domenica 30 settembre 2012

NOVENA A SANTA TERESA DI LISIEUX: "La missione" -nono giorno


    O Dio, nostro Padre, 
 che apri le porte del tuo regno  
agli umili e ai piccoli,   
fa' che seguiamo   
con serena fiducia la via tracciata 
 da santa Teresa di Gesù Bambino, 
perché anche a noi  
si riveli la gloria del tuo volto

                                                               AMEN                                                                                                                                       





NOVENA A SANTA TERESA DI GESU' BAMBINO E DEL VOLTO SANTO


NONO GIORNO: "ISTRUENDO LE ALTRE AVEVO IMPARATO MOLTO"



Da "Storia di un'anima":

"Istruendo le altre avevo imparato molto.
Prima di tutto ho visto che tutte le anime hanno press'a poco le stesse lotte; ma che d'altro lato sono così diverse che non faccio fatica a capire quello che diceva il Padre Pichon: Ci sono molte più differenze tra le anime che non tra i volti.
Perciò è impossibile comportarsi con tutte allo stesso modo.
Con certe anime sento che devo farmi piccola, non temere affatto di umiliarmi confessando le mie lotte, le mie sconfitte: nel vedere che ho le loro stesse debolezze, le sorelline mi confessano a loro volta le mancanze che esse si rimproverano e sono contente che io le capisca per esperienza.
Con altre ho visto che per far loro del bene occorre invece avere molta fermezza e non tornare mai su una cosa detta.
In questo caso, abbassarsi non sarebbe affatto umiltà, bensì debolezza".

Teresa di Lisieux imparò queste grandi verità sulle anime istruendo le sue novizie.
Noi possiamo apprendere qualcosa di questi misteri spirituali anche semplicemente stando a contatto con varie persone che accompagniamo, aiutiamo in un cammino di fede e di crescita interiore.
E' un certo senso come quando ci si abitua a trattare diversamente gli altri, in base al carattere di ciascuno...non per tutti sarà un bene il pugno di ferro, non per tutti sarà ottimale la dolcezza estrema....

Nel lavorare sulle anime c'è sempre da guadagnarci: se facciamo atto di umiltà per spingere una persona ad aprirsi sulle sue difficoltà, ricorderemo a noi stessi che rimaniamo sempre bisognosi della Grazia del Signore per vincere anche le personali tentazioni; se ci comportiamo con fermezza avremo altrettanto motivo per lodare Dio, che ci rende capaci di essere a volte molto docili alle Sue richieste, a differenza di caratteri più duri da modellare.

In un caso e nell'altro, la nostra missione di andare e predicare il Vangelo sarà per noi stimolante, arricchente, un cammino di crescita personale verso il Signore e di aiuto a qualche nostro fratello più debole nella fede.
Da ciascuno potremo prendere il buono che c'è nell'altro e cercare, con l'aiuto di Dio, di donare quell'altrettanto buono che Lui ha saputo coltivare anche in noi.

Che Santa Teresina ci aiuti a scoprire quale grande tesoro è potersi dedicare alla crescita del Regno dei Cieli, a quel semino che, piantato in terra, cresce e diventa un grande albero, sotto al quale ogni uccellino viene a trovare riparo!

sabato 29 settembre 2012

NOVENA A SANTA TERESA DI LISIEUX: "La missione" -ottavo giorno




    O Dio, nostro Padre, 
 che apri le porte del tuo regno  
agli umili e ai piccoli,   
fa' che seguiamo   
con serena fiducia la via tracciata 
 da santa Teresa di Gesù Bambino, 
perché anche a noi  
si riveli la gloria del tuo volto

                                                               AMEN                                                                                                                                       





NOVENA A SANTA TERESA DI GESU' BAMBINO E DEL VOLTO SANTO


OTTAVO GIORNO: SOLO UN AFFETTO PURO PER LE ANIME CI RENDERA' CAPACI DI FARE DAVVERO LORO DEL BENE



Da "Storia di un'anima":

"Da quando ho preso posto tra le braccia di Gesù, sono come la sentinella che osserva il nemico dalla torretta più alta di una roccaforte.
Niente sfugge ai miei occhi; spesso sono meravigliata di vederci così chiaro.
So bene che le sue agnelline (al Carmelo la Madre Priora viene considerata la "Pastora" ad imitazione di Gesù Buon Pastore. Le novizie vengono dunque chiamate "agnelline" )  mi trovano severa.
In fondo sentono che io le amo di un amore, che mai imiterei il mercenario che, nel veder venire il lupo, abbandona il gregge e fugge via.
Sono pronta a dare la mia vita per loro".

Severità e amore: a prima vista sembrano due espressioni inconciliabili.
Teresina ci dimostra però il contrario.
La severità non è altro che "fermezza" nel dirigere, accompagnare, consigliare le anime non cedendo alla tentazione di...lasciar perdere tutto e usare solo una finta dolcezze con l'altro, per non correre il rischio di perdere un'amicizia!
Il vero amore è quello che -anche appunto a costo di passare per severità- non abbandona la lotta per migliorare l'altro, per far in modo che corregga i difetti, che avanzi nella via della perfezione spirituale.
Forse, in un primo momento, chi ci sta vicino e viene corretto con questa fermezza, non capirà il nostro vero intento, ma se perseveriamo e ci dimostriamo seriamente interessati al suo bene spirituale...poco per volta comprenderà e sentiranno che questo è il vero amore, quello che mette al primo posto Dio e la Sua Gloria nelle anime!

giovedì 27 settembre 2012

NOVENA A SANTA TERESA DI LISIEUX: "La missione" -sesto giorno-



    O Dio, nostro Padre, 
 che apri le porte del tuo regno  
agli umili e ai piccoli,   
fa' che seguiamo   
con serena fiducia la via tracciata 
 da santa Teresa di Gesù Bambino, 
perché anche a noi  
si riveli la gloria del tuo volto

                                                               AMEN                                                                                                                                       




NOVENA A SANTA TERESA DI GESU' BAMBINO E DEL VOLTO SANTO


SESTO GIORNO: PER ESSERE PENNELLINI FUNZIONALI OCCORRE AVVICINARSI ALL'ARTISTA!



Da "Storia di un'anima":

"Da quando ho capito che mi era impossibile fare qualcosa da sola, il compito che mi ha imposto non mi è più parso difficile: ho sperimentato che l'unica cosa necessaria era di unirmi sempre più a Gesù e che il resto mi sarebbe stato dato in aggiunta.
Infatti mai la mia speranza è stata delusa: il Buon Dio si è degnato di riempire la mia piccola mano tutte le volte che ciò è stato necessario per nutrire l'anima delle sorelle".


Unirsi sempre più a Gesù per svolgere bene il nostro lavoro sulle anime affidateci: cosa vuol dire questa "unione" con Lui? E quale scopo ha?
Ritorniamo al paragone del pennellino e della tela: il pennellino è diretto dall'artista, la cui mano sa come muoverlo, quanto colore prelevare dalla tavolozza, con quanta intensità farlo scivolare sulla tela, quale direzione imprimere al tocco e via dicendo...
Solo se il pennellino conosce la mano dell'artista potrà farsi docile ai suoi...comandi!

Stare uniti a Gesù è cercare di conoscerLo sempre più intimamente con e nella preghiera, con e nella vita sacramentale, con e nell'orazione mentale (se seguiamo una spiritualità tutta carmelitana!).
Unirsi così a Lui ci consentirà di sentirLo sempre vicino in ogni circostanza, di "intuire" i Suoi gusti, di provare a pensare cosa farebbe,direbbe, penserebbe in una specifica situazione: quella in cui noi ci troviamo a dover agire come Suoi pennellini!

Teresina ci dice: provare per credere!

mercoledì 26 settembre 2012

NOVENA A SANTA TERESA DI LISIEUX: "La missione" -quinto giorno-




    O Dio, nostro Padre, 
 che apri le porte del tuo regno  
agli umili e ai piccoli,   
fa' che seguiamo   
con serena fiducia la via tracciata 
 da santa Teresa di Gesù Bambino, 
perché anche a noi  
si riveli la gloria del tuo volto

                                                               AMEN                                                                                                                                       





NOVENA A SANTA TERESA DI GESU' BAMBINO E DEL VOLTO SANTO


QUINTO GIORNO: IL COMPITO E' GRANDE, MA NON SPAVENTIAMOCI!



Da "Storia di un'anima":

"Quando mi fu dato di penetrare nel santuario delle anime, capii subito che quel compito era al di sopra delle mie forze.
Allora mi sono messa tra le braccia del buon Dio, come un bambino piccolo e, nascondendo il volto tra i suoi capelli, Gli ho detto: Signore, sono troppo piccola per nutrire le tue figlie; se per mezzo mio vuoi dare loro ciò che conviene a ciascuna, riempi la mia manina e io, senza lasciare le tue braccia, senza voltare la testa, darò i tuoi tesori all'anima che verrà a chiedermi il cibo.
Se ella lo trova di proprio gusto, saprò che non a me, ma a te lo deve; se invece si lamenta e trova amaro ciò che le offro, la mia pace non sarà turbata, cercherò di persuaderla che quel cibo viene da te e mi guarderò bene dal cercarne un altro per lei".



Fino ad un certo punto, rendersi conto di essere "pennellini di Dio" può essere un'esperienza....esaltante: il Signore ci affida un compito grande!
Appunto: così grande, così DELICATO.
Quando si arriva a prendere atto di questa onerosa responsabilità, capiamo che il dono che il Signore ci mette fra le mani (farci noi strumenti per il progresso di altri) è nettamente superiore alle nostre forze.
Abbiamo tutto quello che ci è necessario per ottenere buoni risultati, per fare davvero del bene agli altri?

Credo che nessuno possa rispondere -in tutta onestà- di sì.
Solo il Signore può tutto, solo il Signore è Tutto e sa tutto.
Noi possiamo però renderci dei vasi attraverso cui far fluire un po' di questo Suo Tutto verso le anime che curiamo, aiutiamo, guidiamo o che semplicemente ci sono state affiancate per donare loro un po' di spinta nella corsa verso la santità.

Teresina ha sperimentato la propria pochezza: si è affidata a Colui che dispensa tutto il sapere.
Teresina ha notato che a volte il proprio parlare, il proprio modo di comportarsi sono immediatamente di sprone agli altri. E ne ha fatto motivo di lode all' "Artista" che muove il pennellino.
In altri casi ha dovuto combattere con l'ostinazione delle anime: ma non si è lasciata piegare dalla tentazione di offrire loro pennellate fiacche, scolorite.
Essere pennellino da dettaglio significa anche questo: sapere insistere con pazienza, anche ripetendo più volte l'operazione, finché il colore di quel dettaglio non si sarà impresso sulla tela.
Perché solo ciò che Dio vuole che dipingiamo negli altri li farà più belli e preziosi.


martedì 25 settembre 2012

NOVENA A SANTA TERESA DI LISIEUX: "La missione" -quarto giorno-



    O Dio, nostro Padre, 
 che apri le porte del tuo regno  
agli umili e ai piccoli,   
fa' che seguiamo   
con serena fiducia la via tracciata 
 da santa Teresa di Gesù Bambino, 
perché anche a noi  
si riveli la gloria del tuo volto

                                                               AMEN                                                                                                                                       




NOVENA A SANTA TERESA DI GESU' BAMBINO E DEL VOLTO SANTO


QUARTO GIORNO: LE PENNELLATE SIANO DOLCI!


Da "Storia di un'anima":

"Quando giunse l'ora in cui avevamo deciso di incontrarci la povera sorellina gettò gli occhi su di me e vide subito che non ero più la stessa; si sedette accanto a me arrossendo; e io, appoggiando la sua testa sul mio cuore, le dissi con voce rotta dalle lacrime tutto quello che pensavo di lei, ma con espressioni così dolci, mostrandole un affetto così grande che ben presto le sue lacrime si unirono alle mie.
Riconobbe con con molta umiltà che tutto quello che dicevo era vero, mi promise di cominciare una vita nuova e mi chiese come una grazia di avvertirla sempre delle sue mancanze.
Alla fine, al momento di separarci, il nostro affetto era diventato tutto spirituale: non c'era più niente di umano".


Essere pennelli da dettaglio richiede non solo la giusta tempitstica di intervento (come ci ha spiegato ieri Teresina), ma anche una certa e buona dose di diplomazia...
Tradotto in termini meno tecnici e più "umani", si potrebbe semplicemente dire che dipingere bene, rifinire bene è questione di cuore, di amore!
E' facile capire il perché: quando un'opera d'arte viene realizzata non solo con la giusta competenza tecnica, ma anche mettendoci il cuore, lo si nota.
Lo spettatore coglie un che di differente, di "supplementare": dentro quel capolavoro c'è del sentimento che traspare e si comunica a chi lo osserva!

Così è del lavoro che siamo chiamati a svolgere sulle anime: nella stragrande maggioranza dei casi dovremo avvicinarci a loro con grande delicatezza, travestire i colpi di scalpello che la renderanno più "precisa" in dolcissime pennellate tracciate con molto amore, quasi in maniera impercettibile.

Solo così la nostra "correzione", il nostro intervento, risulterà gradito all'altro, e si comprenderà che non agiremo per amore di vanagloria, di superiorità, ma perché ci sta a cuore la bellezza interiore del nostro fratello!

lunedì 24 settembre 2012

NOVENA A SANTA TERESA DI LISIEUX: "La missione" -terzo giorno-





    O Dio, nostro Padre, 
 che apri le porte del tuo regno  
agli umili e ai piccoli,   
fa' che seguiamo   
con serena fiducia la via tracciata 
 da santa Teresa di Gesù Bambino, 
perché anche a noi  
si riveli la gloria del tuo volto

                                                               AMEN                                                                                                                                       





NOVENA A SANTA TERESA DI GESU' BAMBINO E DEL VOLTO SANTO


TERZO GIORNO: ASPETTARE I TEMPI DI DIO PER DARE LE GIUSTE PENNELLATE NELLE ANIME



Da "Storia di un'anima":

"La prima volta che Gesù si servì del suo pennellino, fu verso l'8 dicembre 1892.
A 15 anni, quando ebbi la felicità di entrare al Carmelo, trovai una compagna di noviziato che mi aveva preceduta di alcuni mesi.
Aveva 8 anni più di me, ma il suo carattere fanciullesco faceva dimenticare la differenza degli anni.
La mia cara piccola compagna mi affascinava con la sua innocenza il suo carattere espansivo; ma d'altro lato mi stupivo nel vedere come l'affetto che aveva per lei, Madre, era diverso dal mio.
C'erano parecchie cose nel suo comportamento verso le sorelle che avrei desiderato che ella cambiasse...

Fin da quel tempo il buon Dio mi fece capire che ci sono anime che la sua misericordia non si stanca di aspettare, alle quali Egli dà la sua luce soltanto a gradi; quindi mi guardavo bene dall'anticipare la sua ora e aspettavo pazientemente che piacesse a Gesù di farla arrivare.

Un giorno riflettevo sul permesso che lei (Teresa si rivolge sempre alla Madre Maria di Gonzaga) ci aveva dato di intrattenerci insieme per infiammarci di più nell'amore del nostro Sposo; e pensai con tristezza che le nostre conversazioni non raggiungevano lo scopo desiderato.

Allora il Buon Dio mi fece capire che era venuto il momento e che non bisognava più temere di parlare, oppure che dovevo smettere delle conversazioni che somigliavano a quelle fra amiche del mondo".



Siamo pennellini da dettaglio, abbiamo una certa "autonomia" di movimento sulla tela delle anime...,ma prestiamo attenzione a non commettere un errore madornale: scambiare questa nostra libertà di intervento con la capacità di "prevenire" i tempi di Dio!
Proviamo per un attimo ad immaginare davvero quello che accade ad un pennellino da rifinitura che operi su un quadro: se lo si utilizza quando ancora il colore di fondo, quello delle "tinte generali" (come dice S. Teresina!) non è perfettamente asciutto, rischiamo di combinare un pasticcio.
Invece di perfezionare l'opera, ne faremmo un miscuglio incomprensibile di colori.
La tinta di fondo si mescolerebbe con quella del particolare e per riprendere poi il tutto occorrerebbe molto tempo, per fare nuovamente asciugare, ridipingere il fondo, ripassare i dettagli.

Ogni anima ha i suoi tempi: Dio lo sa e li rispetta.
Ci chiede di fare altrettanto.
Invochiamolo perché ci renda capaci di "ascoltare" l'orologio spirituale degli altri, per sapere intervenire solo al momento opportuno!

domenica 23 settembre 2012

NOVENA A SANTA TERESA DI LISIEUX: "La missione" -secondo giorno-




    O Dio, nostro Padre, 
 che apri le porte del tuo regno  
agli umili e ai piccoli,   
fa' che seguiamo   
con serena fiducia la via tracciata 
 da santa Teresa di Gesù Bambino, 
perché anche a noi  
si riveli la gloria del tuo volto

      AMEN                                                                                                                                       




NOVENA A SANTA TERESA DI GESU' BAMBINO E DEL VOLTO SANTO


SECONDO GIORNO: RICONOSCERE DI ESSERE PENNELLI DA DETTAGLIO



Da "Storia di un'anima":

"Madre amata io sono un pennellino che Gesù ha scelto per dipingere la sua immagine nelle anime che lei mi ha affidato.
Un artista non si serve di un pennello solo, gliene occorrono almeno due: il primo è il più utile, è con esso che dà le tinte generali e copre completamente la tela in pochissimo tempo; l'altro, più piccolo, gli serve per i particolari.
Madre, lei mi rappresenta il prezioso pennello che la mano di Gesù prende con amore quando vuol fare un grande lavoro nell'anima delle sue figlie, mentre io sono quello piccolissimo che Egli si degna di usare in un secondo momento per i minimi particolari".



Si sente spesso dire che non ci si santifica mai da soli, ma sempre insieme agli altri.
E' verissimo: non si lavora mai in solitudine alla santificazione di quelli che ci sono affidati.
Ci si fa santi in un lavoro di squadra, in cui chi è più avanzato di noi nella via dello spirito compie il lavoro "grosso" e affida poi a noi i dettagli.
Riconoscerlo implica -da una parte- il renderci umili e sempre desiderosi di progredire nel bene e -dall'altra parte- sentire concretamente la "dolce responsabilità" che ci viene dall'Alto:  siamo chiamati a dare i tocchi di rifinitura ad un'anima, ad imprimere un po' quei particolari che rendono più elegante, raffinata, un'opera d'arte.

Dunque siamo pennellini da dettaglio, ma il nostro è un compito di tutto rispetto: possiamo "abbellire" ancora di più ciò che altri e l'Altro hanno già reso bello!

sabato 22 settembre 2012

NOVENA A SANTA TERESA DI LISIEUX: "La missione" -primo giorno-


Per ciascuno di noi Dio ha un progetto, una "missione".

MISSIONE, parola la cui etimologia rimanda al latino  MISSIO e MISSUS: invio, mandare...

"Andate e predicate il Vangelo ad ogni creatura" (Mc 6,15).

Siamo inviati, mandati per compiere qualcosa, per realizzare un preciso disegno che il Signore affida ad ognuno, solo ad ognuno, non ad altri.
Ciascuno, in questo senso, è già speciale, unico, agli occhi dell'Onnipotente.

Santa Teresina, nel corso di questa novena, parlandoci della sua personale missione, ci aiuterà a scoprire anche la nostra e a trovare l'entusiasmo, la fiducia, la fede necessaria per portarla a termine.

La nostra meditazione si svolgerà a partire da un brano tratto dal Manoscritto C di Storia di un'anima, l'autobiografia della Santa carmelitana.
Si tratta di un testo in cui Teresina si definisce come "pennellino da dettagli" nella mano di Dio, riferendosi alla sua esperienza di "maestra delle novizie" affidatole dalla Madre Priora del monastero di Lisieux.
In realtà non ebbe mai ufficialmente il titolo di maestra, avendo deciso lei stessa di rifiutarlo, per via della sua giovane età (che avrebbe potuto innescare spiacevoli situazioni fra le più anziane), ma di fatto svolse questo ruolo.

Non tutti noi abbiamo compiti alti e difficili come quello che ebbe la giovane monaca carmelitana, ma ciascuno, nel suo piccolo, è sempre destinatario dell'invito "missionario" di Gesù.

Rendiamoci allora capaci di realizzare lo stupendo invito del Beato Giovanni Paolo II: "Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro".


Buona novena a tutti!





          O Dio, nostro Padre, 
 che apri le porte del tuo regno  
agli umili e ai piccoli,   
fa' che seguiamo   
con serena fiducia la via tracciata 
 da santa Teresa di Gesù Bambino, 
perché anche a noi  
si riveli la gloria del tuo volto. 
AMEN                                                                                                                                 






NOVENA A SANTA TERESA DI GESU' BAMBINO E DEL VOLTO SANTO


PRIMO GIORNO: IL PENNELLINO 



Da "Storia di un'anima":

"Se la tela dipinta da un artista potesse pensare e parlare, certamente non si lamenterebbe di essere continuamente toccata e ritoccata da un pennello e nemmeno invidierebbe la sorte di questo strumento, perché saprebbe che non è affatto al pennello ma all'artista che lo guida che essa deve la bellezza di cui è ricoperta.
Il pennello dal canto suo non potrebbe gloriarsi del capolavoro che ha fatto: sa che gli artisti non sono impacciati, che se ne ridono delle difficoltà, si compiacciono di scegliere talvolta strumenti deboli e difettosi...
Madre amata, io sono un pennellino che Gesù ha scelto per dipingere la sua immagine nelle anime che lei mi ha affidato".

Teresina si definiva un pennellino nelle mani di Dio: lo siamo anche noi!
Pennelli "deboli e difettosi", eppure strumenti scelti dal Signore per realizzare un qualche Suo capolavoro.
Ci vengono affidate -giorno dopo giorno- delle anime: pensiamo a quello che ci capita quotidianamente e scopriremo che è davvero così.
A volte siamo chiamati a dare un parola di speranza ad un amico sfiduciato; in altre circostanze ci viene richiesto un energico richiamo alla fede per qualcuno che si sta smarrendo inseguendo delle sciocchezze; altre volte ancora possiamo essere addirittura uno stimolo -con i nostri semplici esempi- per la conversione di qualcuno.

E' grande la missione che Dio ci affida: siamo il sale della terra e la luce del mondo!
Eppure corriamo il rischio di farci troppo salati: la superbia ci può guastare.
Meditiamo allora su quello che ci ha lasciato oggi in consegna Santa Teresina: la tela -il capolavoro da realizzare- non si insuperbisce per l'opera del pennello -che siamo noi-, ma riconosce che solo l'artista -cioè DIO- è la Mano che ha ideato l'opera e che guida lo strumento.

Consideriamoci sempre come "collaboratori" dell'Unico e Sommo Bene. Stimiamoci per quello che siamo: un niente a cui il Signore chiede un po' di mani, di pensiero, di azione, di cuore...per rendere più saporito il mondo!

Se rapporteremo tutto il nostro agire a Lui soltanto, argineremo il rischio di farci travolgere dalla vanagloria!

martedì 18 settembre 2012

"VEDENDOLA, FU PRESO DA GRANDE COMPASSIONE" (Lc 7,13)


Pietro Ivaldi, Risurrezione del figlio della vedova di Nai
Oratorio dei santi Sebastiano e Rocco in Campo Ligure 

Il Vangelo di oggi (Lc 7,11-17) ci offre, dopo una breve premessa quasi introduttiva, una scena di suggestiva bellezza, un quadro di grande intensità.

Gesù fa il proprio ingresso nella città di Nain, è attorniato dai discepoli e da una folla di gente.
E' ancora fuori dal centro abitato ("vicino alla porta") quando si dispiega sotto i Suoi occhi una situazione di dolore: una vedova, madre di un unico figlio, che accompagna proprio quel figlio alla tomba.
In quello spiazzo "extraurbano" in cui si potevano seppellire i cadaveri.
Non per ragioni "igieniche" (come diremmo oggi), ma perché finanche i morti erano considerati come "impuri". 
La scena si svolge allora in uno spazio di confine tra la vita e la morte...tra il puro e l'impuro...tra il "vecchio ed il nuovo".

Vedere, sentire compassione, parlare alla donna, toccare la bara: per Gesù sono una cosa sola.
Proprio in quel luogo di divisione, di spartiacque.

La pagina lucana ci offre come uno "spezzone" non semplicemente di vita di Cristo, ma del Cuore di Cristo.
Gesù vede la donna -vedova e madre addolorata-: la vede con gli occhi del Cuore, ne ascolta il dolore. 
COMPATISCE CON LEI, vive con lei quella sofferenza.
Vede una madre....orfana del proprio stesso figlio.

Allora le parla, ma non solo con parole vuote, ma con la PAROLA DI SPERANZA, LA PAROLA DEL CUORE: "Non piangere"!

Si avvicina ...e qui accade qualcosa che a prima vista ha dell'incredibile: Gesù non offre un gesto di consolazione affettivo alla donna, ma alla bara del figlio: "Toccò la bara".
Gesù TOCCA CON IL CUORE: sa che per quella madre il gesto più bello, più "vicino" affettivamente parlando, non è tanto quello rivolto verso di lei, ma verso ciò che ha di più prezioso: suo figlio.
Gesù sa che la cosa più significativa, eloquente, che possa fare è manifestare -con il gesto concreto- che quel figlio morto non è passato dall'essere persona...all'essere un impuro.
Ha un suo "valore". E' una persona, è un figlio...è un figlio di Dio....

Cristo Signore non vuole regalare della "pietà a buon mercato", quella fatta di tante parole di circostanza, condite con dei gesti un po' scontati...
No, Lui offre una COMPASSIONE CHE VA AL CUORE DELLE COSE, DELLE ESPERIENZE, DEI SENTIMENTI, proprio perché viene dal Cuore... dal Cuore di Dio!

E allora ecco che il Signore dice al ragazzo: "DICO A TE, ALZATI"!
"A TE": perché Gesù non parla con un corpo morto, con membra di impurità, parla con una PERSONA.

Gesù è "l'incontro" da Persona a persona che risveglia dalla morte interiore, anche dalla morte fisica, come in questo caso.
Gesù ci porta a prendere coscienza dell'essere non semplicemente un insieme di arti, muscoli, carne...ma di racchiudere in noi  la dignità di figli di Dio e membra del Corpo di Cristo (è quello che ci dice oggi la prima lettura).

Gesù è l'incontro di uno sguardo di Cuore, di una Parola di Cuore, di un gesto di Cuore.
Un GESTO DI VITA: PERCHE' IL CUORE DI GESU' E' FONTE DI AMORE, FONTE DI VITA. 
Da quel Cuore, infatti...sgorgano i "fiumi di acqua viva" di cui parla Giovanni (Gv 7,28).


Il miracolo si è compiuto, "il morto si mise seduto e comincio a parlare. 
Ed egli lo restituì a sua madre".

Mi piace pensare che in questo gesto di un Cristo compassionevole davanti al dolore di una madre vedova e "orfana di figlio" ci siano lo sguardo, la parola, l'amore di un Cristo Crocifisso che vede -ai piedi della propria Croce, segno massimo di disprezzo per i romani- una Madre -LA MADRE- vedova, in procinto di perdere il Figlio, l'Unico Figlio...

Quel Figlio che -il terzo giorno- le sarebbe stato restituito, ma non senza pagare il prezzo altissimo di un martirio tale da rendere Maria la "regina dei martiri".

Mi piace pensare che il "Non piangere" Gesù lo pronunci come se lo dicesse alla Vergine Maria....

mi piace pensare che -in quel restituire il figlio alla madre- ci sia tutta la dolcezza di un Signore-Figlio di Dio e Figlio di Maria- che nel giorno della Risurrezione ritorna da Sua Madre, per non lasciarla mai più.

lunedì 17 settembre 2012

VOI DUNQUE PREGATE COSI': Meditazioni sul Padre Nostro -quarta parte




...sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra...



Nel Vangelo di Giovanni Gesù afferma: "Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera" (Gv 4,34).
Il concetto di "volontà del Padre" ritorna altre volte sulle labbra del Cristo, Suo Figlio e Nostro Signore e troverà il culmine in due momenti correlati, cioè l'agonia nel Getsemani e la morte in Croce.
Allora Gesù dirà "Sia fatta la Tua Volontà, non la mia"....

Cristo ci insegna a compiere il volere del Padre fin dal momento della Sua Incarnazione: non è solo Maria a pronunciare un Fiat: anche Gesù accetta di incarnarSi in lei, acconsente a farSi Uomo, a prendere una carne mortale.

Gesù vive quotidianamente una vita "ordinaria" in piena rispondenza alla legge di Israele, come tutti i Suoi concittadini, una realtà di obbedienza, anche cultuale.
Gesù poi porta un cambiamento ed anche questo è volere del Padre.
Tutto ciò che Egli compie come Figlio è in rispondenza al Volere, al progetto di Dio Padre.

Anche a noi chiede di agire allo stesso modo, tanto che in Mt 7,21, leggiamo queste Sue parole: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli".

Da buon Maestro quale è, Gesù non si limita solo a dirci cosa fare, ma anche COME arrivare a fare: ASCOLTANDO E METTENDO IN PRATICA LE SUE PAROLE (cfr Mt 7, 24).
C'è poi un altro elemento che ci può aiutare a capire come fare la volontà di Dio, ed è OSSERVARE IL MODO DI AGIRE DI GESU', in particolar modo prima delle Sue principali azioni e decisioni.
Gesù -ce lo dice il Vangelo in più occasioni- aveva due momenti di preghiera ben precisi: alba e notte erano i momenti privilegiati per la preghiera intesa come colloquio di orazione, contemplazione di Dio, dialogo amoroso con le altre Due Persone della Trinità.
A questi momenti si aggiungevano quelli prescritti dalle norme religiose del Suo tempo, ma anche e soprattutto quelle preghiere "intense", particolareggiate prima di alcuni momenti decisivi.
Il Vangelo ci presenta, ad esempio, Nostro Signore in preghiera prima della scelta dei dodici apostoli, prima della Passione...

L'ascolto della Parola, la Preghiera e i Sacramenti sono la nostra "arma vincente" per conoscere la volontà divina e realizzarla!

In Cielo i Santi non possono che volere il volere divino: conoscono la Verità, la amano, vivono, si potrebbe dire, in "simbiosi" perfetta con il Signore.
Aspiriamo anche noi a questa perfetta unione con Dio, cominciando a ricercare e compiere la Volontà del Padre già su questa terra!

sabato 8 settembre 2012

«QUANDO CI SONO IO STANNO BUONI».La pedagogia di don Bosco




Dal libro "Don Bosco", Edizioni SEI, 1965

"Giovannino è vivacissimo, scattante, elastico.
Un giorno rientra in casa prima del solito, col visetto che gronda sangue: ha cinque anni, l'età dei giochi collettivi.
Giocava coi compagni a cirimella e il proiettile di legno lo ha colpito in faccia.
La mamma è desolata, lo ripulisce e lo medica.

- Ma, Giuanin, tutti i giorni me ne fai una!- gli dice.
- Non andare più con quei monellacci.
Vedi quanto sono cattivi!

- Io ci vado, mamma, appunto perché sono cattivi.
Quando ci sono io, stanno buoni e non parlano male.

-Si, ma non non andar più.
-Mamma...
-Capito?
-Se è per farti piacere, non andrò.

E con uno sguardo supplice:

-Mamma, quando ci sono io, stanno buoni...

Gli occhi della mamma incrociano quelli di Giovannino.

-Va' pure- gli dice mamma Margherita, e gli carezza la fronte".



Quando sarà più grande, don Bosco dirà che in ogni fanciullo c'è un punto accessibile al bene: il punto su cui lavorare, quello sul quale insistere, il tasto giusto da schiacciare per far venire fuori il meglio della persona, per condurla ad essere "buon cristiano e onesto cittadino".

Giovannino, a soli cinque anni, ha già intuito che nell'animo umano esista questa leva potente da azionare, lo ha compreso con riferimento ai suoi piccoli compagni di gioco...ma anche rispetto a sua madre, mamma Margherita.
E' qui che il piccolo Giovanni comincia a sviluppare qui la sua pedagogia e l'arte di pedagogo!

Rispetto ai bambini con cui gioca, ha capito che la presenza di un amico buono, con doti in parte innate ed in parte studiate (soprattutto in seguito questo accadrà) di "leader", di trascinatore, diventa un ottimo mezzo per impedire che si cada nel circolo vizioso della cattiveria, del male.
Giovannino comprende di avere qualcosa che affascina gli altri, tanto che il fatto di "esserci" fa sì che i compagni smettano di dire brutte parole.
Non è superbia: è riconoscere un dono di Dio.
Giovannino ne è consapevole, infatti dice "quando ci sono io, stanno buoni..."
Non c'è di certo vanagloria in queste parole, infatti anche lui le ha prese di santa ragione...e si dimostra umilmente pronto ad obbedire al divieto di sua madre.

Qui però interviene un altro elemento della sua pedagogia e dell'arte salesiana di pedagogo nascente: Giovanni sa fare leva non solo sui tendenzialmente cattivi -come i compagni di gioco-, ma anche su quelli che sono già buoni, come è mamma Margherita.
Don Bosco ha compreso che per chi ama il Signore al di sopra di tutti e tutto, il bene delle anime viene prima di ogni altra cosa.
Questo fa capire a sua madre, con il suo sguardo e il suo rimarcare la bontà degli altri bambini in sua presenza.

Saranno due "armi" a cui il santo farà sempre ricorso nella sua vita.
Sarà lo strumento di conversione di tanti giovani, sarà il mezzo con cui farà in modo che sua madre rimanga con lui ad occuparsi dei suoi tanti "figli".

Dio ha fatto un dono a ciascuno di noi, ognuno ha il suo talento, ricevuto dal Signore.
Prendiamone coscienza con umile onestà ed impegniamoci per farlo fruttificare a servizio dei più bisognosi (spiritualmente o materialmente parlando) e trascinando insieme a noi altri fratelli generosi, sull'esempio di don Bosco.