge, diventa produttiva solo se in essa generiamo Gesù nella nostra vita, donandolo agli altri che incontriamo. E questo può accadere solo viviamo colmi di gioia la nostra aspettativa, sapendo che Dio è degno di fede nel suo promettere (cfr Eb 10,23).

Seguiamo allora l'esempio di queste tre donne che la Bibbia ci presenta ed anche dei loro figli, perché nella nostra esistenza Dio sia la meta ed il motore della nostra attesa di amore e felicità eterna, della nostra aspettativa di essere glorificati anche noi in corpo ed anima, condividendo per sempre con Cristo l'esperienza di creature risorte nella propria umanità. Allora il nostro desiderio soddisfatto...sarà albero di vita (Pro 13,12)!

domenica 21 dicembre 2014

NOVENA DI NATALE - QUALCOSA DI NUOVO STA ACCADENDO! - sesto giorno



"Il Signore ti annuncia che farà a te una casa"

(2 Sam 7,11)


Gherardo delle Notti, Adorazione dei pastori

La Liturgia di oggi mi spinge a soffermarmi su una delle novità che Dio opera attraverso l'Incarnazione del Figlio: l'inizio del progetto della Salvezza...il rinnovamento dell'uomo.
Dio fa "nuovo" l'uomo perdonandoci in Cristo, Suo Figlio.
Guardiamo alle due figure che la Parola ci presenta in questa quarta Domenica d'Avvento: la prima è Davide, Re dalla cui discendenza sorgerà il Messia.
La particolarità di quest'uomo è che egli si è allontanato - per un certo tempo - dalla Legge del Signore, e la stessa genealogia di Gesù proclamata qualche giorno fa, ce lo ha rammentato:"Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa". (Mt 1,6).
Davide si era infatti innamorato di Betsabea e con lei aveva concepito un bimbo; la donna era però già sposata con Uria, soldato di Davide.
Perciò egli decise di mandare Uria  in combattimento e di farlo abbandonare da tutti gli altri compagni, in modo da farlo perire.
In seguito Davide si pente e ammette la propria colpa.
Nella Parola di oggi, Dio promette a Davide una casa, una discendenza, il riposo eterno.
Dio perdona l'uomo pentito. Oggi possiamo dire: Dio fa nuovo l'uomo che si pente e da quando il Figlio Si è incarnato, possiamo anche aggiungere che tutto questo avviene in Cristo, perché solo in Lui è la salvezza.
Tutto questo lo troviamo in modo evidente nel Vangelo, il quale ci parla di un'altra figura, quella di Maria.
La prescelta per essere la Madre di questo Bimbo Divino che Si fa Uomo come noi, in mezzo a noi e per noi.
Maria diventa quella "casa" di Dio, quella che il Signore aveva promesso di costruire a Davide, ed in cui è venuto ad abitare come Essere Umano.
Maria è il prototipo della creatura redenta: a lei vengono applicati in anticipo i meriti della Passione di Cristo, ma se Cristo non avesse assunto Carne Umana nel Suo Natale, non vi sarebbe stata neanche la Sua Passione per noi salvifica,lo strumento di redenzione scelto e voluto da Dio.
Ecco che allora queste due immagini dell'uomo Davide e della donna Maria possiamo ricompattarle, così come avviene nella genealogia di Gesù, tanto più che sappiamo che anche la Madre di Cristo è discendente della stirpe di Davide.

Mentre in Maria la novità della "redenzione" attraverso l'Umanità di Cristo avviene in modo straordinario ed unico (in modo anticipatorio e attraverso il "Sacramento" vivente che è Gesù stesso di cui Maria è il primo Tabernacolo ed Ostensorio), in Davide vediamo un po' il percorso che noi tutti possiamo affrontare per essere rinnovati nella nostra umanità incline al peccato: pentirci, lavorare per il Signore.
Con una nota su cui portare la nostra attenzione, e che ci viene lasciata come monito da Dio stesso nella prima Lettura, e da Maria nel Vangelo: rimanere umili.
Comprendere che le grandi imprese che il Signore vuole compiere attraverso di noi sono pur sempre realizzabili perché Egli ci dona capacità, strumenti, forza e volontà per realizzarle.
Tutto è dono di Dio.

L'Avvento è il tempo in cui "riscoprire" la nostra umanità di peccatori redenti attraverso il Figlio di Dio che Si fa Uomo come noi e che sulla propria Pelle, nella propria Umanità sconta il nostro peccato, per renderci capaci di implorare il perdono di Dio ogni volta che ci rivolgiamo a Lui dopo una caduta, e per ricevere il Suo perdono attraverso i Suoi Sacramenti, che passano tutti attraverso la Sacra Umanità di Gesù. 
Non dimentichiamo che i Sacramenti sono simboleggiati da quell'Acqua e da quel Sangue che sgorgano dal Corpo di Gesù dopo la trafittura in Croce, e quel Corpo è nato nella notte di Natale.
Non vi sarebbe Pasqua del Signore, se non vi fosse stato il Natale di Gesù Incarnato!

Guardiamo allora questi ultimi giorni che ci separano dal 25 dicembre come ad un momento privilegiato per riconciliarci con il Padre, per opera dello Spirito Santo e per mezzo del Verbo Incarnato, ricorrendo alla Sua Misericordia, attraverso il Sacramento della Riconciliazione.
Solo così potremo ricevere meno indegnamente quel Corpo Umano e Divino, Risorto e Vivente per sempre, che ci verrà donato nella Santa Eucaristia.
La nostra vera casa è Dio; in Gesù possiamo "dimorare", perché nel Suo Cuore Umano e Divino troviamo tutti riposo, protezione dai nemici; forza per vincere il male; amore che perdona e risana... solo in Gesù possiamo rivolgerci al Padre come figli; solo in Gesù possiamo alimentarci dello Spirito Santo ed essere ricolmati dei Suoi doni.
Allora saremo, come Davide, peccatori perdonati...e come Maria, casa vivente di Gesù!


Buona e Santa Domenica a tutti voi! 


sabato 20 dicembre 2014

NOVENA DI NATALE - QUALCOSA DI NUOVO STA ACCADENDO! - quinto giorno

 "Nulla è impossibile a Dio "
 
(Lc 1,37)
 "il Signore stesso vi darà un segno. 
Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio,
che chiamerà Emmanuele".

(Is 7,14)


Gherardo delle Notti, Adorazione dei pastori

La Liturgia di oggi ci aiuta ad addentrarci nel tema di questa nostra novena: la novità che Dio realizza.
E la parola chiave di oggi è data da un binomio: "Donna Vergine".
Non mi piace scindere i due termini, perchè Dio decide di "rinnovare" la donna attraverso la verginità, e al contempo di rendere perennemente vergine una Donna che sarà anche Madre.
La novità sta proprio in questo: che nulla sia impossibile a Dio lo vediamo in questo segno, della Vergine che concepisce e partorisce e per giunta non un bimbo qualsiasi, ma l'Emmanuele, il Dio con noi, il Figlio di Dio stesso.
Nell'Ufficio delle Letture odierno ritroviamo un brano sempre estrapolato dal profeta Isaia, in cui leggiamo:
 "Io avevo annunciato da tempo le cose passate;
erano uscite dalla mia bocca, per farle udire.
D'improvviso io ho agito e sono accadute".
(Is 48,3) 

Quando Maria viene raggiunta dall'annuncio dell'Arcangelo Gabriele, avrà certamente pensato a queste parole. Sì, Dio fa nuove tutte le cose, ma dona anche un supporto alla nostra natura di creature che coniugano mente e cuore, ragione e sentimento.
Dio opera in modo del tutto impensabile per noi, ma ci dona una sorta di "anticipo" in promesse, delle grandi cose che farà.
Ecco perché, sempre in Isaia, Dio può parlare in questo modo:
"Ora ti faccio udire cose nuove e segrete
che tu nemmeno sospetti.
Ora sono create e non da tempo;
prima di oggi tu non le avevi udite,
perché tu non dicessi: «Già lo sapevo»".
(Is 48,6-7) 

Da un lato Dio annuncia fin da tempo le cose che intende fare, dall'altro, però, non svela completamente i Suoi piani e le modalità del Suo agire, proprio per lasciarci vivere nell'ottica della fede e della salda speranza.

Se volessimo dare una rilettura simbolica della figura femminile nel passaggio Eva-Maria, potremmo dire che già in Eva, in quanto prima donna creata, noi vediamo la "novità" di ciò che Dio vuole realizzare attraverso la figura femminile; la caduta di Eva e la cacciata dal Paradiso non privano totalmente di opportunità di realizzazione questo piano, perché la stirpe umana "nasce" attraverso la generazione in Eva, madre dei viventi.
In Maria, tuttavia, Dio mostra in maniera splendida quale fosse quel Suo progetto originario sulla donna: darci attraverso di lei non un uomo qualsiasi, ma l'Uomo-Dio, il Verbo Incarnato.

Tutto questo ci invita a riflettere sulla "novità" della figura femminile, sulla necessità di essere - in qualunque stato di vita - terra vergine, cioè terra pulita, ricolma perciò delle cose di Dio e di Dio stesso, perché solo così la donna potrà essere non solo e non sempre madre a livello fisico, ma soprattutto madre a livello spirituale, capace di generare il bene, in tutte le sue molteplici sfaccettature, e così, consapevole del suo ruolo di "datrice di vita".

D'altronde, guardando a Maria, tutte le donne possono trovare un modello: le consacrate (sia religiose, che con voti privati), le laiche; le nubili e le spose; le vergini nel corpo e quelle che hanno magari riconquistato la "verginità" dello spirito, dopo le cadute.

L'avvento dovrebbe risvegliare, in modo particolare nella donna, il desiderio di lasciarsi rinnovare da Dio per acquistare una fecondità "innovativa", quella capace di creare nella purezza. Ma può essere questo un tempo in cui anche per l'uomo va coltivato il desiderio di questa "purezza eterna".
Pensiamo a come diverremo in Paradiso: simili agli angeli.
Non prenderemo né moglie né marito, ci dice la Scrittura, ameremo al di là del rapporto fisico che sulla terra è l'unico modo umano per "generare", ma quel Dio Emmanuele, nato da una Vergine Madre....sarà per sempre la nostra ricchezza, e la nostra vera "fecondità":
"Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre" .
(Mt 3,35) 

venerdì 19 dicembre 2014

NOVENA DI NATALE - QUALCOSA DI NUOVO STA ACCADENDO! - quarto giorno



"Vita ti ha chiesto, a lui l'hai concessa,
lunghi giorni in eterno"

(Sal 21,5) 
 
 "il nostro Dio in eterno e per sempre;
egli è colui che ci guida in ogni tempo"
 
(Sal 48,15)




Gherardo delle Notti, Adorazione dei pastori

Il mistero dell'Incarnazione di Dio che nasce come Uomo ci spinge a contemplare un'altra delle magnifiche "cose nuove" operate da Dio: l'eterna giovinezza che ci attende, se saremo fedeli all'Uomo-Dio che è Gesù Cristo.
Il Vangelo di oggi ce ne da' una conferma: il suo protagonista è Zaccaria, avanti negli anni, come anche anziana e finanche sterile è sua moglie Elisabetta.
Dio compie un miracolo - un fatto umanamente impossibile - e i due concepiscono un figlio, Giovanni Battista.
La fede in Dio di questa donna che non aveva evidentemente smesso di confidare, e l'Onnipotenza del Signore, sono gli elementi che rendono possibile questa novità.
E' come una riconquistata giovinezza di questa coppia di sposi, che superando le impossibilità oggettive, diventa feconda e mette al mondo un bambino.
In effetti è alla nascita di un Bambino che noi ci prepariamo...e non di uno qualsiasi, ma di un Uomo che sarà eterno....giovane per sempre, oltre il tempo.
E' vero che il passo definitivo di ciò sarà la Risurrezione, ma il germe dell'Uomo Eterno è qui, adesso, in quel Bimbo che adesso immaginiamo ancora nel grembo di Maria Vergine, ma che a Natale ricorderemo come nato tra noi, per noi...come noi.
La Sua prospettiva di eternità, presente fin dal primo istante del Suo incarnarSi, mette dinanzi ai nostri occhi la stupenda meraviglia di un Amore così grande da volerci donare la Vita Eterna, la Vita sempre giovane...
Miracoli come quello di una coppia anziana e sterile che genera un bambino ci ricordano proprio questo.
L'Avvento diviene allora il tempo in cui misurare la nostra capacità di rinnovarci continuamente per vivere da "giovani nel cuore".
Quante volte ci trasciniamo, come fossimo senza desideri, senza aspettative, senza voglia di fare cose nuove?
La giovinezza è il tempo proprio dell'energia creativa, della continua capacità di avviare nuove imprese, di vivere con freschezza i rapporti affettivi, coltivandoli giorno dopo giorno con piccole e grandi attenzioni.
Siamo chiamati alla vita eterna in Cristo, in quel Gesù che è nato come Uomo per essere Uomo per sempre... perché non cominciamo fin d'ora a sperimentare un assaggio di eternità?
Vivere con la giovinezza dello spirito significa cominciare a camminare su questa terra pensando e sapendo che, se noi lo vogliamo, la nostra vita non finirà mai....
com'è bello pregustare tutto questo, com'è affascinante sentire in noi che avremo una giovinezza eterna, nuova!
 
Mi tornano alla mente alcune parole che il sacerdote e il ministrante pronunciano nella Messa celebrata secondo il Rito di San Pio V:
 
"Introibo ad altare Dei- Ad Deum qui laetificat iuventutem meam"
"Mi accosterò all'altare di Dio - a Dio che allieta la mia giovinezza".

Dio è venuto in mezzo a noi...Si è fatto come noi.
L'eternamente giovane, l'Eterno per eccellenza ha assunto Carne umana, per farci eterni...per fare eternamente giovani noi che siamo di carne umana....
Egli sarà la gioia della nostra giovinezza eterna!
In Lui possiamo già rinnovare il nostro essere, per vivere proiettati nell'eternità, oltre le categorie temporali che necessariamente dobbiamo attribuirci in questa vita "storica", ma che perderanno senso quando saremo, finalmente, accanto a Colui che ci allieterà nel senza-tempo!

 

giovedì 18 dicembre 2014

NOVENA DI NATALE - QUALCOSA DI NUOVO STA ACCADENDO! - terzo giorno


"Giuseppe, figlio di Davide, 
non temere di prendere con te Maria, tua sposa.
Infatti il  bambino che è generato in lei viene dallo spirito Santo;
ella darà alla luce un figlio 
e tu lo chiamerai Gesù: 
egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati".

(Mt 1,20-21)




Gherardo delle Notti, Adorazione dei pastori

Quello che la Parola di oggi ci presenta come riferito a Giuseppe ci mostra la novità di qualcosa che anche noi possiamo "generare" nella nostra vita: il coraggio di seguire i progetti di Dio, piani assolutamente innovativi, che mente umana non potrebbe concepire...ma che Egli ha su ciascuno di noi.
A Giuseppe accade qualcosa di inatteso: quando sembrerebbero crollare tutti i suoi sogni di famiglia accanto a Maria, quando il suo cuore di innamorato è turbato e addolorato per una difficile decisione da prendere e da attuare, ecco che Dio interviene e attraverso i Suoi angeli apparsi in sogno, guida l' "uomo giusto, figlio di Davide" passo passo nel compimento del Suo volere.
Dio lo incita a fare quanto Egli richiede da Lui, gli apre prospettive trascendenti il comune sentire, l'ordinario programmare; lo invita ad animarsi di un coraggio capace di andare "oltre" il solo ragionare da creature.
E' difficile fare tutto questo.
L'uomo è un essere razionale, e ciò che è irrazionale può spaventarlo, infastidirlo, farlo sentire sciocco, o incapace di gestire situazioni che esulano dalle leggi ordinarie della natura.
L'Avvento è però il tempo in cui Dio ci chiede di rinnovarci, di contribuire a fare nuove tutte le cose, attraverso il nostro stesso "rinnovamento". 
Come possiamo accettare la novità di un Dio che si fa Carne, se non rinnovando la nostra stessa mentalità, a volte troppo ancorata alle definizioni razionali, ai sillogismi filosofici, alle dimostrazioni scientifiche?
Guardiamo alla figura di Giuseppe: per lui è necessario un coraggio nuovo, un coraggio sovrumano.
Gli viene chiesto di fare da padre ad un Bimbo concepito - per opera dello Spirito Santo - da una Vergine.
Si sarà chiesto, Giuseppe, chi mai fosse questo Spirito Santo?
Era un concetto che non aveva connotazione teologica così netta, per l'antico ebreo.
Lo sentiremo menzionare poi dal Battista, ma ciò avverrà circa trent'anni dopo questi fatti, quando Gesù sarà ormai adulto e starà per cominciare la Sua vita pubblica. 
Ma sarà solo il Messia a parlare apertamente di Spirito Santo e a definirlo.
Questi dettagli ci fanno comprendere maggiormente lo sforzo di Giuseppe, il suo rinnovamento, la sua capacità di superare le sole conoscenze religiose del suo tempo e di "fidarsi" oltre il limite umanamente accettabile e comprensibile.
Gli viene detto che il Figlio di Maria sarà Figlio di Dio, il Messia atteso. E anche qui viene chiesto a Giuseppe il coraggio di affrontare tutto quello che ne consegue: il peso della responsabilità di educare un Figlio speciale; ma anche la derisione e le critiche della gente per le inevitabili mormorazioni sulla gravidanza anzitempo di Maria.
Giuseppe è uomo silenzioso....ma è uomo di coraggio, un coraggio che si traduce in virtù teologali ed anche cardinali.
Un coraggio in cui vediamo la possibilità concreta, per l'uomo, di collaborare con la sua "novità" alla novità delle cose desiderate, volute, realizzate da Dio.
Allora che bello poter applicare a Giuseppe - e pensarle anche rivolte a noi - le parole del profeta Isaia:


Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio, non temete!
Ecco il vostro Dio,
giunge la ricompensa divina.
Egli viene a salvarvi».
(Is 35,4)
 
L'Avvento è questo grido consolatorio, che i profeti ci hanno preannunciato, e che a Natale finalmente si compie: viene il Salvatore!
Facciamoci coraggio!
Dio opera cose umanamente impossibili per redimerci! Egli sarà la nostra ricompensa per sempre!

mercoledì 17 dicembre 2014

NOVENA DI NATALE - QUALCOSA DI NUOVO STA ACCADENDO! - secondo giorno



 La creazione stessa attende con impazienza 
la rivelazione dei figli di Dio; 
essa infatti è stata sottomessa alla caducità 
- non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - 
e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.

Sappiamo bene infatti che tutta la creazione
 geme e soffre fino ad oggi 
 nelle doglie del parto".

(Rm 8, 19-22)


Gherardo delle Notti, Adorazione dei pastori
 
Qualcosa di nuovo sta accadendo: Dio che Si incarna apre la prospettiva futura - e realissima! - di una creazione intera che sarà rinnovata per sempre, resa stabile, eterna, come noi saremo eterni.
La Gerusalemme Celeste che ci accoglierà sarà questa "creazione nuova", quella che lo stesso San Paolo descrive 
"Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì,
né mai entrarono in cuore di uomo,
queste ha preparato Dio per coloro che lo amano". (1 Cor 2,9)
 
Il passo paolino è la risultanza di versetti tratti dall'Antico Testamento, e da essi possiamo rintracciare ancora una volta il motivo di questa "creatività" del Dio che fa nuove - sempre - tutte le cose ed anche ciò che di splendido a noi riserva questa novità perenne:
 
 Mai si udì parlare da tempi lontani,
orecchio non ha sentito,
occhio non ha visto
che un Dio, fuori di te,
abbia fatto tanto per chi confida in lui.

(Is 64,3)




"Quando poi vi sarete moltiplicati e sarete stati fecondi nel paese, in quei giorni - oracolo del Signore - non si parlerà più dell'arca dell'alleanza del Signore: non verrà più in mente a nessuno e nessuno se ne ricorderà, non sarà rimpianta né rifatta".
(Ger 3,16)
 
 
"Uno solo è il sapiente e incute timore,
seduto sopra il suo trono". 
(Sir 1,8)
 
Partiamo dal fondo, dal versetto del Siracide: Uno solo è il Sapiente. Dio è Unico, non ce n'è altri all'infuori di Lui. Lo professiamo nel Credo, lo attesta il primo dei Dieci Comandamenti.
Questo primo elemento ci da' una chiave di lettura importante: chi è sapiente non ha bisogno di niente e di nessuno, possiede la ricchezza più grande (secondo la stessa concezione biblica).
Dio, che è dunque il solo e vero Sapiente, non fa niente per interesse, per "tornaconto".
Se fa dunque nuove tutte le cose, se "partorisce" anche e nuovamente la creazione....non è perché abbia bisogno di un favore in cambio, come avviene nelle logiche umane.
Non solo: questo Sapiente, ci dice il Siracide, è Re. Siede su un trono. E' dunque doppiamente ricco, doppiamente "autosufficiente".
Il versetto ci dona un'ulteriore informazione: questo Re Sapiente "incute timore". 
E' un'affermazione che non va presa in senso negativo. La ritroviamo in un libro sapienzale, ed è proprio la Scrittura, che tra Salmi e Proverbi, sentenzia: "Principio della sapienza è il timore del Signore" (Sal 111,10; Pr 1,7).
Nell'Angelus dell'11 giugno 1989, San Giovanni Paolo II così ne parlò:
 
"Ma di quale timore si tratta? Non certo di quella «paura di Dio» che spinge a rifuggire dal pensare e dal ricordarsi di lui, come da qualcosa o da qualcuno che turba e inquieta. 
Fu questo lo stato d'animo che, secondo la Bibbia, spinse i nostri progenitori, dopo il peccato, a «nascondersi dal Signore Dio in mezzo agli alberi del giardino» (Gen 3,8); fu questo anche il sentimento del servo infedele e malvagio della parabola evangelica, che nascose sotterra il talento ricevuto (cfr. Mt 25,18.26).
Ma questo del timore-paura non è il vero concetto del timore-dono dello Spirito. Qui si tratta di cosa molto più nobile e alta: è il sentimento sincero e trepido che l'uomo prova di fronte alla «tremenda maiestas» di Dio, specialmente quando riflette sulle proprie infedeltà e sul pericolo di essere «trovato scarso» (Dn 5,27) nell'eterno giudizio, a cui nessuno può sfuggire.  
Il credente si presenta e si pone davanti a Dio con lo «spirito contrito» e col «cuore affranto» (cfr. Sal 51[50],19), ben sapendo di dover attendere alla propria salvezza «con timore e tremore» (Fil 2,12). 
Ciò, tuttavia, non significa paura irrazionale, ma senso di responsabilità e di fedeltà alla sua legge.
E' tutto questo insieme che lo Spirito Santo assume ed eleva col dono del timore di Dio. Esso non esclude, certo, la trepidazione che scaturisce dalla consapevolezza delle colpe commesse e dalla prospettiva dei divini castighi, la addolcisce con la fede nella misericordia divina e con la certezza della sollecitudine paterna di Dio che vuole l'eterna salvezza di ciascuno. Con questo dono, tuttavia, lo Spirito Santo infonde nell'anima soprattutto il timore filiale, che è sentimento radicato nell'amore verso Dio: l'anima si preoccupa allora di non recare dispiacere a Dio, amato come Padre, di non offenderlo in nulla, di «rimanere» e di crescere nella carità (cfr. Gv 15,4-7).

Da questo santo e giusto timore, coniugato nell'anima con l'amore di Dio, dipende tutta la pratica delle virtù cristiane, e specialmente dell'umiltà, della temperanza, della castità, della mortificazione dei sensi".
 

L'Avvento ci ricorda allora una prima cosa: se vogliamo guadagnare la "creazione nuova" che Dio ha partorito in Cristo, preparando il Paradiso per gli uomini santi, è necessario riconoscerlo Re Sapiente ed invocare anche per noi la sapienza del Signore, che comincia proprio con il santo timore di Dio e con l'osservanza della Sua legge di amore.
 
Il versetto tratto da Geremia ci offre una visione stupenda: quando avremo finalmente raggiunto questa meta, la nuova Terra ed i nuovi Cieli, l'Alleanza sarà "stabile per sempre", immutabile, eterna. 
Non avrà bisogno di essere "ricordata" (come facciamo ad es. nella Celebrazione Eucaristica) né rinnovata. Saremo per sempre "uniti" a Dio, nell'Uomo-Nuovo e Dio Figlio Cristo Gesù.
 
Isaia, infine, ci incoraggia a non lasciarci abbattere o sviare dalla nostra debolezza: mai si è udito, mai si è visto che altri, a parte Dio, il nostro Dio, abbia preparato una cosa così nuova e così bella, come Dio fa per noi.
 
L'Avvento è il tempo in cui rafforzare il nostro desiderio, la nostra speranza, la nostra fede. Perché l'aspettativa ardente, l'attesa impaziente della creazione di essere rinnovata ha già cominciato il suo conto alla rovescia, da quando l'Uomo Nuovo - il Dio Eterno è venuto ad abitare in mezzo a noi, cominciando quel cammino di condivisione delle sorti umane:
 
"Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 
Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. 
Se no, vi avrei mai detto: Vado a prepararvi un posto?
Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi.
E del luogo dove io vado, conoscete la via".
(Gv 14,1-4)

Questa via è la Sacra Umanità del Nostro Salvatore, fattoSi Uomo come noi, in quel Santo Natale di duemila anni fa...quel Natale di cui anche quest'anno, faremo memoria, per ricordarci la grande gioia che ci attende per sempre!